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LDCV: domenica 15 luglio 2018 "Prese a mandarli"

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 6,7-13)

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. 
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». 
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Per mezzo dei suoi messaggeri, Dio ha preparato l’umanità, nel corso di una lunga storia, alla venuta di suo Figlio e alla rivelazione della salvezza da lui portata. Partendo dal popolo di Israele, il suo amore redentore doveva estendersi a tutti gli uomini. È il motivo per cui Gesù ha chiamato i Dodici a formare il nucleo del popolo definitivo di Dio e li ha fatti suoi collaboratori. Sono stati incaricati di vincere il potere del male, di guarire e di salvare gli uomini che avessero creduto al loro messaggio. 
Solo una piccola parte del popolo di Israele ha creduto in Gesù e in quelli che egli ha mandato. Dopo la sua risurrezione, Gesù ha di nuovo mandato i suo discepoli e accresciuto la loro missione e i loro poteri. Da allora gli inviati di Dio si recano presso tutti i popoli per offrire agli uomini il perdono di Dio e la vita nuova. 
Ma non vi è che una piccola parte dell’umanità che ha sentito l’offerta divina e ha trovato la fede nell’amore di Dio e nella sua salvezza. Oggi che sono state smascherate le ideologie moderne del razionalismo e del nazionalismo, del fascismo e del socialismo, che si sono rivelate false dottrine di salvezza, si è operata una nuova apertura per il Vangelo presso molti popoli e molti uomini. E noi cristiani siamo tenuti, in modo nuovo, a portare la nostra testimonianza al nostro prossimo: per mezzo della nostra preghiera e del nostro impegno personale. Da questa testimonianza dipende non solo l’avvenire dell’umanità, ma anche quello della comunità ecclesiale ed il destino di ogni cristiano. 

Link: http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20180715.shtml

Papa Francesco a Bari: "In Medioriente le radici delle nostre stesse anime"

(credits: Ladisa)
di LUIGI LAGUARAGNELLA - Il monito del Papa all’inizio della preghiera ecumenica con i patriarchi in largo Giannella è un vero e proprio incitamento alla pace, a guardare al Medioriente, perché “lì c’è un tesoro da custodire con tutte le nostre forze, lì ci sono le radici delle nostre stesse anime”.

Il Pontefice ha continuato: “Da lì si è propagata nel mondo intero la luce della fede. Lì sono sgorgate le fresche sorgenti della spiritualità e del monachesimo; si conservano riti unici e ricchezze inestimabili dell’arte sacra e della teologia”.

Accenna, poi, a quello che il Medioriente sta vivendo: “Su questa regione si è addensata, una fitta coltre di tenebre: guerre, violenze, distruzioni e forme di fondamentalismo, migrazioni forzate e abbandono e abbandono, il tutto nel silenzio di tanti e la complicità di molti”. In modo deciso afferma: “Un Medioriente senza cristiani non sarebbe Medioriente”.

La preghiera di questa giornata, continua Bergoglio, “è luce divina che diradi le tenebre del mondo. I cristiani sono luce del mondo, non solo quando tutto intorno è radioso, ma anche quando nei momenti bui della storia non si rassegnano all’oscurità che tutto avvolge e alimentano lo stoppino della speranza con l’olio della preghiera e dell’amore. Perché quando si tendono le mani in preghiera e quando si tende la mano al fratello senza cercare il proprio interesse, arde e risplende il fuoco dello Spirito”.

E conclude: “Su di te sia pace: è il grido dei tanti Abele di oggi che sale al trono di Dio. Vogliamo dare voce a chi non ha voce, a chi può solo inghiottire lacrime, perché il Medioriente tace, piange e soffre, mentre altri lo calpestano in cerca di potere e ricchezze”.

