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Spettacolo. De La Roche: "La danza è rispetto, umanità ed umiltà"

TARANTO - Vittoria Ottolenghi lo definì “uno dei più grandi ballerini di jazz al mondo”. La sua vita, sin da bambino, lo ha portato a frequentare i più grandi artisti mondiali e a lavorare in molti Stati. Ma il suo spirito è rimasto semplice, intimamente legato ai principi fondamentali dell’esistenza. Andrè De La Roche, ballerino e coreografo di fama mondiale, ha inaugurato a Monteiasi, in provincia di Taranto, la nuova scuola di danza della Asd Dejanira Ballet. In un’intervista che ci ha rilasciato, gli abbiamo chiesto: qual è, secondo lei, il valore della danza?

“La danza, educa lo spirito. Insegna rispetto, umanità e umiltà: sono questi i valori fondamentali e principali che infonde a chi la pratica con passione. Il rispetto verso l’altro diverso da me; l’umanità nel comprendere le altrui esigenze; l’umiltà che risiede nella consapevolezza di essere solo “uno” in mezzo a milioni di persone. Concetti e sentimenti, purtroppo, ormai rari in questo mondo”.

D. Quando parla della sua vita e della sua esperienza nel mondo della danza e dello spettacolo, il suo pensiero si collega sempre al rapporto con la famiglia. Un legame indissolubile e vitale…

R. “L’esistenza di ognuno di noi è tracciata dal rapporto con la famiglia. Io sono stato fortunato ad avere genitori che mi hanno affiancato e spronato nella realizzazione dei miei sogni e delle mie passioni. La nostra vita è naturalmente condizionata da questo legame”.

D. A tal proposito…In provincia di Taranto lei è ormai “di casa”. Qualche giorno fa era a Monteiasi all’inaugurazione della nuova sede della Dejanira Ballet. Già nel 2014 fu padrino della prima scuola di danza della maestra Dejanira D’Elia, a Grottaglie. Un legame che può ormai definirsi “familiare”?

R. “È proprio così. Dejanira, ha un punto di forza nella sua famiglia, che ha investito, non solo dal punto di vista economico, ma soprattutto dal punto di vista umano, nella passione di questa giovane e forte donna. Lei ha un grandissimo supporto dalla sua famiglia ed in essa trova la sua forza principale. Il fratello Christian, la madre ed il padre sono proiettati verso di lei e lei, con impegno e dedizione, li ricompensa progredendo nel suo percorso. Quando vengo a trovarli, il mio approccio e nei confronti di una comunità familiare affiatata e coesa, che permette di portare avanti un progetto importante, che cresce sempre più e con ottimi risultati”.

D. Lei ha sempre avuto un rapporto particolare con il padre di Dejanira, Pietro…

R. “È un artista incredibile. Le sue creazioni sono stupende e il suo rapporto con l’arte lo rende un padre capace di comprendere la passione della propria figlia per la danza e di contribuire in maniera fondamentale nel suo percorso di vita e professionale”.

D. Dal 2014 ad oggi lei è più volte stato presente nella scuola della maestra Dejanira. Com’è cresciuta?

R. “Dejanira ha un enorme pregio, che si affianca alla sua bravura. Lei si mette in gioco e ha voglia lei stessa di continuare ad imparare e a crescere professionalmente. Per questo, offre ai suoi alunni la possibilità di frequentare stage con importanti figure del mondo della danza, consentendo loro di accrescere la propria professionalità. Non è da tutti avere l’umiltà di voler imparare da chi ha più esperienza. Questo le da quella marcia in più che le consente di essere una vera maestra di danza e di avere un ottimo rapporto con i giovani allievi della sua scuola, che educa con dolcezza e disciplina”.

D. Andrè, quali sono i suoi prossimi progetti?

R. “Lo scorso anno abbiamo portato in scena l’ultimo schiaccianoci. Per il 5° anno prosegue il workshop-spettacolo a Civitavecchia, che quest’anno mi vede impegnato come direttore artistico del musical “La bella e la bestia”. Con “Move”, collaboro in diversi progetti con numerosi artisti. Inoltre, tanto lavoro dietro le quinte, anche in tv, così come ho sempre amato fare sin da bambino. A marzo parteciperò al Gran Galà della danza di Gaeta. Ed ancora la partecipazione a concorsi, dove in qualità di giudice mi trovo a lavorare con tanti giovani. Gli impegni sono ancora tanti e continuo a portarli avanti con passione”.

D. Cosa dice ai giovani partecipanti ai concorsi?

R. “A loro dico che, pur non arrivando primi, il sol fatto di avere il coraggio di mettersi in gioco e calcare il palcoscenico, li rende tutti vincitori. Se non hai passione nella vita…non è vita”.

Intervista a Nasr Ben Soltana, Console Generale della Tunisia a Milano: "Siamo stati sempre la destinazione preferita degli italiani"

(Dott. Nasr Ben Soltana, Console generale di Tunisia a Milano)
MILANO - Vicine geograficamente, tutte e due appartenenti all’area mediterranea, con comunità in continuo contatto tra di loro e un positivo rapporti economici. Italia e Tunisia si sono prese per mano, non solo per business, ma anche per questioni umanitarie e di lotta al terrorismo. La Tunisia, fin dalla conquista dell’indipendenza, svolge ormai da tempo un ruolo di primo piano nel bacino del mediterraneo e, grazie alla sua lungimirante politica di apertura e moderazione, a far valere la sua centralità nei rapporti tra Europa e Nordafrica.

Abbiamo incontrato il Console Generale della Repubblica Tunisina a Milano, dottor Nasr Ben Soltana, che non solo ha voluto sottolineare l’intensità dei rapporti e degli scambi tra l’Italia e il suo Paese, ma anche la grande amicizia che lega i due Paesi.

Console, come sono oggi i rapporti con l’Italia?

L’Italia è il secondo partner economico della Tunisia e questo riflette anche l’interesse della Tunisia verso la collaborazione con la riva nord del Mediterraneo. Mi piace ricordare che la relazione tra i nostri Paesi affonda le radici in un tempo lontano, oltre 3000 anni fa. Mantenere buoni, saldi, forti e sereni i rapporti tra i due Paesi è di interesse comune, E volete sapere una cosa?

Certamente, ci dica…

Noi siamo stati sempre la destinazione preferita degli italiani nella sponda sud del Mediterraneo e resteremo così. Sapete che più di 860 aziende italiane sono già presenti in Tunisia e sviluppano attività redditizie in tutti i settori dell’industria, dell’agricoltura, dei servizi, del turismo e dell’energia. Il solo 2016 ha visto 19 nuovi progetti d’investimenti italiani nei settori non energetici. Sono convinto che con la recente adozione del Nuovo Codice degli Investimenti, il numero di aziende italiane aumenterà sostanzialmente nei prossimi anni.

Nonostante la questione del terrorismo internazionale? Non si sta associando, naturalmente, il fenomeno del terrorismo con il vostro Paese, sia ben chiaro…

Si si certo, è chiaro, anche perché il terrorismo è davvero un problema internazionale, è un fenomeno che riguarda tutto il mondo, di cui noi stessi siamo stati vittime. Il terrorismo, voglio ribadirlo una volta per tutte, è qualcosa di estraneo, di esterno alla Tunisia e all’Islam. Noi abbiamo fatto e continuiamo a fare tanto contro il terrorismo, che da noi è un fenomeno già risolto. Per questo possiamo guardare con serenità al futuro. Ma c’è bisogno di una salda cooperazione internazionale perché anche altrove il terrorismo deve essere annientato. La recente visita effettuata a Tunisi del 24 al 26 del mese corrente, di Sua Eccellenza Paolo Gentiloni, Presidente Del Consiglio Dei Ministri della Repubblica Italiana, e la perfetta dimostrazione delle eccellenti relazioni di amicizia e di cooperazione tra i nostri due paesi in tutte le aree, tra cui la lotta contro il fenomeno del terrorismo internazionale nel Mediterraneo. Sua Eccellenza ha dichiarato durante questa visita che: “L’Italia e la Tunisia, che condividono le stesse visioni, stanno lavorando insieme per combattere efficacemente il terrorismo e la migrazione irregolare”

Tranquillizziamo chi vuole dunque viaggiare in Tunisia?

Assolutamente! La situazione nel nostro Paese è stabile sia dal punto di vista economico che politico che sociale e il fatto che gli italiani non abbiano paura della Tunisia lo dimostra che, nel anno 2017, il turismo tunisino è in fase di ripresa sul mercato italiano. Fino al 20 novembre 2017, 78.000 gli italiani hanno visitato la Tunisia, registrando un aumento del 21,2% rispetto allo stesso periodo del 2016. Questa tendenza si evidenzia anche sulle entrate turistiche dall’Europa che hanno registrato un incremento del +19,3%. Al livello globale le entrate turistiche sono aumentate del +27,4%. Vorrei lanciare un appello...

Certo, lo lanci pure.

La Tunisia è un Paese bello e sicuro, fatela rimanere una delle destinazioni preferite dei vostri viaggi; vi assicuriamo che da noi troverete il piacere di una buona e bella vacanza, in sicurezza. In tutto il nostro Paese ci sono attrattive, posti meravigliosi da visitare, una cultura straordinaria da apprezzare e conoscere.

Gente accogliente, spiagge bianche e cielo blu, animazione non stop in un’ampia scelta di hotels, villaggi, isole paradisiache, splendidi siti archeologici di Cartagine e dei romani, magia del Sahara con la sua luce, aria frizzantina, spazi infiniti, paesaggi desertici, vita culturale notturna intensa.  Questo è quello che scopriranno i nostri amici italiani visitando la Tunisia. 

Lei ha fatto cenno al nuovo Codice degli investimenti in Tunisia. C’è dunque possibilità di investire in Tunisia?

