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Il 'vaccino' anti tumore ha guarito tre pazienti

di PIERO CHIMENTI - Da New York arriva una nuova speranza per la lotta al tumore. Si tratterebbe di una specie di vaccino, che crea un'immunizzazione per combattere la malattia, sperimentata dai ricercatori del Mount Sinai Hospital. 

Secondo i dati forniti dalla rivista Natural Medicine, il trattamento sarebbe stato sperimentato su 11 pazienti, su cui i risultati sono stati molto confortanti, tanto da estendere la sperimentazione anche su altri pazienti di un altro ospedale, affetti tra gli altri di tumore alla gola e al seno. Nel corso del periodo di osservazione, è stato riscontrato che tre pazienti sono stati guariti totalmente dalla malattia.

Allergene non dichiarato, Ministero segnala richiamo polpette di pesce e seppia

ROMA - La tutela del consumatore e la sua salute, prima di tutto. Cresce l’attenzione per la sicurezza alimentare ancora di più se ha a che fare con le allergie. Per questo il Ministero della salute in data odierna ha diffuso il richiamo di quattro lotti di polpette di pesce e seppia, a marchio Yu chi ball per la presenza di allergeni non segnalati in etichetta. Il prodotto interessato è venduto in confezioni da 360 grammi con i numeri di lotto 27052019 e il termine minimo di conservazione 27/05/2019, lotto 12072019 con scadenza 12/07/2019, lotto 02042020 con scadenza 02/04/2020 e lotto 13032020 con scadenza 13/03/2020. 

Le polpette Yuchi richiamate sono state prodotte ME FU SHL S.L., che ha sede a Madrid c/o Carlos Jmenez Diaz n 14 Alcala De Hernares. Si raccomanda ai soggetti allergici alla soia e uova di non consumare il prodotto con il numero di lotti segnalati e di restituirli al punto vendita d’acquisto. Per i consumatori che non sono affetti da allergie alla soia e uova il prodotto è considerato sicuro. Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, raccomanda ai consumatori “ALLERGICI ALLA SOIA E ALLE UOVA” di non consumare il prodotto con il numero di lotti segnalati e di restituirlo al punto vendita d’acquisto. La segnalazione è stata pubblicata sul nuovo portale dedicato alle allerta alimentari del Ministero della salute. L’avviso è stato diffuso anche attraverso il Rasff.

Protesi mammarie ritirate in Francia per rischio tumore

PARIGI - L'agenzia sanitaria francese per la sicurezza dei prodotti medici (Ansm) ha reso noto sul proprio sito, «come misura precauzionale», il ritiro dal mercato un tipo di impianto di protesi mammarie macrotesturizzate e degli impianti mammari con superficie ricoperta da poliuritene, per il rischio connesso con l'insorgenza di una rara forma tumorale, il linfoma anaplastico. La misura che entrerà in vigore domani, prevede il divieto di immissione di tali protesi sul mercato, il divieto di distribuzione ed utilizzo ed il ritiro delle protesi presenti. L'agenzia non raccomanda però l'espianto preventivo per le donne portatrici di tali protesi. Nel 2017 il numero di donne portatrici di questo tipo di impianti mammari in Francia è stimato in 400 mila. 

Dal 2011, afferma l'agenzia, sono stati dichiarati in Francia 59 casi di ALCL associati a tali impianti mammari. L'Ansm rinnova inoltre la raccomandazione di utilizzare preferibilmente impianti mammari di tipo liscio in chirurgia estetica o ricostruttiva. La misura precauzionale, spiega l'agenzia, è stata decisa per «ridurre l'esposizione delle donne al rischio di Linfoma Anaplastico a Grandi Cellule (ALCL), che resta un rischio raro ma grave». L'Ansm ha anche attivato un numero verde e le donne portatrici di questi impianti sono invitate a consultare il medico in caso di dubbi o problemi. 

Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, sottolinea che nel lontano 1° gennaio 2012, fu il primo in Italia a lanciare l’allarme per il rischio tumori causato da alcune protesi, evidenziando fondate preoccupazioni sul ‘‘probabile uso per scopi di chirurgia estetica specie in strutture non altamente qualificate o ambulatori chirurgici che non rilasciavano cartelle cliniche, oltre l’assenza del registro nazionale degli interventi. Preoccupazioni che nonostante fossero state rese note anche alle Istituzioni sanitarie nazionali, erano rimaste lettera morta. Oggi non possiamo che esprimere sconcerto per il ritardo con cui anche il nostro ministero della Salute, seppur preventivamente e tempestivamente avvisato, sia giunto alla conclusione che debbano essere svolte indagini approfondite che noi per primi avevamo sollecitato. Ci auguriamo quindi, che questa inerzia non sarà foriera di pregiudizi verso tutti coloro che hanno utilizzato protesi potenzialmente letali.

Dieta alternativa con solo con succhi per tre settimane: gravi danni al cervello

ROMA - In molti puntano sulle diete detox, fatte ricorrendo anche a beveroni a base di erbe o altri rimedi alternativi, per purificare il corpo dagli eccessi alimentari. Promettono di far perdere peso, migliorare capelli, unghie e digestione, e stimolare il sistema immunitario. Una moda che però è stata definita dagli esperti "pericolosa e inefficace". E proprio un quotidiano israeliano "Ha Hadashot 12" ricorda il caso di una donna di 40 anni ricoverata dopo aver preso rimedi a base di succhi di frutta per tre settimane e aver bevuto troppa acqua. 

La vicenda, descritta dal giornale, risale a qualche giorno fa, ma è il punto di partenza per parlare del rischio di queste disintossicazioni drastiche risultate fatali per la 40enne israeliana. La donna, che si è nutrita per tre settimane con solo succhi di frutta e acqua, ha perso 40 chili ma è finita in ospedale con danni al cervello, causati da uno squilibrio di sali minerali. Sotto osservazione da tre giorni, i dottori di Tel Aviv pensano che il suo stato sia irreversibile. Il quotidiano sottolinea anche come in Israele non vi sia l'obbligo di qualifica per i terapisti che operano nell'ambito della salute. La 40enne sarebbe stata ricoverata per iponatriemia, ovvero una “intossicazione da acqua”, con bassi livelli di sodio nel sangue. Questi sintomi si verificano comunemente nelle persone che bevono molta acqua durante il recupero da disturbi gastrici senza sostituire gli elettroliti. Ma i prodotti naturali non sono privi di effetti collaterali. 

A bocciare le diete detox anche l'Associazione dei dietisti britannici che ha pubblicato un documento, in cui scrive che "l'idea stessa di disintossicarsi è assurda. Non ci sono infatti pillole, bevande, cerotti o lozioni miracolose che lo fanno. Il corpo ha un sistema ben collaudato con cui si purifica e rimuove scorie e tossine". Organi come la pelle, l'intestino, il fegato e i reni, lo purificano continuamente da alcol, farmaci, prodotti della digestione, batteri, sostanze chimiche da inquinamento. Le diete detox sono più un mito commerciale che una realtà nutritiva,scrivono i dietisti britannici. Molte delle loro promesse sono esagerate, non basate su dati scientifici e i benefici sono di breve durata". 

