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Papa in Sicilia: stop a usura e dipendenza

ENNA - Ferma denuncia di Papa Francesco dei mali che affliggono la Sicilia nel suo discorso davanti a 40mila persone a Piazza Armerina, durante la prima tappa di una visita per la commemorazione di Don Puglisi. La regione secondo il Pontefice è afflitta da "piaghe" che si chiamano "sottosviluppo sociale e culturale; sfruttamento dei lavoratori e mancanza di dignitosa occupazione per i giovani; migrazione di interi nuclei familiari; usura; alcolismo e altre dipendenze; gioco d'azzardo; sfilacciamento dei legami familiari".

"Di fronte a tanta sofferenza, la comunità ecclesiale", ha osservato Francesco, "può apparire, a volte, spaesata e stanca; a volte invece, grazie a Dio, è vivace e profetica, mentre ricerca nuovi modi di annunciare e offrire misericordia soprattutto ai fratelli caduti nella disaffezione, nella diffidenza, nella crisi della fede".

"Oggi faremo memoria grata del sacerdote martire Pino Puglisi. Ho saputo che, 25 anni fa, appena un mese prima della sua uccisione, egli trascorse alcuni giorni qui, a Piazza Armerina", ha spiegato Papa Francesco nella cittadina dell'Ennese.

Papa Francesco: lavoro e genio creativo per nuovo ordine economico

CDV - "Sbaglia chi pensa che i soldi si fanno con i soldi: i soldi, quelli veri, si fanno con il lavoro": così Papa Francesco in un'intervista rilasciata al Sole 24 Ore, in cui ha indicato il lavoro e il genio creativo come le basi per "un nuovo ordine economico". "La persona che mantiene se stessa e la sua famiglia con il proprio lavoro sviluppa la sua dignità, il lavoro crea dignità", ha sottolineato il Papa, "i sussidi, quando non legati al preciso obiettivo di ridare lavoro e occupazione, creano dipendenza e deresponsabilizzano".

Per Francesco occorre "uscire dall'economia dello scarto perché il lavoro crei lavoro e il denaro non sia un idolo". "Non avere un progetto condiviso sulla riduzione delle diseguaglianze in un sistema sempre più globalizzato può determinare 'l'economia dello scarto', dove le stesse persone diventano 'scarti'".

E ancora: "Quando la persona non è più al centro, quando fare soldi diventa l'obiettivo primario e unico siamo al di fuori dell'etica e si costruiscono strutture di povertà, schiavitù e di scarti".

"Un'etica amica della persona diventa un forte stimolo per la conversione. Abbiamo bisogno di conversione. Manca la coscienza di un'origine comune, di una appartenenza a una radice comune di umanità e di un futuro da costruire insieme. Questa consapevolezza di base permetterebbe lo sviluppo di nuove convinzioni, nuovi atteggiamenti e stili di vita".

"Si può dire che agire bene rispettando la dignità delle persone e perseguendo il bene comune fa bene all'azienda. C'e' sempre una correlazione tra azione dell'uomo e impresa, azione dell'uomo e futuro di un'impresa", ha concluso il Pontefice.

Siria, appello di Papa Francesco: "Scongiurare pericolo di catastrofe umanitaria"

CDV - L'Angelus domenicale di Papa Francesco in Piazza San Pietro. Soffermandosi sul messaggio del Vangelo, il pontefice ha ammonito i fedeli: "Ipocrita è chi si mostra credendo, giudicando e condannando gli altri, ma vive nella superbia e nella vanità", per poi analizzare eventi di attualità, in particolare sulle tensioni in Siria: "Mi appello alla comunità internazionale per scongiurare il rischio di una catastrofe umanitaria".

Pedofilia, mons.Pierre: 'Papa seriamente preoccupato'


(ANSA) - Sulla situazione dei preti pedofili negli Usa "vedo una preoccupazione seria dei vescovi e anche da parte del Papa. Dobbiamo aiutare questa Chiesa e il Santo Padre a superare questa crisi e questo scandalo". Lo dice monsignor Christophe Pierre, Nunzio apostolico negli Usa al Meeting di Cl.

