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Paura della cellulite per la prova costume? Alcuni consigli pratici


Molte donne non si sentono pronte per la prova costume e quindi tendono a rimandarla il più possibile. Per riuscire però a liberarsi di questa paura, è bene mettere in campo una serie di consigli pratici che aiuteranno a risolvere questo problema ed eliminare una volta per tutte il brutto inestetismo. La cellulite può essere combattuta, basta applicare una serie di giusti rimedi che aiuteranno a superare la temuta prova costume. Per tenere lontana la cellulite bisogna avere delle gambe toniche e leggere che possono essere facilmente ottenute grazie alla serie di esercizi e di trattamenti che aiuteranno a mantenere la forma perfetta in spiaggia.

Come combattere la cellulite, i segreti
Per combattere la cellulite, bisogna innanzitutto mantenere la propria forma fisica. Generalmente la cellulite si manifesta sull'addome, sui glutei e sulle gambe. Per combatterla è bene innanzitutto evitare l'accumulo di liquidi perché la prima causa della cellulite è la presenza di ritenzione idrica. Si tratta di tutta quell'acqua che il corpo non è in grado di drenare. Così, la pelle si infiamma e porta alla comparsa della cellulite. A condizionare la presenza di cellulite vi sono anche fattori ereditari. Bisogna bere molto però per eliminare questo problema. Un'altra importante cosa da fare è cercare di avere una dieta variata ed equilibrata cercando di eliminare il sodio. È bene anche utilizzare una serie di prodotti a base di frutti di bosco e mirtilli che sono dei preziosi alleati in tal senso. Può essere utile sotto questo aspetto, anche consumare frutti come l'ananas che ha delle proprietà depurative davvero preziose.

Combattere la cellulite grazie a prodotti cosmetici
Molte donne decidono di utilizzare fluidi specifici per il trattamento cosmetico della cellulite che aiutano a contrastare il problema alla radice. Questi prodotti sono in grado di trasformare la pelle dando dei risultati davvero sorprendenti. Non esistono creme specializzate che aiutano in tal senso e che riescono a contrastare il fenomeno “buccia d'arancio”. Da soli, a volte i prodotti cosmetici possono bastare soprattutto quando la cellulite si trova in uno stadio fibroso o sclerotico. È bene cercare di evitare che la cellulite si diffonda però, sul tutto corpo, in modo tale da riuscire a contrastarla in maniera decisa. Un altro modo per tenere lontana la cellulite dal proprio fisico è quello di puntare ad un'attività fisica costante.

Eliminare la cellulite grazie alle attività fisica Esistono delle specifiche attività che possono aiutare a eliminare la cellulite e contrastare l'accumulo di liquidi. Tra questi esercizi vi sono quelli alle gambe ed in particolare, la corsa. Le attività cardiocircolatorie infatti, sono i miglior rimedi per tenere lontano la cellulite ed in più, un'attività costante è in grado anche di aiutare a sentirsi più sani e a mettere in moto la circolazione del sistema linfatico. Fare anche esercizi specifici per le gambe aiuterà ancora di più in questo senso in modo tale da riuscire a superare la prova costume in maniera sana, pratica e senza troppe difficoltà. Tonificare e drenare sono le parole chiave per chi vuole tenere vicina la serenità della propria vita.

Allarme dal confine per le capre infette: diverse persone all’ospedale con la Febbre Q

(pixabay)
ROMA - Si respira una certa apprensione al confine italiano con la Svizzera. Nella zona di Avegno-Gordevio, infatti, è già allarme rosso per la cosiddetta Febbre Q. Tecnicamente si chiama “Coxiella Burnetii" ed è causata da un parassita legato a uno specifico tipo di zecca che alla base di diversi ricoveri di persone verificatisi di recente. A portare il battere in Ticino, e di conseguenza agli esseri umani, sarebbero state alcune capre arrivate dalla Svizzera interna qualche mese fa. Il focolaio non sarebbe stato ancora arginato. 

Il contagio avviene passando dalla capra alla persona. Ad esempio, semplicemente accarezzando la capra. Oppure attraverso il consumo di formaggio a latte crudo. Particolarmente sotto osservazione sarebbero due stalle che si trovano nel giro di poche decine di metri. I numeri delle persone colpite sarebbero piuttosto importanti. Si parla di oltre una decina con influenze, polmoniti, problemi alle articolazioni. Il problema di per sé non riguarda solo gli esseri umani. Bensì anche gli altri animali che, in un modo o nell’altro, entrano in contatto con queste capre. Ad esempio, i ruminanti. Le spore del battere vengono disperse nell’aria. Viaggiano dunque anche per diverse decine di metri. Potenzialmente possono colpire anche bestie selvatiche o animali domestici. 

Tutta colpa delle temperature relativamente miti dello scorso inverno, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, le zecche, attive quando la temperatura supera i sette gradi, hanno approfittato della meteo particolarmente mite di gennaio e febbraio per importunare gli ovini. Il picco di attività di questi parassiti corrisponde ai mesi di maggio e giugno. Secondo gli esperti la situazione è delicata, anche se non è stato ancora diramato un comunicato pubblico sulla questione. Semplicemente perché non si vuole creare allarmismi anche se il problema c’è. La situazione, secondo le autorità cantonali, è sotto controllo.

Due alghe marine riducono i valori della glicemia nel sangue

(Pixabay)
BOLOGNA – Il 6% dei cittadini italiani soffre di ridotta tolleranza glucidica. Si tratta di una condizione che aumenta di quattro volte il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 e le sue complicanze. In totale nel nostro Paese questi potenziali pazienti sono oltre due milioni e mezzo e devono prestare grande attenzione al proprio stile di vita controllando il peso, seguendo una dieta equilibrata e praticando regolare attività fisica. Ma oltre a queste imprescindibili abitudini, oggi c’è un’arma in più che può venire in loro aiuto. 

Dalla ricerca nutraceutica, branca che si occupa dello studio dei benefici per la salute determinati da alcuni nutrienti, arriva un integratore alimentare derivato, con una particolare metodica produttiva, da due alghe marine: Ascophyllum nodosum e Fucus vesiculosus. Si chiama Gdue ed è in grado di rallentare la digestione degli zuccheri a livello intestinale e abbassare così il livello della glicemia. Utile quindi anche per chi non è ancora diabetico ma corre il serio rischio di diventarlo. Alle ultime novità della ricerca scientifica sul trattamento del pre-diabete domani sarà dedicata una speciale sessione del IX Congresso Nazionale della SINut (Società Italiana di Nutraceutica) di Bologna. “Attraverso la somministrazione di prodotti come Gdue possiamo contenere il continuo aumento d’incidenza della malattia metabolica - sottolinea il prof. Arrigo Cicero, Presidente della SINut e Ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università di Bologna -.