LDCV: domenica 8 luglio 2018 "Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria"

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 6,1-6)

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. 
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. 
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

Nella storia, nel quotidiano più ordinario, il Dio eterno si fa prossimo dell’uomo. Attira la sua attenzione e gli invia dei “segni”: per esempio, facciamo l’esperienza inattesa del suo aiuto; incontriamo un uomo che testimonia di lui con forza. La sua preghiera ci coinvolge e noi “prendiamo gusto a essere con Dio”. Ascoltiamo la sua parola in modo nuovo. Scopriamo subito il suo intervento negli avvenimenti della nostra vita e scopriamo sempre più chiaramente il “filo conduttore”. Ma può accadere che talvolta percepiamo l’incontro con lui come una esigenza che ci disturba, che ci irrita e ci provoca. È necessario abbandonare la terra ferma, osar affrontare l’ignoto, forse cambiare. 
E subito ricominciamo a fare questi ragionamenti: Perché dare un senso particolare a tale avvenimento? Non è piuttosto il caso a ordinare tutto, le leggi naturali come gli obblighi sociali? Perché prendere le elucubrazioni del nostro spirito come “messaggi di Dio”? Uno psicologo potrebbe spiegare meglio i diversi motivi delle nostre reazioni. 
Il nostro io percepisce un rischio, e rifiuta, per pigrizia o per autodifesa. Peggio: la nostra vita prende allora una cattiva direzione. 
Gesù viene nella sua città natale. L’interesse che suscita aumenta sempre di più. Il suo insegnamento suscita meraviglia. Da lui emana una saggezza indicibile. Ma molto presto l’attrattiva che egli esercita si altera: La gente è stupita: “Donde gli vengono queste cose? Non è costui il carpentiere?”, rampollo di una famiglia ordinaria? E trasmetterebbe una nuova dottrina? Annuncerebbe una esigenza? 
Era certamente in gioco l’invidia. E soprattutto il “buon senso”. 
È per questa ragione che i contemporanei di Gesù rifiutano di riconoscere l’azione di Dio nell’avvenimento. E non è tutto: deformano l’evento di Cristo e lo trasformano in “scandalo”, in una forza del male che spinge al peccato. Tale interpretazione “tenebrosa” finisce per rassicurarli, dopo una simile provocazione. 
Ecco una tranquillità pagata molto cara! La fede in Dio e la redenzione in Gesù Cristo diventano inaccessibili. Invece, gli abitanti di Nazaret avrebbero dovuto rischiare di abbandonarsi. Soltanto colui che ha una relazione di intimità con il Redentore sarà salvato. Colui che si è blindato nell’autoconservazione rimane chiuso alla salvezza. E sospettare con cattiveria che l’attrazione di Cristo sia una tentazione contro Dio in realtà non fa che rassicurare il suo egoismo, per quanto “ragionevoli” possano apparire i suoi argomenti. 

Link: http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20180708.shtml

Francesco, quinto Papa in visita a Bari

di NICOLA ZUCCARO - Francesco sarà il quinto Papa che giungerà sabato 7 luglio 2018 a Bari e il quarto che visiterà la Basilica di San Nicola. Prima di Bergoglio, fu solo Benedetto XVI (che venerò più volte da cardinale le reliquie di San Nicola) che tornò nel capoluogo pugliese il 29 maggio 2005 per la conclusione dei lavori del XXIV Congresso eucaristico nazionale con la Santa Messa celebrata presso l'Ansa di Marisabella. Sono stati solo 4 i Papi che hanno reso visita al tempio nicolaiano.

Urbano II (1088-1099) giungerà a Bari una prima volta nel 1089 per riporre le reliquie del Santo sotto l'altare della Cripta. Vi ritornerà nel 1098 per presiedere un sinodo locale, conosciuto come il "Concilio di Bari", al quale parteciperà il futuro Papa Pasquale II che subentrò a Urbano II e che regnò fino al 1118.

Callisto II raggiungerà Bari nel 1120 per liberare Costanza, vedova di Boemondo, dalla prigionia cui l'aveva costretta Grimoaldo. Non è certo se in quella occasione rese omaggio alle reliquie di San Nicola.

Anacleto II (1130-1138), eletto (anti)papa, nel 1130 verrà a Bari per un Concilio che sarà poi celebrato in altra sede. Avrà senz'altro venerato le reliquie del Vescovo di Myra, perchè prima di essere eletto Papa era stato Cardinale-diacono di San Nicola in carcere a Roma.

Innocenzo II (1130-1143) verrà a Bari nel 1137 e scriverà una delle pagine più gloriose della Basilica, quando alla presenza dell'Imperatore Lotario celebrerà solennemente la festa della Pentecoste.