"Permettetemi di essere molto discreto in questo contesto di scandalo e sofferenza, perché è importante da parte nostra non aumentare la confusione. La tentazione sarebbe di parlare e straparlare. Tutti i membri della Chiesa, e non solo i vescovi ed i preti - sostiene il rappresentante diplomatico della Santa Sede negli Usa, mons. Christoph Pierre, parlando al Meeting di Rimini - devono trovare risposte per essere Chiesa e devono dare una risposta vera al problema. Non deve essere solo una risposta giuridica e di organizzazione per evitare il male, perché sappiamo che non riusciremo mai a evitare il male anche con i migliori sistemi giuridici. Nel momento di crisi io conosco bene i vescovi americani e vedo una preoccupazione seria che è anche quella del Santo Padre".

Papa Francesco 'rockstar', 160mila giovani in due giorni

CDV - Oltre 90mila al Circo Massimo, 70mila in Piazza San Pietro. I numeri dei giovani che sono giunti a Roma per raccogliere il saluto del Papa in vista del Sinodo di ottobre sono concorrenziali con quelli di un concerto di una qualsiasi e stra-famosa band musicale.

Papa Francesco: Dio? Non è un padrone

CDV - Il Pontefice ha chiesto durante l'Angelus di domenica 5 agosto 2018 un applauso per Paolo VI a 40 anni dalla sua morte, avvenuta la sera del 6 agosto 1978. "Lo ricordiamo con tanta venerazione e gratitudine, in attesa della sua canonizzazione, il 14 ottobre prossimo", ha dichiarato il Pontefice. "Dal cielo interceda per la Chiesa che tanto ha amato e per la pace nel mondo. A questo grande Papa della modernità lo salutiamo con un applauso tutti".

Francesco è anche tornato a mettere in guardia i fedeli dalla "tentazione comune di ridurre la religione alla pratica delle leggi, proiettando sul nostro rapporto con Dio l'immagine del rapporto tra i servi e il loro padrone: i servi devono eseguire i compiti che il padrone ha assegnato, per avere la sua benevolenza". Gesù, ha sottolineato il Pontefice, è "il pane della vita" capace di "saziare la nostra fame di verità, di giustizia, di amore".

Papa Francesco: la pena di morte è inammissibile

CDV - La pena di morte "è inammissibile" e la Santa Sede "si impegna con determinazione per la sua abolizione in tutto il mondo". A dichiararlo il Pontefice che ha approvato una modifica al testo del Catechismo della Chiesa Cattolica, disponendo che venga tradotta nelle diverse lingue e inserita in tutte le edizioni.

"Per molto tempo - sottolinea Papa Francesco nel rescritto pubblicato oggi - il ricorso alla pena di morte da parte della legittima autorità, dopo un processo regolare, fu ritenuta una risposta adeguata alla gravità di alcuni delitti e un mezzo accettabile, anche se estremo, per la tutela del bene comune. Oggi è sempre più viva la consapevolezza che la dignità della persona non viene perduta neanche dopo aver commesso crimini gravissimi. Inoltre, si è diffusa una nuova comprensione del senso delle sanzioni penali da parte dello Stato. Infine, sono stati messi a punto sistemi di detenzione più efficaci, che garantiscono la doverosa difesa dei cittadini, ma, allo stesso tempo, non tolgono al reo in modo definitivo la possibilità di redimersi".

"Pertanto - spiega Francesco nel breve documento affidato alla Congregazione per la Dottrina della Fede - la Chiesa insegna, alla luce del Vangelo, che la pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona e si impegna con determinazione per la sua abolizione in tutto il mondo".

Pedofilia: Papa Francesco accetta dimissioni vescovo Adelaide

CDV - Sono state accolte dal Pontefice le dimissioni di monsignor Philip Wilson, il vescovo di Adelaide, in Australia, condannato a 18 mesi di carcere per aver coperto gli abusi sessuali di un sacerdote. Wilson è il più alto prelato cattolico al mondo ad aver ricevuto ad una simile condanna.

