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Camusso avverte il prossimo Europarlamento

di NICOLA ZUCCARO - "Se non ci muoviamo in tempo, il prossimo Parlamento europeo potrà essere il luogo della sconfitta dell'Unione Europea per la formazione degli Stati Uniti d'Europa". Non è mancato nella lunga relazione di Susanna Camusso e conclusiva del suo mandato di Segretario generale della Cgil un passaggio alle questioni riguardanti il Vecchio Continente e che potranno essere al centro del suo prossimo impegno sindacale su scala europea (dopo gli 8 anni che l'hanno vista guidare la storica sigla sindacale italiana) ed in ragion del quale, quanto precedentemente menzionato, non si limita ad un puro e semplice avvertimento.

E se così non sarà, alla luce di quel "le politiche di sinistra sono da rivedere", l'esperienza e la competenza di Susanna Camusso potranno essere messe a disposizione di quella stessa parte politica presente a Bari per l'apertura del XVII Congresso della Cgil con alcuni esponenti del momento. Da Zingaretti e Martina per il Partito Democratico, a Roberto Speranza per Leu-Sinistra italiana, il futuro "politico" di Susanna Camusso sarà esaminato da essi, con una sua presenza nel Parlamento italiano o in quello europeo?

Mattarella spopola in tv e sui social

di NICOLA ZUCCARO - Uno share del 40%, pari a 10 milioni e 525 mila ascoltatori (nel 2017 erano stati 9 milioni e 700 mila), a cui si aggiungono i contatti social, quantificati in 2 milioni e 150 mila visualizzazioni.

Dati sorprendenti e che possono essere motivati dalle garbate e "dirette" riflessioni espresse sull'attualità italiana ed internazionale. Può essere questa la chiave di lettura del successo mediatico e sui nuovi mezzi di comunicazioni sociale riscosso da Sergio Mattarella nel tradizionale discorso di fine anno rivolto agli italiani a reti unificate.

Chi sosteneva alla vigilia la trasmissione del solito messaggio infarcito di retorica e di luoghi comuni, alla luce delle cifre precedentemente menzionate, è stato clamorosamente smentito, facendo i conti senza quell'oste rappresentato dall'attuale Capo dello Stato. Costui, senza fronzoli ma con stile, ha toccato nei 15 minuti della diretta dal Quirinale, questioni e problematiche che animano le ansie e le speranze degli italiani che riconoscono nella saggia guida morale di Sergio Mattarella quella garanzia di solidità della Presidenza della Repubblica Italiana.  

Cristiani uniti per un Medio Oriente di pace?

di NICOLA ZUCCARO - Un crocefisso sul palco della rotonda Giannella del lungomare di Bari e un tavolo ovale posto all'interno della Basilica di San Nicola. Due elementi che, corrispondenti alle altrettanti virtù teologali quali fede e carità - hanno riproposto, al di là della comune volontà di pregare per la pace nel Medio Oriente, la necessità di un dialogo permanente fra le confessioni cristiane.

Da Bari, dalla città che custodisce le reliquie di Nicola, Vescovo di Myra e Santo che fa da cerniera fra Oriente e Occidente, nella giornata del 7 luglio è partita una nuova stagione che potrebbe portare ad una riunificazione dei Cristiani? Una domanda che lascia spazio alla terza virtù teologale: la speranza. Essa è stata richiamata a supporto dell'implorazione "Su te sia pace" ed espressa da Papa Francesco con il supporto dei bambini. Per costoro, sotto la protezione di San Nicola nonchè del loro Patrono Santa Claus, dovrà essere garantito un mondo ed in particolare un Medio Oriente migliore - come auspicato - con il lancio di colombe da parte del Papa e dei Patriarchi dal sagrato del tempio nicolaiano di Bari.

Habemus Conte, purchè governi

(credits: Quirinale)
di NICOLA ZUCCARO - Sono da poco passate le ore 22.00 del 31 maggio 2018 quando un Sergio Mattarella visibilmente emozionato nel ringraziare la stampa accreditata al Quirinale lascia la Loggia d'onore fra gli applausi scroscianti rivolti dalla stessa ad indirizzo del presidente della Repubblica. Applausi, al tempo stesso, liberatori e che mettono fine a quelle giornate estenuanti ma cariche di quella tensione e di quella confusione senza precedenti nella Storia della Repubblica.