Fra le mode recenti c'è anche quella del digiuno. Saltare pasti per stare meglio. Anche qui bisogna evitare situazioni estreme. Digiunare è sempre un pericolo a meno che non lo si faccia con un certo criterio, cercando di farsi mancare per un certo periodo solo le calorie, non tutti gli altri nutrienti, compresi vitamine e minerali. Ecco perché quando si parla di digiuno, intermittente o restrizione calorica, non si parla mai di smettere completamente di mangiare per un lungo periodo. Bisogna consumare, durante i periodi di digiuno, verdure poco condite e un po’ di frutta. Quando si cerca di dimagrire si punta anche a prendere una pillola e si diventa magri. È la classica promessa di pulcinella che molti prodotti dimagranti reclamizzano senza alcun fondamento scientifico ed anche pratico. 

Un recente studio della "Stiftung Warentest", evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”,un’associazione di consumatori tedesca con sede a Berlino, fondata nel lontano 1964 che svolge indagini confrontando beni e servizi in modo imparziale, ha sbugiardato una serie di reclame di prodotti dietetici che vediamo su ogni media europeo e che promettono risultati con poco sforzo, ma con la mano costante sul portafoglio. In conclusione, dunque, l'unica medicina è lo sport. La parte fondamentale, il vero disintossicante resta l’attività fisica. Non solo la palestra che anzi, bene che va ci impegna per 3 ore a settimana, vale a dire 3 ore su 168 che tradotto in percentuale non arriva al 2% del tempo. Un pò poco se si vuole rimettere il tempo trascorso a tavola. Quindi via libera nel tempo libero a passeggiate, jogging, nuoto e, vista la stagione, a qualche sport invernale come lo sci.

"Erba velenosa nei fagiolini finissimi surgelati": Eurospin ritira le buste dal mercato

ROMA - Dopo l’allerta lanciata in data 14 marzo da parte dello “Sportello dei Diritti”, che segnalava la potenziale presenza di erba tossica nei fagiolini surgelati venduti in Francia da Carrefour, arriva oggi la comunicazione da parte del Ministero della Salute per lo stesso prodotto commercializzato in Italia da Eurospin Italia Spa a marchio “Delizia Dal Sole”. E’, infatti, sono stati ritirati dal mercato due lotti di fagiolini finissimi surgelati per il rischio legato alla presenza di un’erba velenosa nella confezione, la “Datura”. Si tratta di una pianta infestante molto pericolosa che nel raccolto può confondersi con gli altri vegetali commestibili e che sarebbe finita in alcune buste di fagiolini surgelati a marchio “Delizie Dal Sole”.

L’azienda ha ritirato «in via precauzionale» gli interi lotti, dopo che il ministero della Salute ha pubblicato un richiamo con la richiesta di togliere al più presto il prodotto dagli scaffali. La datura è una pianta molto tossica, il cui consumo può portare a gravi effetti sulla salute. Viene anche chiamata "l'erba del diavolo". Il prodotto non deve essere consumato assolutamente. E il ministero della Salute raccomanda categoricamente ai consumatori di non mangiare questi fagiolini, che potrebbero provocare seri fastidi. In particolare si tratta dei lotti 9043M e 9043MX, che contengono buste da 600 grammi con la data di scadenza 02/2021 e 01/2021. Il prodotto, confezionato dall’azienda Greenyard Frozen France sas di Moreac, in Francia, è stato distribuito in alcune catene di grandi supermercati del Nord Italia, come Eurospin Italia Spa. Saranno ora le analisi comunque a stabilire se insieme ai fagiolini fossero mischiate anche le foglie di questa pianta velenosa. 

Ma non c’è da scherzare: a seconda delle quantità di erbe ingerite, l’intossicazione da Datura, può causare arrossamenti cutanei, allucinazioni, nausea e vomito, tachicardia, ipertensione e malessere generale. In certi casi, addirittura, se non si interviene rapidamente, porta anche al coma e alla morte. Il prodotto è anche stato distribuito in Francia dalla catena Carrefour, che ha immediatamente raccomandato ai consumatori, che hanno acquistato le confezioni, in via cautelativa e precauzionale, di non consumare il prodotto e di riportarlo al punto vendita. Nell’ottica d’informazione quotidiana ai consumatori in materia di allerte alimentari, lo “Sportello dei Diritti”, nella persona del presidente Giovanni D'Agata, ricorda che la procedura di richiamo riguarda solo i lotti in questione anche se è opportuno comunque prestare attenzione nel caso in cui aprendo la confezioni si ravvisi la presenza di un'erba estranea ai fagiolini.

"E' tossica": crema per la pelle per neonati ritirata in tutta Europa

ROMA - Molte creme anti-arrossamento per bebè, usate in una zona estremamente delicata del corpo dei neonati, contengono un conservante, il butilparabene, che ha possibili effetti tossici sulla riproduzione e lo sviluppo. Le paste antiarrossamento agiscono in prossimità degli organi genitali dei bimbi e dunque, ancor più di altri cosmetici, devono essere usate con cautela e prestando la massima attenzione agli ingredienti che contengono.

Il 15 marzo 2019, il sistema RAPEX di informazione rapida per i prodotti non conformi della UE, con la notifica A12 /0418/19, ha invitato a non usare la crema per il bambino "URIAGE PREMIERE CHANGE CREMA PROTETTIVA BEBE 100 ML" in quanto contiene butilparabene (valore misurato: 0,051%). Questo composto organico aromatico, è un conservante ampiamente usato nei cosmetici ma da tempo sotto la lente di ingrandimento per i suoi possibili effetti tossici sulla riproduzione e lo sviluppo. Sospetti che sembrano sempre più fondati se le Agenzie governative per la sicurezza dei medicinali e dei prodotti sanitari della UE sono arrivate a raccomandare di non utilizzare il composto nei cosmetici destinati ai bambini sotto i tre anni di età.

Nello specifico, secondo quanto è riportato dall'allerta del RAPEX, il prodotto è confezionato in tubo di plastica da 100 ml di colore blu e precisamente identifica l'articolo con il numero di lotto / codice a barre: 3661434002298, 801202 - EXP 01/21, prodotto in Francia. Secondo l’elenco degli ingredienti, il prodotto contiene butilparabene. Il contatto cutaneo con prodotti che contengono questo composto organico aromatico può avere una potenziale attività di disturbo endocrino. Le autorità sanitarie europee hanno così allertato gli altri paesi e il consiglio, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è di non utilizzare questo prodotto per rischio serio di effetti tossici sulla riproduzione e lo sviluppo. 

La crema è stata ritirata dalle vendita nelle Farmacie a scopo preventivo, poichè, conclude RAPEX, "È vietata la vendita di prodotti cosmetici contenenti butilparabene usati dopo ogni cambio di panno." Nel caso delle paste protettive per il cambio dei pannolini, poi, l’invito dello “Sportello dei Diritti”, è di privilegiare prodotti naturali privi non solo di butilparabene, ma anche di parabeni e petrolati, questi ultimi sostanze di bassissima qualità ottenute dal petrolio e che sono diffusissime in questi cosmetici.