I vantaggi maggiori sono per tutti quei giovani adulti che presentano già un’alterazione importante del glucosio ma non hanno ancora sviluppato il diabete vero e proprio. Il nutraceutico è una soluzione efficace ma non impegnativa come un farmaco ipoglicemizzante orale. Possiamo così migliorare il quadro clinico ed evitare che i pazienti siano costretti ad assumere per il resto della vita una terapia cronica antidiabetica. Oppure ritardiamo in modo determinante la necessità di cure più pesanti e il presentarsi delle complicanze della patologia diabetica che spesso sono già evidenti alla diagnosi. E’ fondamentale però riuscire ad intervenire il prima possibile”. Da oltre 10 anni la SINut dedica particolare attenzione alla ricerca scientifica sulla prevenzione e il trattamento precoce di condizioni metaboliche che possono determinare gravi patologie croniche. 

“Il diabete è una tra le più diffuse a livello mondiale - prosegue il presidente SINuT -. Il numero di nuovi casi è in aumento soprattutto tra i giovani adulti. In Italia colpisce ben il 3% degli under 50 e quindi non va sottovalutata o considerata solo come una malattia della terza età. Gdue rappresenta un rimedio naturale per migliorare il metabolismo degli zuccheri. Rispetto ai farmaci tradizionali ha dimostrato di essere meglio tollerato e di non provocare effetti collaterali. Inoltre, seppur efficace, non determina repentine riduzioni del livello di glicemia che possono avere effetti negativi sulla qualità di vita. Quindi, nella maggioranza dei casi, è ben accettato da chi lo assume e viene considerato come un trattamento “meno pesante”. Al congresso di Bologna sono infine discussi, da specialisti di diverse discipline, i risultati di uno studio condotto dall’Università di Pavia e dall’Università di Bologna su 65 persone e recentemente pubblicato su Phytotherapy Research. “La ricerca dei due prestigiosi atenei italiani ha dimostrato tutte le potenzialità del nuovo nutraceutico - conclude Cicero -. Abbiamo analizzato uomini e donne in condizione di pre-diabete e i vantaggi che derivano dall’utilizzo dell’integratore. I prossimi studi che vogliamo avviare saranno invece indirizzati verso pazienti cronici che già assumono farmaci contro la malattia”.

Salute: salgono a 15 i casi di epatite legati al consumo di integratori di curcuma

(Pixabay)
ROMA - Sono saliti a 15 i casi di epatite colestatica acuta, non infettiva e non contagiosa, riconducibili al consumo di curcuma. A renderlo noto il Ministero della Salute sulla base delle segnalazioni ricevute dall'Istituto superiore di sanità (Iss). Sono in corso verifiche sul territorio da parte delle autorità sanitarie per individuare la causa responsabile dei casi di epatite.
  
In attesa delle analisi, sottolinea il Ministero, i consumatori sono invitati a titolo precauzionale a sospendere temporaneamente il consumo di tali prodotti. Le ultime segnalazioni risalivano al 17 maggio per un totale di nove casi.
   
Il 27 maggio sono stati associati nuovi casi di epatite colestatica acuta a tre prodotti: Versalis - Geofarma s.r.l., prodotto da Labomar; Rubigen curcuma e piperina, lotto 250119, di Naturfarma, e Curcumin+piperin - Vegavero -, prodotto da Vanatari International GMBH a Berlino. Questi si vanno così ad aggiungere a quelli già segnalati nei precedenti avvisi: Tendisulfur Forte bustine - Laborest Italia prodotto da Nutrilinea; Cartijoint Forte - Fidia Farmaceutici prodotto da Sigmar Italia; Curcuma liposomiale più pepe nero - lotto 1810224, scadenza 10/21, prodotto da LABORATORIES NUTRIMEA con sede e stabilimento di produzione rue des Petits Champs 20, FR 75002, Parigi; Curcuma 95% Maximum - lotto 18L264, scadenza 10/2021, prodotto da EKAPPA LABORATORI per conto di Naturando; Curcuma complex - B.A.I. aromatici per conto di Vitamin shop; Tumercur - Sanandrea; MOVART - Scharper SpA, Farmaceutici Procemsa spa Nichelino; Curcuma Meriva 95% 520mg Piperina 5 mg - Farmacia dr. Ragazzi, Malcontenta; Curcuma "Buoni di natura" - Terra e Sole; Curcumina Plus 95% - lotto 18L823 - NI.VA prodotto da Frama; Curcumina 95% Kline - lotto 18M861 - NI.VA prodotto da Frama; Curcumina Plus 95% piperina linea@ - lotto 2077-LOT 19B914 - NI.VA prodotto da Frama; Curcumina Plus 95% piperina linea@ - 18c590 - NI.VA prodotto da Frama. 

Tumori: in Italia +15% di guarigioni fra gli uomini in 20 anni


ROMA – Oggi il 54% degli uomini e il 63% delle donne colpiti dal cancro sconfiggono la malattia. In un ventennio (1990-2009) la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è aumentata rispettivamente del 15% e dell’8%. Un obiettivo raggiunto grazie alle campagne di prevenzione e ad armi sempre più efficaci, come quelle che rientrano nell’oncologia di precisione. Un approccio a cui AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Fondazione AIOM dedicano oggi e domani a Roma un convegno nazionale. Per la complessità dei temi trattati, AIOM ha ritenuto fondamentale coinvolgere nel convegno esperti appartenenti a varie società scientifiche (SIAPEC-IAP, SIBioC, SIF). Inoltre, per facilitare un’adeguata informazione ai pazienti e ai cittadini, Fondazione AIOM terrà domani una sessione parallela durante il convegno. 

“Ogni persona colpita dal cancro presenta caratteristiche che la differenziano dagli altri pazienti oncologici – afferma Stefania Gori, Presidente Nazionale AIOM e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar -. Per questo si parla di oncologia di precisione: grazie a dati biologici e clinici, è possibile individuare le caratteristiche del cancro che colpisce la singola persona e costruire una terapia su misura, cioè la strategia di trattamento migliore per ogni paziente. Oggi sappiamo che non esiste ‘il’ tumore ma ‘i’ tumori, e che la malattia si sviluppa e progredisce diversamente in ogni persona. Le conoscenze delle alterazioni genetiche e molecolari dei tumori sono notevolmente aumentate negli ultimi anni, anche grazie alla disponibilità di nuove tecniche di indagine. In particolare, è stato possibile individuare, in alcuni sottotipi tumorali, peculiari alterazioni genetico-molecolari che rappresentano non solo la causa di alcuni tipi di neoplasie ma anche i punti deboli che possono essere attaccati con armi”. 