In Tunisia ci sono molte opportunità di investimento e, anzi, invitiamo gli amici italiani a venire da noi, nel nostro Paese, a verificare le ottime condizioni di investimento e le ottime opportunità di investimento rafforzate dal Nuovo Codice degli Investimenti. Ogni anno, in Tunisia, si tiene, nel mese di novembre, la Conferenza “Tunis Investment Forum: TIF” un incontro internazionale alla quale sono invitati investitori di tutti i paesi del mondo; L’ultima edizione 2017 organizzata a Tunisi il 9 e 10 novembre 2017 ha registrato la presenza di più di 1500 partecipanti di 51 paesi del Mondo tra cui 76 investitori e rappresentati di aziende dell’Italia.

Questo importante incontro economico del Sud del Mediterraneo ha permesso ai businessmen, istituzioni finanziarie internazionali ed esperti di varie aree di investimento di essere informati sul clima imprenditoriale e sulle nuove opportunità di investimento in Tunisia nei settori promettenti come l’economia digitale o l’agricoltura biologica. Oltre la presenza dei rappresentanti del settore privato tunisino, tutte le istituzioni economiche del paese sono presenti, a dimostrazione del grande interesse e della voglia di creare sinergia, rapporti, alleanze economiche con le aziende straniere.
La nuova legge degli investimenti già operativa dal 1 aprile 2017, prevede l’aumento degli incentivi finanziari agli investitori, l’attuazione di una buona governabilità pubblica in materia d’investimento, la facilitazione dell’accesso ai mercati degli investitori esteri ed il rafforzamento della protezione dei loro diritti. Tra le principali disposizioni di questo nuovo codice, cito la creazione di cellule “anti-burocrazia che difenderanno gli investitori a livello regionale e la possibilità per le aziende estere di assumere 10 lavoratori esteri al posto di 4.

Lancio un appello agli investitori italiani a considerare la Tunisia nelle loro strategie di internazionalizzazione per approfittare di queste nuove misure in particolar modo nei seguenti settori dove la Tunisia si conferma come un sito di riferimento e un hub regionale d’esportazione verso i mercati europei e africani: Industrie meccanica,-elettrica-elettronica, componenti Auto, Aeronautica, tessile & abbigliamento, pelle e calzature, industria agroalimentare e l’offshoring nelle nuove tecnologie digitale.

Ultima domanda, legata al sociale. Sostenete l’attività caritativa come la comunità Oklahoma, qui a Milano, che segue ragazzi italiani e stranieri, li accompagna nel loro percorso di vita e li aiuta ad inserirsi nel mondo del lavoro. È questa, dunque, una delle attività del suo Consolato generale?

Donare, svolgere un lavoro caritatevole, aiutare i ragazzi che si trovano in situazioni di difficoltà e dare loro aiuti scolastici; sì, questa è una delle attività del Consolato generale cui diamo moltissima importanza. Nella nostra circoscrizione ci sono molte associazioni attive che lavorano in differenti situazioni – sportive, economiche – sociali -, tutte attività che noi ci sentiamo di dover supportare, perché è molto importante far sentire la presenza delle istituzioni a questi ragazzi affinché non si esentano esclusi, non si sentano soli. Inoltre perché permettono di rinforzare le relazioni italo-tunisine e dimostrare che i valori che ci animano e ci accompagnano, a dispetto di quanto si dice sul mondo arabo e musulmano, sono la fratellanza, la legalità, la tolleranza e l’integrazione.

Mario Ricchiuti, un giovane pugliese alla sua attesissima svolta artistica.

Italia Notizie intervista Mario Ricchiuti, un giovane artista pugliese, di Castellaneta, che dopo aver iniziato a lavorare con un importante uomo di spettacolo e tv come Paolo Bonolis e aver preso parte ad alcuni eventi, ha finalmente imboccato la strada del successo. Queste le sue parole in esclusiva per la nostra testata:

1) Come inizia la tua carriera artistica?

1) Ho partecipato ad alcune trasmissioni televisive con Bonolis e molti casting per importanti eventi, ma il mio salto di qualità avviene proprio in questi giorni in quanto il noto regista Carlo Micolano mi ha invitato a partecipare ad un fotoromanzo che mi vedrà coprotagonista insieme a Massimo Ciavarro.

2) Dove nasce artisticamente la tua formazione?

2) Per me, giovane appassionato di spettacolo, fiction e cinema, e nato a Castellaneta nella città del mio illustre concittadino qual è Rodolfo Valentino è davvero un grande privilegio inserirmi in questa nuova realtà che matura sul set.

3) In questo tuo esordio quale momento ricordi con più piacere?

3) Trovarmi a Spoleto mentre si stanno ultimando le riprese degli episodi di Don Matteo che raggiunge oltre 10 milioni di telespettatori è stato molto emozionante e significativo. Ho avuto il grande privilegio di colloquiare affabilmente con il grande Nino Frassica che interpreta con passione e professionalità il Commissario Cecchini. Un abbraccio con lui che è per me di grande auspicio per l’avvio dei miei progetti futuri nel settore dello spettacolo.

4) Se ti proponessero di essere testimonial in qualche campagna pubblicitaria per noti brand commerciali, accetteresti anche questo impegno?

4) Si stanno perfezionando alcuni accordi che per ovvi motivi di riservatezza non voglio anticipare, ma sulla mia immagine qualcuno ha deciso di puntare.

Mema: "I sogni sono il motore del mondo"

di Redazione - Dopo l’apertura del concerto dei Nomadi e una chiusura spettacolare del 2015, la band dei Mema torna nelle radio italiane con il nuovo singolo ‘Lasciami Sognare’, un inno a non smettere mai di credere nei propri desideri.

Il nuovo singolo della band lombarda è incluso nell’ultimo EP ‘’Il sole non è irrangiungibile’’ .

Siete in radio col nuovo singolo 'Lasciami Sognare'. Come nasce? 
"Lasciami sognare" nasce materialmente da una chitarra ed una voce, ma nasce soprattutto dalla necessità di esprimere un concetto che ci sta a cuore. I sogni sono il motore del mondo e sempre lo saranno, anche se viviamo in tempi travagliati,anche se la maggior parte di noi si guarda attorno e vede solo un colore, i sogni non hanno smesso ditrainare la nostra fantasia e non smetteranno di farlo.
Ogni volta che suoniamo questo brano si fa strada il desiderio di proseguire il cammino, più decisi di prima, è una specie di mantra tutto nostro che speriamo possa anche diventare il mantra di chi ci ascolta e ci ascolterà’’.

Chi del gruppo è la mente che realizza i testi?
‘’Ad oggi i testi sono stati scritti interamente da Andrea Scano, il nostro chitarrista.Le idee sono per ora venute fuori dalla sua sensibilità; chissà che in futuro non esca del materiale anche dagli altri componenti della band, per ora siamo davvero soddisfatti del lavoro di Andrea, i suoi temi ed il suo linguaggio ci rappresentano molto bene’’.

Cosa pensate del panorama musicale italiano?
Che da quando siamo arrivati noi è più bello! (ridono, ndr)’’.

Siete in studio per lavorare al prossimo singolo?
Sì, dopo "Lasciami sognare" uscirà un nuovo brano.La nostra intenzione sarebbe quella di presentare una canzone per volta invece di uscire con una raccolta,come abbiamo fatto per il nostro EP "Il Sole non è irraggiungibile".E' un modo diverso di proporsi, vedremo dove ci porterà e come verranno accolti i pezzi.
Il primo della lista è uscito, il secondo è in lavorazione e per gli altri speriamo di rispettare la tabella di marcia che ci siamo dati. Non vediamo l'ora di farvi ascoltare tutto il materiale’’.

L'IO: "Sanremo? Non mi ci vedo". Il cantautore campano presenta il nuovo singolo "Ridere per vivere"

di Redazione - ‘’La mia musica è pura, senza schemi’’. Si racconta così il giovane cantautore napoletano Flavio Ciotola in arte L’IO’, che al quotidiano Italia Notizie presenta il quarto singolo ‘’Ridere per vivere’’ estratto dal suo ultimo progetto discografico ‘’Bon Ton’’. Un disco dal sapore pop, ribelle e controcorrente, fuori da qualsiasi regola. Il miglior disco tra gli emergenti del 2015.

''Ridere per vivere'' è il nuovo singolo estratto dal disco ''Bon Ton''. Cosa racconta?
‘’Ridere per Vivere è la quinta traccia del disco BonTon e come suggerisce il titolo, è un consiglio di vita. Bisogna vivere più in armonia con se stessi, prendere le cose con distacco e ridere di più. L'inizio del testo inizia con la frase : "se trecento volte al giorno un bambino ride, puoi farlo anche tu..." ed è proprio questo il senso del brano’’.

Come definiresti la tua musica?
‘’La mia musica è pura, senza schemi, è un flusso di coscienza, sono io al 100%’’.

Cosa pensi dei Big scelti a Sanremo?
‘’Mmm..un’altra domanda’’?

Ti ci vedresti su quel palco?
‘’Non lo so...A volte si e a volte no,nel senso che sarebbe bellissimo essere sul palco dell'Ariston, ma purtroppo Sanremo diventa anno dopo anno sempre di più un calderone dei TalentShow...quindi per come è ora...no, non mi ci vedo proprio’’.

Sei in giro in una serie di live?
‘’Sì, il 14 Gennaio sarò a Roma al Marmo e il 22 Gennaio al Dejavù di Teramo. Vi aspetto!’’.

ANGELUS SAYS: quello che Angelus dice, passioni, moda e fotografia

La giovane fashion blogger Angelus Says, già famosissima sui social network e molto conosciuta su Instagram, si racconta in un’interessante intervista su ITALIA NOTIZIE, nel quale lei, giovane studentessa di Padova, ci racconta come nasce e cosa rappresenta per lei la moda, e quali sono i suoi sogni e i suoi progetti futuri.