Tumori: la proteina p53 che protegge gli elefanti potrebbe essere impiantata nell'uomo

ROMA - Non solo gli elefanti hanno la proteina p53, ma tutti i mammiferi. Questa proteina ha quello che si chiama in gergo medico gene oncosoppressore, e sarebbe in grado di prevenire lo sviluppo dei tumori. A differenza degli altri animali che hanno una sola coppia del gene di questa molecola, i pachidermi hanno quindici o venti coppie, con la conseguenza che la quantità da loro prodotta di questa proteina è molto maggiore di quella che possiamo produrre noi umani. Una ricerca difende l'ipotesi che la ragione per cui gli elefanti hanno pochissimi tumori sia precisamente l'elevata quantità di questa proteina. 

Il problema principale per la scienza medica che si è interessata di questa questione è la possibilità di utilizzare questa proteina per combattere il cancro nelle persone. Vi è stata, in materia, una linea di ricerca sul cancro che è stata molto attiva per più di vent'anni: cercare di controllare i livelli di p53 nei tumori come modo per prevenirli. E ciò è stato studiato, ad esempio, nei topi. Ciò che è stato fatto è qualcosa di simile a ciò che accade agli elefanti, invece di avere una singola coppia del gene è stato aumentato il numero di coppie realizzando dei topi chiamati “super-p53”. Tale studio è stato effettuato dallo scienziato Manuel Serrano presso il Centro nazionale per la ricerca oncologica spagnolo più di 15 anni fa. 

E infatti ha scoperto che quei topi sono più protetti contro i tumori. Ma anche se si tratta di una strategia terapeutica che è stata tentata di sviluppare per molti anni non è così facile come si potrebbe pensare, perché la soluzione non è semplicemente quella di aumentare i livelli di p53 e basta. Questo non può essere fatto, perché per prima cosa bisognerebbe cercare metodi che permettano di aumentare la proteina senza causare più problemi di quelli che si cercano di correggere. In tal senso, si è pensato a diverse alternative. La prima cosa che è stata provata è stata l'uso di virus modificati per aumentare l'espressione del gene che codifica questa proteina e quindi aumentare la produzione della proteina stessa. Si sono utilizzati adenovirus che sono un tipo di virus che non si integrano nel genoma. Non integrandosi significa che non sono mantenuti in modo permanente, il che può essere un inconveniente ma impedisce che il genoma della cellula venga manipolato dall'essere alterato. Ma l'indagine ha scoperto che questo metodo non ha funzionato e in questo modo è stata abbandonata. 

Al momento e da qualche tempo a questa parte, la ricerca si è concentrata sulla conoscenza di come funziona questa molecola p53. Quello che sappiamo è che ha una vita media molto piccola, il che significa che è attivo pochissimo tempo nella cellula. Per questo motivo, uno dei canali di ricerca cerca di mantenerlo attivo più a lungo in modo che possa esercitare la sua funzione. E ciò viene fatto cercando di bloccare altre molecole che sono le cause per cui è resa disponibile per poco tempo nelle cellule. Sappiamo anche che negli esseri umani è presente a livelli molto bassi. Per capire questo percorso di ricerca è necessario sapere un pò come funziona la p53 . Quando il DNA di una cellula è danneggiato, la p53 si attiva e ha la capacità di stabilire se una cellula si sta dividendo ma ha subito danni, e in un certo senso può bloccare la divisione cellulare. Per prevenire che quel danno venga trasferito anche alle cellule figlie. La proteina p53 dà alla cellula un segnale per fermare la sua divisione cellulare e quindi dà alla cellula il tempo di riparare il DNA danneggiato, ad esempio dai raggi ultravioletti del sole a dosi eccessive. 

La p53 fa sì che la cellula muoia e quindi impedisce la trasmissione delle mutazioni. Questo è quello che succede in una cellula normale. Nelle cellule tumorali ciò che accade è che la proteina p53 non funziona e la cellula continua a dividersi e continua ad accumulare mutazioni senza riparazione. Se avessimo una quantità maggiore di proteine ​​di questo tipo “normali” questo bloccherebbe il meccanismo di diffusione tumorale per come la pensano molti scienziati. Ed è per questo che viene fatto un grande sforzo per raggiungere questa situazione, ma fino ad ora non è stato raggiunto. Ci sono studi clinici in corso ma non hanno ancora riguardato i pazienti. Un'altra via di indagine è l'uso della tecnica CRISPR di editing genetico. Ma poiché questa è una proteina che ha una funzione molto importante nelle cellule normali, dovrebbe essere un CRISPR diretto esclusivamente alla cellula tumorale. È ancora possibile metterla in pratica ma è fattibile che entro pochi anni la tecnologia CRISPR avanzi e possa essere svolta in modo completamente mirato verso queste cellule tumorali e in modo sicuro. Insomma, per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, la strada è ancora lunga ma queste ricerche rappresentano un’ulteriore speranza per sconfiggere definitivamente la “morte nera” del terzo millennio.

Fagiolo, scoperto un suo super potere per curare l'andropausa

ROMA - Fagioli con super poteri. Un nuovo prodotto naturale, basato su un estratto di fagiolo, è capace di curare i sintomi dell'andropausa, compresi la ridotta produzione di testosterone, l'osteoporosi e la sindrome metabolica. La scoperta del fagiolo "magico" che combatte l'andropausa arriva dal gruppo di ricerca dell'Università di Padova coordinato dall'andrologo Carlo Foresta e da Luca De Toni. 

Il risultato, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” è stato presentato nel convegno di Medicina della Riproduzione in corso ad Abano Terme. I ricercatori hanno dimostrato che l'osteocalcina, proteina prodotta dall'osso, o più precisamente dalle cellule precursori di quelle osee (osteoblasti), ha una influenza positiva su molte strutture dell'organismo. Hanno inoltre isolato la piccola porzione della proteina che interagisce e attiva i meccanismi recettoriali. 

A questo punto i ricercatori hanno cercato in natura qualcosa di simile e l'hanno trovato in un particolare estratto di fagiolo, che adesso è secretato da un brevetto depositato a livello internazionale, sul quale sta lavorando una casa farmaceutica.

Donne si ammalano di cancro a causa delle protesi mammarie: Ue avvia indagine


ROMA - L'UE ha istituito un gruppo di lavoro internazionale per studiare la relazione tra protesi mammarie e cancro e l'Italia partecipa alle riunioni in qualità di osservatore. Dopotutto i casi stanno aumentando in tutto il mondo dove si sospetta una connessione tra la chirurgia del seno e il tumore. Per la prima volta, la FDA (United States Drug Administration) ha lanciato l'allarme nel 2011 per identificare un campione.

Da allora, le autorità di tutto il mondo stanno cercando febbrilmente casi simili. Ad oggi, le autorità sanitarie hanno identificato a livello mondiale 660 casi di tumore attribuibile alle protesi. Nove donne sono morte per tumori ai linfonodi, ai polmoni o al fegato. Ogni anno circa 1,5 milioni e mezzo di donne si fanno operare il seno.

Per decenni le protesi mammarie sono state considerate innocue: ora le cose potrebbero cambiare. Sussistono molti elementi che fanno pensare come le portatrici di protesi mammarie siano confrontate con un rischio accresciuto di cancro: ma non conosciamo ancora la connessione esatta, affermano alcuni ricercatori.

Ora le autorità stanno discutendo su una eventuale limitazione dell'uso delle protesi. A tutte le donne che hanno protesi mammarie, dunque, Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, raccomanda di effettuare regolarmente un controllo annuale con ecografia mammaria o almeno questa dovrebbe essere la normale procedura raccomandata da tutti i medici.