Queste alterazioni, chiamate anche biomarcatori, permettono di individuare i pazienti che possono rispondere alle terapie target (cioè a bersaglio molecolare), disegnate per colpire in maniera precisa e specifica il bersaglio a cui sono destinate. “Anche l’immuno-oncologia, che si fonda sul potenziamento del sistema immunitario contro il tumore, rientra nel concetto di oncologia di precisione – sottolinea la presidente Gori -. Oggi un solo biomarcatore viene utilizzato nella pratica clinica per la prescrizione di alcuni farmaci immunoterapici, ma sono in corso molti studi internazionali per valutare vari biomarcatori utili all’identificazione dei pazienti che possono trarre maggiori benefici da questa terapia”.

“Alla base della precisa selezione del paziente in relazione alle caratteristiche molecolari della neoplasia, vi è infatti, nei pazienti accuratamente selezionati, il potenziale maggior beneficio clinico ottenibile rispetto al trattamento tradizionale - spiega Fabrizio Nicolis, presidente Fondazione AIOM -. Grandi vantaggi che possono essere garantiti anche da una ‘attenzione costante’ agli effetti collaterali. Gli effetti collaterali devono essere conosciuti dagli oncologi e riconosciuti quanto più precocemente possibile quando si manifestano al fine di assicurarne una gestione ottimale. Anche i pazienti devono esserne informati: ecco perché Fondazione AIOM da anni sviluppa il progetto dei Quaderni informativi per i pazienti oncologici, disponibili sul sito di Fondazione AIOM”.

Usa: studio choc, gel per le unghie collegato a rischio di tumore


STATI UNITI - C'è un legame diretto tra "beautician" e insorgenza di tumori: le impiegate dei saloni di bellezza che trattano gel, agenti chimici e sostanze sintetiche aggressive per il trattamento delle unghie corrono un rischio di 100 volte superiore di sviluppare il cancro rispetto a chi non maneggia queste sostanze. Lo dimostra una nuova ricerca dell’Università del Colorado condotta dal team della dottoressa Lupita Montoya. Secondo i risultati, l’esposizione a questi agenti durante il corso di 20 anni può incrementare la probabilità di sviluppare il cancro di ben 100 volte.

Tra le malattie più comuni il carcinoma dello stomaco, dell’esofago e dei polmoni, ma anche il tumore cutaneo spinocellulare, il linfoma di Hodgkin e la leucemia. Ai partecipanti è stato chiesto di condividere anche altre esperienze e sintomi tra cui mal di testa, problemi di pelle o irritazione agli occhi. I ricercatori precisano che il cliente medio non corre questo rischio. «Dipende da quanto tempo trascorriamo in quel tipo di ambiente», ha dichiarato la leader dello studio.

«Le clienti normalmente passano una frazione del tempo di chi lavora nei saloni. A meno che non parliamo di gravi allergie o asma, non è una situazione preoccupante per le clienti».La percentuale di rischio, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” è stata determinata secondo i calcoli della Environmental Protection Agency (EPA) e il Center for Disease Control and Prevention degli USA.

È boom di infezioni ospedaliere: 49mila morti l'anno in Italia


ROMA - Ospedali sempre meno sicuri e anzi ricettacolo di possibili infezioni che metterebbero a rischio la salute dei pazienti? Si, secondo quanto riportato da Osservasalute, secondo il cui rapporto si è passati dai 18.668 decessi del 2003 a 49.301 del 2016. I dati sono stati presentati al Gemelli a Roma. 

"Abbiamo osservato il fenomeno per anni - spiega il direttore dell'Osservatorio nazionale sulla Salute, Walter Ricciardi - e oggi possiamo dirlo: quella delle sepsi in ospedale è una vera emergenza, c'è una strage in corso, con numeri più che raddoppiato in pochi anni. Eppure il fenomeno è sottovalutato e non si interviene come si dovrebbe, per esempio applicando il piano nazionale contro l'antibioticoresistenza che è rimasto lettera morta". "Il fenomeno viene sottovalutato, si è diffusa l'idea che si tratti di un fatto ineluttabile", ha detto Walter Ricciardi. I dati Osservasalute mostrano come il fenomeno incida maggiormente fra gli over 75, con 36.824 decessi solo nel 2016.

Casi di epatite correlati a integratori alimentari, il Ministero: "Non consumare i lotti"


ROMA - L’Istituto Superiore di Sanità ha segnalato che gli integratori alimentari a base di curcuma della ditta NI.VA di Destro Franco & Massetto Loretta S.N.C con sede legale in via Padova 56, Vigonza (PD), prodotti dallo stabilimento FRAMA S.R.L. sito in via Panà 56/A, Noventa Padovana (PD) Curcumina Plus 95% lotto di produzione 18L823 scadenza 10/2021 Curcumina 95% lotto di produzione 18M861 scadenza 11/2021 sono stati associati a due casi di epatite acuta colestatica che si sono risolti favorevolmente.

In attesa delle verifiche da parte delle competenti autorità sanitarie territoriali si raccomanda di non consumare tali lotti. La ditta,evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ha confermato di aver attivato il ritiro ed il richiamo dei prodotti nel proprio sito web. L’avviso di richiamo degli integratori è stato pubblicato sul nuovo portale dedicato alle allerte alimentari del Ministero della salute.

Addio all'epatologo di fama mondiale Nicola Dioguardi


di LIVALCA - E' scomparso a 97 anni Nicola Dioguardi, scienziato epatologo di fama mondiale e, dopo averlo appreso, quasi all’istante,  ho pensato a quello che avevo letto, la scorsa estate, su di lui in  un libro affascinante, inviatomi con dedica da Salvatore Giannella «In viaggio con i maestri. Come 68 personaggi hanno guidato i grandi del nostro tempo» (Minerva 2018). Il libro di Salvatore recava una dedica bellissima per il sottoscritto che non riporto non per pudore, ma solo perché il volume mi è stato ‘sfilato’ da uno dei tanti amici che mi fanno compagnia il sabato e la domenica e potrei ‘errare’  il ricordo delle parole ( caro ‘scippatore’ di libri - per questo assolto senza riserve  - ora che mi leggerai potrai far rientrare alla base una testimonianza per me ‘speciale’).

Raccontava Giannella che  un lustro prima aveva invitato a cena, in un famoso e vetusto ristorante di Milano, due eccellenze italiane della medicina e della moda : Nicola Dioguardi e Ottavio Missoni.

I due, con sorpresa del giornalista che tra le molteplici attività svolte è stato anche direttore di  ‘Airone’, Genius’ e ‘L’Europeo’,  ‘coadiuvati’ da un vino sublime - voglio sperare pugliese ! - iniziarono a discutere di sport e il ricordo approdò alle Olimpiadi di Londra del 1948 che li aveva visti  entrambi impegnati con la squadra nazionale italiana per la scherma e l’atletica : di Missoni, giunto sesto a Londra nei 400 ostacoli,  sapevo, del professore Dioguardi che facesse parte della squadra che aveva in Edoardo Mangiarotti (13 medaglie olimpiche ) la sua stella più luminosa  ignoravo tutto (… non ero ancora nato nel 1948).