I crimini di cui Monsignor Wilson sarebbe stato a conoscenza e che non avrebbe denunciato alla polizia sarebbero avvenuti negli anni Settanta nella regione di Hinger da parte del sacerdote Jim Fletcher, abusatore seriale morto in prigione nel 2006 a 65 anni, un anno dopo la condanna per pedofilia per aver abusato di una 13enne tra il 1989 e il 1991. Fletcher avrebbe anche violentato 4 chierichetti.

Wilson non andrà immediatamente in carcere, infatti il tribunale deciderà il prossimo 14 agosto se potrà ottenere i domiciliari.

LDCV: domenica 15 luglio 2018 "Prese a mandarli"

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 6,7-13)

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. 
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». 
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Per mezzo dei suoi messaggeri, Dio ha preparato l’umanità, nel corso di una lunga storia, alla venuta di suo Figlio e alla rivelazione della salvezza da lui portata. Partendo dal popolo di Israele, il suo amore redentore doveva estendersi a tutti gli uomini. È il motivo per cui Gesù ha chiamato i Dodici a formare il nucleo del popolo definitivo di Dio e li ha fatti suoi collaboratori. Sono stati incaricati di vincere il potere del male, di guarire e di salvare gli uomini che avessero creduto al loro messaggio. 
Solo una piccola parte del popolo di Israele ha creduto in Gesù e in quelli che egli ha mandato. Dopo la sua risurrezione, Gesù ha di nuovo mandato i suo discepoli e accresciuto la loro missione e i loro poteri. Da allora gli inviati di Dio si recano presso tutti i popoli per offrire agli uomini il perdono di Dio e la vita nuova. 
Ma non vi è che una piccola parte dell’umanità che ha sentito l’offerta divina e ha trovato la fede nell’amore di Dio e nella sua salvezza. Oggi che sono state smascherate le ideologie moderne del razionalismo e del nazionalismo, del fascismo e del socialismo, che si sono rivelate false dottrine di salvezza, si è operata una nuova apertura per il Vangelo presso molti popoli e molti uomini. E noi cristiani siamo tenuti, in modo nuovo, a portare la nostra testimonianza al nostro prossimo: per mezzo della nostra preghiera e del nostro impegno personale. Da questa testimonianza dipende non solo l’avvenire dell’umanità, ma anche quello della comunità ecclesiale ed il destino di ogni cristiano. 

Link: http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20180715.shtml

Papa Francesco a Bari: "In Medioriente le radici delle nostre stesse anime"

(credits: Ladisa)
di LUIGI LAGUARAGNELLA - Il monito del Papa all’inizio della preghiera ecumenica con i patriarchi in largo Giannella è un vero e proprio incitamento alla pace, a guardare al Medioriente, perché “lì c’è un tesoro da custodire con tutte le nostre forze, lì ci sono le radici delle nostre stesse anime”.

Il Pontefice ha continuato: “Da lì si è propagata nel mondo intero la luce della fede. Lì sono sgorgate le fresche sorgenti della spiritualità e del monachesimo; si conservano riti unici e ricchezze inestimabili dell’arte sacra e della teologia”.

Accenna, poi, a quello che il Medioriente sta vivendo: “Su questa regione si è addensata, una fitta coltre di tenebre: guerre, violenze, distruzioni e forme di fondamentalismo, migrazioni forzate e abbandono e abbandono, il tutto nel silenzio di tanti e la complicità di molti”. In modo deciso afferma: “Un Medioriente senza cristiani non sarebbe Medioriente”.

La preghiera di questa giornata, continua Bergoglio, “è luce divina che diradi le tenebre del mondo. I cristiani sono luce del mondo, non solo quando tutto intorno è radioso, ma anche quando nei momenti bui della storia non si rassegnano all’oscurità che tutto avvolge e alimentano lo stoppino della speranza con l’olio della preghiera e dell’amore. Perché quando si tendono le mani in preghiera e quando si tende la mano al fratello senza cercare il proprio interesse, arde e risplende il fuoco dello Spirito”.