Giovanni Paolo II (1978-2005) verrà pellegrino sulla tomba del Santo, il 26 febbraio 1984, dopo aver pronunciato in Basilica un celebre discorso ecumenico e accenderà, insieme con il Metropolita di Myra Chrysostomos Konstantidinis, la lampada uniflamma.

Questo rito sarà ripetuto da Francesco, sabato 7 luglio 2018, con i Patriarchi quale immagine di una Chiesa in comunione. 

Pedofilia: 12 mesi ad arcivescovo di Adelaide

NEWCASTLE - Un nuovo caso di pedofilia scuote il Vaticano. Condannato l'arcivescovo cattolico di Adelaide, Philip Wilson, a 12 mesi di reclusione per aver coperto un prete pedofilo. Wilson, 64 anni, era stato dichiarato colpevole in maggio da un tribunale di Newcastle, a nord di Sydney.

L'arcivescovo, vice presidente della Conferenza Episcopale Australiana, é il più alto prelato cristiano al mondo ad essere condannato per questo reato. Era imputato di aver tenuto segreti gli abusi sessuali su 4 minori compiuti dal sacerdote James Fletcher negli anni '70.

LDCV: domenica 1 luglio 2018 "Fanciulla, io ti dico: Àlzati!"

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 5,21-43)

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. 
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

Ecco due miracoli di Gesù legati uno all’altro. Il loro messaggio è complementare. Si tratta di due donne: una all’inizio della sua vita, l’altra al termine di lunghe sofferenze che la sfiniscono. Né l’una né l’altra possono più essere salvate dagli uomini (vv. 23 e 26). Ma sia l’una che l’altra saranno salvate dall’azione congiunta della forza che emana da Gesù e dalla fede: per la donna la propria fede, per la bambina la fede di suo padre (vv. 34 e 36). Bisogna notare soprattutto che la bambina ha dodici anni (v. 42) e che la donna soffre da dodici anni (v. 25). Questo numero non è dato a caso. C’è un grande valore simbolico poiché esso è legato a qualcosa che si compie. Ci ricordiamo che Gesù fa la sua prima profezia a dodici anni (Lc 2,42 e 49). Gesù sceglie dodici apostoli, poiché è giunto il tempo. Significano la stessa cosa le dodici ceste di pane con le quali Gesù sfama i suoi discepoli (Mc 6,43). E la fine dei tempi è simboleggiata dalle dodici porte della Gerusalemme celeste (Ap 21,12-21). Così come la donna dell’Apocalisse (immagine di Maria, della Chiesa) è coronata da dodici stelle (Ap 12,1). Senza parlare dell’albero della vita originale che si trova, in un parco, al centro della città e dà dodici raccolti. E quando sappiamo che il giorno per Gesù conta dodici ore (Gv 11,9) capiamo che i nostri due miracoli non sono semplici gesti di misericordia, ma che nascondono una rivelazione: essendo giunto il tempo, l’umanità peccatrice (Gen 3,12) è liberata dai suoi mali. Gli uomini non possono fare nulla per lei, e lo riconoscono (v. 35), ma per Dio nulla è impossibile (Lc 1,37). Gesù non chiede che due cose: “Non temere, continua solo ad aver fede” (v. 36). 

Papa Francesco: visita a sorpresa presso la Cooperativa Osa a Roma

Papa Francesco continua le sue visite a sorpresa. Nel pomeriggio di domenica 24 giugno, il Santo Padre si è recato in visita presso la Cooperativa Osa.

Durante la visita, è stato presentato a Papa Francesco "Casa OSA", ovvero un progetto della Cooperativa OSA - Operatori Sanitari Associati presso il Casale 4.5 a Roma. Il Santo Padre ha potuto così prendere visione di un progetto di vita e autonomia per le persone con disabilità grave.

All'evento erano presenti oltre duecento ospiti, dopodiché Papa Francesco è rientrato in Vaticano con gli occhi pieni di gioia.

