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Milan: Ancora problemi con i cinesi, il closing può slittare nuovamente

di ANTONIO GAZZILLO - Continua la telenovela per la cessione del Milan al gruppo cinese Sino Europe Sports. Il closing dell’operazione, fissato per questo venerdì, potrebbe ancora una volta slittare perché sembrano esserci problemi per il pagamento dei 420 milioni a Fininvest da parte della società cinese. Le due parti sono state a colloquio per decidere se rispettare la data del 3 marzo o annunciare un ulteriore slittamento dell’operazione. Si va incontro quindi a due possibili soluzioni: la prima riguarderebbe lo slittamento di un altro mese che sarebbe concesso dalla società rossonera in cambio del versamento di un’altra caparra di 100 milioni da parte del Sino Europe Sports; la seconda invece sarebbe quella di confermare la data del 3 marzo in cui i cinesi potranno versare gran parte della somma riservandosi di pagare il resto in un secondo momento. Al momento, però, non ci sono state variazioni e, a meno di nuovi scenari e annunci, l’assemblea è confermata per venerdì mattina a Casa Milan. Si apprende intanto che Silvio Berlusconi non uscirebbe di scena ma rimarrebbe nell’organigramma del club rossonero in qualità di presidente onorario e che nel Cda Marco Fassone sostituirà Adriano Galliani nel ruolo di amministratore delegato. Invece, non si conoscono ancora i nomi delle società che comporranno il fondo Sino Europe Sports per il versamento dei 620 milioni totali al Milan.

Politica: Centrodestra, Berlusconi indica Zaia come suo possibile sostituto. Ferma però la posizione della Lega su Salvini candidato


di ALESSANDRO NARDELLI - Ritorna a parlare Berlusconi, questa volta possibilista in merito ad una sua successione politica nel centrodestra, in vista delle prossime elezioni. Il leader di Forza Italia ha spiegato che se non potrà essere lui a ritornare in campo, bisognerà che si trovi un suo successore interno. A tal proposito ha fatto il nome del Governatore del Veneto Luca Zaia, che a suo parere, si sta comportando egregiamente, altrimenti bisognerà cercare qualcun altro che possa di emergere, mettendo d'accordo tutti.

Lo stesso Zaia, però, mette a tacere ogni voce sul suo conto, affermando in una conferenza stampa con Matteo Salvini e Roberto Maroni, che il candidato della Lega Nord resta unicamente, proprio Salvini.

Caso Ruby ter, Silvio Berlusconi rinviato a giudizio. Il processo comincerà il 5 aprile


MILANO - Rinviato a giudizio a Milano il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi. L'accusa per l'ex Premier è quella di corruzione in atti giudiziari per il caso Ruby ter. Lo ha deciso Carlo Ottone De Marchi, gup di Milano, il quale ha accolto la richiesta della Procura. Il processo per Berlusconi comincerà il 5 aprile davanti alla quarta sezione penale del Tribunale.

"Il fatto concreto è che si processerà Silvio Berlusconi per il reato di generosità". Lo dichiara l'avvocato Federico Cecconi che, insieme al professor Franco Coppi, difende il leader di Forza Italia oggi rinviato a giudizio a Milano per il caso Ruby ter con l'accusa di corruzione in atti giudiziari.

"Prendiamo atto di questo rinvio a giudizio - ha spiegato il legale - in dibattimento confidiamo nella possibilità di dimostrare l'estraneità di Silvio Berlusconi ai fatti contestati".

Berlusconi decaduto dal Senato. Pascale: "Papa mi riceva e ascolti sua tragedia"