E conclude: “Su di te sia pace: è il grido dei tanti Abele di oggi che sale al trono di Dio. Vogliamo dare voce a chi non ha voce, a chi può solo inghiottire lacrime, perché il Medioriente tace, piange e soffre, mentre altri lo calpestano in cerca di potere e ricchezze”.

LDCV: domenica 8 luglio 2018 "Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria"

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 6,1-6)

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. 
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. 
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

Nella storia, nel quotidiano più ordinario, il Dio eterno si fa prossimo dell’uomo. Attira la sua attenzione e gli invia dei “segni”: per esempio, facciamo l’esperienza inattesa del suo aiuto; incontriamo un uomo che testimonia di lui con forza. La sua preghiera ci coinvolge e noi “prendiamo gusto a essere con Dio”. Ascoltiamo la sua parola in modo nuovo. Scopriamo subito il suo intervento negli avvenimenti della nostra vita e scopriamo sempre più chiaramente il “filo conduttore”. Ma può accadere che talvolta percepiamo l’incontro con lui come una esigenza che ci disturba, che ci irrita e ci provoca. È necessario abbandonare la terra ferma, osar affrontare l’ignoto, forse cambiare. 
E subito ricominciamo a fare questi ragionamenti: Perché dare un senso particolare a tale avvenimento? Non è piuttosto il caso a ordinare tutto, le leggi naturali come gli obblighi sociali? Perché prendere le elucubrazioni del nostro spirito come “messaggi di Dio”? Uno psicologo potrebbe spiegare meglio i diversi motivi delle nostre reazioni. 
Il nostro io percepisce un rischio, e rifiuta, per pigrizia o per autodifesa. Peggio: la nostra vita prende allora una cattiva direzione. 
Gesù viene nella sua città natale. L’interesse che suscita aumenta sempre di più. Il suo insegnamento suscita meraviglia. Da lui emana una saggezza indicibile. Ma molto presto l’attrattiva che egli esercita si altera: La gente è stupita: “Donde gli vengono queste cose? Non è costui il carpentiere?”, rampollo di una famiglia ordinaria? E trasmetterebbe una nuova dottrina? Annuncerebbe una esigenza? 
Era certamente in gioco l’invidia. E soprattutto il “buon senso”. 
È per questa ragione che i contemporanei di Gesù rifiutano di riconoscere l’azione di Dio nell’avvenimento. E non è tutto: deformano l’evento di Cristo e lo trasformano in “scandalo”, in una forza del male che spinge al peccato. Tale interpretazione “tenebrosa” finisce per rassicurarli, dopo una simile provocazione. 
Ecco una tranquillità pagata molto cara! La fede in Dio e la redenzione in Gesù Cristo diventano inaccessibili. Invece, gli abitanti di Nazaret avrebbero dovuto rischiare di abbandonarsi. Soltanto colui che ha una relazione di intimità con il Redentore sarà salvato. Colui che si è blindato nell’autoconservazione rimane chiuso alla salvezza. E sospettare con cattiveria che l’attrazione di Cristo sia una tentazione contro Dio in realtà non fa che rassicurare il suo egoismo, per quanto “ragionevoli” possano apparire i suoi argomenti. 

Link: http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20180708.shtml

Francesco, quinto Papa in visita a Bari

di NICOLA ZUCCARO - Francesco sarà il quinto Papa che giungerà sabato 7 luglio 2018 a Bari e il quarto che visiterà la Basilica di San Nicola. Prima di Bergoglio, fu solo Benedetto XVI (che venerò più volte da cardinale le reliquie di San Nicola) che tornò nel capoluogo pugliese il 29 maggio 2005 per la conclusione dei lavori del XXIV Congresso eucaristico nazionale con la Santa Messa celebrata presso l'Ansa di Marisabella. Sono stati solo 4 i Papi che hanno reso visita al tempio nicolaiano.