1) Chi è ANGELUS SAYS e perchè hai scelto di chiamarti così?
Angelus Says è una studentessa di Padova con tante passioni. Una di queste è la moda, ma non intesa come seguire dei canoni prestabiliti, ma sentirsi liberi di sperimentare ciò che si vuole. tra le mie passioni c'è anche la fotografia. La scelta del mio nome, io mi chiamo Angela De Iacovo, e ho creato un nome d'arte, uno pseudonimo che mi serve per firmare i miei lavori, che è Angelus Dei, ossia Angelo di Dio dal latino. Questo perché Angela è Angelus e Dei è De Iacovo. Tra l'altro Angela significa “Messaggero di Dio”. Il Says viene di conseguenza dall'inglese "dice", ossia quello che Angelus (io) dice.

2) Come nasce la tua passione per la moda?
Diciamo che nasce fin da bambina quando guardavo mio padre scegliere la cravatta da abbinare alla giacca. Poi sono sempre stata molto artistica, la moda è espressività a mio parere, cioè scegliere i colori da indossare, i modelli, come abbinare, è come dipingere un quadro, solo che lo indossi. Poi i miei nonni erano commercianti anche di abbigliamento e restavo con loro in negozio e li aiutavo con la cassa (fin da quando avevo 3 anni) quindi vedevo come consigliavano i capi ai loro clienti. Poi se aggiungo pure che mia nonna è una sarta diplomata, vuole dire che ho la moda nel sangue.

3) Cosa rappresenta per te la moda?

Un modo di essere, una seconda pelle. La possibilità di manifestare i propri stati d'animo attraverso ciò che scegli di indossare. Cito sempre due frasi, la mia su cui si basa il mio blog, ossia “think different be yourself!”, e la frase di Caitlin Moran “when a woman says i have nothing to wear what she really means is: there is nothing here for who i'm suppose to be today". Io preciso comunque che la moda per me è un hobby, non un lavoro. Come il mio successo avuto in fretta, per me resta sempre e solo un hobby da coltivare ma non un vero lavoro.

4) Come inizia la tua storia artistica?

Da piccola, ho iniziato presto con tutto. A parlare, a camminare e a fare fotografie. Mio padre è un appassionato di fotografia, anche se ha perso un pò la mano. Io invece ho sempre coltivato questa passione e da quando ero piccola tenevo la videocamera Saba di papà per girare i filmini, oppure portavo in giro una vecchia Nikon per me enorme date le dimensioni hahaha e scattavo foto. Da lì in poi non mi sono fermata sono una (eccellente per il mio professore) fotografa e non ho mai preso una lezione in vita mia sempre tutto autodidatta

5) Qual'è stato il tuo contest d'esordio?
Il contest “Fashion on the road” per il brand Rinascimento del 2012 a livello nazionale. Ogni mese per aprile maggio e giugno sceglievano 10 vincitrici che rappresentavano stile e bellezza, e io ho vinto il contest di giugno.

6) Angelus, da grande cosa vorresti fare?

Il medico, non c'è altra cosa che desideri di più.

7) Cosa consiglieresti alle ragazze che si affacciano al mondo dei contest?
Per i concorsi non so dirti, avere stile è fondamentale e ci vuole fortuna nel vincerli. Mentre aprire un blog che parli di moda è un altro paio di maniche.

8) Quali sono i tuoi progetti futuri?
In primis vorrei laurearmi appena trovo il tempo. Poi vorrei mantenere sempre le mie passioni, mi piacerebbe fare una mostra con i miei lavori fotografici e poi chissà. Ho smesso di avere progetti, il
il destino decide per me. Continuerò ad essere in movimento, aspettando sempre che arrivi la corrente del destino a spostarmi.

Intervista alla band dei Blonde Brothers

di Redazione - 'E' sera' è il vostro nuovo singolo. Ci anticipate qualcosa del video?

Il video di "E' sera" sarà interamente girato sulla nostra magnifica terra, l'Altopiano di Asiago. Vorremmo organizzare una specie di "sogno" e metterlo in Video, un seguire esattamente le parole e il significato della canzone, che non è altro che un sogno nel quale si raccontano le emozioni di aspettare con la persona amata la sera e la notte per stare assieme e vivere l'intensità di un abbraccio d'amore.

. Come procede il tour estivo?
Abbiamo già cantato diverse date di questo tour estivo, siamo soddisfatti perché il pubblico comincia a cantare le canzoni del nuovo Album: "Brucia" oltre a quelle di "Lights and Shadows" il nostro Album d'esordio, è una soddisfazione immensa quando vedi le persone che ci seguono a cantare ciò che noi abbiamo scritto. Andremo a suonare a Roma, Bergamo, Vicenza e in molte altre città della penisola. Seguiteci nel nostro sito www.blondebrothers.com e sui Social Networks, lì pubblicheremo tutte le nostre date.
. Qual è stato il posto più bello dove avete suonato?
Abbiamo suonato in bellissimi luoghi, in montagna e al mare, una delle date più entusiasmanti è stata a "La Baitina" di Asiago, per il luogo mitico e per la storia di quell'Hotel/Bar. Negli anni 60/70 infatti tutti gli artisti italiani sono passati di là per fare concerti e registrazioni. Ecco quel luogo ci fa sentire nella casa della Musica.

. Idee per il nuovo disco?
Abbiamo molte canzoni da farvi ascoltare e per fare un nuovo disco, non appena finiremo questo Tour ci organizzeremo per registrare i nuovi brani scritti in questi mesi e chissà, forse nascerà anche un nuovo Album. Cercheremo di affinare e mantenere lo stile delle doppie voci e chitarre, perché abbiamo visto che è molto apprezzato dal pubblico.

Stajano: "A novembre sarò la zitella di Cechov"

di Francesco Greco. ROMA – “Tinto Brass? Lo adoro… Magari mi chiamasse! Intanto, a novembre, faccio Natalia, la zitella di Cechov”. Francesca Stajano sorride all’altro capo del cellulare. Attrice in carriera, salentina di nascita e romana d’adozione, ha un bellissimo bambino biondo, è compagna del regista Raffaello Sasson.

   Dalla voce traspare la voglia di cimentarsi col teatro classico dopo la tv (fiction di successo), la moda (è testimonial di griffe famose), il cinema, il canto lirico (“Bohéme”), il teatro brillante e quello d’autore, classico, da degna allieva - fra gli altri maestri della sua formazione - di Giuliano Vasilicò, “guru” del teatro di ricerca. La password della sua cifra di attrice-cult, un sacco glamour, si conferma dunque sempre più dettata da un eclettismo che vive con grande leggerezza, come una sfida quotidiana in cui riversare passione, impegno, estro creativo.

   “Atti grotteschi” è un testo tratto dai racconti di Anton Cechov, rielaborato in un atto unico dal regista Leonardo Madier in chiave ironica e di ilare, con tecniche sceniche gradevoli. Gli attori riescono a creare quella sospensione onirica che riconcilia lo spettatore con il teatro.
 
Domanda: Che tipo di ruolo è il suo? 
Risposta: "La Natalia de “La domanda di matrimonio”, una zitella isterica (in foto due momenti delle prove dello spettacolo) che quando si rende conto di aver trattato male il pretendente Ivan cercherà di fare di tutto per recuperare la situazione".

D. Ci riuscirà?  
R. "Il suo carattere irascibile e nevrotico la porterà a combinarne di tutti i colori e fino al “lieto” fine i due litigheranno e si insulteranno in tutti i modi possibili".

D. Questo fidanzato che uomo è?  
R. "All’inizio pare timido e impacciato, ma si trasforma, tra palpitazioni e svenimenti, in un attaccabrighe".

D. E’ stato facile entrare nel personaggio? 
R. "Il regista riesce a tirarmi fuori una verve comico-grottesca che davvero non sapevo di possedere. E comunque stiamo parlando di un autore classico, uno dei più grandi: l’umorismo, tra le righe del testo, è raffinato, mai volgare. Madier conduce lo spettacolo in modo brillante".

"Le richieste di Anton Cechov", dal 6 novembre (sipario alle ore 20.45), sino al 10 novembre (domenica, start alle ore 17.45). Oltre a Francesca Stajano sono in scena: Elisa Josefina Fattori, Andrea Villanetti, Leonardo Madier, Clarissa Bottacci, Sergio Sasso, Fabio Marcari, Domenica Mele.

Teatro “La Salette”, Vicolo del Campanile, 14 Roma. Tel. 06/68809478.

E-mail: teatrolasalette@libero.it. www.teatrolasalette.info. Tel. 333-3527154.  


Ecco 'Vivir by Lucia Mendez', 'il profumo che innamora'

(Foto: l'attrice statunitense-messicana Lucia Mendez)
di Francesco Greco - E’ una delle donne più belle del mondo. Nell’immaginario di milioni di persone. Popolarissima, amatissima. Bella come la Regina degli Aztechi, corpo da modella, pelle diafana, occhi scuri e profondi, grande personalità. Attrice e cantante, è l’unica star latinoamericana (è nata a Città del Messico) che da anni ha successo e fama planetaria in tv, al cinema, nei concerti. E’ anche testimonial di brand di successo. Capace di reinventarsi, mettersi in gioco, rimodulare la carriera con la password dell’innovazione, fuori dagli stereotipi, caratteristica dei grandi artisti.

In Italia è famosa soprattutto per “Cuore di pietra” e “Diana”, telenovelas che negli anni Ottanta (edonismo reganiano e riflusso) l’ha fatta entrare in tutte le case. Ma il pubblico s’è commosso anche con “Vanessa”, “Colorina”, “Viviana”, “Il ritorno di Diana Salazar”, “Marilena”: le tv private pugliesi, a grande richiesta, le ripropongono di continuo.
 
Lei ci ripaga con affettuose dichiarazioni d’amore. E’ stata ospite, negli anni scorsi, dei salotti tv più seguiti: da Baudo, la Rossetti, Carrà, Cutugno, ecc. E’ tornata l’estate scorsa dopo 7 anni. A Milano e Venezia, emozionatissima sul red-carpet della Mostra del Cinema. Ritornerà a dicembre.
 