LDCV: domenica 24 giugno 2018 "Giovanni è il suo nome"

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,57-66.80)

Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». 
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio. 
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

Per bocca del profeta Dio annunciò: “Per voi... cultori del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia e voi uscirete saltellanti come vitelli di stalla” (Ml 3,20). L’inno di Zaccaria è il mirabile sviluppo di questa profezia. Quando, obbedendo all’ingiunzione dell’angelo, diede a suo figlio il nome di Giovanni (che significa: Dio è misericordioso), avendo fornito la prova di una fede senza indugi e senza riserve, la sua pena finì. E, avendo ritrovato la parola, Zaccaria cantò un inno di riconoscenza contenente tutta la speranza del popolo eletto. La prima parte, in forma di salmo, è una lode a Dio per le opere da lui compiute per la salvezza. La seconda parte è un canto in onore della nascita di Giovanni e una profezia sulla sua futura missione di profeta dell’Altissimo. Giovanni sarà l’annunciatore della misericordia divina, che si manifesta nel perdono concesso da Dio ai peccatori. La prova più meravigliosa di questa pietà divina sarà il Messia che apparirà sulla terra come il sole nascente. Un sole che strapperà alle tenebre i pagani immersi nelle eresie e nella depravazione morale, rivelando loro la vera fede, mentre, al popolo eletto, che conosceva già il vero Dio, concederà la pace. L’inno di Zaccaria sulla misericordia divina può diventare la nostra preghiera quotidiana. 

Link: http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20180624.shtml

Padre Pio diventa un musical


MILANO - Debutterà sulla scena il 6, 7 e 8 luglio, ACTOR DEI – L’attore di Dio, opera musical scritta da Attilio Fontana, Mariagrazia Fontana, Francesco Ventura, Antonio Carluccio, Michela Andreozzi e Federico Capranica. Nello spettacolo, che da settembre partirà con un tour nei principali teatri nazionali, 45 giovani artisti, tra attori, cantanti e ballerini si esibiranno per rappresentare una parabola universale fatta di fratellanza e di bontà, attraverso la vita di una delle figure più amate e al contempo emblematiche dei nostri tempi, S. Pio da Pietrelcina. Padre Pio sarà interpretato da Attilio Fontana, che è anche direttore musicale dello spettacolo, diretto da Bruno Garofalo con le coreografie di Orazio Caiti.

Un musical dai sapori mediterranei che – tra coreografie, canti e ricostruzioni che attingeranno alla modernità ed alle tecnologie teatrali – farà rivivere i momenti salienti di questa grande storia di vita che è stata quella di Padre Pio, avvicinando molti giovani a questa figura così misericordiosa e capace di unire persone di ogni generazione. L’intento dello spettacolo, prodotto da Pragma e Immaginando, è quello di coniugare l’intrattenimento anche con un evento di solidarietà, destinando una parte degli incassi a progetti sociali individuati con le istituzioni locali.

SINOSSI - Francesco Forgione, da semplice e coraggioso uomo continuamente provato da pene fisiche e spirituali, spinto dalla volontà di sollevare l'umanità dalle sue sofferenze e di aggregare la vasta comunità attorno ad un grande obiettivo, diventa Padre Pio, ovvero il simbolo dell'umanità positiva capace di riscattarsi dal dolore e dalla solitudine per dare vita ad un grande sogno. L'opera è suddivisa in tre grandi momenti: la giovinezza (dall’infanzia al miracolo delle Stimmate), la maturazione spirituale (la sua vita a San Giovanni Rotondo fino alla morte della madre) e l’ospedale (le mille traversie dalla nascita della Casa Sollievo della Sofferenza fino alla sua completa realizzazione). Lo spettacolo si apre con un sogno fatto da padre Pio da giovane: un duello che ingaggia con il diavolo, suo alter ego, rappresentato attraverso una scacchiera bianca e nera in cui si fronteggiano i due eserciti del bene e del male. Dopo la cornice onirica, che con un andamento circolare apre e chiude il racconto dell'opera, si torna su un piano di realtà ripercorrendo alcune vicende salienti della vita del santo.

Macron da Papa il 26 giugno

PARIGI - Il presidente francese, Emmanuel Macron, sarà ricevuto dal Papa il 26 giugno prossimo in una visita ufficiale al Vaticano. A riferirlo l'Eliseo. "Nella visita il presidente della Repubblica francese sarà ricevuto in udienza da sua santità Papa Francesco, e poi incontrerà il cardinale segretario di Stato, monsignor Pietro Parolin", si legge nella nota.