Si concludono così questi 88 giorni, i più lunghi forse dell'era repubblicana, e che si auspica risultino nel tempo essere stati utili per dare all'Italia un Governo che governi a partire dalle ore 16 di venerdì 1 giugno 2018 (vigilia del 72mo anniversario della nascita della Repubblica italiana), quando i ministri del nuovo esecutivo presieduto da Giuseppe Conte giureranno al Quirinale dinanzi al Capo dello Stato.

Gentiloni bis dalla notte insonne della Repubblica?

di NICOLA ZUCCARO - Un rinvio finalizzato a definire alcune caselle ministeriali o un velato passo di lato di Carlo Cottarelli per un governo non più tecnico ma politico e composto da Lega e 5Stelle o solo da quest'ultimo ? E' il rebus che, a conclusione dell'85mo giorno dalle elezioni per il rinnovo delle Camere, introdurrà un'altra notte insonne non solo per il presidente della Repubblica ma anche per i leaders delle maggiori forze politiche, costretti ad affrontare quella che potrà essere l'ultima nottata in bianco accompagnata da un altro interrogativo: voto a luglio, in autunno, o nei primi del 2019 ? Se è vero come è vero che la notte porta consiglio, specie quando a dover essere a rischio è la solidità economica dell'Italia (la risalita dello spread e le tensioni finanziarie manifestate dai mercati e rimarcate dallo stesso Sergio Mattarella), allora la soluzione è la fiducia ad un governo tecnico che accompagni l'Italia a nuove elezioni nei prossimi mesi.

Ma se è ugualmente vero che bisognerebbe dare all'Italia un esecutivo politico quale espressione della maggioranza degli elettori che il 4 marzo ha votato Lega e 5Stelle, sarebbe opportuno impiegare qualche giorno in più per il relativo varo. E se questo tentativo non dovesse andare a buon fine, la soluzione avrebbe - complice le disposizioni costituzionali - un nome ed un cognome: Paolo Gentiloni.

Il premier ancora in carica per gli affari correnti - secondo alcuni sussurri romani - non ha ancora preparato il trasloco, e questo potrebbe rappresentare un indizio perchè sia Gentiloni e non Cottarelli (titolare di un camuffato mandato esplorativo) a guidare quell'esecutivo di garanzia fino a nuove elezioni posticipabili a ottobre.

Più volte dalle colonne di questo giornale è stata evidenziata la competenza di Gentiloni in politica estera, unita ad una conoscenza dell'economia interna ed internazionale e delle istituzioni politico-militari quali Nato e Patto Atlantico. Elementi sulla base dei quali Sergio Mattarella potrebbe giocarsi l'ultima carta in quella che si auspica essere l'ultima notte insonne della cosiddetta Terza Repubblica.

Giuseppe Conte pre-avvocato del popolo italiano?

di NICOLA ZUCCARO - A sorpresa, e contrariamente ai tempi previsti che prevedevano per la giornata di giovedì 24 maggio 2018 una decisione della presidenza della Repubblica sulla formazione del nuovo governo, Sergio Mattarella ha affidato l'incarico per la relativa formazione, nella serata di mercoledì 23 maggio, al Prof.Giuseppe Conte. L'accettazione con riserva da parte del docente foggiano, pur corrispondendo ad una espressione formale, viene ugualmente accostata al conferimento di un pre-incarico. A confermarlo dovranno essere i prossimi e successivi passaggi che Giuseppe Conte dovrà affrontare.

Fra questi la richiesta della fiducia al Parlamento che, fra Senato e Camera, secondo quanto trapelato da ambienti romani, non disponendo di ampie maggioranze, metterebbe in seria difficoltà l'avvio di una nuova stagione governativa per l'Italia. Se è vero come è vero che in politica 2+2 non fa sempre 4, il rischio che Conte si presenti ai due rami parlamentari con un pre-incarico resta elevato. E se così sarà, quel popolo italiano del quale il docente foggiano intende ergersi a difensore per il suo passato forense dovrà farsene una ragione nel caso in cui Mattarella proporrà, con un altro giro di consultazioni, il Governo del presidente.

Opinioni: Sorrentino e la tragica visione del berlusconismo

di ALFREDO DE GIUSEPPE - * Ho visto nei giorni scorsi il film di Sorrentino su Berlusconi dal titolo “Loro 1”. Sul film, comunque bello, sospendo il giudizio in attesa della seconda parte, “Loro 2” che uscirà oggi 10 maggio. Ma questo lavoro del nostro regista Premio Oscar è l’occasione per un’ulteriore riflessione sul berlusconismo più che sulla figura e sulla vicenda personale del Silvio nazionale. La domanda è: cosa è stato, cosa è ancora il berlusconismo nel sistema politico, sociale e culturale di questo Paese? E poi, ha riguardato solo l’Italia?