Ma più famosa che nel Paese di Dante e Leopardi, Fellini e De Sica, è amata come attrice, cantante e anche imprenditrice (firma una linea di cosmesi) nell’Est europeo (Russia soprattutto), i Paesi Arabi, l’Africa, la Cina, l’America Latina, gli Usa. 24 telenovelas di successo (“Tu o Nadie”, “Cuore di pietra”, è stata la più seguita in Italia ed Europa secondo un sondaggio che ha preso in esame gli anni dal 1980 e 2003) e 8 film accanto ad attori famosissimi (fra cui Anthony Quinn, oltre ad aver cantato con Jennifer Lopez, Shakira, Julio Iglesias, Josè Feliciano, Gloria Estefan, ecc. le hanno dato la fama, un sito visitatissimo, fans club sparsi nel mondo.
 
E’ riuscita a superare, in successo e popolarità, le altre attrici sudamericane trasformandola in testimonial, “ambasciatrice” della bellezza latina. Icona vincente nel mondo dell’arte messicana, si concede frequenti incursioni nel fashion e beauty. Una carriera luminosa, una favola, un sogno che continua. Ma, da donna sensibile, spende la sua immagine anche per la causa dei latinoamericani immigrati negli Usa.

Lucia è stata testimonial di innumerevoli griffes di moda quali Versace e Moschino

Domanda: Lei è appena stata a Milano per trattare il lancio del profumo “Vivir By Lucía Méndez” (“la fragrancia che enamora”): com’è?
Risposta: “E’ un profumo con una fragranza a base di feromoni, unica e prima al mondo per la sua autenticità. Una miscela di vaniglia, cacao, jasmine, muschio bianco, angel del jorda, lavanda. Recentemente è stato premiato dalla Camera di Commercio americana come il più autentico profumo ai feromoni, leader nel mondo da quasi 5 anni. Presto sarà disponibile anche in Italia. Sono stata a Milano e a Parigi per definire alcune cose riguardanti il lancio nel vostro Paese e in Russia”.

D. E’ stata anche testimonial per griffe di moda e loghi di fama planetaria: quali? 
R. “Coca Cola, Ford, Palmolive, Colgate, Versace e Moschino e per altri marchi meno famosi ma lo stesso interessanti”.

D. Nel cinema ha girato con star consacrate, fra cui Anthony Queen, Antonio Banderas, ecc. Cosa ricorda?
R. “Ho lavorato accanto ad Anthony Queen come protagonista nel film 'I figli di Sanchez', con Banderas sono stata ospite d’onore in un famoso evento del cinema che si è tenuto a Los Angeles nel 2010. C’era una favolosa idea di realizzare una serie per il mercato europeo proposta da un regista di Dubai, ma non ho accettato perché la storia, specie alla fine, non mi piaceva molto. Se non mi identifico nel personaggio, non partecipo neanche se si dovesse trattare del più famoso personaggio al mondo”.

D. Quale considera la sua telenovela più famosa? 
R. “Tutte hanno avuto la loro fama. Pensi che sono tradotte in più di 155 lingue e ognuna ha avuto il suo impatto, perché sono tutte diverse l’una dall’altra e ogni storia rompeva gli schemi della tradizione e della serie 'mi lascio e mi riprendo'. Le mie telenovelas sono state tutte storie al 70% reali, vissute, come la prostituzione, l’abuso sulle donne, la reincarnazione legata a poteri paranormali. Ho fatto cinema e ho trattato storie d’amore ma anche di horror, storie di donne con squilibri mentali, ruoli da imprenditrice e di donna povera e maltrattata, ecc.”.

D. Lei ha una statua di cera come Marilyn Monroe?
R. “Al Museo delle Cere di Hollywood, dal 1984: è stata rinnovata per ben 5 volte da scultori famosi”.

D. E la stella sulla Walk of Fame?
R. “L’ho avuta nel 1989 a Los Angeles e nel 1991 sulla 8TH Street, a Miami in Florida”.

Lucia ritira un premio in Italia, a Vercelli
D. E’ stata vestita da famosi stilisti italiani: come andò?
R. “Esattamente nel 1989, grazie a 'Diana Salazar' e 'Marilena' e al grande lavoro del mio ex marito Pedro Torres, famoso regista messicano, ho avuto modo di vestire e quindi indossare per ben 5 anni la linea Moschino, e infatti molti settimanali e mensili di quel momento mi hanno dedicato più volte le copertine. Successivamente, nel 1991, a Miami ho avuto l’onore di conoscere Gianni Versace”.

D. Che uomo e che artista era?
R. “Era una persona unica. Devo dire che è stato uno dei miei migliori amici, una persona dolce e sensibile. Grazie a lui ho mangiato per la prima volta nella mia vita la ‘nduja, un salame piccante che proveniva dalla sua terra d’origine, la Calabria, che lui amava tanto. Gianni era una persona buona e aiutava tutti, forse non l’ho mai detto nelle mie interviste ma ho un regalo unico fatto da Gianni circa 8 mesi prima che morisse: si tratta di un cappello che mi aveva fatto realizzare e doveva forse andare in una sua prossima collezione… Potrei parlare molto di lui ma ci vorrebbe un libro. Gianni era e resterà il mio migliore angelo”.
D. Lei è una bellissima ragazza, che ha appena festeggiato i 40 anni di carriera…
R. “Il 13 luglio scorso. La Sony Mexico mi ha regalato e messo sul mercato un cd 'Los Essencial', un cofanetto di 3 cd e 1 dvd che raccoglie i miei più grandi successi”.

D. Quando ha cominciato a recitare e cantare?
R. “Ho iniziato a recitare nel 1976 nel film 'Muchacha italiana viene a casarse'. Avevo appena 16 anni. Con la musica il mio primo debutto è stato all’età di 18 anni accanto al famoso cantante messicano Josè Josè”.

D. Preferisce i ruoli drammatici o brillanti?
R. “Entrambi mi piacciono, ma tutto dipende dalla storia nel suo insieme, l’inizio e la fine”.

D. Lei è attiva sul fronte della difesa dei diritti dei latinoamericani, spesso incontra il Presidente Obama: com’è cominciato questo impegno?  
R. “Tutto è accaduto nel 2010. Davanti alle difficoltà, le sofferenze, i diritti negati del popolo latinoamericano negli Stati Uniti, ho scritto una lettera al Presidente del Messico e a quello degli Stati Uniti dicendo che mi piacerebbe molto impegnarmi per questa causa e difendere strenuamente i diritti degli immigrati. Il loro riconoscimento è importante e deve essere esteso in tutto il mondo. Ho ricevuto una risposta da entrambi: affermavano che la mia richiesta era stata accolta e sono stata proclamata portavoce della Riforma Emigratoria Latina. Sono stata invitata a Washington per una campagna organizzata da Obama: ho parlato della difesa dei diritti degli immigrati latini davanti a 2 milioni di persone. Non dimenticherò mai quel giorno: coincise con la sepoltura di mio fratello Carlos morto di tumore, ma avevo preso quell’impegno con le autorità e il governo americano e non potevo certo fare dietrofront”.

D. Che emozione ha provato alla Mostra del Cinema di Venezia?
R. “E’ stata una bellissima esperienza, sono stata accompagnata dal mio caro amico cantante Giuseppe Davi. Era da anni che non venivo in Italia, quando sono stata contattata per essere invitata per la forte gioia ho pianto. Il pubblico italiano mi ama tanto, mai avrei immaginato che sul tappeto rosso avrei avuto un’accoglienza così affettuosa, con i fans che gridavano 'Lucia! Lucia!'. Non ho potuto fare a meno di lasciare i fotografi per regalare loro un autografo”.

D. Ha un sogno nel cassetto?
R. “Beh, ne ho tanti! Il più grande è poter realizzare al più presto un film scritto da me 'Labios Electrico', una storia forte e sicuramente sarà di grande impatto. Sono già in trattativa anche con registi italiani conosciuti a Venezia. Sarà una sorpresa…”.

D. Lei è credente?
R. “Molto credente, ma non fanatica e sto lontana dalla gente settaria perché sono un veleno latente per chi gli sta vicino, sono le armi più sottili che usa Satana per farti cadere nella ribellione e allontanare da Dio. Il mio desiderio più grande e la mia continua preghiera è che possa ogni giorno di più far crescere il suo timore dentro me, quella è la vera arma per essere vere donne e madri nelle sue mani e per essere strumenti utili per la sua gloria! Dopo anni di fama e successo posso dire che quello che rende veramente felici e ricchi è solo la grazia di Dio. Un bacio a tutti e God bless you, Italia!”.


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Intervista al chirurgo dei vip: "L'immagine è tutto da lì incomincia il successo"

Dal nostro inviato Francesco Greco.
MILANO – Belen Rodriguez gli deve molto, Nicole Minetti tutto, o quasi… Ma sono solo due delle tantissime donne dello show-biz che hanno bussato al suo studio di Milano. Se apparire è anche essere, con una buona percezione del proprio corpo e del proprio io, che si trasfigurano in una solida autostima, si può tentare l’azzardo: far coincidere l’apparire con l’essere, sovrapporre i due livelli. Attraversiamo inquieti l’epoca dell’immagine che surroga tutto e che grazie ai nuovi media può essere contaminata in ogni angolo del pianeta. Non saperlo ci depotenzia, ci ricaccia ai margini della vita, condanna all’anonimato più doloroso, un’esistenza grigia, priva di pathos.

   Blasfema sino a ieri, religione con radi officianti e sparuti fedeli dell’upper class, oggi la chirurgia estetica è divenuta popolare, di massa, metabolizzata come branchia della medicina moderna, sdoganata come trend di massa in grado di riconciliare col proprio corpo e aprire la via se non al successo almeno alla serenità e all’equilibrio psico-fisico, magari regalando i famosi 15 minuti di celebrità che Andy Wharol rivendicava democraticamente per tutti, e che magari fra un po’ saranno scritti nella Magna Carta.