Gaetano Falcicchio: "Sfido la crisi a colpi di servizi al cliente e specializzazione"


di ALESSANDRO NARDELLI - Questa la mission di Gaetano Falcicchio, pugliese, decoratore e titolare del centro di consulenza “Mister Muffa”. Egli, appassionato fin da ragazzino al mondo del colore e della decorazione, ha fatto tanta gavetta. Dopo aver aperto il Colorificio Falcicchio, negli anni ha deciso di specializzarsi nel settore delle muffe, diventando da subito, per tutti “il Consulente della Muffa” o meglio detto “Mister Muffa”. Il Giornale di Puglia lo ha intervistato:

1) Gaetano, leggendo il tuo curriculum, noto che già dall’adolescenza eri un appassionato del settore edile, per la precisione del mondo del colore. Come e perché nasce questa tua attrazione?

- Nel mio caso, è una questione di DNA, avendo mio padre che faceva il decoratore nel mio paese. Dal punto di vista professionale, assomiglio molto a mio papà, cosa non scontata. Da bambino, ho sempre visto lui armeggiare con colori e pennelli, e per me, quella del decoratore, è rimasta, quindi, una passione che ho coltivato attorno ai 14 anni, quando, durante le vacanze estive, ho iniziato a lavorare. Ben presto, ho preso, così, conoscenza del settore.

2) Descrivendoti, hai detto di te che sei una spugna, e che ancora oggi prendi il buono da ogni esperienza. Nel professionalizzare il tuo mestiere ha influito maggiormente la tua capacità d’imitazione o l’aver facilmente assimilato i trucchi che i tuoi maestri lavorativi ti hanno insegnato?

- La base per ogni professione deve essere quella di fare un lavoro con passione. Quando c’è la passione, e ti piace quel che fai, riesci ad assimilare ogni trucco del mestiere. Se invece svolgi un lavoro che non ti piace, non riuscirai mai a entrare al 100 % in quella che è la tua professione.

Personalmente, il fatto di essere una spugna, mi ha aiutato moltissimo dal punto di vista professionale, proprio perché il lavoro da decoratore mi è sempre piaciuto, quindi, fin dall’inizio, ho appreso e assimilato, con facilità, quelli che erano i diversi metodi per realizzare delle decorazioni, o anche una semplice pitturazione. Adesso ho tanta esperienza, ma non smetto di prendere il buono da tutte le mie esperienze. In passato, ad esempio, ho fatto anche il venditore, facendo mie quelle che sono le tecniche di vendita. Ancora oggi continuo a leggere libri sul business, sul marketing, e, ovviamente sulle muffe, la mia professione.

3) Prima mi raccontavi che tuo padre ti diceva sempre “Lascia perdere questo mestiere, fai altro”. Cosa ti ha spinto a superare questo “vento contrario”?

- Diciamo che sono sempre stato un ragazzo molto indipendente, quindi ho cercato fin dalla mia adolescenza, di avere una mia indipendenza economica, e di imparare un nuovo mestiere. Ciò che ha fatto scattare questa molla in me, è stato un evento molto intimo e personale, la scomparsa di mio padre.

4) Parlaci del tuo mestiere. Colorificio Falcicchio nasce come e con quale mission?

- Nel 2009, ho lasciato il posto fisso in un’azienda nella provincia di Bari, e mi sono trasferito a Brindisi, aprendo la mia attività, il Colorificio Falcicchio, che non nasce non come ferramenta, ma come una rivendita di solo colori, decorativi, carte da parati. La mission della mia attività, è sempre stata quella di dare tutta la consulenza e il supporto possibile ai miei clienti, soprattutto a chi vuole dedicarsi al fai da te, e avendo io una grande esperienza nel settore, questo compito mi riesce molto facile.

5) Sicuramente ci saranno stati anche per te dei momenti in cui hai sofferto la pressione della crisi incombente e della concorrenza. Come sei riuscito a fare quel salto di qualità, che ti ha permesso di differenziarti nel tuo settore?

- Faccio una premessa, non possiamo nascondere che le grandi distribuzioni, hanno come punto di forza, il prezzo e la quantità di articoli venduti. Inizialmente c’è stata l’adrenalina tipica dell’apertura di una nuova attività. Dopo un po’ ammetto, però, che ho iniziato a sentire la tensione, non tanto dovuta alla crisi, ma al fatto, come dicevo prima, che i grossi centri, pur avendo dei prodotti differenti dei miei, puntavano molto sul prezzo basso. Ecco, io invece, ho deciso di specializzarmi sempre di più nel mio settore, dando maggiori servizi al cliente, che riceve anche consulenza e assistenza. Infatti, ritengo che saper dare una risposta ai problemi del potenziale compratore, fa la differenza in un processo di vendita.

6) Quanto è importante il settore vendita e commerciale per un’azienda? E com’è cambiato questo settore da quando hai aperto la tua attività, ad oggi?

- Secondo me è fondamentale, non tanto essere un bravo venditore, (anche se comunque, è necessario esserlo), ma studiare approfonditamente il proprio settore, per capire come fare la differenza. Venti anni fa, invece, era tutto più semplice, non essendo ancora arrivato il boom di internet e dei grandi centri commerciali. Aprivi la tua attività commerciale e c’era tanta richiesta di prodotti, quindi era facile riuscire a guadagnare abbastanza bene.

7) Secondo te, che rapporto c’è tra il settore commerciale, e le strategie di marketing e di vendita?

- Il marketing è la base, ciò che aiuta la vendita. Molti pensano che il marketing sia la stampa di un semplice volantino, in realtà alle spalle, c’è tutto uno studio del settore, del cliente ideale. Un processo che ti aiuta a entrare nella testa del tuo cliente per capire ciò che lui desidera, e potergli così offrire un servizio o un prodotto che lo aiuti a risolvere il suo problema. Se non ti metti nei panni del tuo cliente, non riuscirai mai a dare lui il giusto aiuto.


8) Come nasce la tua idea di dare realizzazione a una nuova figura che in Italia ancora NON esisteva, “il Consulente della Muffa” o meglio detto “Mister Muffa”?

- Come spiegavo prima, oggi, se vuoi fare la differenza, devi trovare la tua differenza. In tutta la mia esperienza lavorativa nel settore, uno dei problemi più persistenti, è stato sempre quello della muffa. Da qui, la scelta di specializzarmi nella risoluzione di questo specifico problema. Io faccio sempre l’esempio del medico generico e dello specialista. Inizialmente vado dal primo, ma, se lui non riesce a risolvere il mio problema, mi affido al secondo. Ho creato, quindi, questa figura, il consulente della muffa, e ben presto, i miei clienti, hanno iniziato a darmi il soprannome di Mister Muffa. In fondo, chi di noi non ha mai desiderato di diventare un supereroe? La cosa fondamentale, per me, essendo un padre di famiglia, è far capire alla gente che la muffa fa male, soprattutto ai bambini, e non è soltanto una macchia da pulire. Non dobbiamo utilizzare assolutamente candeggina o prodotti simili, perché la muffa va trattata in maniera specifica, in quanto potrebbe crearci seri problemi di salute.


9) Hai realizzato anche una guida di “Mister Muffa”. Di cosa parli nello specifico in questo manuale?