Il berlusconismo è una filosofia, un modo d’essere che ha pervaso la nostra società, l’ha peggiorata in quasi tutti i suoi aspetti e infine l’ha inginocchiata. Non è stato solo l’ideologia senza ideologie sottesa al partito padronale Forza Italia, ma anche, e soprattutto, lo strumento per la modificazione genetica e morale di un’intera classe politica. La manipolazione costante, sotterranea e palese della verità. Il suo pervicace sistema di bugie, ben riuscito grazie al proprio potere mediatico, ha fatto scuola, ha generato piccoli e grandi “mostri”, al di là forse della stessa intenzione del fondatore che, per lunghi periodi, stava pensando solo a come salvare se stesso e le sue aziende.

Però, chi per primo fra i politici mondiali ha messo alla berlina i giudici che volevano giudicarlo? Chi ha potuto per primo cambiare idea nell’arco di poche ore, pochi giorni o anni, senza mai provare un minimo di vergogna, senza mai tentare un’autocritica? Chi ha potuto gestire per anni quasi tutte le trasmissioni tv, senza preoccuparsi della qualità delle stesse, se non per il legame al sistema di potere che si andava delineando? Chi ha mostrato al mondo intero quanto inutile fosse il concetto di conflitto di interessi? Chi ha sdoganato per primo i post-fascisti, paragonandoli esattamente ai partigiani, o i leghisti secessionisti paragonati ai liberatori celtici, ricevendo comunque applausi dalla platea? Chi ha, anche in diretta internazionale, soggiogato i suoi ospiti con una barzelletta da varietà anni ’50? Il berlusconismo ha talmente pervaso la società italiana che nessun partito è più riuscito a divincolarsi.

Ancora oggi, il Silvione resta figura centrale e comunque importante per qualsiasi accordo politico che si voglia azzardare. Renzi è l’emanazione consequenziale del berlusconismo insediatosi dentro la cultura del Partito Democratico. Tant’è vero che il buon Matteo andò prima ad Arcore a farsi benedire e poi inventò il Patto del Nazareno, un accordo che doveva cambiare l’Italia e che invece, ancora una volta, era utile solo al salvataggio e alla resurrezione di Berlusconi. La caduta di valori, di etica e di giustizia, ha nel berlusconismo, nei suoi alleati, nei suoi giornali e nella sua stessa dimensione umana, il massimo epigone storico con uno stratagemma molto semplice: attaccare gli oppositori (anche interni) sullo stesso livello scandalistico. Far vedere che fra il mancato pagamento dei contributi di una colf, fra una casa con affitto calmierato e le bombe mafiose non c’è nessuna differenza.

Così milioni di italiani sono cresciuti con la convinzione che Bersani o Pertini siano uguali a Berlusconi, che Gerry Scotti sia meglio di Umberto Eco, che Dell’Utri una vittima e il Milan di un povero cinese. Giornali come “Chi” sono diventati gli unici divulgatori di verità sconosciute, la cultura devastata ai margini della visione sfarzosa e caricaturale della modernità. E infatti, per la scuola nessuna priorità: meglio un casting di “Amici”, o una diretta sul calcio di 4 ore piuttosto di una lezione di Storia e Geografia (materie ormai bandite perché potrebbero anche formare un pensiero critico).

La superficialità al potere, l’inglobamento in un pensiero unico, la forza del denaro e dei media lanciati come sassi populisti contro equità e ambiente sostenibile. La cosa però che mi ha fatto riflettere molto in questi ultimi tempi, è che il modello politico lanciato da Berlusconi ha fatto breccia in tutto il mondo. Tanto è stato devastante l’esempio italiano da divenire modello per le peggiori pulsioni di arricchiti ignoranti, di malavitosi in doppio petto, di tycoon mediatici, di fascistoidi mascherati da amanti delle libertà nazionalistiche. Berlusconi è stato molto importante per Donald Trump (alcuni suoi twitt sembrano scritti dalla segretaria di Silvio), ma anche per l’ungherese Orbán, per il thailandese Boonsongpaisan, per alcuni dittatorelli africani e per tanti altri suoi estimatori. 