   Nel III Millennio i chirurghi estetici sono visti e vissuti come guru, autorevoli più dell’oracolo di Delfi: in certi casi sono considerati degli artisti che posando con sapienza il bisturi sul corpo lo migliorano esaltandone le peculiarità. La bellezza è un dono della natura, è scritta nei geni, ma se si può dilatare nel tempo, conservarla in tutta la sua seduzione il più a lungo possibile con un’alimentazione corretta e una vita sana, e spesso con qualche “ritocco” perché non farlo?

   Giacomo Giovanni Urtis (foto) è il chirurgo estetico del momento, una vera star. A lui si rivolgono le donne dello spettacolo, ma anche le piccolo borghesi, le madri di famiglia smaniose di spingere le figlie in quel mondo dorato, che spesso arrivano dall’oscura provincia, spesso del Sud e aprono sulla sua scrivania ritagli di riviste di gossip e, con un archetipo di bellezza fisso in testa, chiedono le labbra turgide di quell’attrice, i seni della modella di successo, i glutei della show-girl, il fondoschiena delle pin-up, gli zigomi della manager in carriera. Molto ci sarebbe da discettare sull’idea di bellezza, su quella che, omologata, ne diventa la sua negazione ontologica, perché è la diversità, l’unicità che la esalta e comunque la vera bellezza viene dal cuore, dalla luce nello sguardo e non conosce gli insulti del tempo, anzi, lo relativizza: è un dono che è per sempre. Ma qui finiremmo nella filosofia, mentre la donna del nostro tempo vuole uniformarsi a format che considera assoluti.

   Il dottor Urtis, fuorionda, ci ha fatto nomi di donne in politica, nello spettacolo, nel business che sono passate dal suo studio per chiedere il suo aiuto. Ma è un signore beneducato e, come vedremo, non li farà, anche perché quelle che si ritoccano lo negano anche al confessore e in questa intervista esclusiva spiega cosa sta accadendo oggi, anno di grazia 2013, alla donna, l’idea di bellezza, la percezione del proprio fisico, l’autostima, l’io.  

Domanda: Dr. Urtis, è vero che una donna italiana su due vuole rifarsi una parte del corpo?

Risposta: “Il mondo della chirurgia e della medicina estetica, negli ultimi anni, ha avuto un boom eccezionale. Sono sempre più numerose le donne di tutte le età che sentono la necessità di migliorare il proprio aspetto fisico ricorrendo anche a trattamenti non chirurgici. Cerco sempre di aiutare le mie pazienti a dosare con cautela la loro voglia di cambiamento per evitare che ne abusino ma anche a consigliarle per raggiungere il meglio di sé”.

D. Quale zona del corpo vorrebbero modificare?

R. “Gli uomini generalmente sono attratti da donne formose e con le labbra carnose. Le  richieste vanno dalla ridefinizione generica di  labbra e zigomi ad altre più precise come labbra morbide all'Angelina Jolie e oppure i glutei perfetti alla Belen Rodriguez. Il ritocco del lato b è molto richiesto anche perché il cliché di bellezza, in tutto il mondo, è quello di donne di successo sempre più disposte a osare e a esibire. Chi, invece, è preoccupata per le sue rughe potrà ricorrere all’ossigeno terapia per rassodarle e levigarle. Anche la pelle necessita di cure. D’estate l’idratazione è fondamentale. Trattamenti dermoceutici come il peeling medico o le iniezioni di botox e filler permettono di rigenerare e distendere la pelle del viso e del collo e rinvigorire alcune zone quali zigomi, labbra e i solchi del naso. Un ottimo risultato per ridurre le adiposità può essere ottenuto anche dal trattamento lipolaser”.

D. A che età comincia questa smania di ritoccarsi?

R. “Donne di tutte le età, in particolare quelle dai 20 ai 35 anni. Comunque prima di intervenire cerco di capire le motivazioni che spingono la paziente ad avanzare certe richieste. E se non vedo la necessità di interventi estetici, senza troppi giri di parole, posso anche  dire alla paziente che non ha bisogno di nulla”.

D. C'è un canone di bellezza che le donne italiane ritengono un archetipo per tentare di entrare nel mondo dello spettacolo?

R. “Non so se è corretto parlare di un canone. Per quel che riguarda le proporzioni, tutto deve essere in armonia con il resto del corpo. Le star sono i modelli di riferimento. Personalmente credo che il concetto di bellezza sia abbastanza relativo. Certo, per chi ambisce al mondo dello spettacolo, la situazione è un po' diversa. L'immagine, come vediamo in tv e sui giornali, è tutto e, spesso, è da quella che inizia il successo. Essere magre e in forma, avere forme rotonde e curve al punto giusto, apparire giovanili e scattanti sono sicuramente requisiti fondamentali per entrare nello showbiz”.

D. Quanto è disposta a spendere una donna?

R. “Dipende. Alcuni interventi hanno costi alti e non tutti sono disposti a spendere migliaia di euro perché magari hanno un budget limitato e devono accontentarsi. Chi ha la disponibilità economica, però, ama investire il suo denaro in trattamenti estetici e lo fa sempre molto volentieri. In fondo, concedersi qualche regalo ogni tanto fa bene al cuore!”.

D. Da quali Regioni vengono?

R. “Direi un po’ da tutte le Regioni, ovviamente da quelle con il più alto numero di abitanti, ad esempio la Lombardia; ma non sono in grado di dare una percentuale statistica”.

D. E da quali fasce sociali?

R. “I trattamenti che offriamo non sono i più economici, ma cerchiamo di essere accessibili a tutti. Magari viene immediato pensare che solo i vip ricorrano alla chirurgia estetica perché sono gli unici a poterselo permettere, ma non è così. Anche tante casalinghe e uomini e donne comuni, con qualche sacrificio in più, possono ottenere dei buoni risultati e tanta soddisfazione da piccoli ma efficaci ritocchi al loro corpo”.

D. Quali sono le personalità dello spettacolo più famose che sono venute da lei?

R. “Sono tante le donne dello spettacolo che sono diventate mie pazienti e di cui si sussurra nei giornali. Con loro ho instaurato un rapporto molto cordiale e alcune, oggi, le considero amicizie importanti. Ovviamente non mi sento di fare una lista di nomi, sarebbe imperdonabile dimenticarne qualcuna…”.



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Stefàno, "Sono onorato, lavorerò con impegno e serietà"

dal nostro inviato Francesco Greco. 
ROMA – Dario Stefàno da Otranto, dopo la canonizzazione degli 800 Martiri. Un segno degli astri, per chi crede alle loro suggestioni. Da qualche giorno è presidente della Commissione parlamentare per le autorizzazioni a procedere, una delle tre (con Copasir e Vigilanza Rai) che per una convenzione sottintesa tocca alle opposizioni.

   In politica il vuoto non esiste: quello lasciato dal triste crepuscolo di Raffaele Fitto (che ha casa proprio a Otranto) e di Rocco Palese dopo l’incidente Merryl-Lynch, è subito riempito dall’ascesa di questo 50enne molto elegante, col baffetto sottile e l’eloquio pacato, che cerca di convincerti con la forza degli argomenti, che irrompe sulla ribalta politica nazionale dove devi subito trovare una password comunicativa, una modulazione adeguata per sedere nei salotti tv e i talk-show (da “L’Arena” a “Porta a porta”) e spiegare il proprio pensiero, scansare trappole e polpette avvelenate, evitando di farsi sovrastare dai conduttori tosti e surclassare dall’avversario. Sinora il politico pugliese ci è riuscito.

   In Puglia ha lasciato un buon segno. Da assessore ha portato i prodotti della terra nel mondo (sul rosato, per esempio, ha fatto un ottimo lavoro elevandolo a vino con lo stesso pedigree degli altri).

Abile pr di se stesso (Vendola è stato padrino di battesimo del suo bambino due anni fa),  sa ascoltare la gente. Raccontava giorni fa una ristoratrice di Taviano (Lecce) che sotto campagna  elettorale non ha fatto mordi e fuggi come tanti, ma s’è fermato a lungo a parlare, e alla fine ha salutato gli addetti alla cucina.

   In questa intervista esclusiva ecco lo Stefàno-pensiero.

Domanda: Senatore, dall'agricoltura in Puglia, olio, vino e dieta mediterranea, alla presidenza di una giunta che ha un ruolo molto delicato. Uno step considerevole: soddisfatto?

Risposta: “Sono  onorato di fare una esperienza, che non capita a tutti, nel cuore delle Istituzioni e alla presidenza di una Commissione che affronta temi molto delicati. Sento il peso di questa responsabilità che però condurrò, come sempre, con il massimo dell’impegno e con serenità”.

D. Lei deve essere ben introdotto nel Pd, perché il suo partito indicava, per questa carica, Claudio Fava...

R. L'on. Claudio Fava era candidato da Sel a presiedere il Copasir, che è un organismo bilaterale di cui non faccio parte. La mia giunta è invece organo del Senato. Questioni ed ambiti diversi”.

D. Se sul suo tavolo dovesse arrivare la richiesta di autorizzazione a procedere per qualche eccellente, diciamo Berlusconi, come si comporterà?

R. “Con rigore e serietà. Innanzitutto con la convinzione che su certe questioni, anche se non riguardassero Berlusconi ma un senatore ‘qualunque’, sia indispensabile tenere fuori dalla porta ogni possibile approccio o tentazione di lotta politica. La decisione va sempre ricondotta al merito, ed il mio impegno sarà sempre quello di porre nelle miglior condizioni possibili, ogni volta e tutti i membri della giunta, per agevolare gli approfondimenti necessari, anche rispetto a pronunciamenti precedenti o su fattispecie analoghe”.
Il presidente della Commissione Parlamentare per le Autorizzazioni a Procedere Dariò Stefano con il governatore Nichi Vendola

D. Non crede che l'immunità parlamentare andrebbe abolita? E' un retaggio medievale di cui spesso godono persone indegne... 