Rivolta social contro il Papa

di PIERO CHIMENTI - Anche il Papa non è esente da hater. L'invito tramite twitter di ospitare i migranti e dar loro un pasto caldo ha scatenato il web contro il Pontefice. I messaggi sono vari: c'è chi lo invita ad ospitarli in Vaticano o in Argentina, sino a chi invita Francesco a pensare anche agli italiani. Anche il cardinale Ravasi fu attaccato per il suo messaggio di accoglienza per la nave Acquarius.

LDCV: domenica 17 giugno 2018 "È il più piccolo di tutti i semi, ma diventa più grande di tutte le piante dell’orto"

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 4,26-34)

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Una volta seminato nel cuore dell’uomo, il regno di Dio cresce da sé. È una meraviglia di Dio tanto grande e tanto bella 
quanto grande e bella è la crescita delle piante, e tanto misteriosa quanto misteriosa è la trasformazione di un bambino che cresce e diventa uomo. Così la crescita del regno di Dio non dipende dalle forze umane; essa supera le capacità umane poiché ha in sé un proprio dinamismo. 
Questo messaggio è un messaggio di speranza, poiché, adottando una prospettiva umana, potremmo dubitare del trionfo del regno di Dio. Esso si scontra con tanti ostacoli. Esso è qui rifiutato, là respinto, o, in molti luoghi, sconosciuto del tutto. Noi stessi costituiamo un ostacolo alla realizzazione del regno di Dio con la nostra cattiva volontà e con i nostri peccati. È bene dunque che sappiamo che, a poco a poco con una logica che non è quella umana, con un ritmo che a noi sembra troppo lento, il regno di Dio cresce. San Paolo, che era ispirato, percepiva già i gemiti di tale crescita (Rm 8,19-22). Bisogna conservare la speranza (Eb 3,6b). Bisogna ripetere ogni giorno: “Venga il tuo regno!”. Bisogna coltivare la pazienza, quella del seminatore che non può affrettare l’ora della mietitura (Gc 5,7-8). Bisogna soprattutto non dubitare della realtà dell’azione di Dio nel mondo e nei nostri cuori. Gesù ci dice questo poiché sa che il pericolo più grande per noi è quello di perdere la pazienza, di scoraggiarci, di abbandonare la via e di fermarci. Noi non conosciamo né il giorno né l’ora del nostro ingresso nel regno o del ritorno di Cristo. La mietitura ci sembra ancora molto lontana, ma il tempo passa in fretta: la mietitura è forse per domani. 

Link: http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20180617.shtml

Papa Francesco: "Lo Spirito Santo è il protagonista dell’annuncio"

CDV -."Lo Spirito Santo è il protagonista dell’annuncio" ha dichiarato Papa Francesco durante l'omelia presso Casa Santa Marta dell'11 giugno 2018.

"Abbiamo visto piani pastorali ben fatti, perfetti, ma che non erano strumento per l’evangelizzazione, perché semplicemente fine a sé stessi, incapaci di cambiare i cuori. Non è un atteggiamento imprenditoriale quello che Gesù ci manda a fare, con un atteggiamento imprenditoriale, no. E’ con lo Spirito Santo. Questo è il coraggio. Il vero coraggio dell’evangelizzazione non è una testardaggine umana, così… No. E’ lo Spirito che ci dà il coraggio e ti porta avanti. L’arrampicarsi nella Chiesa è un segno che non si sa cosa è l’evangelizzazione, quello che comanda deve essere come quello che serve. Noi possiamo annunciare cose buone ma senza servizio non è annuncio, sembra, ma non è. Perché lo Spirito non solo ti porta avanti a proclamare le verità del Signore e la vita del Signore ma ti porta anche dai fratelli, dalle sorelle per servirli. Il servizio. Anche nelle cose piccole. E’ brutto quando si trovano evangelizzatori che si fanno servire e vivono per farsi servire. E’ brutto. Saranno come i principi dell’evangelizzazione".