Dal libro di Giannella ho appreso che Dioguardi è stato campione del mondo a Parigi nel 1949 per il fioretto, uno sport, all’epoca, ritenuto elitario.  Dioguardi a Londra nel 1948, mentre rientrava in albergo dopo aver sostenuto gli allenamenti, fu avvicinato da una bellissima ragazza che volle affidare a lui parole di ammirazione per Ottavio Missoni “ talmente bello quando corri da sembrare un angelo”.  Quella ragazza era la stupenda Lucia Bosè, che divenne amica di Missoni e forse gli presentò la  futura moglie Rosita.

Quella sera Giannella non parlò solo di sport con Dioguardi, ma rimase colpito  dal fatto che il famoso epatologo era, come dire, sempre sulle orme di Galileo e  impostava le sue ricerche  sulla pre-visione,  ossia uno scienziato, in qualsiasi campo operi,  deve poter pre-vedere  la dinamica non solo della scienza, ma del corpo umano.   Se ricordo bene Dioguardi asseriva che la malattia è un dato di fatto, ma studiando alcune parti del corpo si può evidenziare la loro usura.  A tal proposito Dioguardi stava perfezionando una macchina dal nome ‘dinamometro’, ma il mio ricordo va su un esempio di pre-visione che ritengo calzante per l’epoca in cui viviamo : perché creare 10.000  ingegneri se poi non sono ‘idonei’ per ricoprire  quei 10.000 posti disponibili?  L’intervista di Giannella si concludeva con un decalogo di lunga vita del professore che, affinché i consigli non fossero mai dimenticati anche da lui medesimo, li  aveva trascritti su una lavagna all’ingresso  del suo studio.    Impossibile ricordarli senza l’aiuto del libro, ma almeno la metà posso provare a ‘riesumarli’ :« Alla morte bisogna arrivare vivi», « Essere in buona salute non è uno stato ottimale», « Essere persone serie non ci autorizza a prenderci sul serio», « Si può essere felici, senza saperlo», « Cresci corvi e ti caveranno gli occhi».

“Sit  tibi terra levis’ illustre scienziato, non a caso nato a Bari.

Il 'vaccino' anti tumore ha guarito tre pazienti

di PIERO CHIMENTI - Da New York arriva una nuova speranza per la lotta al tumore. Si tratterebbe di una specie di vaccino, che crea un'immunizzazione per combattere la malattia, sperimentata dai ricercatori del Mount Sinai Hospital. 

Secondo i dati forniti dalla rivista Natural Medicine, il trattamento sarebbe stato sperimentato su 11 pazienti, su cui i risultati sono stati molto confortanti, tanto da estendere la sperimentazione anche su altri pazienti di un altro ospedale, affetti tra gli altri di tumore alla gola e al seno. Nel corso del periodo di osservazione, è stato riscontrato che tre pazienti sono stati guariti totalmente dalla malattia.

Allergene non dichiarato, Ministero segnala richiamo polpette di pesce e seppia

ROMA - La tutela del consumatore e la sua salute, prima di tutto. Cresce l’attenzione per la sicurezza alimentare ancora di più se ha a che fare con le allergie. Per questo il Ministero della salute in data odierna ha diffuso il richiamo di quattro lotti di polpette di pesce e seppia, a marchio Yu chi ball per la presenza di allergeni non segnalati in etichetta. Il prodotto interessato è venduto in confezioni da 360 grammi con i numeri di lotto 27052019 e il termine minimo di conservazione 27/05/2019, lotto 12072019 con scadenza 12/07/2019, lotto 02042020 con scadenza 02/04/2020 e lotto 13032020 con scadenza 13/03/2020. 

Le polpette Yuchi richiamate sono state prodotte ME FU SHL S.L., che ha sede a Madrid c/o Carlos Jmenez Diaz n 14 Alcala De Hernares. Si raccomanda ai soggetti allergici alla soia e uova di non consumare il prodotto con il numero di lotti segnalati e di restituirli al punto vendita d’acquisto. Per i consumatori che non sono affetti da allergie alla soia e uova il prodotto è considerato sicuro. Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, raccomanda ai consumatori “ALLERGICI ALLA SOIA E ALLE UOVA” di non consumare il prodotto con il numero di lotti segnalati e di restituirlo al punto vendita d’acquisto. La segnalazione è stata pubblicata sul nuovo portale dedicato alle allerta alimentari del Ministero della salute. L’avviso è stato diffuso anche attraverso il Rasff.

Protesi mammarie ritirate in Francia per rischio tumore

PARIGI - L'agenzia sanitaria francese per la sicurezza dei prodotti medici (Ansm) ha reso noto sul proprio sito, «come misura precauzionale», il ritiro dal mercato un tipo di impianto di protesi mammarie macrotesturizzate e degli impianti mammari con superficie ricoperta da poliuritene, per il rischio connesso con l'insorgenza di una rara forma tumorale, il linfoma anaplastico. La misura che entrerà in vigore domani, prevede il divieto di immissione di tali protesi sul mercato, il divieto di distribuzione ed utilizzo ed il ritiro delle protesi presenti. L'agenzia non raccomanda però l'espianto preventivo per le donne portatrici di tali protesi. Nel 2017 il numero di donne portatrici di questo tipo di impianti mammari in Francia è stimato in 400 mila. 

Dal 2011, afferma l'agenzia, sono stati dichiarati in Francia 59 casi di ALCL associati a tali impianti mammari. L'Ansm rinnova inoltre la raccomandazione di utilizzare preferibilmente impianti mammari di tipo liscio in chirurgia estetica o ricostruttiva. La misura precauzionale, spiega l'agenzia, è stata decisa per «ridurre l'esposizione delle donne al rischio di Linfoma Anaplastico a Grandi Cellule (ALCL), che resta un rischio raro ma grave». L'Ansm ha anche attivato un numero verde e le donne portatrici di questi impianti sono invitate a consultare il medico in caso di dubbi o problemi. 

Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, sottolinea che nel lontano 1° gennaio 2012, fu il primo in Italia a lanciare l’allarme per il rischio tumori causato da alcune protesi, evidenziando fondate preoccupazioni sul ‘‘probabile uso per scopi di chirurgia estetica specie in strutture non altamente qualificate o ambulatori chirurgici che non rilasciavano cartelle cliniche, oltre l’assenza del registro nazionale degli interventi. Preoccupazioni che nonostante fossero state rese note anche alle Istituzioni sanitarie nazionali, erano rimaste lettera morta. Oggi non possiamo che esprimere sconcerto per il ritardo con cui anche il nostro ministero della Salute, seppur preventivamente e tempestivamente avvisato, sia giunto alla conclusione che debbano essere svolte indagini approfondite che noi per primi avevamo sollecitato. Ci auguriamo quindi, che questa inerzia non sarà foriera di pregiudizi verso tutti coloro che hanno utilizzato protesi potenzialmente letali.