R. “Io credo che il vero problema non siano le immunità parlamentari, che costituiscono una garanzia funzionale importante per la democrazia parlamentare, quanto l'uso distorto che ne è stato fatto e che ha finito per stravolgere tali baluardi del regime parlamentare, trasformandoli in veri e propri privilegi, del tutto ingiustificati e quindi divenuti, paradossalmente e per certi versi, del tutto antidemocratici. Occorre oggi recuperare la originaria essenza di tali misure, esercitando i poteri previsti dall'articolo 68 della Costituzione secondo i nobili valori e i fondamentali principi che ispirarono la creazione delle prerogative in questione. Peraltro, anche la Corte Europea dei diritti dell'uomo ha sancito la legittimità in astratto delle immunità, fissando tuttavia in concreto i limiti ed i canoni per il corretto esercizio di tale prerogativa, specie dell'insindacabilità, che secondo la Corte stessa deve essere ispirata a rigorosi canoni di proporzionalità rispetto agli obiettivi perseguiti”.

D. In questi anni di II Repubblica, più forse della prima, l'etica è stata piegata a interessi di parte, provocando disaffezione verso la politica e le istituzioni da parte dei cittadini, qualunquismo, populismo: come pensa si possa recuperare questa caduta di percezione e di immagine?

R. “Più che di percezione e di immagine, parlerei proprio di sostanza. C’è  bisogno che in Parlamento vadano persone per bene e qualificate. Per questo occorre una legge elettorale diversa dall’attuale. Oggi anche buone ragioni espongono al rischio di eleggere parlamentari poco inclini al ruolo di legislatori”.

D. Dicono che sia Berlusconi a dettare l'agenda del governessimo e che incubano altre leggi ad personam: legittimo impedimento, falso in bilancio, ecc.: è vero?

R. “È un governo certamente anomalo, in cui le due principali parti muovono da interessi e visioni politiche che sono -  o almeno dovrebbero essere – diverse e che  oggi sono accomunate dal solo obiettivo di rimanere al governo. Io spero che la sensibilità di centrosinistra nella maggioranza non si pieghi ad interessi diversi da quelli realmente utili alla collettività”.

D. Pensa che il Parlamento sia davvero una ‘scatola vuota’ come dice Grillo e che il grillismo, come fenomeno di protesta, crescerà o ha già toccato il top alle politiche di febbraio?

R. “Già con Berlusconi a capo del governo si è operato, più volte, il tentativo di svuotare il Parlamento delle sue prerogative legislative. Pensiamo a quante volte si è ricorsi al voto di fiducia accompagnando tale scelta con una costante e mirata campagna mediatica sul ‘Parlamento che blocca l’attività del governo’. Ora Grillo, con obiettivi diversi, parla di scatoletta di tonno. Mi sembrano entrambi approcci populistici, irrispettosi di quello che deve restare il luogo centrale della nostra democrazia”.

D. Sostiene Grillo che l’unica opposizione è il M5S e che il Sel è addomesticato: che ne pensa?

R. “Grillo ha perso un’occasione storica, che probabilmente non tornerà più. A che è servito aver saputo incanalare la protesta diffusa se poi non si è in grado di proporre, discutere, provare a cambiare veramente le cose, "sporcandosi" le mani? Ha mortificato, a mio avviso, lo slancio e l’entusiasmo dei suoi eletti e deluso anche gli elettori. Ma forse ha tutto l’interesse a rimanere in questa posizione, a fare l’urlatore ed a parlare male di tutto e di tutti. È la posizione meno impegnativa”.

Primavera/Estate Princess: colori intensi e sensualità velate


Francesco Greco. “Primavera nell’aria… / Sì c’a mirarla intenerisce il core!”. Immortale Leopardi:  colse nella primavera il momento dell’anno in cui in natura tutto ha un fremito vitale, si apre, sboccia, come posseduto da una possente, ancestrale energia. Il cielo è di cristallo, l’aria dolce e trasparente, gravida di petali e di profumi, di colori, di bellezza in divenire. Il rinnovamento parte da dentro di noi e si riflette sulla pelle.

   Forse la fashion designer romana Laura Azzariti, col suo logo PHWC (Princess Handle With Cure) è partita da questa considerazione. La sua collezione Primavera/Estate 2013 è tutta una deliziosa, emozionante danza di colori tesi a mettere in risalto la bellezza di ogni donna, la sua leggerezza e radiosità che l’arrivo della bella stagione esalta in tutte le sfumature, la sua unicità, la sensualità quieta, sommessa, “non quella stile Olgettine”, sorride ironica la stilista.

La donna Princess Handle with Care, rinasce a Primavera come una Venere Botticelliana dalle acque,  sotto il segno del colore, intrisa di tinte forti ma anche delicate, di colori vivi e vitali. Presentati in una collezione che gioca sull’unione e l’armonia tra tessuti diversi proposti in un unico capo.

Domanda: Quali sono gli elementi fondanti di questa nuova collezione?  

Risposta: “Le stampe su morbidi cotoni, con disegni ispirati all’art Decò e al liberty: per rendere la stagione piena di vivacità che si sposano con stoffe 'plumetis' in voile di cotone e i jersey di viscosa.

Tessuto tricot ricamato a fiori unito alla maglina per sottolineare la rinascita della primavera in tutta la sua femminilità. E per la prima volta l’uso del lino dai colori accesi mixati in contrasto per creare tailleur pantaloni pieni di energia e vitalità anche se usati nel contesto lavorativo. Altra novità di questa stagione sono le gonne, i pantaloni capri e gli short, confezionati in cotone e lino. Tutto sempre rigorosamente made in Italy”.

D. A quali donne pensa quando crea i suoi abiti?

R. “Le forme della mia collezione sono state pensate e realizzate appositamente per tutti i tipi di donne, dalla giovane alla meno giovane, dalla magra alla più formosa e nella sua diversità  adatte ai vari contesti: dal tempo libero al luogo di lavoro”.

D. Un marchio per tutte le donne, quindi…

R. “Non ha limiti di età, è dedicata a tutti i tipi di donne in quanto la mia collezione spazia dai completi pantaloni di lino o camicette in cotone, dai temi e taglio classici e adatti a un ambiente di lavoro, ai capi in jersey mixati con tessuti lavorati perfetti per il tempo libero e adatti comunque anche a una donna di più di 50 anni”.

D. Colori, vivacità, vitalità: in sintonia con l’essenza intima della bella stagione…

R. “Amo il colore in ogni sfumatura: lo cerco anche d’inverno e come sempre anche questa collezione non tradisce questa mia passione. Che si esprime nell’abbinamento di tinte forte per alcuni capi, con il fuxia col verde acido, nei colori accesi con il verde smeraldo, l’arancio, il blu elettrico, ma anche nelle tinte scelte per le stampe sempre molto colorate”.

D. La 'filosofia' di PHWC è l’autovalorizzazione della donna: la collezione P/E 2013 continua questo discorso ontologico al marchio? 

R. “Sicuramente. Nelle mie collezioni si trova sempre una vena romantica, un po’ sognante, ma anche una sensualità  velata, che si esprime in tagli sartoriali, nei tessuti che lasciano intravedere i fianchi o la schiena o esaltano le gambe. Una collezione per 'Princesses' in sintonia  con la mia visione della donna e con la mia personalità. Nelle mie collezioni non troverete mai volgarità od una sensualità sfacciata. La donna sicura di sé è femminile a prescindere, non ha bisogno di ostentare nulla”.

Habemus Papam, "Un Pastore che ci guidi nella sequela di Cristo"

Mons. Lucio Angelo Maria Renna
Francesco Greco                    
ROMA – Gli occhi del mondo sono puntati da martedì su Piazza San Pietro. Credenti e non, clero e laici, a qualsiasi confessione appartengano, miliardi di uomini di buona volontà attendono la fumata bianca che annuncerà il successore di Benedetto XVI, “l’umile operaio della vigna del Signore” che inaspettatamente si dimise lo scorso 11 febbraio e adesso vive “appartato dal mondo”, ma non indifferente al suo cammino.

   Sarà italiano? Europeo? Verrà da altri continenti: l’Asia, l’Africa, l’America Latina o dagli Usa dove la Chiesa è in tumultuosa espansione? E soprattutto che Pontefice sarà? Uomo di fede, pastore d’anime attento ai destini del pianeta? Proseguirà nel solco tracciato da Papa Ratzinger che ha allargato i confini della Chiesa con una “conversione” di circa 300mila nuovi credenti sparsi nel “nuovo mondo”?

Nell’attesa ne parliamo con Mons. Lucio Angelo Maria Renna, nato a Brindisi e Vescovo della Diocesi di San Severo (Foggia).

Domanda: Monsignor Renna, che eredità ha lasciato il Papa tedesco?

Risposta: “Otto anni di Magistero illuminato e illuminante, che ci hanno confermato nella profonda convinzione che Benedetto XVI è oggi il più grande teologo vivente. Otto anni di Ministero petrino: Egli ha saputo essere 'umile servitore nella Chiesa di Cristo' guidandone la nave tra i marosi di un mondo problematico, relativista, nel quale domina il protagonismo ed in cui ciascuno presume di potersi costruire una religione 'fai da te'. Otto anni di un dolcissimo sorriso che copriva, manto paterno e pietoso, conflitti generati da motivazioni molteplici, non sempre indovinate dai mass-media. Otto anni di una presenza profetica del Vicario di Cristo in terra che, nei momenti di gloria e nei momenti di Golgota ha saputo e voluto essere se stesso confrontandosi sempre con il Signore Suo Sommo Amore. Otto anni di umiltà personificata e divenuta sfida benevola per alcuni, motivo di confusione per altri, occasione di denigrazione (pavidità) per chi non ha mai conosciuto non dico – il senso – ma neppure il termine dell’umiltà. Otto anni di presenza rassicurante per tanti cristiani sparsi nel mondo ed esposti ai soffi tenui o forti di venti maligni”.