- Internet ha segnato un punto di svolta nel capo professionale. Se da un lato ha dato una grossa mano nel far conoscere le diverse attività commerciali, dall’altro lato ha dato spazio a tuttologi che fanno circolare bufale solo per spillare soldi. Allora io che cosa ho fatto? Ho scritto una guida in cui spiego nel dettaglio, perché la muffa non è una macchia nera, non è dello sporco, ma è un fungo, proprio come quello che troviamo nei boschi. Io inizio con la spiegazione di tutti i rischi e tutte le cause della muffa, per evitare che qualcuno possa vendere all’ignaro, mio potenziale cliente, un prodotto inutile.


10) Dove vuole arrivare “Mister Muffa”? Quali sono i progetti per il tuo futuro?

- “Mister Muffa” ha un ambizioso progetto a lungo termine. Ritengo che tutti debbano averlo, suddividendolo poi in vari step con dei traguardi. Io vorrei aprire dei centri di consulenza “Mister Muffa” in altri luoghi, anche fuori dalla mia città, per aiutare i miei colleghi del settore, a professionalizzarsi e specializzarsi.



Iss: le morti legate all'influenza 2019 sono 78


ROMA - Salgono a 78 i morti e a 431 i casi gravi di influenza segnalati da ottobre 2018 a oggi in Italia, tra cui 7 donne in gravidanza. Lo segnala il nuovo bollettino Flunews Italia, a cura dell'Istituto superiore di sanità (Iss). I casi gravi sono stati segnalati, finora, da 19 Regioni e Province autonome.

Il 61% è di sesso maschile e il 75% dei casi si è verificato in soggetti di età pari o superiore a 50 anni. Nell'82% dei casi gravi e nell'85% dei deceduti era presente almeno una condizione di rischio preesistente (diabete, tumori, malattie cardiovascolari, malattie respiratorie croniche, obesità, ecc.) e l'82% dei casi risulta non vaccinato. Sette casi gravi si sono verificati in donne in stato di gravidanza.

Tutti i casi, riporta il bollettino dell'Iss, sono stati ricoverati in una Unità di Terapia Intensiva e 310 sono stati intubati. Tutti i casi, riporta il bollettino dell'Iss, sono stati ricoverati in una Unità di Terapia Intensiva e 310 sono stati intubati.

Insomma, anche da il nuovo bollettino Flunews Italia arriva un monito a non sottovalutare l'influenza, evidenzia Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, che sottolinea come ancora oggi costituisca una delle cause principali di decessi tra i bambini ed anziani o comunque soggetti immunodepressi.

Aids: ricercatori italiani scoprono vaccino che abbatte il 90% del virus


ROMA - Non è più un'utopia un futuro libero dai farmaci antiretrovirali per i malati di Aids. La somministrazione del vaccino terapeutico italiano Tat contro l'Hiv/Aids a pazienti in terapia antiretrovirale (cART) è capace di ridurre drasticamente - del 90% dopo 8 anni dalla vaccinazione - il "serbatoio di virus latente", inattaccabile dalla sola terapia, e apre una nuova via contro l'infezione.

Il vaccino terapeutico italiano è stato messo a punto dall’equipe guidata da Barbara Ensoli, direttore del Centro Nazionale per la Ricerca su HIV/AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità. Da cui si evince che la somministrazione del vaccino Tat a pazienti in terapia antiretrovirale (cART) si è rivelata capace di ridurre drasticamente il “serbatoio di virus latente” inattaccabile dalla sola cART.

“Si tratta di risultati - dichiara Ensoli - che aprono nuove prospettive per una cura “funzionale” dell’HIV, ossia una terapia in grado di controllare il virus anche dopo la sospensione dei farmaci antiretrovirali. In tal modo, si profilano opportunità preziose per la gestione clinica a lungo termine delle persone con HIV, riducendo la tossicità associata ai farmaci e migliorando l'aderenza alla terapia e la qualità di vita, problemi di grande rilevanza soprattutto in bambini e adolescenti, con l’obiettivo, in prospettiva, di giungere all’eradicazione del virus”.

L'HIV/AIDS rimane quasi 40 anni dopo la scoperta del virus un’emergenza globale che colpisce soprattutto le fasce più povere e fragili della popolazione mondiale, in particolare le donne e i bambini, gli omosessuali, bisessuali e transgender (LGBT), i lavoratori del sesso, le popolazioni migranti, gli utilizzatori di sostanze iniettabili. A oggi, ben 40 milioni di persone nel mondo convivono con l’infezione da HIV, la metà delle quali senza ricevere alcuna terapia.

La cura per HIV/AIDS richiede ancora molti sforzi, ingenti investimenti e strategie innovative per l’eradicazione del virus. Infatti, il virus HIV non può essere eliminato dalla cART perché persiste, senza replicarsi, in alcune delle cellule infettate in forma di DNA virale. Questa forma “silente” del virus (DNA provirale) costituisce un “serbatoio di virus latente” che rimane invisibile al sistema immunitario ed è inattaccabile dalla terapia cART. Il virus latente periodicamente si riattiva e comincia a replicarsi; pertanto, l’interruzione della cART determina inevitabilmente la ripresa dell’infezione. Di qui la necessità di assumere la terapia ininterrottamente per tutta la vita.

Salute: intervista al dottor Militello, eletto miglior andrologo e urologo d’Italia

ROMA. Nei mesi scorsi è stata stilata la classifica per l’anno 2018 del "Mio Dottore Awards" che elegge i migliori dottori d'Italia. Per quel che riguarda "Il Mio Dottore Awards", è un riconoscimento che mette in gara tutti gli specialisti d’Italia che vede poi, sulla valutazione dei pazienti e dei colleghi, la nomination di circa 10 specialisti per ogni branca, premiando al termine delle votazioni i primi tre dottori.
Per la specializzazione di Urologia Andrologia è risultato vincitore ed è stato eletto come migliore medico d'Italia il Dottor Andrea Militello, che ha concorso per la città di Viterbo.
Da qui il nostro interesse intervistarlo, e sapere qualcosa, di più del "Miglior Andrologo e Urologo d'Italia".

D. Dottor Militello, innanzitutto complimenti per il prestigioso riconoscimento. Essere premiato come miglior Urologo e Andrologo d'Italia non è cosa di tutti i giorni. Ci dice qualcosa di più di lei?

R. Grazie, è per me un’emozione e un grosso onore essere intervistato. Sono un urologo andrologo perfezionato in fisiopatologia della riproduzione umana con la specialità in urologia e andrologia, 2 master di perfezionamento, revisore di due importanti riviste scientifiche internazionali e nell’ultimo anno, con grosso onore, libero docente presso l’ Università Federiciana di Cosenza.

D. Interessante. Nell'ambito della sua professione ci può dire quali sono le malattie e i disagi più frequenti per cui viene interpellato?