Dieta alternativa con solo con succhi per tre settimane: gravi danni al cervello

ROMA - In molti puntano sulle diete detox, fatte ricorrendo anche a beveroni a base di erbe o altri rimedi alternativi, per purificare il corpo dagli eccessi alimentari. Promettono di far perdere peso, migliorare capelli, unghie e digestione, e stimolare il sistema immunitario. Una moda che però è stata definita dagli esperti "pericolosa e inefficace". E proprio un quotidiano israeliano "Ha Hadashot 12" ricorda il caso di una donna di 40 anni ricoverata dopo aver preso rimedi a base di succhi di frutta per tre settimane e aver bevuto troppa acqua. 

La vicenda, descritta dal giornale, risale a qualche giorno fa, ma è il punto di partenza per parlare del rischio di queste disintossicazioni drastiche risultate fatali per la 40enne israeliana. La donna, che si è nutrita per tre settimane con solo succhi di frutta e acqua, ha perso 40 chili ma è finita in ospedale con danni al cervello, causati da uno squilibrio di sali minerali. Sotto osservazione da tre giorni, i dottori di Tel Aviv pensano che il suo stato sia irreversibile. Il quotidiano sottolinea anche come in Israele non vi sia l'obbligo di qualifica per i terapisti che operano nell'ambito della salute. La 40enne sarebbe stata ricoverata per iponatriemia, ovvero una “intossicazione da acqua”, con bassi livelli di sodio nel sangue. Questi sintomi si verificano comunemente nelle persone che bevono molta acqua durante il recupero da disturbi gastrici senza sostituire gli elettroliti. Ma i prodotti naturali non sono privi di effetti collaterali. 

A bocciare le diete detox anche l'Associazione dei dietisti britannici che ha pubblicato un documento, in cui scrive che "l'idea stessa di disintossicarsi è assurda. Non ci sono infatti pillole, bevande, cerotti o lozioni miracolose che lo fanno. Il corpo ha un sistema ben collaudato con cui si purifica e rimuove scorie e tossine". Organi come la pelle, l'intestino, il fegato e i reni, lo purificano continuamente da alcol, farmaci, prodotti della digestione, batteri, sostanze chimiche da inquinamento. Le diete detox sono più un mito commerciale che una realtà nutritiva,scrivono i dietisti britannici. Molte delle loro promesse sono esagerate, non basate su dati scientifici e i benefici sono di breve durata". 

Fra le mode recenti c'è anche quella del digiuno. Saltare pasti per stare meglio. Anche qui bisogna evitare situazioni estreme. Digiunare è sempre un pericolo a meno che non lo si faccia con un certo criterio, cercando di farsi mancare per un certo periodo solo le calorie, non tutti gli altri nutrienti, compresi vitamine e minerali. Ecco perché quando si parla di digiuno, intermittente o restrizione calorica, non si parla mai di smettere completamente di mangiare per un lungo periodo. Bisogna consumare, durante i periodi di digiuno, verdure poco condite e un po’ di frutta. Quando si cerca di dimagrire si punta anche a prendere una pillola e si diventa magri. È la classica promessa di pulcinella che molti prodotti dimagranti reclamizzano senza alcun fondamento scientifico ed anche pratico. 

Un recente studio della "Stiftung Warentest", evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”,un’associazione di consumatori tedesca con sede a Berlino, fondata nel lontano 1964 che svolge indagini confrontando beni e servizi in modo imparziale, ha sbugiardato una serie di reclame di prodotti dietetici che vediamo su ogni media europeo e che promettono risultati con poco sforzo, ma con la mano costante sul portafoglio. In conclusione, dunque, l'unica medicina è lo sport. La parte fondamentale, il vero disintossicante resta l’attività fisica. Non solo la palestra che anzi, bene che va ci impegna per 3 ore a settimana, vale a dire 3 ore su 168 che tradotto in percentuale non arriva al 2% del tempo. Un pò poco se si vuole rimettere il tempo trascorso a tavola. Quindi via libera nel tempo libero a passeggiate, jogging, nuoto e, vista la stagione, a qualche sport invernale come lo sci.

"Erba velenosa nei fagiolini finissimi surgelati": Eurospin ritira le buste dal mercato

ROMA - Dopo l’allerta lanciata in data 14 marzo da parte dello “Sportello dei Diritti”, che segnalava la potenziale presenza di erba tossica nei fagiolini surgelati venduti in Francia da Carrefour, arriva oggi la comunicazione da parte del Ministero della Salute per lo stesso prodotto commercializzato in Italia da Eurospin Italia Spa a marchio “Delizia Dal Sole”. E’, infatti, sono stati ritirati dal mercato due lotti di fagiolini finissimi surgelati per il rischio legato alla presenza di un’erba velenosa nella confezione, la “Datura”. Si tratta di una pianta infestante molto pericolosa che nel raccolto può confondersi con gli altri vegetali commestibili e che sarebbe finita in alcune buste di fagiolini surgelati a marchio “Delizie Dal Sole”.

L’azienda ha ritirato «in via precauzionale» gli interi lotti, dopo che il ministero della Salute ha pubblicato un richiamo con la richiesta di togliere al più presto il prodotto dagli scaffali. La datura è una pianta molto tossica, il cui consumo può portare a gravi effetti sulla salute. Viene anche chiamata "l'erba del diavolo". Il prodotto non deve essere consumato assolutamente. E il ministero della Salute raccomanda categoricamente ai consumatori di non mangiare questi fagiolini, che potrebbero provocare seri fastidi. In particolare si tratta dei lotti 9043M e 9043MX, che contengono buste da 600 grammi con la data di scadenza 02/2021 e 01/2021. Il prodotto, confezionato dall’azienda Greenyard Frozen France sas di Moreac, in Francia, è stato distribuito in alcune catene di grandi supermercati del Nord Italia, come Eurospin Italia Spa. Saranno ora le analisi comunque a stabilire se insieme ai fagiolini fossero mischiate anche le foglie di questa pianta velenosa. 

Ma non c’è da scherzare: a seconda delle quantità di erbe ingerite, l’intossicazione da Datura, può causare arrossamenti cutanei, allucinazioni, nausea e vomito, tachicardia, ipertensione e malessere generale. In certi casi, addirittura, se non si interviene rapidamente, porta anche al coma e alla morte. Il prodotto è anche stato distribuito in Francia dalla catena Carrefour, che ha immediatamente raccomandato ai consumatori, che hanno acquistato le confezioni, in via cautelativa e precauzionale, di non consumare il prodotto e di riportarlo al punto vendita. Nell’ottica d’informazione quotidiana ai consumatori in materia di allerte alimentari, lo “Sportello dei Diritti”, nella persona del presidente Giovanni D'Agata, ricorda che la procedura di richiamo riguarda solo i lotti in questione anche se è opportuno comunque prestare attenzione nel caso in cui aprendo la confezioni si ravvisi la presenza di un'erba estranea ai fagiolini.