D. Dove il suo pontificato si sovrappone, o diverge, da quello del suo predecessore, il Papa polacco?

R.“Il Beato Giovanni Paolo II aveva il carisma di catturare l’attenzione e il contatto 'quasi personale' con la marea di persone che quotidianamente incontrava. Era il Papa della comunicazione che sapeva gestire il mondo mediatico con la forza della sua parola e della sua gestualità 'quasi da consumato attore' visti i suoi precedenti teatrali. I pellegrini andavano a Roma per vederlo. Gli stessi pellegrini si recavano a Roma, nominato Papa Benedetto XVI, per sentirlo: è il testimone che prima di parlare di Dio, parla con Dio. È l’uomo della preghiera, tanto vero che, come Lui stesso ha detto con le sue dimissioni non è sceso dalla croce ma vi è rimasto impegnandosi ad essere l’orante per la Chiesa e per il mondo. Lunghissimo e fecondo il pontificato del Beato Giovanni Paolo II; ma anche se molto più breve, egualmente efficace il pontificato di Benedetto XVI”.

D. Pensa che Vatileaks abbia influito sulla sua decisione di dimettersi?

R. ”Non credo che abbia influito sulla decisione che voi giornalisticamente aggettivate come improvvisa. Accanto ai problemi causati da Vatileaks sicuramente ce ne sono altri che personalmente non conosco ma posso immaginare perché la Chiesa ha una dimensione Divina (perciò è santa nella volontà di Dio), ma anche umana e perciò 'peccatrix semper purificanda'. Del resto sfido chiunque ad indicarmi una qualsiasi realtà umana nella quale bene e male si intrecciano, il buio cerca di soffocare la luce, l’egoismo tenta di annientare l’altruismo. È il caso di dire, riferendomi a tutti i cristiani 'Homo sum et nihil humani a me alienum puto' (Sono uomo e niente mi è estraneo). Questa incontrovertibile verità non deve impedirci di ravvivare, in un cammino di conversione, la bellezza della nostra fede e di incarnarla nel vissuto quotidiano”.

D. Nella sue ultime omelie ha più volte accennato a 'divisioni nella Chiesa'. A cosa si riferiva di preciso?

R. “Non vivendo abitualmente negli ambienti vaticani, credo di non poter rispondere esaurientemente a questa domanda. Questo non vuol dire che nego l’esistenza di divisioni nella Chiesa. Mi permetto però di fare osservare che c’è differenza tra 'divisioni e divergenze di opinioni'. Il contrario sarebbe semplicemente assurdo. Come, d’altra parte, sarebbe molto difficile negare che alcune divisioni possano esserci nella realtà ecclesiale senza assolutizzarle e mitizzarle, così come alcuni operatori mediatici amano volutamente fare”.

D. Pensa che sia prematuro parlare di sacerdozio esteso alle donne?

R. “Il problema del sacerdozio esteso alle donne va affrontato alla luce del Vangelo. Una verità stenta ad entrare nella mente di molti: la Chiesa non è padrona ma serva del Vangelo”.

D. In materia di Bioetica pensa che la Chiesa sia al passo con i tempi?

R. “La Bioetica è una scienza relativamente giovane e in alcuni suoi assunti o risultati trova il consenso della Chiesa, la quale, però, dichiara non negoziabili alcuni valori e respinge ogni conclusione contro la vita e la banalizzazione stessa del mistero della morte. Ponendo al centro della sua missione l’uomo-Dio Cristo Gesù e ciascun uomo, la  Chiesa è favorevole a tutto ciò che rispetta la dignità dell’uomo”.

D. Si legge di 'rigore' riferito alla qualità indispensabile del Papa eligendo: come dovrà essere affinché prosegua il cammino della Chiesa?

R. “Il termine 'rigore' passa attraverso la soggettività di chi lo dice e di chi si comporta in una certa maniera. Perciò come si può tipicizzare con questo termine la figura del nuovo Papa, a meno che con il suddetto termine non si intenda il rispetto dei valori naturali e sovrannaturali su indicati e soprattutto della Parola di Dio. Una conferma si può avere dai lineamenti pastorali della CEI per il decennio 2010-2020: 'Educare alla vita buona del Vangelo'. Il termine rigore fa venire alla mia mente quello che ha detto il Cardinale Sodano nella Messa di inizio-Conclave, chiedendo al Signore di illuminare la mente dei Cardinali nella scelta di un Pastore che ci sappia guidare nella sequela di Cristo”.

D. Dialogo con le altre confessioni e neo-evangelizzazione: si augura novità?

R. “Il dialogo con le altre confessioni ha oggi la forza di un cammino santo e irreversibile. Augurarsi novità nel senso del bene credo che sia giusto e scontato”.

D. La Chiesa del Terzo Millennio: più San Paolo o più  Vergine Maria?

R. “Io direi più Cristo Gesù e, accanto a lui Maria, Madre della Chiesa, di Cristo e di ciascuno di noi. L’Apostolo Paolo resta comunque un testimone e maestro del Cristo crocifisso, morto e risorto dal quale è bene non stare lontani. Non solo però da lui ma dagli Apostoli, dai Padri della Chiesa, dai Padri apostolici, dai Santi e Dottori, dal Magistero ordinario e straordinario della Chiesa”.

D. Uno scultore leccese, Antonio Sodo, sostiene che la Chiesa proclama Santi con troppa facilità, una sua opera di intitola 'La fabbrica dei Santi': condivide?

R. “Ognuno ha la sua opinione. Io credo, invece, che ci sono tantissimi uomini e donne che pur non essendo stati dichiarati Santi dalla Chiesa lo siano nel cielo di Dio. Lo scultore fabbrica statue; la Chiesa aiuta gli uomini a diventare Santi”.

D. Pensa che il processo di beatificazione di Mons. Tonino Bello subirà  un rallentamento?

R. “Per il bene che voglio a Mons. Bello, luminoso testimone e maestro dell’attuale momento nebuloso e problematico, spero proprio di no”.

"L'olivicoltura pugliese deve essere di qualità elevata"


Francesco Greco. Marchigiano di Macerata (vi è nato nel 1951), Giorgio Pannelli è un divulgatore appassionato e instancabile in tema di olivicoltura. Ha nel curriculum oltre 240 pubblicazioni scientifiche e divulgative. Gira l'Italia per tenere seminari, conferenze, corsi. Da Nord a Sud. Dalla Lombardia al Lazio, dal Veneto all'Umbria, dalle Marche alla Puglia: terrà un corso di potatura a Lucera (Foggia) e a Gagliano del Capo (Lecce) il 14, 15 e 16 prossimi al Frantoio Oleario Andrea Melcarne, azienda che esporta extravergine in tutto il mondo. "Vogliamo migliorare la coltura locale dei produttori/consumatori - spiega Paola, addetto-stampa - capire la qualità dell'olio che si produce e si mangia".
All'autorevole studioso il "Giornale di Puglia" rivolge alcuni quesiti.

Domanda: Professore, qual è il periodo più adatto per potare gli ulivi?
Risposta: "Negli ambienti a clima mite si pota durante la stasi vegetativa degli alberi (dalla raccolta alla ripresa vegetativa), mentre negli ambienti freddi bisogna attendere la pausa vegetativa indotta dalle basse temperature. Si potrebbe potare anche dopo la ripresa vegetativa ma si induce un inutile spreco di risorse in piante che hanno già investito energie in rami successivamente eliminati".
D. C'è una differenza di approccio fra una pianta giovane e una secolare?
R. "Un albero giovane desidera crescere più di un albero adulto. Con la potatura si potrà solo rallentare ma non impedire tale desiderio, pena uno squilibrio in senso vegetativo. Gli alberi adulti, invece, desiderano prevalentemente produrre per cui con la potatura si dovranno indirizzare risorse dove si desidera concentrare tale attività".
D. Pensa che l'olivicoltura pugliese andrebbe rimodulata per puntare a un prodotto di qualità che avrebbe più mercato?
R. "L’olivicoltura pugliese andrebbe indirizzata verso una produzione di qualità elevata e diversa. Oli di qualità generica e/o di scarsa qualità possono essere prodotti in vari angoli di mondo a prezzi molto concorrenziali rispetto ai nostri".
D. In tema di innovazione, pare esserci una resistenza culturale da parte dei coltivatori più anziani: come rimuoverla?
R. "Gli anziani sono abbarbicati alla cultura tradizionale, ma in campo olivicolo questa non paga. Chi rifiuta l’innovazione si troverà a confrontarsi disarmato con il mercato".
D. In che modo far avvicinare i giovani all'agricoltura? Una nuova normativa, incentivi?  
R. "Gli incentivi sono stati il principale problema dell’olivicoltura. I giovani potranno tornare ad occuparsi del settore solo quando questo produrrà reddito, quindi solo quando l’innovazione produrrà i suoi frutti. In sintesi, bisogna razionalizzate le tecniche di coltivazione per incrementare la produzione, ridurre i costi e, principalmente, elevare e diversificare la qualità del prodotto. Preliminarmente, però, si dovrà dedicare molto tempo e risorse nella comunicazione verso il consumatore. E' in questa direzione che  andrebbero concentrati gli incentivi!".
D. La normativa che tutela l'olio dop è sufficiente o può essere facilmente aggirata?
R. "Molte normative a tutela delle Dop possono essere facilmente aggirate, comunque tale percorso di certificazione rappresenta un miglioramento rispetto all’olio di qualità generica. I disciplinari di produzione dovrebbero essere resi più stringenti nelle possibilità produttive (es. assortimento varietale) e nelle caratteristiche al consumo dell’olio".
D. Pensa che l'olivicoltura meridionale è stata trascurata dai governi degli ultimi 20 anni e oggi è subalterna alle lobby del Nord?
"La Sua domanda tende a colpevolizzare altri. A mio avviso, invece, le colpe sono principalmente in ambito locale o nei rappresentanti nazionali dell’olivicoltura pugliese, comunque privi di visione strategica del futuro".