Dopo di lui nessun politico al mondo pare abbia vergogna a esternare le proprie idee (anche le più atroci), a diffamare chi indaga su di lui, a portare in Parlamento suoi parenti, consiglieri e avvocati, a produrre leggi chiaramente contro le Costituzioni, a disprezzare i più poveri, a confondere le idee dicendo tutto e il suo contrario, a denigrare e demonizzare i pochi avversari, corrompendo gli incerti. Il berlusconismo, al di là dei film, può essere il de-profundis della democrazia: aprire gli occhi è ora indispensabile.

*regista, scrittore, imprenditore

La Nigeria divide il centrodestra

di NICOLA ZUCCARO - Un Sì particolare quello espresso nel tardo pomeriggio di mercoledì 17 gennaio 2018 dalla Camera dei deputati sulle missioni internazionali, ed in primis per quella in Nigeria, sia perchè pervenuto prima del proprio e definitivo scioglimento di essa (dovuto alle elezioni politiche del prossimo 4 marzo), sia per l'approvazione di non poco conto da parte di Forza Italia.

Il Sì dei forzisti, alla luce dell'astensione della Lega (hanno votato contro le premesse di parti della risoluzione relative a singole missioni, i deputati di Leu e del Movimento 5 Stelle), unitamente al tweet di Gentiloni (il premier sottolinea il ruolo delle forze armate italiane a favore della cooperazione italiana, della pace, della stabilità e della lotta contro il terrorismo ed il traffico degli esseri umani), disegna le linee per quelle larghe intese che potrebbero prendere sempre più corpo se dopo il 4 marzo non si riuscisse a raggiungere quella maggioranza politica autosufficiente nel governare il Paese.

 Una prospettiva, quest'ultima, che emerge sempre più all'orizzonte specie quando, su provvedimenti come quello licenziato ieri dalla Camera, emerge un centro-destra diviso perchè e poichè contraddistinto dalle divergenze espresse sulle missioni internazionali dalla Lega e da Forza Italia.

Opinioni. Il crescente calo demografico e la Chiesa


di SALVATORE PALESE (Diocesi Ugento-S. Maria di Leuca) - Il crescente calo demografico, senza urgenti provvedimenti, originerà una implosione della società nei paesi europei e di civiltà occidentale.

Il fenomeno coinvolgerà le chiese nei vari paesi e condizionerà gli orizzonti dell’evangelizzazione e la vitalità operativa, come già si avverte in questi primi decenni del secolo che ha aperto il terzo millennio. La situazione italiana è arrivata a livelli allarmanti: ora finalmente ne parlano molti, ma non ancora tutti. Le riflessioni compiute da Francesco D’Agostino nell’editoriale dell’Avvenire di domenica 15 ottobre 2017 e quelle di Alessandro Rosina di giovedì 19 ottobre, possono utilmente far pensare i cattolici adulti e giovani avviati alle responsabilità della loro esistenza.

Anche le analisi devono diventare coraggiose e intelligenti, al fine di formulare proposte operative, concrete e possibili, nelle nostre comunità ecclesiali.

Queste comunità hanno il diritto di sentirsi educate all’amore nella famiglia. In particolare quelle cristiane hanno bisogno di fare la grande gioiosa scoperta di essere state visitate dal Signore, nei figli. Essi sono segni perenni dell’amore di Dio che si manifesta nell’amore fecondo degli sposi. Non è questa la rivoluzione in positivo che questo benedetto papa Francesco va originando giorno per giorno, domenica per domenica?

Bologna 2 agosto 1980, una strage cooperata?

di NICOLA ZUCCARO - Chi eseguì e chi progettò l'atroce attentato presso la stazione ferroviaria di Bologna il 2 agosto 1980? Sono passati 37 anni da quello che avrebbe dovuto essere il primo sabato del canonico mese vacanziero ma che tragicamente ed improvvisamente alle 10.25 si trasformò in uno dei Misteri d'Italia, a tutt'oggi rimasto tale. Dai Nar ai Servizi segreti deviati (presumibilmente afferenti all'organizzazione paramilitare denominata Gladio), passando per la Banda della Magliana che per quanto "romana" - come ricordato nel film "Romanzo Criminale"- per un giorno fu bolognese d'adozione, alla luce del supporto logistico fornito nel compimento dell'efferato atto terroristico.