LDCV: domenica 10 giugno 2018 "Satana è finito"

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 3,20-35)

In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».
Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni». 
Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa. 
In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna». Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».
Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

Gli scribi, accecati nella loro opposizione al Signore, diffondono la voce che Gesù ha potere sui demoni perché egli è 
sottomesso a Beelzebul. Davanti a tali dicerie, il Signore vuole insegnare ai suoi discepoli l’importanza della comunione: il regno che è venuto a stabilire sulla terra non vacillerà e non perderà la sua virtù, se essi rimarranno uniti. Approfittiamo di questo insegnamento per esaminare il nostro atteggiamento di fronte alle azioni del prossimo, e in particolare se si tratta di membri della Chiesa. Pensiamo per esempio che i giudizi inutili - e talvolta temerari -, i dubbi senza motivo o i commenti negativi sulle intenzioni degli altri infrangono l’unità e la comunione della Chiesa. Noi dobbiamo avere, al contrario, un grande amore per l’unità, nella diversità legittima che si riscontra nel popolo di Dio. Anche se siamo tutti molto diversi, il nostro amore per la Chiesa saprà passare sopra questa diversità. Se ci orientiamo veramente verso la santità, lottando nel cammino che Dio stabilisce per ognuno di noi, perché non dovremmo essere uniti? E, se vediamo dei difetti negli altri, il nostro atteggiamento sarà di comprensione piena di misericordia, cercando di aiutarli a superarli. Abbiamo quindi bisogno di una grande rettitudine e umiltà, per evitare la posizione di coloro che - come quelli che accusano il Signore di essere posseduto da uno spirito immondo - interpretano male l’opera degli altri e rifiutano per principio di riconoscere l’azione di Dio nelle iniziative altrui. 

Link: http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20180610.shtml

Papa Francesco: "La memoria cristiana è come il sale della vita: senza non possiamo andare avanti"

CDV - "La memoria cristiana è come il sale della vita. Senza memoria non possiamo andare avanti. Quando noi troviamo cristiani smemorati, subito vediamo che hanno perso il sapore della vita cristiana e sono finiti in persone che compiono i comandamenti ma senza la mistica, senza incontrare Gesù Cristo. E Gesù Cristo dobbiamo incontrarlo nella vita" ha dichiarato Papa francesco nell'omelia della Messa celebrata a Santa Marta del 7 giugno 2018.

"Ognuno di noi ha dei momenti così: quando ha incontrato Gesù Cristo, quando ha cambiato vita, quando il Signore gli ha fatto vedere la propria vocazione, quando il Signore lo visitò in un momento difficile. Noi nel cuore abbiamo questi momenti. Cerchiamoli. Contempliamo questi momenti. Memoria di quei momenti nei quali io ho incontrato Gesù Cristo. Memoria di quei momenti nei quali Gesù Cristo ha incontrato me. Sono la fonte del cammino cristiano, la fonte che mi darà le forze. Nello stesso tempo dobbiamo fare anche memoria della legge. La legge è un gesto di amore che ha fatto il Signore con noi perché ci ha segnalato la strada, ci ha detto: per questa strada non sbaglierai. Rimandare alla memoria la legge. Non la legge fredda, quella che sembra semplicemente giuridica. No. La legge d’amore, la legge che il Signore ha inserito nei nostri cuori".

Papa Francesco: "Esorto i cresimati a non ingabbiare lo Spirito Santo"

ROMA - Si parla dei doni dello Spirito Santo, come quello della pace e dell'armonia nell’Udienza Generale di mercoledì 6 giugno in Piazza San Pietro di Papa Francesco. "È proprio dello Spirito decentrarci dal nostro io per aprirci al noi della comunità cristiana, come pure al bene della società in cui viviamo" ha dichiarato Papa Francesco.