"Campagna elettorale? Berlusconi ci ha abituati a farla in maniera permanente, anche quando stava al governo. Noi a primavera abbiamo cinquemila Comuni che votano, a maggio abbiamo le europee, quindi in qualche misura una campagna elettorale già c'è. Se invece pensiamo alla possibilità di votare in primavera, io non la voglio e la escluderei". Lo ha detto Guglielmo Epifani, segretario del Partito Democratico, intervenendo questa mattina ad Agorà, su Rai Tre. "Noi - ha aggiunto - non abbiamo paura di nessuno, rispettiamo tutti, ma non abbiamo paura di nessuno. Restiamo la più grande forza politica del paese, abbiamo vinto tutte le amministrative. Il punto vero è che noi oggi ci carichiamo di una responsabilità ancora più grande alla guida del paese, e abbiamo all'opposizione da una parte il Movimento Cinque Stelle e dall'altra la nuova Forza Italia, e questo rende più insidioso il terreno. Dobbiamo saper rispondere alzando la qualità dell'azione di governo. La nuova situazione richiede una ridefinizione dell'agenda di temi e di cose da affrontare. Le sfide saranno molto più impegnative, su questo ci giochiamo l'efficacia dell'azione di governo". "Con tutti i suoi limiti la legge di stabilità sarà approvata entro la fine dell'anno. Il riordino dell'agenda politica deve prevedere un intervento più forte su occupazione e sul rilancio degli investimenti. Terzo punto, bisogna che il governo faccia propria una linea nei confronti dell'Europa che da un lato porti a chiedere più Europa e dall'altro a chiedere un cambiamento delle politiche fiscali ed economiche europee", ha sottolineato. "Da qui davvero avremo un'insidia nella prossima campagna elettorale, perché è facile fare populismo e dare tutta la colpa all'Euro e all'Europa e nascondere le proprie colpe e le proprie responsabilità, cosa che una parte del nostro sistema politico è bravissima a fare da sempre", ha concluso.
'Lancio un appello a papa Francesco. Un appello affinché mi riceva e ascolti la storia di Berlusconi'. Così in un'intervista al Corriere della Sera Francesca Pascale, fidanzata di Silvio Berlusconi, che lo descrive non 'depresso' ma 'arrabbiato, ha la rabbia di chi ha subito una sentenza ingiusta'. Per la grazia, dice, 'avevo pensato di scriverla io, la lettera. Anche i figli erano d'accordo. Poi abbiamo capito che per lui sarebbe stata come una violenza, visto che è innocente. Avevo pensato di andare al Quirinale da Napolitano. Poi ho capito che avrei trovato le porte chiuse'. Ma 'se quelle porte non fossero chiuse ci andrei, a parlare col capo dello Stato. Come andrei di corsa a parlare con papa Francesco del caso Berlusconi'.
'Oggi per me - sottolinea - è il giorno di un'amarezza indicibile. Lui vela sempre con l'autoironia anche la sua tragedia personale ma io non ci riesco'. E adesso 'vorrei portarmelo via, allontanare il mio uomo da chi lo odia, per preservarlo dai colpi e dall'umiliazione ingiusta. Mi rendo conto però che così non sarebbe lui, non si riconoscerebbe guardandosi il mattino'. Quanto ad Alfano 'gli sarebbe bastato aspettare e sarebbe stato lui il leader naturale', mentre ora 'già dal nome, più che un partito, quello di Angelino sembra una società di autonoleggio'. Il premier Enrico Letta invece 'è un democristiano sbiadito. Anzi, l'indole sua e della sinistra è quella dei comunisti. Ma anche sono peggio dei comunisti perché negano di esserlo'.
L'ex premier Silvio Berlusconi è decaduto dal Senato della Repubblica italiana. "Essendo stati respinti tutti gli ordini del giorno presentati in difformità dalla relazione della Giunta per le Immunità che proponeva di non convalidare l'elezione di Berlusconi la relazione della Giunta deve intendersi approvata". Lo ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso confermando la decadenza del Cav da senatore. A prendere il posto di Silvio Berlusconi al Senato è il primo dei non eletti in Molise per il Pdl Ulisse Di Giacomo.

Decadenza: respinte pregiudiziali. Spunta rete wi-fi 'Tutti a casa'