E se ad essa si dovessero aggiungere, in ossequio ad una corretta ricostruzione storico-giornalistica, alcune frange del terrorismo tedesco di estrema destra, gli elementi sarebbero (il condizionale resta obbligatorio, al fine di ulteriori rivelazioni) tali e tanti per sostenere che la Strage del 2 agosto 1980, parimenti a quella di Via Fani del 16 marzo 1978 (Rapimento di Aldo Moro e uccisione degli uomini della sua scorta) fu, probabilmente, la sintesi di un comune progetto eversivo, teso a destabilizzare lo Stato democratico nelle sue varie articolazioni repubblicane.

Dov'è diretta l'impresa italiana?

di ROSSANA RODA' - La forte accelerazione dei cambiamenti nei prodotti e nei servizi, dovuta alla concorrenza globale, impone alle imprese e all’intero sistema economico del nostro Paese un consistente impegno rivolto all’aggiornamento e alla continua introduzione di innovazioni.

Informazione, conoscenza e innovazione sono elementi strategici, sui quali le imprese Italiane, comprese quelle di più ridotte dimensioni, dovranno puntare per riuscire a compiere l’indispensabile “salto di qualità”, aggiungendo più valore ai loro prodotti.

Questo passaggio consentirà alle imprese stesse di collocarsi su fasce più elevate di mercato per non competere con produttori che perseguono esclusivamente strategie incentrate sulla competitività di prezzo e che traggono forza proprio dalla inimitabile combinazione di design, stile, qualità e innovazione.

L’applicazione concreta di nuove idee riguarda tutte le fasi delle varie attività economiche.

Può assumere la forma di un migliore prodotto, o servizio, o può riguardare più semplicemente un singolo aspetto del processo considerato, accrescendone il valore . Conoscenza e innovazione sono elementi strategici, sui quali le imprese italiane, comprese quelle di più ridotte dimensioni, dovranno puntare, per riuscire a compiere l’indispensabile “salto di qualità”, aggiungendo più valore ai loro prodotti.

Questo passaggio consentirà alle imprese stesse di collocarsi su fasce più elevate di mercato.

Questo posizionamento permetterebbe di evitare di competere con produttori che perseguono esclusivamente strategie incentrate sulla competitività di prezzo, traendo forza proprio dalla inimitabile combinazione di design, stile, qualità e, soprattutto, innovazione.

Va compiuta un’attenta valutazione sul modo in cui il sistema produttivo Italiano e la sua capacità di innovazione si proiettino sui mercati mondiali, osservando i flussi relativi agli scambi con l’Estero di beni e servizi legati alla tecnologia e all’innovazione.

Dagli ultimi dati Istat, l’italia, rispetto alle altre economie europee, cresce lentamente e il problema non e’ solo produttivo ma c’e’ anche una forte carenza di produttivita’ , che ha come scopo quello di utilizzare tutte le risorse a disposizione per fare ciò che le aziende dovrebbero realizzare, un'efficienza interna per rendere tutto piu’ competitivo.

La produzione potrebbe essere aumentata, assumendo più lavoratori , investendo nei macchinari, ma cio’ non significa che, aumentando il lavoro, cresca la produttivita’, tecnicamente data dal valore dell’output diviso per il valore dell’input.

Non dimentichiamo , che  a rallentare la crescita delle nostre imprese, e’ anche il nostro sistema fiscale e contributivo, che appare iniquo e incontrollabile; negli ultimi anni c’e’ stata  una forte attenzione anche da parte delle istituzioni internazionali , della corte dei conti , OCSE e Commissione UE , ma, ad oggi, non è stato fatto nulla di concreto.

Nel total tax rate, che e’ la somma di tutte l’imposte  , pagate dai lavoratori, consumatori e imprese l’Italia e’ al primo posto.

E’ molto difficile parlare di globalizzazione se non si prendono provvedimenti seri in linea con gli altri Paesi; oggettivamente per le nostre imprese-costrette a trasferire la produzione in Paesi dove gli imprenditori si sentono valorizzati- e’ difficile essere competitive,

Ma dove e di cosa stiamo parlando e soprattutto dove stiamo andando? Queste considerazioni e questi dati vanno calati nella realta' dei fatti.

Gli ultimi dati confermano la posizione deficitaria del nostro Paese, sia se si considera la bilancia tecnologica dei pagamenti-che comprende le transazioni di tecnologia non incorporata in beni fisici, la cosiddetta disembodied technology-sia con riferimento agli scambi di prodotti ad alta tecnologia.