Urbano II (1088-1099) giungerà a Bari una prima volta nel 1089 per riporre le reliquie del Santo sotto l'altare della Cripta. Vi ritornerà nel 1098 per presiedere un sinodo locale, conosciuto come il "Concilio di Bari", al quale parteciperà il futuro Papa Pasquale II che subentrò a Urbano II e che regnò fino al 1118.

Callisto II raggiungerà Bari nel 1120 per liberare Costanza, vedova di Boemondo, dalla prigionia cui l'aveva costretta Grimoaldo. Non è certo se in quella occasione rese omaggio alle reliquie di San Nicola.

Anacleto II (1130-1138), eletto (anti)papa, nel 1130 verrà a Bari per un Concilio che sarà poi celebrato in altra sede. Avrà senz'altro venerato le reliquie del Vescovo di Myra, perchè prima di essere eletto Papa era stato Cardinale-diacono di San Nicola in carcere a Roma.

Innocenzo II (1130-1143) verrà a Bari nel 1137 e scriverà una delle pagine più gloriose della Basilica, quando alla presenza dell'Imperatore Lotario celebrerà solennemente la festa della Pentecoste.

Giovanni Paolo II (1978-2005) verrà pellegrino sulla tomba del Santo, il 26 febbraio 1984, dopo aver pronunciato in Basilica un celebre discorso ecumenico e accenderà, insieme con il Metropolita di Myra Chrysostomos Konstantidinis, la lampada uniflamma.

Questo rito sarà ripetuto da Francesco, sabato 7 luglio 2018, con i Patriarchi quale immagine di una Chiesa in comunione. 

Pedofilia: 12 mesi ad arcivescovo di Adelaide

NEWCASTLE - Un nuovo caso di pedofilia scuote il Vaticano. Condannato l'arcivescovo cattolico di Adelaide, Philip Wilson, a 12 mesi di reclusione per aver coperto un prete pedofilo. Wilson, 64 anni, era stato dichiarato colpevole in maggio da un tribunale di Newcastle, a nord di Sydney.

L'arcivescovo, vice presidente della Conferenza Episcopale Australiana, é il più alto prelato cristiano al mondo ad essere condannato per questo reato. Era imputato di aver tenuto segreti gli abusi sessuali su 4 minori compiuti dal sacerdote James Fletcher negli anni '70.

LDCV: domenica 1 luglio 2018 "Fanciulla, io ti dico: Àlzati!"

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 5,21-43)

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. 
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

Ecco due miracoli di Gesù legati uno all’altro. Il loro messaggio è complementare. Si tratta di due donne: una all’inizio della sua vita, l’altra al termine di lunghe sofferenze che la sfiniscono. Né l’una né l’altra possono più essere salvate dagli uomini (vv. 23 e 26). Ma sia l’una che l’altra saranno salvate dall’azione congiunta della forza che emana da Gesù e dalla fede: per la donna la propria fede, per la bambina la fede di suo padre (vv. 34 e 36). Bisogna notare soprattutto che la bambina ha dodici anni (v. 42) e che la donna soffre da dodici anni (v. 25). Questo numero non è dato a caso. C’è un grande valore simbolico poiché esso è legato a qualcosa che si compie. Ci ricordiamo che Gesù fa la sua prima profezia a dodici anni (Lc 2,42 e 49). Gesù sceglie dodici apostoli, poiché è giunto il tempo. Significano la stessa cosa le dodici ceste di pane con le quali Gesù sfama i suoi discepoli (Mc 6,43). E la fine dei tempi è simboleggiata dalle dodici porte della Gerusalemme celeste (Ap 21,12-21). Così come la donna dell’Apocalisse (immagine di Maria, della Chiesa) è coronata da dodici stelle (Ap 12,1). Senza parlare dell’albero della vita originale che si trova, in un parco, al centro della città e dà dodici raccolti. E quando sappiamo che il giorno per Gesù conta dodici ore (Gv 11,9) capiamo che i nostri due miracoli non sono semplici gesti di misericordia, ma che nascondono una rivelazione: essendo giunto il tempo, l’umanità peccatrice (Gen 3,12) è liberata dai suoi mali. Gli uomini non possono fare nulla per lei, e lo riconoscono (v. 35), ma per Dio nulla è impossibile (Lc 1,37). Gesù non chiede che due cose: “Non temere, continua solo ad aver fede” (v. 36). 