R. Sicuramente la disfunzione erettile, l’eiaculazione precoce e l’infertilità maschile.

D. Ci sono cure innovative che propone ai suoi pazienti ?

R. Sicuramente nel trattamento della disfunzione erettile oggi abbiamo delle interessanti proposte terapeutiche sino a poco tempo fa non conosciute. Per citarne alcune, l’uso delle onde d’urto a bassa intensità nel trattamento della disfunzione erettile, l’uso dei fattori di crescita e l’impianto delle protesi peniene, sempre nei casi disfunzione erettile non rispondente ai farmaci. Un altro argomento che viene spesso affrontato nella visita andrologica è l’eiaculazione precoce. Anche qui oggi abbiamo delle novità, oltre i classici farmaci ci sono anche possibilità di terapie omeopatiche. La fitoterapia e nutraceutica, che sfrutta i nutrienti contenuti negli alimenti per avere benefici sulla salute, vedono Infatti un loro utilizzo in questo ambito. Come ad esempio l’uso della griffonia, una pianta contenente 5 idrossitriptofano, aminoacido essenziale che il nostro cervello utilizza per sintetizzare la serotonina, l’ormone del benessere e che regola anche il riflesso eiaculatorio.

D. Andando a cercare qualcosa su di lei su internet l’abbiamo trovata molto presente nei social. Secondo lei hanno influito sulla conquista del riconoscimento di Miglior Andrologo urologo d'italia?

R. Si, effettivamente dedico tempo ai social e ho una presenza importante sia su Facebook, che su Instagram con il mio account @andrologiamilitello, oltre il canale su Youtube che ha più di 3.000 iscritti e circa 2 milioni di visualizzazioni. Probabilmente la mia divulgazione online, e il fatto di voler aiutare tanti uomini a capire meglio riguardo i loro problemi di salute e il loro corpo ha contribuito al risultato. Ed ho constatato che i social permettono un contatto più facile e anonimo da parte del paziente, spesso intimorito nel dovere esporre un problema sessuologico o andrologico ad un dottore che non conosce.

D. Bene dottore, la ringraziamo della sua disponibilità e le rinnoviamo i nostri auguri per il premio e tutte le sue attività.

Grazie e buon lavoro a voi!

Cozze dalla Spagna contaminate da salmonella: allarme in Italia


ROMA - Cozze refrigerate depurate in Italia contaminate da Salmonella che sarebbero state già immesse sull’intero mercato nazionale. E’ delle ultime ore la notizia di un nuovo allerta alimentare che, questa volta, non riguarda il temibile batterio Escherichia Coli. Non si conoscono i lotti con cozze vive contaminate anche perché riguardano non solo la Grande distribuzione ma pescherie e mercati. Ad allertare le autorità sanitarie dei diversi Paesi europei ed esteri circa la presenza di salmonella è stata proprio l'Italia che ha prontamente avvisato le autorità sanitarie della UE (Dettagli di notifica - 2019.0428 del 12.10.2018 a seguito esito delle indagini e delle misure adottate del 06.02.2019).

Rasff, il sistema di allerta rapido dell'Unione Europea, invita tutti a prestare la massima attenzione e a non consumare le cozze refrigerate provenienti dalla Spagna, senza prima sottoporle al controllo dal Servizio igiene degli alimenti e nutrizione della Asl locale. Le cozze sono organismi “filtratori”, cioè filtrano tutto ciò che è contenuto nei mari nei quali vivono. Di conseguenza, se provengono da acque non perfettamente pulite, possono essere fonte di contaminazione batterica. Per questo motivo sarebbe sempre meglio evitare di mangiarle crude, sia a casa sia al ristorante dove spesso vengono servite sotto forma di "Crudités".

Solo con l’abbattimento (che non sappiamo se è stato fatto accuratamente) e la cottura i batteri vengono inibiti e si evitano spiacevoli disturbi intestinali. Con l'occasione ricordiamo che la salmonella è l’agente batterico più comunemente isolato in caso di infezioni trasmesse da alimenti, sia sporadiche che epidemiche. La salmonella è presente in natura con più di 2000 varianti (i cosiddetti sierotipi) ma i ceppi più frequentemente diffusi nell’uomo e nelle specie animali, in particolare in quelle allevate per la catena alimentare, sono S. enteritidis e S. typhimurium. Le infezioni provocate da salmonella si distinguono in forme tifoidee (S. typhi e S. paratyphi, responsabili della febbre tifoide e delle febbri enteriche in genere), in cui l’uomo rappresenta l’unico serbatoio del microrganismo, e forme non tifoidee, causate dalle cosiddette salmonelle minori (come S. typhimurium e la S. enteritidis), responsabili di forme cliniche a prevalente manifestazione gastroenterica.

Le salmonelle non tifoidee, responsabili di oltre il 50% del totale delle infezioni gastrointestinali, sono una delle cause più frequenti di tossinfezioni alimentari nel mondo industrializzato. Le infezioni da Salmonella spp. possono verificarsi nell’uomo e negli animali domestici e da cortile (polli, maiali, bovini, roditori, cani, gatti, pulcini) e selvatici, compresi i rettili domestici (iguane e tartarughe d’acqua). I principali serbatoi dell’infezione sono rappresentati dagli animali e i loro derivati (come carne, uova e latte consumati crudi o non pastorizzati) e l’ambiente (acque non potabili) rappresentano i veicoli di infezione.

La gravità dei sintomi varia dai semplici disturbi del tratto gastrointestinale (febbre, dolore addominale, nausea, vomito e diarrea) fino a forme cliniche più gravi (batteriemie o infezioni focali a carico per esempio di ossa e meningi) che si verificano soprattutto in soggetti fragili (anziani, bambini e soggetti con deficit a carico del sistema immunitario). I sintomi della malattia possono comparire tra le 6 e le 72 ore dall’ingestione di alimenti contaminati (ma più comunemente si manifestano dopo 12-36 ore) e si protraggono per 4-7 giorni.

Nella maggior parte dei casi la malattia ha un decorso benigno e non richiede l’ospedalizzazione, ma talvolta l’infezione può aggravarsi al punto tale da rendere necessario il ricovero.Le salmonellosi nell’uomo possono anche causare lo stato di portatore asintomatico. Il Sistema di allerta invita tutti a prestare la massima attenzione e a non consumare le cozze vive senza prima sottoporle al controllo dal Servizio igiene degli alimenti e nutrizione della Asl locale.

Il rischio, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, rilanciando le raccomandazioni del Servizio di Igiene degli Allevamenti e delle produzioni zootecniche, è che i mitili interessati dal richiamo possano esser commercializzati al di fuori dei canali legali, mettendo a grave rischio la salute dei consumatori. Mentre i molluschi acquistati esclusivamente attraverso "canali autorizzati all’interno di sacchetti con etichette che ne riportano la provenienza, possono essere acquistati in sicurezza".

Lo sai mamma che troppa TV ritarda lo sviluppo del bambino? Sotto accusa tutti gli schermi, anche dei tablet e dei cellulari.