"La Confermazione vincola alla Chiesa universale, sparsa su tutta la terra – sottolinea Francesco - coinvolgendo però attivamente i cresimati nella vita della Chiesa particolare a cui essi appartengono, con a capo il Vescovo, che è il successore degli Apostoli. Qualcuno pensa che ci sono i Vescovi, i padroni e poi gli operai, no la Chiesa siamo noi, tutti, ognuno ha il suo lavoro nella Chiesa, ma Chiesa tutti. Per questo il Vescovo è il ministro originario della Confermazione. Il fatto che, nella Chiesa latina, questo sacramento sia ordinariamente conferito dal Vescovo evidenzia il suo effetto di unire più strettamente alla Chiesa, alle sue origini apostoliche e alla sua missione di testimoniare Cristo, coloro che lo ricevono. Ricevere la pace dal Vescovo impegna i cresimati a lavorare per tessere la comunione dentro e fuori la Chiesa, con entusiasmo e senza farsi paralizzare da resistenze. Ricevere la pace impegna a lavorare per migliorare la concordia in parrocchia, favorendo l’intesa con gli altri, includendo e non scartando o emarginando. Ricevere la pace impegna ancora a cooperare con chi è diverso da noi, coscienti che la comunità cristiana si edifica mediante ricchezze differenti e complementari. Lo Spirito è creativo e non ripetitivo. I suoi doni suscitano sinfonia e non monotonia! La sua opera coinvolge tutti coloro che recano in sé il suo sigillo. Le chiacchiere sono guerre, questo non va se noi abbiamo ricevuto la pace dello Spirito, il chiacchiericcio non è un'opera dello Spirito Santo, per favore smettiamola di chiacchierare. Nessuno riceve la Confermazione solo per sé stesso, ma per cooperare alla crescita spirituale degli altri. Solo così, aprendoci e uscendo da noi stessi per incontrare i fratelli, possiamo davvero crescere e non solo illuderci di farlo. Esorto i cresimati a non ingabbiare lo Spirito Santo, a non opporre resistenza al Vento che soffia per spingerli a camminare in libertà".

LDCV: domenica 3 giugno 2018 "Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue"

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 14,12-16.22-26)

Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». 
Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». 
I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Gesù ci ha promesso di stare con noi fino alla fine del mondo (Mt 28,20). Egli ha mantenuto la sua parola in molti modi. Egli è con noi nella sua parola, che è sempre una parola viva e santa, che conduce al Padre chi ad essa si affida. Egli è presente, ancora di più, nel sacramento del suo corpo e del suo sangue. E ciò merita certo una festa. Questo sacramento ci colma, innanzi tutto perché fa arrivare fino a noi l’“incarnazione” del Verbo divino: Dio continua a venire per restare. Non ci abbandonerà più. In secondo luogo, questo sacramento ci nutre: alimenta in noi quella vita divina che è la nostra vera vita, poiché è eterna. Questo sacramento, infine, ci fa vedere, sotto forma di pane e di vino, colui che gli apostoli hanno visto, ma, proprio come Gesù di Nazareth non era visto da tutti come il Messia, il sacramento del suo corpo e del suo sangue non convince tutti. Per chi si ferma alle apparenze, tale sacramento non costituisce una prova, poiché ciò che si vede non basta. Infatti si vede solo ciò che si lascia vedere. Per il credente invece, cioè per chi si lascia raggiungere dall’amore di Dio, questo sacramento è il più grande fra i segni, il segno che mette in comunione con Gesù stesso. Il credente è da esso trasfigurato, il suo peccato è purificato, grazie ad esso pregusta il banchetto promesso: quello delle nozze del Figlio. 

Papa Francesco: "Chi può renderci Sale della Terra è soltanto lo Spirito di Cristo"

CDV - Papa Francesco ha iniziato in questi giorni un nuovo ciclo di catechesi sul sacramento della Confermazione, incentrando la sua meditazione in modo particolare sulla testimonianza cristiana. 
"Dopo le catechesi sul Battesimo, questi giorni che seguono la solennità di Pentecoste ci invitano a riflettere sulla testimonianza che lo Spirito suscita nei battezzati, mettendo in movimento la loro vita, aprendola al bene degli altri" ha dichiarato Papa Francesco durante l’Udienza Generale in Piazza San Pietro.