"La Festa della donna? E' tutti i giorni"


Francesco Greco. L'8 marzo 1908 un gruppo di operaie di un’industria tessile di New York scioperò per protestare contro le terribili condizioni di lavoro. Lo sciopero proseguì per diverse giornate, ma fu proprio l'8 marzo che la proprietà dell'azienda bloccò le uscite impedendo così alle operaie di sortire. Un incendio ferì mortalmente 129 di loro (tra cui anche alcune italiane): donne che cercavano semplicemente di migliorare la propria qualità del lavoro e di vita.

E’ passato oltre un secolo e niente è cambiato. 28 febbraio 2013, Taranto: crolla un ponteggio all’Ilva, alle 5 della notte, in una cokeria e muore un operaio, Ciro Moccia, 42 anni, mentre Antonio Lidi, dipendente di una ditta appaltatrice, resta ferito.

   “Ogni giorno – esordisce Anna Colavita, psicologa, psicoterapeuta, analista transazionale - uomini e donne combattono, soffrono, lottano per i propri diritti e bisogni: credo pertanto che oggi, 8 marzo 2013, sia anacronistico continuare a mantenere in piedi il muro della separazione uomo-donna. Siamo esseri umani a prescindere dal sesso e la razza e  combattiamo una battaglia comune per i nostri diritti e bisogni”.
Aggiunge la professionista: “Nel mio studio (a Presicce, Lecce, viale Stazione, c/o Physion, t. 339-1425153, info sul sito www.annacolavita.it, n.d.r.) lavoro con le persone e insieme a loro costruisco l’alleanza che significa fiducia, sicurezza, accettazione. Lavoro sia con uomini che con donne. L’ esperienza che costruisco insieme a queste persone mi dà una grande occasione: arricchire il mio punto di vista attraverso le esperienze degli altri. Lavoro, ripeto, con uomini, donne, bambini, omosessuali, bisex, adolescenti, categorie di genere che non utilizzo come etichette: di fronte a me c’è sempre una persona.  Siamo prima di tutto persone al di là del sesso e dell’età, dei gusti”.
   L’8 marzo (foto di Filomena Giorgino) è l’occasione giusta per riflettere su come si è evoluto, nel XXI secolo, l’epoca dell’hashtag i socialnetwork, delle piazze virtuali e del Grande Fratello, i talent-scout e il tablet il rapporto uomo-donna rispetto ai canoni tradizionali.


Domanda: Lei non vede una differenza tra uomini e donne?

Risposta: “Quando si incomincia un percorso di psicoterapia, c’è un momento importante che lo caratterizza: la definizione del contratto terapeutico con il quale si va a definire qual è l’obiettivo che la persona vuole raggiungere. Un contratto che viene stipulato spesso è il seguente: voglio imparare ad ascoltare e soddisfare i miei bisogni e sentirmi bene. Questo contratto viene richiesto in egual misura sia da uomini che da donne”.

D. E qual è la sua idea rispetto a questa diciamo così parità?

R. “Che a prescindere dal sesso abbiamo tutti lo stesso desiderio: affermarmi per quello che sono, accettarmi e sentirmi accettato per ciò che sono, riconoscermi il diritto di poter soddisfare i miei bisogni”.

D. Quindi i “nemici” delle donne non sono gli uomini, e viceversa?

R. “Esatto. Se continuiamo a farci la 'guerra' in casa tra marito e moglie, tra fidanzato e fidanzato, continuiamo a fare la guerra tra poveri. Se proprio vogliamo trovare un <nemico>, credo che siano i modelli culturali che ci hanno inculcato: le donne possono piangere, devono essere delle brave mogli, delle brave mamme e se il marito le tradisce devono perdonarlo. Gli uomini non possono piangere, però poi possono tradire. In una parola la diversità uomo-donna l’abbiamo costruita noi dando forza ai concetti e ai modelli culturali. Ma se puliamo il campo da preconcetti ci assomigliamo tanto nei desideri che nelle emozioni. Voglio dire è vero che il modello educativo prevede che ai maschietti sin da piccoli si debba insegnare a non piangere, ma questo non significa che gli uomini non sanno piangere, ma solo che hanno più difficoltà a manifestare le proprie emozioni.  Come quando si dice che il tradimento fatto da una donna è più grave di quello agito dall’uomo, e che le donne perdonano con più facilità. E’ difficile accettare di essere traditi, e tutti abbiamo difficoltà a perdonare, a prescindere dall’essere uomo o donna”.

D. Cosa pensa della festa dell’8 marzo?

R. “Credo sia una festa commerciale, in quel giorno i fiorai venderanno tante mimose e questo va bene per l’economia. Credo però che si sia perso di visto il significato che le donne dell’epoca hanno dato a questa ricorrenza: non dimenticare che non è giusto che le classi sociali più forti abusino del loro potere, e vedano le classi più deboli economicamente come degli oggetti intercambiali: quelle operaie avevano un nome, dei figli come hanno un nome tutte le persone che ogni giorno oggi muoiono sui cantieri”.

D. La sua analisi è un po’ politica, la sua azione terapeutica ne è influenzata?

R. “Riconoscere e sostenere le persone a ritrovare il diritto di poter esprimere e soddisfare i propri bisogni non è fare politica, ma nutrire un amore sincero verso il genere umano. La psicoterapia non è qualcosa di avulso dalla società. Quando faccio terapia non posso dimenticare che la persona che ho davanti è parte della società, che vive, costruisce e subisce la realtà nella quale è inserita”.

D. Appena sono entrato nel suo studio lei ha detto: per me ogni giorno è 8 marzo. Cosa voleva dire?

R. “Che la nostra festa va bene così, cioccolatini, fiori, mimose  sono un modo per esprimere affetto, amore, rispetto e omaggiare le donne, ma che non va fatto solo quel giorno. Le donne hanno il diritto di essere amate e amarsi, rispettate e di rispettarsi ogni giorno, sopratutto se non riescono a farlo e continuano a sopportare abusi, violenza psicologica. E’ il momento di dire basta. Imparare ad amarsi e a rispettarsi: e questo è un messaggio rivolto sia agli uomini che alle donne”.

Elezioni 2013: ma gli studenti Erasmus sono italiani?


di Francesco Greco
ROMA – Erasmus si, Erasmus no, Erasmus ni. Ma i 25mila studenti residenti, in questo momento, all’estero grazie alle borse di studio, sono italiani? E se lo sono, possono esercitare il loro diritto al voto sancito anche dalla Costituzione, oltre che dal buon senso? A parole tutti d’accordo, nei fatti meno. L’Italia è il Paese in cui l’ovvio va ribadito tutte le mattine, perché lo si mette in discussione per vivere sospesi in un perenne relativismo privo di certezze, con i piedi che galleggiano nel nulla cioraniano.

   La data del voto si avvicina e si allontana la chiarezza. 25mila persone sono figlie di un dio minore. Tutto il mondo, dove si vota da decenni per corrispondenza, via web, nelle ambasciate, nei consolati, ride dell’Italietta ferma, in materia, ancora all’età della pietra. La querelle non è di poco conto: visto come si sono messe le cose, quei voti potrebbero decidere il futuro politico del Paese. Qualche Spectre teme quegli studenti, il loro orientamento politico e vuole escluderli dalla consultazione elettorale del 24 e 25 febbraio? Intanto girano on line petizioni dove firma chi ancora ha la forza di scandalizzarsi.

   Materia, come si immagina, un sacco delicata e complessa. Ne parliamo con il prof. Antonio Negro, esperto di tematiche legate all’emigrazione: ha vissuto una vita a Zurigo dove ha fatto l’insegnante elementare e il sindacalista. E ha quindi una visuale, come definirla, europea.

Domanda: Professore, in materia di tecnica elettorale, e anche di diritti, stiamo facendo una figuraccia davanti agli occhi del mondo…

Risposta: “Dietro la battaglia per consentire agli studenti Erasmus di votare si nasconde la civiltà di un popolo che i giovani all’estero, e proprio perché all’estero, vedono e respirano democrazia, libertà e aria pulita, specie quella politica, hanno capito”.

D. All’improvviso ci scopriamo una democrazia fragile, senza una normativa elettorale adeguata, ancora ferma al feudalesimo… 

R. “La battaglia degli studenti all’estero è  solo l’inizio di una grande svolta di progresso per il futuro, quale deve essere il voto per corrispondenza per qualsiasi italiano elettore, dovunque e comunque si trovi al momento del voto”.

D. Siamo così in ritardo su questa strada?

R. “Il Presidente degli Usa Barack Obama ha votato una settimana prima del girono fissato per le elezioni, a novembre scorso. La moglie Michelle per corrispondenza. In Svizzera si vota via posta da decenni e il giorno delle elezioni, se uno deve fare una scampagnata, se ne può andare tranquillo poiché ha già imbucato il voto prima di partire”.

D. Siamo un popolo pieno di paure, di censori, di moralisti…

R. “Negli Usa i sondaggi sono pubblicati sino alle 10 e 30 del mattino delle elezioni. Subito dopo cominciano le prime proiezioni”.

D. Da noi, nel Sud, il giorno del voto se ne vedono di tutti i colori: i seggi sono presidiati da gente che limita la libertà  di espressione dei cittadini…

R. “Si respira un’aria pesante, minacciosa, con i bruti davanti alle scuole a fare la guardia ai seggi, a fulminare con lo sguardo l’elettore, non solo quando entra ma anche quando esce dall’aula, specie se i voti non tornano. Roba da manicomio, anzi, da Gestapo”.