"E' tossica": crema per la pelle per neonati ritirata in tutta Europa

ROMA - Molte creme anti-arrossamento per bebè, usate in una zona estremamente delicata del corpo dei neonati, contengono un conservante, il butilparabene, che ha possibili effetti tossici sulla riproduzione e lo sviluppo. Le paste antiarrossamento agiscono in prossimità degli organi genitali dei bimbi e dunque, ancor più di altri cosmetici, devono essere usate con cautela e prestando la massima attenzione agli ingredienti che contengono.

Il 15 marzo 2019, il sistema RAPEX di informazione rapida per i prodotti non conformi della UE, con la notifica A12 /0418/19, ha invitato a non usare la crema per il bambino "URIAGE PREMIERE CHANGE CREMA PROTETTIVA BEBE 100 ML" in quanto contiene butilparabene (valore misurato: 0,051%). Questo composto organico aromatico, è un conservante ampiamente usato nei cosmetici ma da tempo sotto la lente di ingrandimento per i suoi possibili effetti tossici sulla riproduzione e lo sviluppo. Sospetti che sembrano sempre più fondati se le Agenzie governative per la sicurezza dei medicinali e dei prodotti sanitari della UE sono arrivate a raccomandare di non utilizzare il composto nei cosmetici destinati ai bambini sotto i tre anni di età.

Nello specifico, secondo quanto è riportato dall'allerta del RAPEX, il prodotto è confezionato in tubo di plastica da 100 ml di colore blu e precisamente identifica l'articolo con il numero di lotto / codice a barre: 3661434002298, 801202 - EXP 01/21, prodotto in Francia. Secondo l’elenco degli ingredienti, il prodotto contiene butilparabene. Il contatto cutaneo con prodotti che contengono questo composto organico aromatico può avere una potenziale attività di disturbo endocrino. Le autorità sanitarie europee hanno così allertato gli altri paesi e il consiglio, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è di non utilizzare questo prodotto per rischio serio di effetti tossici sulla riproduzione e lo sviluppo. 

La crema è stata ritirata dalle vendita nelle Farmacie a scopo preventivo, poichè, conclude RAPEX, "È vietata la vendita di prodotti cosmetici contenenti butilparabene usati dopo ogni cambio di panno." Nel caso delle paste protettive per il cambio dei pannolini, poi, l’invito dello “Sportello dei Diritti”, è di privilegiare prodotti naturali privi non solo di butilparabene, ma anche di parabeni e petrolati, questi ultimi sostanze di bassissima qualità ottenute dal petrolio e che sono diffusissime in questi cosmetici.

Tumori: la proteina p53 che protegge gli elefanti potrebbe essere impiantata nell'uomo

ROMA - Non solo gli elefanti hanno la proteina p53, ma tutti i mammiferi. Questa proteina ha quello che si chiama in gergo medico gene oncosoppressore, e sarebbe in grado di prevenire lo sviluppo dei tumori. A differenza degli altri animali che hanno una sola coppia del gene di questa molecola, i pachidermi hanno quindici o venti coppie, con la conseguenza che la quantità da loro prodotta di questa proteina è molto maggiore di quella che possiamo produrre noi umani. Una ricerca difende l'ipotesi che la ragione per cui gli elefanti hanno pochissimi tumori sia precisamente l'elevata quantità di questa proteina. 

Il problema principale per la scienza medica che si è interessata di questa questione è la possibilità di utilizzare questa proteina per combattere il cancro nelle persone. Vi è stata, in materia, una linea di ricerca sul cancro che è stata molto attiva per più di vent'anni: cercare di controllare i livelli di p53 nei tumori come modo per prevenirli. E ciò è stato studiato, ad esempio, nei topi. Ciò che è stato fatto è qualcosa di simile a ciò che accade agli elefanti, invece di avere una singola coppia del gene è stato aumentato il numero di coppie realizzando dei topi chiamati “super-p53”. Tale studio è stato effettuato dallo scienziato Manuel Serrano presso il Centro nazionale per la ricerca oncologica spagnolo più di 15 anni fa. 

E infatti ha scoperto che quei topi sono più protetti contro i tumori. Ma anche se si tratta di una strategia terapeutica che è stata tentata di sviluppare per molti anni non è così facile come si potrebbe pensare, perché la soluzione non è semplicemente quella di aumentare i livelli di p53 e basta. Questo non può essere fatto, perché per prima cosa bisognerebbe cercare metodi che permettano di aumentare la proteina senza causare più problemi di quelli che si cercano di correggere. In tal senso, si è pensato a diverse alternative. La prima cosa che è stata provata è stata l'uso di virus modificati per aumentare l'espressione del gene che codifica questa proteina e quindi aumentare la produzione della proteina stessa. Si sono utilizzati adenovirus che sono un tipo di virus che non si integrano nel genoma. Non integrandosi significa che non sono mantenuti in modo permanente, il che può essere un inconveniente ma impedisce che il genoma della cellula venga manipolato dall'essere alterato. Ma l'indagine ha scoperto che questo metodo non ha funzionato e in questo modo è stata abbandonata. 

Al momento e da qualche tempo a questa parte, la ricerca si è concentrata sulla conoscenza di come funziona questa molecola p53. Quello che sappiamo è che ha una vita media molto piccola, il che significa che è attivo pochissimo tempo nella cellula. Per questo motivo, uno dei canali di ricerca cerca di mantenerlo attivo più a lungo in modo che possa esercitare la sua funzione. E ciò viene fatto cercando di bloccare altre molecole che sono le cause per cui è resa disponibile per poco tempo nelle cellule. Sappiamo anche che negli esseri umani è presente a livelli molto bassi. Per capire questo percorso di ricerca è necessario sapere un pò come funziona la p53 . Quando il DNA di una cellula è danneggiato, la p53 si attiva e ha la capacità di stabilire se una cellula si sta dividendo ma ha subito danni, e in un certo senso può bloccare la divisione cellulare. Per prevenire che quel danno venga trasferito anche alle cellule figlie. La proteina p53 dà alla cellula un segnale per fermare la sua divisione cellulare e quindi dà alla cellula il tempo di riparare il DNA danneggiato, ad esempio dai raggi ultravioletti del sole a dosi eccessive. 