Secondo un nuovo studio statunitense guidato dall' University of Calgary i bambini che guardano troppa televisione, trascorrendo troppe ore ogni giorno di fronte ad uno schermo può impedire di raggiungere delle fasi di sviluppo fondamentali dell’infanzia. I ricercatori hanno condotto uno studio che ha coinvolto 2.400 bambini in Canada tra il 2011 e il 2016, esplorando l’associazione tra l’uso dei tablet o altri aggeggi con monitor, ed un punteggio basso nella misurazione delle tipiche fasi di sviluppo del bambino. I bambini trascorrevano in media 2.4, 3.6 e 1.6 ore di fronte agli schermi al giorno rispettivamente all’età di 2, 3 e 5 anni. Gli scienziati hanno rilevato dei risultati negativi nell’ambito fisico, cognitivo e del comportamento tra i piccoli partecipanti che trascorrevano tanto tempo di fronte ad un monitor. Anche le capacità di linguaggio, comunicazione, motorie e problem-solving erano inferiori rispetto ai bambini che non abusavano di questi gadget. «Il nostro studio dimostra che i bambini in età prescolare che guardano troppa tv, giocano troppo tempo con i videogiochi, o utilizzano altri accessori connessi a Internet, sono quelli che maggiormente manifestano un ritardo e un deficit nell’apprendimento all’età scolare di 5 anni», ha dichiarato Sheri Madigan, del Dipartimento di psicologia dell’università. «Ciò che differenzia questo studio da quelli precedenti è che abbiamo esplorato in modo particolare l’impatto del tempo trascorso di fronte ad un monitor; nello specifico, il modo in cui questo tempo influenza lo sviluppo dei bambini all’età di 3 anni e 5 anni». Inoltre, i bimbi che usano i tablet e i videogames rischiano di non svolgere una sufficiente attività fisica, né apprendono abilità chiave come andare in bicicletta. Gli effetti di questo stile di vita comportano problemi di peso e dunque di malattie nella fase adulta. La dottoressa Madigan invita i genitori ad imporre dei limiti, sia di tempo che di spazio, per esempio stabilendo delle aree della casa in cui è proibito utilizzare qualsiasi tipo di gadget elettronico. La ricerca è stata pubblicata per intero nella rivista scientifica JAMA Pediatrics.. Più vulnerabili sono ancora una volta i bambini che passano molto tempo davanti allo schermo. Sempre più ricerche scientifiche, osserva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” puntano il dito contro uno stile di vita sedentario, dal momento che trascorrere troppe ore ogni giorno di fronte ad uno schermo può impedire di raggiungere delle fasi di sviluppo fondamentali dell’infanzia.

La scarsa igiene orale potrebbe innescare l'Alzheimer

ROMA - Da qualche tempo, gli scienziati hanno pensato che la demenza dovuta all'Alzheimer possa essere una malattia infettiva. Tuttavia, i ricercatori non sono riusciti a capire i processi esatti di tale infezione. Ora, un nuovo studio ha stabilito che esiste effettivamente un legame tra l'Alzheimer e un'infezione batterica. Ricercatori guidati dal microbiologo Jan Potempa dell'Università americana di Louisville hanno scoperto il batterio Porphyromonas gingivalis, che è responsabile di malattie dentali e gengivali, nel cervello dei pazienti deceduti di Alzheimer.

Successivamente, gli autori hanno osservato, in un esperimento sul topo, che l’infezione da P. gingivalis produce una colonizzazione del cervello degli animali e un aumento della produzione di Aβ1-42, un componente delle placche amiloidi. Nel cervello hanno innescato un aumento della produzione della proteina antibatterica beta-amiloide, i cui depositi sono legati all'Alzheimer. Allo stesso tempo, i ricercatori hanno trovato nel cervello i gingipain. Questi sono enzimi tossici formati dai batteri. Li hanno trovati anche nel cervello del defunto, a cui non era mai stata diagnosticata la malattia di Alzheimer. Le gingipain inoltre sono risultate neurotossiche sia in vitro che in vivo, con effetti dannosi sulla tau, una proteina necessaria per il normale funzionamento dei neuroni. I ricercatori valutano questo come un segno che il morbo di Alzheimer non porta alla malattia di denti e gengive, ma viceversa.

A offrire alla comunità scientifica internazionale questo ulteriore importantissimo spunto per la ricerca delle cause di questa patologia neurodegenerativa, è un gruppo di ricerca collaborativa pubblico-privata che ha coinvolto numerose università americane, polacche, norvegesi, australiane, neozelandesi. Primo nome della ricerca è Stephen S. Dominydella Cortezyme, un’azienda californiana di San Francisco, che sta cercando di sviluppare nuove soluzioni terapeutiche per l’Alzheimer e altre patologie neurodegenerative. Si deve proprio a Dominy la scoperta del Porphyromonas gingivalis nel cervello dei pazienti con Alzheimer, il patogeno gengivale legato alla neurodegenerazione e resistente ad un ampio spettro di antibiotici. Le ricerche di questa piccola azienda californiana hanno portato allo sviluppo di una piccola molecola (COR 388), in grado di inibire gli effetti patogeni di questo batterio.

Tuttavia, secondo i ricercatori, non è ancora possibile confermare l'efficacia di COR388 nella lotta contro il morbo di Alzheimer. Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”,una settimana importante questa per la ricerca sull’Alzheimer, notizia arrivata direttamente dalle pagine della rivista scientifica "Science Advances" circa la l’individuazione di un nuovo possibile agente eziologico infettivo per questa patologia multifattoriale. Nello specifico, secondo i ricercatori, questi esperimenti suggeriscono che gli inibitori delle gingipain potrebbero essere efficaci nel trattamento della colonizzazione cerebrale da parte di P. gingivalis e probabilmente contribuire a proteggere dai processi neurodegenerativi tipici dell’Alzheimer.

Sanità: firmato il contratto per la ricerca

ROMA. "Firmato oggi il contratto per la ricerca nel comparto sanità. E’ una bella notizia che corona lo sforzo fatto dalle istituzioni regionali e ultima un percorso portato avanti per la chiusura di tutti i contratti collettivi di lavoro delle funzioni locali e del servizio sanitario”, lo ha annunciato il Presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini. "Non è tutto ciò che avremmo voluto, ma è un inizio incoraggiante che dà maggiore sicurezza a lavoratori che fino ad oggi avevano garantito la loro professionalità in un quadro di grande incertezza contrattuale", ha aggiunto Bonaccini che ha voluto anche ringraziare per la collaborazione L’Aran (l’agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni), i ministeri della Salute e dell’Economia, le organizzazioni sindacali – con cui non sono mancati momenti di confronto anche serrato - che hanno sottoscritto l’accordo e,  infine, il Comitato di Settore Regioni-Sanità, presieduto dall’assessore dell’Emilia-Romagna, Sergio Venturi.
E proprio Sergio Venturi ha sottolineato che "Finalmente si è chiuso anche il ‘tassello’ del ‘contratto Ricerca’ che rappresenta una sezione del comparto sanità. La sottoscrizione di oggi – ha spiegato Venturi – rappresenta un primo passo per strutturare il personale della ricerca che fino ad oggi non ha avuto un proprio contratto collettivo nazionale di riferimento e che ha fruito solo di contratti di lavoro atipici e borse di studio. Il nuovo contratto coinvolge circa 3000 lavoratori oggi impegnati soprattutto negli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e negli istituti zooprofilattici sperimentali, e dà loro maggiori tutele e certezze economiche. Naturalmente – ha concluso Venturi - quello odierno è solo l’inizio di un percorso di valorizzazione, ma voglio sottolineare che con le risorse disponibili è stata scelta la migliore soluzione possibile".

Sanità: via libera al protocollo con la Federazione nazionale degli ordini degli infermieri

ROMA. "La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha approvato oggi il testo di un protocollo d’intesa con la Federazione nazionale delle Professioni Infermieristiche, Fnopi. Dopo il protocollo sottoscritto con la federazione nazionale degli ordini dei medici, FnomCeo – ha dichiarato il presidente Stefano Bonaccini - le Regioni aggiungono così un altro tassello importante nel processo di collaborazione con le professioni del mondo della sanità. Solo lavorando assieme ed ascoltando le esigenze di chi tutti i giorni è impegnato per assicurare il diritto alla salute possiamo contribuire al miglioramento degli standard e della qualità del nostro servizio sanitario nazionale".