Tra le principali voci della bilancia dei pagamenti tecnologica, l’Italia mostra da anni un saldo passivo relativamente agli scambi di licenze, brevetti, know how, assistenza tecnica, mentre vanta un modesto saldo attivo negli scambi relativi ad attività di ricerca

Un deficit che va di pari passo con il mancato utilizzo di fondi comunicati.

Va però evidenziato come, al di là delle considerazione economiche e tecniche sopra esposte, vada considerato come la realtà dei fatti e soprattutto in Italia, sia spesso diversa.

I dati e l’ esperienza maturata sul campo ci rivelano come l’Impresa Italiana non segua purtroppo un percorso virtuoso e non reinvesta l’utile nell’impresa stessa.

A differenza di quanto accade nella maggior pare delle imprese mondiali, l'utile viene utilizzato per esigenze private, personali.

Si preferisce destinarlo alla propria famiglia e non alla crescita professionale e umana dei dipendenti

Le aziende vogliono andare all’estero, ma non sono attrezzate culturalmente per poterlo fare, in quanto non investono nella formazione. Dobbiamo compiere per questo uno sforzo comune, prima di pensare alla globalizzazione e dobbiamo pensare a rendere noi stessi imprenditori migliori.

Vogliamo globalizzare le nostre imprese? I nostri imprenditori devono iniziare a globalizzare loro stessi.

Sandro Pertini, il Presidente dello sdegno e della speranza.

di Alex Nardelli - Oggi è un giorno speciale per la nostra Nazione, il giorno del ricordo di Sandro Pertini, il più amato tra tutti i Presidenti della Repubblica a 25 anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 24 febbraio del 1990. Colui che che in anni tormentati e difficoltosi ha saputo dar vita ad una "Rivoluzione Gentile" fatta di speranza e ottimismo, unite alla sua onestà e rigore morale. Caratteristiche queste, che ne hanno fatto un punto di riferimento per tutti gli Italiani, rendendolo "Il Presidente di tutti i cittadini". Fondamentale anche il contributo fornito alle giovani generazioni, delle quali Pertini amava circondarsi, e per il quale aveva un occhio di riguàrdo, considerandoli il futuro della nostra Nazione. Indimenticabili le visite quotidiane di tanti studenti a Palazzo Montecitorio prima e al Palazzo del Quirinale poi, ai quali il Presidente concedeva di rivolgergli domande "Impertinenti". "Mi chiamo Pertini, e quindi fatemi domande impertinenti" amava dire, insomma, un vero stravolgimento dei consueti canoni di formalità e del rigido cerimoniale del Palazzo. È proprio ciò che lo rendeva speciale, il suo essere così umano, scendendo dal piedistallo sul quale molti suoi colleghi sono saliti prima e dopo.

Da giovane, durante la prima guerra mondiale, Pertini fu in prima linea nei combattimenti sul fronte dell'Isonzo, e successivamente, nel dopoguerra, dopo aver aderito al Partito Socialista Italiano, si fece notare per il suo convinto antifascismo, che gli costò circa quattordici anni di carcere e di confino nella casa circondariale di Turi, assieme a un compagno di cella illustre quale Antonio Gramsci. Anni dopo, di ritorno in visita nella città barese, alla quale il Presidente è rimasto molto legato, decise di sostare in silenzio oltre un'ora nella cella dove era stato recluso.

Nei sette anni al Quirinale, tanti furono i momenti in cui egli fu presente in prima persona, tristi come il 1980, contraddistinto dagli assassini di Piersanti Mattarella, Vittorio Bachelet e Sergio Gori, l'attentato all'Italicus presso la stazione di Bologna e Un'Irpinia sconvolta dal terremoto e lasciata sola o quasi, dal Governo Italiano. Pertini in questa occasione tenne un discorso in televisione a reti unificate in cui contestò duramente questa situazione di abbandono. O come nel luglio del 1981, in quei tragici giorni in cui il piccolo Alfedino Rampi cadde in un pozzo, che tennero incollati milioni di italiani al televisore in una drammatica diretta no stop. Ci furono però anche momenti gioiosi per lui come ad esempio la vittoria del Mondiale di Spagna 1982 da parte della Nazionale di calcio, con Pertini che esultò seduto al fianco del re spagnolo Juan Carlos.

La vera trasformazione fu, però, nella figura del Capo dello Stato, divenuto "primo impiegato dello Stato", non solo garante e custode del funzionamento del sistema costituzionale, ma anche il reale "difensore civico" per tutti i cittadini. Infatti, dalla presidenza Pertini in poi, il ruolo presidenziale subì una forte accentuazione.