Papa Francesco: visita a sorpresa presso la Cooperativa Osa a Roma

Papa Francesco continua le sue visite a sorpresa. Nel pomeriggio di domenica 24 giugno, il Santo Padre si è recato in visita presso la Cooperativa Osa.

Durante la visita, è stato presentato a Papa Francesco "Casa OSA", ovvero un progetto della Cooperativa OSA - Operatori Sanitari Associati presso il Casale 4.5 a Roma. Il Santo Padre ha potuto così prendere visione di un progetto di vita e autonomia per le persone con disabilità grave.

All'evento erano presenti oltre duecento ospiti, dopodiché Papa Francesco è rientrato in Vaticano con gli occhi pieni di gioia.

LDCV: domenica 24 giugno 2018 "Giovanni è il suo nome"

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,57-66.80)

Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». 
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio. 
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

Per bocca del profeta Dio annunciò: “Per voi... cultori del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia e voi uscirete saltellanti come vitelli di stalla” (Ml 3,20). L’inno di Zaccaria è il mirabile sviluppo di questa profezia. Quando, obbedendo all’ingiunzione dell’angelo, diede a suo figlio il nome di Giovanni (che significa: Dio è misericordioso), avendo fornito la prova di una fede senza indugi e senza riserve, la sua pena finì. E, avendo ritrovato la parola, Zaccaria cantò un inno di riconoscenza contenente tutta la speranza del popolo eletto. La prima parte, in forma di salmo, è una lode a Dio per le opere da lui compiute per la salvezza. La seconda parte è un canto in onore della nascita di Giovanni e una profezia sulla sua futura missione di profeta dell’Altissimo. Giovanni sarà l’annunciatore della misericordia divina, che si manifesta nel perdono concesso da Dio ai peccatori. La prova più meravigliosa di questa pietà divina sarà il Messia che apparirà sulla terra come il sole nascente. Un sole che strapperà alle tenebre i pagani immersi nelle eresie e nella depravazione morale, rivelando loro la vera fede, mentre, al popolo eletto, che conosceva già il vero Dio, concederà la pace. L’inno di Zaccaria sulla misericordia divina può diventare la nostra preghiera quotidiana. 

Link: http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20180624.shtml

Padre Pio diventa un musical


MILANO - Debutterà sulla scena il 6, 7 e 8 luglio, ACTOR DEI – L’attore di Dio, opera musical scritta da Attilio Fontana, Mariagrazia Fontana, Francesco Ventura, Antonio Carluccio, Michela Andreozzi e Federico Capranica. Nello spettacolo, che da settembre partirà con un tour nei principali teatri nazionali, 45 giovani artisti, tra attori, cantanti e ballerini si esibiranno per rappresentare una parabola universale fatta di fratellanza e di bontà, attraverso la vita di una delle figure più amate e al contempo emblematiche dei nostri tempi, S. Pio da Pietrelcina. Padre Pio sarà interpretato da Attilio Fontana, che è anche direttore musicale dello spettacolo, diretto da Bruno Garofalo con le coreografie di Orazio Caiti.

Un musical dai sapori mediterranei che – tra coreografie, canti e ricostruzioni che attingeranno alla modernità ed alle tecnologie teatrali – farà rivivere i momenti salienti di questa grande storia di vita che è stata quella di Padre Pio, avvicinando molti giovani a questa figura così misericordiosa e capace di unire persone di ogni generazione. L’intento dello spettacolo, prodotto da Pragma e Immaginando, è quello di coniugare l’intrattenimento anche con un evento di solidarietà, destinando una parte degli incassi a progetti sociali individuati con le istituzioni locali.