Non c'è più grossa aria di scontro né in Aula, né nei corridoi del Palazzo solitamente animati in occasioni così cruciali. Ascoltando alcuni esponenti di Forza Italia sembra quasi che l'attenzione si sia spostata ormai fuori dal Palazzo, dando per scontato questo "inutile e vergognoso" passaggio parlamentare con il quale si confermerà l'addio dell'ex premier alle Camere. Molti senatori di FI vogliono prendere parte alla manifestazione organizzata a via del Plebiscito davanti all'abitazione del Cavaliere.
L'Aula respinge le questioni pregiudiziali sulla decadenza di Silvio Berlusconi. Il voto e' avvenuto per alzata di mano.
La questione sospensiva sulla decadenza di Berlusconi è stata respinta dall'Aula del Senato con alzata di mano.
Nel dibattito generale si sono iscritti a parlare 25 senatori. Sono ben 22 quelli che parlano contro la decadenza di Silvio Berlusconi, quasi tutti di Forza Italia, Gal e Nuovo Centrodestra. A favore della decadenza per Berlusconi sono iscritti solo due senatori del M5S. Si è iscritto a parlare anche il senatore del Psi Enrico Buemi, che era a favore del voto segreto e in passato si era espresso a favore della decadenza.
'Tutti a casa'. E' il nome di una linea per la connessione wi-fi che spunta nell'aula del Senato nel giorno in cui si vota la decadenza di Silvio Berlusconi. Il pensiero immediato va ai senatori del Movimento 5 Stelle, che dello slogan 'Tutti a casa' hanno fatto il proprio cavallo di battaglia; ma dall'ufficio stampa del gruppo fanno sapere che non si tratta di un'iniziativa del M5S.
E' iniziata nell'Aula del Senato la seduta dedicata al voto per la decadenza di Berlusconi. Tocca al presidente della Giunta delle Immunità Dario Stefano leggere la relazione della Giunta che non conferma la convalida dell'elezione dell'ex premier. Le votazioni degli ordini del giorno che possono venir presentati in difformità alla relazione della Giunta per le Immunità cominceranno alle 17.
"Il parere della giunta del regolamento non è vincolante e chiedo che lei possa intervenire per ristabilire il voto segreto". La richiesta è del capogruppo del Nuovo Centrodestra, Renato Schifani, che condivide la richiesta della senatrice Casellati e di Nitto Palma di Forza Italia. Schifani parla di una "interpretazione innovativa" rispetto alla prassi del voto segreto, rivendicando che ''riguarda una persona che ha diritto alla segretezza del voto".
"Domani scendono in piazza tutti i cittadini consapevoli di quello che sta avvenendo che sono preoccupati, che non lo fanno per difendere me, ma che hanno a cuore il futuro del Paese e la nostra libertà. Credo che la manifestazione sia assolutamente legittima e pacifica e sia solo l'inizio". Lo afferma Silvio Berlusconi a Studio Aperto. "No, io ho lavorato bene per il mio paese come imprenditore e uomo di Stato, sono italiano al 100% e sono sceso nel 94 in politica per evitare un destino illiberare e una deriva giustizialista all'Italia, c'era da essere preoccupati. Non ho mai avuto ambizione politica, continuerò a difendere quello che io ritengo il primo dei diritti e cioè la libertà. Lo farò con orgoglio". "Nelle carte Usa ci sono testimonianze da parte di una ex dirigente di primissimo piano del gruppo Agrama che provano la mia estraneità al meccanismo messo in atto. Io non sono mai stato socio occulto di Agrama ma sono stato anzi parte lesa di questa operazione che ha procurato a Mediaset il danno di numerosi milioni di dollari". Afferma Berlusconi a Studio Aperto.
''Temo l'arresto? Non saprei. Certo e' che nei miei confronti c'e' un odio totale da parte di una magistratura che ha impiantato 57 processi contro di me...". Lo afferma Silvio Berlusconi parlando alla telefonata di Belpietro nel corso della quale ribadisce di non aver mai chiesto ''salvacondotti'' e di aver lavorato esclusivamente per il bene del Paese. ''Da qui in avanti gli elettori del centrodestra devono guardare in faccia alla realta', alla nostra storia e dare il voto ad una sola forza politica'', ha aggiunto Berlusconi.

Berlusconi non demorde: E' un golpe. "Chiederò revisione processo"

ROMA. "Contiamo di avere 12 testimonianze di cui più della metà, credo 7, completamente nuove" per avanzare la richiesta di revisione del processo. Lo ha detto Silvio Berlusconi incontrando la stampa nella nuova sede di Forza Italia. Berlusconi è tornato a lamentarsi per le "violazioni di ogni principio legale" che ha fatto sì "che sia stato fissato per mercoledì il voto in aula" sulla sua decadenza.
I nuovi documenti che giungono dagli Stati Uniti verranno presentati alla Corte d'Appello di Brescia "per chiedere la revisione del processo". ha spiegato Berlusconi parlando anche di "12 testimonianze, di cui sette completamente nuove, e altre già proposte ai collegi di primo e secondo grado ma respinte".
"Sivio Berlusconi non ha mai ricevuto nessun pagamento da Agrama, Gordon o Lorenzano né da qualsiasi altra persona loro connessa. Berlusconi non ha mai partecipato allo schema da loro ideato per spartirsi i profitti". E' il contenuto dell'affidavit dell'ex ad del gruppo Agrama letta da Berlusconi nella sua conferenza stampa.
"Io credo che questa testimonianza, come le altre 11, smentiscano alla base quello che ha deciso il collegio feriale della Cassazione per quanto riguarda la mia condanna", ha aggiunto il Berlusconi dopo aver letto una nuova testimonianza in merito al processo Mediaset.
Il Quirinale gela Silvio Berlusconi ed esclude che il capo dello Stato possa concedere la grazia. "Su tutti i problemi relativi alla sentenza definitiva di condanna pronunciata l'1 agosto scorso dalla Corte di Cassazione nei confronti del sen. Berlusconi, il Presidente della Repubblica si é in questi mesi sempre espresso e comportato in coerenza con la sua ampia dichiarazione pubblica del 13 agosto", si apprende dall'Ufficio Stampa del Quirinale. "Nulla é risultato però più lontano - proseguono le stesse fonti - del discorso tenuto sabato dal sen. Berlusconi dalle indicazioni e dagli intenti che in quella dichiarazione erano stati formulati".
"Non solo non si sono create via via le condizioni per un eventuale intervento del Capo dello Stato sulla base della Costituzione, delle leggi e dei precedenti, ma - si rileva ancora - si sono ora manifestati giudizi e propositi di estrema gravità, privi di ogni misura nei contenuti e nei toni". "Di qui - é il messaggio che arriva dal Colle - il pacato appello del Presidente della Repubblica a non dar luogo a comportamenti di protesta che fuoriescano dai limiti del rispetto delle istituzioni e di una normale, doverosa legalità".
Furiosa la reazione di Berlusconi. "Io non vedo come si possa chiamare in modo diverso da colpo di Stato, quello che sta succedento ad opera della sinistra in Parlamento, partendo da una sentenza politica, che io ho definito criminale, e che punta a sottrarre al centrodestra il leader capace di vincere le elezioni, spianando cosi' la strada alla conquista definitiva del potere da parte della sinistra - ha affermato il Cavaliere -. Quindi io credo che la realta' valga su tutto, prevalga su qualunque opinione ed espressione".