La p53 fa sì che la cellula muoia e quindi impedisce la trasmissione delle mutazioni. Questo è quello che succede in una cellula normale. Nelle cellule tumorali ciò che accade è che la proteina p53 non funziona e la cellula continua a dividersi e continua ad accumulare mutazioni senza riparazione. Se avessimo una quantità maggiore di proteine ​​di questo tipo “normali” questo bloccherebbe il meccanismo di diffusione tumorale per come la pensano molti scienziati. Ed è per questo che viene fatto un grande sforzo per raggiungere questa situazione, ma fino ad ora non è stato raggiunto. Ci sono studi clinici in corso ma non hanno ancora riguardato i pazienti. Un'altra via di indagine è l'uso della tecnica CRISPR di editing genetico. Ma poiché questa è una proteina che ha una funzione molto importante nelle cellule normali, dovrebbe essere un CRISPR diretto esclusivamente alla cellula tumorale. È ancora possibile metterla in pratica ma è fattibile che entro pochi anni la tecnologia CRISPR avanzi e possa essere svolta in modo completamente mirato verso queste cellule tumorali e in modo sicuro. Insomma, per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, la strada è ancora lunga ma queste ricerche rappresentano un’ulteriore speranza per sconfiggere definitivamente la “morte nera” del terzo millennio.

Fagiolo, scoperto un suo super potere per curare l'andropausa

ROMA - Fagioli con super poteri. Un nuovo prodotto naturale, basato su un estratto di fagiolo, è capace di curare i sintomi dell'andropausa, compresi la ridotta produzione di testosterone, l'osteoporosi e la sindrome metabolica. La scoperta del fagiolo "magico" che combatte l'andropausa arriva dal gruppo di ricerca dell'Università di Padova coordinato dall'andrologo Carlo Foresta e da Luca De Toni. 

Il risultato, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” è stato presentato nel convegno di Medicina della Riproduzione in corso ad Abano Terme. I ricercatori hanno dimostrato che l'osteocalcina, proteina prodotta dall'osso, o più precisamente dalle cellule precursori di quelle osee (osteoblasti), ha una influenza positiva su molte strutture dell'organismo. Hanno inoltre isolato la piccola porzione della proteina che interagisce e attiva i meccanismi recettoriali. 

A questo punto i ricercatori hanno cercato in natura qualcosa di simile e l'hanno trovato in un particolare estratto di fagiolo, che adesso è secretato da un brevetto depositato a livello internazionale, sul quale sta lavorando una casa farmaceutica.

Donne si ammalano di cancro a causa delle protesi mammarie: Ue avvia indagine


ROMA - L'UE ha istituito un gruppo di lavoro internazionale per studiare la relazione tra protesi mammarie e cancro e l'Italia partecipa alle riunioni in qualità di osservatore. Dopotutto i casi stanno aumentando in tutto il mondo dove si sospetta una connessione tra la chirurgia del seno e il tumore. Per la prima volta, la FDA (United States Drug Administration) ha lanciato l'allarme nel 2011 per identificare un campione.

Da allora, le autorità di tutto il mondo stanno cercando febbrilmente casi simili. Ad oggi, le autorità sanitarie hanno identificato a livello mondiale 660 casi di tumore attribuibile alle protesi. Nove donne sono morte per tumori ai linfonodi, ai polmoni o al fegato. Ogni anno circa 1,5 milioni e mezzo di donne si fanno operare il seno.

Per decenni le protesi mammarie sono state considerate innocue: ora le cose potrebbero cambiare. Sussistono molti elementi che fanno pensare come le portatrici di protesi mammarie siano confrontate con un rischio accresciuto di cancro: ma non conosciamo ancora la connessione esatta, affermano alcuni ricercatori.

Ora le autorità stanno discutendo su una eventuale limitazione dell'uso delle protesi. A tutte le donne che hanno protesi mammarie, dunque, Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, raccomanda di effettuare regolarmente un controllo annuale con ecografia mammaria o almeno questa dovrebbe essere la normale procedura raccomandata da tutti i medici.

Gaetano Falcicchio: "Sfido la crisi a colpi di servizi al cliente e specializzazione"


di ALESSANDRO NARDELLI - Questa la mission di Gaetano Falcicchio, pugliese, decoratore e titolare del centro di consulenza “Mister Muffa”. Egli, appassionato fin da ragazzino al mondo del colore e della decorazione, ha fatto tanta gavetta. Dopo aver aperto il Colorificio Falcicchio, negli anni ha deciso di specializzarsi nel settore delle muffe, diventando da subito, per tutti “il Consulente della Muffa” o meglio detto “Mister Muffa”. Il Giornale di Puglia lo ha intervistato:

1) Gaetano, leggendo il tuo curriculum, noto che già dall’adolescenza eri un appassionato del settore edile, per la precisione del mondo del colore. Come e perché nasce questa tua attrazione?

- Nel mio caso, è una questione di DNA, avendo mio padre che faceva il decoratore nel mio paese. Dal punto di vista professionale, assomiglio molto a mio papà, cosa non scontata. Da bambino, ho sempre visto lui armeggiare con colori e pennelli, e per me, quella del decoratore, è rimasta, quindi, una passione che ho coltivato attorno ai 14 anni, quando, durante le vacanze estive, ho iniziato a lavorare. Ben presto, ho preso, così, conoscenza del settore.

2) Descrivendoti, hai detto di te che sei una spugna, e che ancora oggi prendi il buono da ogni esperienza. Nel professionalizzare il tuo mestiere ha influito maggiormente la tua capacità d’imitazione o l’aver facilmente assimilato i trucchi che i tuoi maestri lavorativi ti hanno insegnato?

- La base per ogni professione deve essere quella di fare un lavoro con passione. Quando c’è la passione, e ti piace quel che fai, riesci ad assimilare ogni trucco del mestiere. Se invece svolgi un lavoro che non ti piace, non riuscirai mai a entrare al 100 % in quella che è la tua professione.

Personalmente, il fatto di essere una spugna, mi ha aiutato moltissimo dal punto di vista professionale, proprio perché il lavoro da decoratore mi è sempre piaciuto, quindi, fin dall’inizio, ho appreso e assimilato, con facilità, quelli che erano i diversi metodi per realizzare delle decorazioni, o anche una semplice pitturazione. Adesso ho tanta esperienza, ma non smetto di prendere il buono da tutte le mie esperienze. In passato, ad esempio, ho fatto anche il venditore, facendo mie quelle che sono le tecniche di vendita. Ancora oggi continuo a leggere libri sul business, sul marketing, e, ovviamente sulle muffe, la mia professione.

3) Prima mi raccontavi che tuo padre ti diceva sempre “Lascia perdere questo mestiere, fai altro”. Cosa ti ha spinto a superare questo “vento contrario”?

- Diciamo che sono sempre stato un ragazzo molto indipendente, quindi ho cercato fin dalla mia adolescenza, di avere una mia indipendenza economica, e di imparare un nuovo mestiere. Ciò che ha fatto scattare questa molla in me, è stato un evento molto intimo e personale, la scomparsa di mio padre.