SINOSSI - Francesco Forgione, da semplice e coraggioso uomo continuamente provato da pene fisiche e spirituali, spinto dalla volontà di sollevare l'umanità dalle sue sofferenze e di aggregare la vasta comunità attorno ad un grande obiettivo, diventa Padre Pio, ovvero il simbolo dell'umanità positiva capace di riscattarsi dal dolore e dalla solitudine per dare vita ad un grande sogno. L'opera è suddivisa in tre grandi momenti: la giovinezza (dall’infanzia al miracolo delle Stimmate), la maturazione spirituale (la sua vita a San Giovanni Rotondo fino alla morte della madre) e l’ospedale (le mille traversie dalla nascita della Casa Sollievo della Sofferenza fino alla sua completa realizzazione). Lo spettacolo si apre con un sogno fatto da padre Pio da giovane: un duello che ingaggia con il diavolo, suo alter ego, rappresentato attraverso una scacchiera bianca e nera in cui si fronteggiano i due eserciti del bene e del male. Dopo la cornice onirica, che con un andamento circolare apre e chiude il racconto dell'opera, si torna su un piano di realtà ripercorrendo alcune vicende salienti della vita del santo.

Macron da Papa il 26 giugno

PARIGI - Il presidente francese, Emmanuel Macron, sarà ricevuto dal Papa il 26 giugno prossimo in una visita ufficiale al Vaticano. A riferirlo l'Eliseo. "Nella visita il presidente della Repubblica francese sarà ricevuto in udienza da sua santità Papa Francesco, e poi incontrerà il cardinale segretario di Stato, monsignor Pietro Parolin", si legge nella nota.

Rivolta social contro il Papa

di PIERO CHIMENTI - Anche il Papa non è esente da hater. L'invito tramite twitter di ospitare i migranti e dar loro un pasto caldo ha scatenato il web contro il Pontefice. I messaggi sono vari: c'è chi lo invita ad ospitarli in Vaticano o in Argentina, sino a chi invita Francesco a pensare anche agli italiani. Anche il cardinale Ravasi fu attaccato per il suo messaggio di accoglienza per la nave Acquarius.

LDCV: domenica 17 giugno 2018 "È il più piccolo di tutti i semi, ma diventa più grande di tutte le piante dell’orto"

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 4,26-34)

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Una volta seminato nel cuore dell’uomo, il regno di Dio cresce da sé. È una meraviglia di Dio tanto grande e tanto bella 
quanto grande e bella è la crescita delle piante, e tanto misteriosa quanto misteriosa è la trasformazione di un bambino che cresce e diventa uomo. Così la crescita del regno di Dio non dipende dalle forze umane; essa supera le capacità umane poiché ha in sé un proprio dinamismo. 
Questo messaggio è un messaggio di speranza, poiché, adottando una prospettiva umana, potremmo dubitare del trionfo del regno di Dio. Esso si scontra con tanti ostacoli. Esso è qui rifiutato, là respinto, o, in molti luoghi, sconosciuto del tutto. Noi stessi costituiamo un ostacolo alla realizzazione del regno di Dio con la nostra cattiva volontà e con i nostri peccati. È bene dunque che sappiamo che, a poco a poco con una logica che non è quella umana, con un ritmo che a noi sembra troppo lento, il regno di Dio cresce. San Paolo, che era ispirato, percepiva già i gemiti di tale crescita (Rm 8,19-22). Bisogna conservare la speranza (Eb 3,6b). Bisogna ripetere ogni giorno: “Venga il tuo regno!”. Bisogna coltivare la pazienza, quella del seminatore che non può affrettare l’ora della mietitura (Gc 5,7-8). Bisogna soprattutto non dubitare della realtà dell’azione di Dio nel mondo e nei nostri cuori. Gesù ci dice questo poiché sa che il pericolo più grande per noi è quello di perdere la pazienza, di scoraggiarci, di abbandonare la via e di fermarci. Noi non conosciamo né il giorno né l’ora del nostro ingresso nel regno o del ritorno di Cristo. La mietitura ci sembra ancora molto lontana, ma il tempo passa in fretta: la mietitura è forse per domani. 

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