"Il Sale della Terra e la Luce del mondo sono immagini che fanno pensare al nostro comportamento, perché sia la carenza sia l’eccesso di sale rendono disgustoso il cibo, così come la mancanza e l’eccesso di luce impediscono di vedere. Chi può davvero renderci sale che dà sapore e preserva dalla corruzione, e luce che rischiara il mondo, è soltanto lo Spirito di Cristo. E questo è il dono che riceviamo nel Sacramento della Confermazione. Rinascere alla vita divina nel Battesimo è il primo passo occorre poi comportarsi da figli di Dio, ossia conformarsi al Cristo che opera nella santa Chiesa, lasciandosi coinvolgere nella sua missione nel mondo. Il Respiro del Cristo Risorto riempie di vita i polmoni della Chiesa. La Pentecoste è per la Chiesa ciò che per Cristo fu l’unzione dello Spirito ricevuta al Giordano, ossia l’impulso missionario a consumare la vita per la santificazione degli uomini, a gloria di Dio. Lo Spirito entra nella nostra vita, ci guida affinché diventiamo sale e luce degli uomini. Se nel Battesimo è lo Spirito Santo a immergerci in Cristo, nella Confermazione è il Cristo a colmarci del suo Spirito, consacrandoci suoi testimoni, partecipi del medesimo principio di vita e di missione, secondo il disegno del Padre celeste. La testimonianza resa dai confermati manifesta la ricezione dello Spirito e la docilità alla sua ispirazione creativa".

Bassetti: "L'Italia sta vivendo una fase delicata: ma la partita non è persa"

"L'Italia sta vivendo una fase delicata" ha dichiarato il Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, aprendo stamane il secondo giorno di lavori dell'Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana. "Tuttavia anche nel contesto attuale ci sono ragioni fondate per dire che la partita non è persa. Vecchi partiti si sono sgretolati, nuovi soggetti sono venuti sulla scena, ma nessuno può negare che nelle migliaia di Comuni italiani ci sono persone che senza alcuna visibilità e senza guadagno reggono le sorti della nostra fragile democrazia. Chi si impegna nell’amministrare la cosa pubblica deve ritornare ad essere un nostro figlio prediletto: dobbiamo mettere tutta la forza che ci resta al servizio di chi fa il bene ed è davvero esperto del mondo della sofferenza, del lavoro, dell’educazione. Quello che ha sempre guidato i cattolici italiani – penso, ad esempio, al beato Giuseppe Toniolo – è stato un grande bisogno di distinguersi e di portare alta la divisa evangelica pure in politica. La fede non può essere fumo, ma fuoco nel cuore delle nostre comunità. Credo che, con lo spirito critico di sempre, sia giunto il momento di cogliere la sfida del nuovo che avanza nella politica italiana per fare un esame di coscienza e, soprattutto, per rinnovare la nostra pedagogia politica e aiutare coloro che sentono che la loro fede, senza l’impegno pubblico, non è piena. Ogni società vive e progredisce se minoranze attive ne animano la vita spirituale e si mettono al servizio di chi nemmeno spera più. Non basta nemmeno avere un governo per poter guidare il Paese. Occorre – questo Paese – conoscerlo davvero, conoscerne e rispettarne la storia e l’identità; bisogna conoscere il mondo di cui siamo parte e nel quale la nostra Repubblica – cofondatrice dell’Europa unita – è desiderosa di ritornare a svolgere la sua responsabilità di Paese libero, democratico e solidale. Anche la nostra Chiesa è attraversata da un respiro europeo e chi frequenta i nostri confratelli sa quanto le Chiese del Continente siano alla ricerca di idee e di entusiasmi per educare e favorire la crescita di un’etica pubblica. Prendiamo, dunque, le distanze dal disincanto, dalla prepotenza e dalla sciatteria morale che ci circondano. Prendiamo le distanze dalle nostre stesse paure. Facciamolo in nome del Vangelo e sempre con il sorriso e a voce bassa. Ci troveremo a condividere la strada con tante persone buone, sincere e oneste".

Indonesia: Papa Francesco, "cessare le azioni violente"

CDV - Papa Francesco è "particolarmente vicino al caro popolo dell'Indonesia, in modo speciale alle comunità cristiane della città di Surabaya duramente colpite dal grave attacco contro luoghi di culto". A dichiararlo dopo la preghiera del Regina Coeli, invocando il Dio della pace "per le vittime e i loro congiunti, affinchè faccia cessare queste violente azioni, e nel cuore di tutti trovino spazio non sentimenti di odio e violenza, ma di riconciliazione e di fraternità".