Rispetto alle nuove sfide nel settore sanitario e all’esigenza di tutelare il diritto alla salute attraverso il sistema sanitario pubblico e universalistico in questa fase di transizione demografica, epidemiologica, sociale ed economica. Il protocollo focalizza ambiti d’intervento comuni e vista l’opportunità, dal 2019, di procedere a una revisione delle disposizioni nazionali delle professioni infermieristiche per garantire al Sistema Sanitario Nazionale un adeguato numero adeguato di professionisti mediante la programmazione di un conforme percorso formativo e professionale degli stessi.

Conferenza e FNOPI costituiscono un Tavolo di confronto permanente per affrontare congiuntamente le seguenti tematiche: sviluppo di nuovi modelli organizzativo-assistenziali e delle competenze esperte e specialistiche anche alla luce del nuovo CCNL del personale del comparto Sanità e delle responsabilità definite dalla legge 24/2017; standard del personale infermieristico del SSR anche in considerazione della riduzione degli organici per il blocco del turn over; sviluppo professionale e di carriera, formazione ed aggiornamento del personale infermieristico del SSR - formazione manageriale; definizione del fabbisogno formativo degli infermieri e infermieri pediatrici; avvio di percorsi per lo sviluppo del corpo docente universitario afferente ai settori scientifico-disciplinari dei corsi di laurea delle professioni sanitarie.

Il Tavolo di lavoro permanente che presidierà l’attuazione del protocollo sarà composto, per la parte regionale e provinciale, dal Coordinatore della Commissione Salute della Conferenza e dal Presidente del Comitato di settore Regioni-Sanità; per la Federazione nazionale delle Professioni Infermieristiche, dalla Presidente della Fnopi e dalla Segretaria Nazionale Fnopi.

Il Tavolo nazionale potrà riunirsi anche a livello tecnico con i rappresentanti delegati dalle parti e potranno essere costituiti Tavoli permanenti regionali con gli Ordini provinciali per l’esame delle tematiche su esposte.

Ariccia: inaugurato il nuovo Ospedale dei Castelli

Grandi novità nella regione Lazio: in questi giorni il Presidente della Regione, Nicola Zingaretti, insieme dall'Assessore alla Sanità e l'Integrazione Sociosanitaria della Regione Lazio, Alessio D'Amato, e dal Direttore generale della Asl Roma 6, Narciso Mostarda, ha inaugurato l'Ospedale dei Castelli, opera attesa da molti anni e che conclude i suoi lavori dopo 5 anni di cantieri. La struttura si trova ad Ariccia e servirà un bacino di 300 mila cittadini.

Si tratta di uno fra gli ospedali più grandi e tecnologicamente dotati della Regione Lazio ed è già in funzione dalla scorsa settimana, tanto da aver già festeggiato il primo nato. La sua superficie totale è di 15 ettari, 60 mila i metri quadrati di superficie coperta e un totale a regime di 342 posti letto, ad oggi attivati e accreditati 137 che aumenteranno, secondo un cronoprogramma fino al completamento. E' dotato di macchine a elevata performance tecnologica, due risonanze magnetiche, due Tac, due Angiografi, tre mammografi digitali con tomosintesi e stereotassi e varie altre apparecchiature per la diagnostica per immagini.

I nuovi ambulatori sono 22 con 17 posti a disposizione per la dialisi e 14 reparti per le acuzie. Undici i macchinari per la diagnostica per immagini, 9 le sale operatorie e 22 ascensori. Tra i nuovi servizi a disposizione è stato attivato "4 Zampe con te" per permettere l'accesso degli animali d'affezione in visita ai pazienti ricoverati in un'area apposita e con personale sanitario dedicato. 

Talco killer: "Johnson & Johnson lo sapeva da 20 anni"

STATI UNITI - Torna prepotentemente alla ribalta dell’opinione pubblica la vicenda del “talco killer”. I vertici del colosso statunitense della farmaceutica e dei prodotti per la cura personale Johnson & Johnson (J&J), sarebbero stati a conoscenza da almeno 20 anni della presenza di tracce di amianto nel borotalco, uno dei prodotti più venduti dalla multinazionale e destinato anche ai bambini. E non può essere diversamente dopo che la rivelazione, emersa da un'inchiesta dell'agenzia di stampa Reuters, ha fatto crollare il titolo della J&J a Wall Street nell'ultima giornata di contrattazioni della settimana. Solo nel luglio 2017, peraltro, la J&J ha comunicato all'autorità di borsa che risultano pendenti in USA ben 4.800 casi legali riguardanti il borotalco.

Ed il gruppo ha manifestato la propria convinzione circa la sicurezza e la qualità del talco che, è bene ricordare, è un minerale naturale composto da magnesio, silicone, ossigeno e idrogeno, usato in cosmetica come assorbente naturale per la pelle che viene utilizzato da decenni specie per i bambini senza che sia stato mai rilevato e provato scientificamente alcun rischio per la salute a parte quelli connessi all’inalazione di qualsiasi tipo di polvere che si risolvono con la semplice accortezza di non vaporizzarlo verso le vie respiratorie dei più piccoli. Tuttavia, nella sua forma naturale, il talco contiene amianto, che può "provocare cancro ai o intorno ai polmoni se inalato", secondo quanto sostenuto dall’autorevole American Cancer Society che ha precisato che è dagli anni '70 che i produttori rimuovono l'amianto e prove di un legame diretto tra talco senza quell'ingrediente e cancro sono "meno chiare".

L'International Agency for Research on Cancer (Iarc), l'agenzia parte dell'organizzazione mondiale della sanità delle Nazioni Unite e che ha il compito di dettare linee guida sulla classificazione dei rischi relativi ai tumori, indica il talco come "possibile elemento cancerogeno". Ed è su questo presupposto che sono state avviate le migliaia di azioni in questione da parte di donne che utilizzavano abitualmente sui propri genitali il prodotto, lamentando un nesso con l’insorgenza del cancro alle ovaie.

In attesa dei verdetti d’appello al di là dell’Atlantico, non è dato sapere se in Italia vi sia una casistica in merito, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, anche perché l’utilizzo di borotalco da parte delle donne italiane per la propria igiene intima non rientra nelle abitudini quotidiane delle italiane, con la conseguenza che il possibile nesso tra utilizzo e insorgenza di carcinomi per questa ragione, almeno nel Nostro Paese, dovrebbe essere molto basso. Tuttavia il condizionale è sempre d’obbligo, ed è sempre opportuno prestare attenzione da parte delle nostre connazionali che dovessero avere quest’abitudine sedimentata, risalente e costante nel tempo e fra quest’ultime, tra coloro che hanno ricevuto una diagnosi di tumore alle ovaie. Infine, per evitare facili entusiasmi, occorre ricordare che entità di risarcimenti così elevati sono possibili nei paesi, come gli USA, dov’è previsto l’istituto giuridico del cosiddetto “risarcimento punitivo”, mentre in Italia sono tuttora risarcibili solo le conseguenze immediate e dirette riferibili a condotte illegittime o illecite.