4) Parlaci del tuo mestiere. Colorificio Falcicchio nasce come e con quale mission?

- Nel 2009, ho lasciato il posto fisso in un’azienda nella provincia di Bari, e mi sono trasferito a Brindisi, aprendo la mia attività, il Colorificio Falcicchio, che non nasce non come ferramenta, ma come una rivendita di solo colori, decorativi, carte da parati. La mission della mia attività, è sempre stata quella di dare tutta la consulenza e il supporto possibile ai miei clienti, soprattutto a chi vuole dedicarsi al fai da te, e avendo io una grande esperienza nel settore, questo compito mi riesce molto facile.

5) Sicuramente ci saranno stati anche per te dei momenti in cui hai sofferto la pressione della crisi incombente e della concorrenza. Come sei riuscito a fare quel salto di qualità, che ti ha permesso di differenziarti nel tuo settore?

- Faccio una premessa, non possiamo nascondere che le grandi distribuzioni, hanno come punto di forza, il prezzo e la quantità di articoli venduti. Inizialmente c’è stata l’adrenalina tipica dell’apertura di una nuova attività. Dopo un po’ ammetto, però, che ho iniziato a sentire la tensione, non tanto dovuta alla crisi, ma al fatto, come dicevo prima, che i grossi centri, pur avendo dei prodotti differenti dei miei, puntavano molto sul prezzo basso. Ecco, io invece, ho deciso di specializzarmi sempre di più nel mio settore, dando maggiori servizi al cliente, che riceve anche consulenza e assistenza. Infatti, ritengo che saper dare una risposta ai problemi del potenziale compratore, fa la differenza in un processo di vendita.

6) Quanto è importante il settore vendita e commerciale per un’azienda? E com’è cambiato questo settore da quando hai aperto la tua attività, ad oggi?

- Secondo me è fondamentale, non tanto essere un bravo venditore, (anche se comunque, è necessario esserlo), ma studiare approfonditamente il proprio settore, per capire come fare la differenza. Venti anni fa, invece, era tutto più semplice, non essendo ancora arrivato il boom di internet e dei grandi centri commerciali. Aprivi la tua attività commerciale e c’era tanta richiesta di prodotti, quindi era facile riuscire a guadagnare abbastanza bene.

7) Secondo te, che rapporto c’è tra il settore commerciale, e le strategie di marketing e di vendita?

- Il marketing è la base, ciò che aiuta la vendita. Molti pensano che il marketing sia la stampa di un semplice volantino, in realtà alle spalle, c’è tutto uno studio del settore, del cliente ideale. Un processo che ti aiuta a entrare nella testa del tuo cliente per capire ciò che lui desidera, e potergli così offrire un servizio o un prodotto che lo aiuti a risolvere il suo problema. Se non ti metti nei panni del tuo cliente, non riuscirai mai a dare lui il giusto aiuto.


8) Come nasce la tua idea di dare realizzazione a una nuova figura che in Italia ancora NON esisteva, “il Consulente della Muffa” o meglio detto “Mister Muffa”?

- Come spiegavo prima, oggi, se vuoi fare la differenza, devi trovare la tua differenza. In tutta la mia esperienza lavorativa nel settore, uno dei problemi più persistenti, è stato sempre quello della muffa. Da qui, la scelta di specializzarmi nella risoluzione di questo specifico problema. Io faccio sempre l’esempio del medico generico e dello specialista. Inizialmente vado dal primo, ma, se lui non riesce a risolvere il mio problema, mi affido al secondo. Ho creato, quindi, questa figura, il consulente della muffa, e ben presto, i miei clienti, hanno iniziato a darmi il soprannome di Mister Muffa. In fondo, chi di noi non ha mai desiderato di diventare un supereroe? La cosa fondamentale, per me, essendo un padre di famiglia, è far capire alla gente che la muffa fa male, soprattutto ai bambini, e non è soltanto una macchia da pulire. Non dobbiamo utilizzare assolutamente candeggina o prodotti simili, perché la muffa va trattata in maniera specifica, in quanto potrebbe crearci seri problemi di salute.


9) Hai realizzato anche una guida di “Mister Muffa”. Di cosa parli nello specifico in questo manuale?

- Internet ha segnato un punto di svolta nel capo professionale. Se da un lato ha dato una grossa mano nel far conoscere le diverse attività commerciali, dall’altro lato ha dato spazio a tuttologi che fanno circolare bufale solo per spillare soldi. Allora io che cosa ho fatto? Ho scritto una guida in cui spiego nel dettaglio, perché la muffa non è una macchia nera, non è dello sporco, ma è un fungo, proprio come quello che troviamo nei boschi. Io inizio con la spiegazione di tutti i rischi e tutte le cause della muffa, per evitare che qualcuno possa vendere all’ignaro, mio potenziale cliente, un prodotto inutile.


10) Dove vuole arrivare “Mister Muffa”? Quali sono i progetti per il tuo futuro?

- “Mister Muffa” ha un ambizioso progetto a lungo termine. Ritengo che tutti debbano averlo, suddividendolo poi in vari step con dei traguardi. Io vorrei aprire dei centri di consulenza “Mister Muffa” in altri luoghi, anche fuori dalla mia città, per aiutare i miei colleghi del settore, a professionalizzarsi e specializzarsi.



Iss: le morti legate all'influenza 2019 sono 78


ROMA - Salgono a 78 i morti e a 431 i casi gravi di influenza segnalati da ottobre 2018 a oggi in Italia, tra cui 7 donne in gravidanza. Lo segnala il nuovo bollettino Flunews Italia, a cura dell'Istituto superiore di sanità (Iss). I casi gravi sono stati segnalati, finora, da 19 Regioni e Province autonome.

Il 61% è di sesso maschile e il 75% dei casi si è verificato in soggetti di età pari o superiore a 50 anni. Nell'82% dei casi gravi e nell'85% dei deceduti era presente almeno una condizione di rischio preesistente (diabete, tumori, malattie cardiovascolari, malattie respiratorie croniche, obesità, ecc.) e l'82% dei casi risulta non vaccinato. Sette casi gravi si sono verificati in donne in stato di gravidanza.

Tutti i casi, riporta il bollettino dell'Iss, sono stati ricoverati in una Unità di Terapia Intensiva e 310 sono stati intubati. Tutti i casi, riporta il bollettino dell'Iss, sono stati ricoverati in una Unità di Terapia Intensiva e 310 sono stati intubati.

Insomma, anche da il nuovo bollettino Flunews Italia arriva un monito a non sottovalutare l'influenza, evidenzia Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, che sottolinea come ancora oggi costituisca una delle cause principali di decessi tra i bambini ed anziani o comunque soggetti immunodepressi.