Berlusconi: "Vada via chi non si riconosce in nuova FI"

ROMA. L'ex premier Silvio Berlusconi, dopo ore e giorni di telefonate e incontri, parla finalmente chiaro: "Chi non si riconosce più nei valori del nostro movimento è libero di andarsene - dice - ma chi ancora ci crede ha il dovere di restare e combattere perché questi valori trionfino finalmente nel nostro Paese. Ora più che mai - osserva - in questo momento buio per l'economia e per la giustizia, ora più che mai tutti insieme dobbiamo difendere la nostra libertà, dobbiamo batterci con Forza Italia, perché siamo convinti che la difesa della libertà è la missione più alta, più nobile e più entusiasmante che ci sia".
"Domani dal palco - prosegue - ripeterò ancora una volta le ragioni per cui è indispensabile restare uniti e lottare insieme, noi moderati per unire i moderati. Dopo aver parlato e ascoltato decideremo insieme il nostro futuro. Ognuno, dopo aver parlato ed ascoltato, sarà libero di fare le sue scelte. Ricordandosi della responsabilità che il voto di milioni di persone ci ha affidato e che a loro e solo a loro ognuno di noi è chiamato a rispondere del proprio operato".
"Non cambierò io - assicura Berlusconi - e non cambierà Forza Italia. Se così non fosse, se Forza Italia diventasse qualcosa di diverso, di piccolo e meschino, se diventasse preda di una oligarchia, se rischiasse una deriva estremista, sarei io che l'ho fondata a non riconoscermi più in questo progetto. Dopo lo spettacolo che la nostra classe dirigente ha offerto in queste ultimi giorni, perché un padre di famiglia, una donna, un giovane dovrebbe raccogliere questo appello. Perché i moderati italiani dovrebbero unirsi a noi, quando fossimo noi i primi a dividerci".

Confronto Berlusconi-Alfano: ore di tensione nel Pdl

ROMA. Dopo una nuova giornata al cardiopalmo, il segretario Angelino Alfano ha varcato il portone di Palazzo Grazioli alle 21:05 di ieri sera, non prima però di aver incontrato i suoi fedelissimi per studiare una strategia.
Strategia che lo avrebbe portato dal Cav con alcune proposte 'distensive', ma che - viene fatto sapere - non avrebbero avuto asilo facile dalle parti del Cavaliere. Fedeltà al leader, ma slegata a quella per il governo; battaglia sulla decadenza, ma senza strappi sul "progetto Italia" e Consiglio Nazionale da vivere senza scissioni. Tre condizioni difficilmente accettabili da Berlusconi che vorrebbe intorno a sè una "testuggine" pronta ad avanzare anche verso i nuovi "attacchi della magistratura, che non mancheranno ad arrivare".
Se è vero che le oltre 3 ore di riunione, dove Berlusconi e Alfano si sono confrontati senza 'filtri', hanno cercato una ricucitura, i dettagli (come il dibattito negato al Consiglio Nazionale) parlano di un impasse che resta ad alta tensione ma che 'chiamano' altre 48 ore prima di tirare le somme. Del resto Fitto non recede e non ha nessuna intenzione di concedere spazi all'avversario: "io lealista della prima ora", sarebbe stato il dossier sul tavolo del Cavaliere, "e ora non mi metto da parte".
E così resta sullo sfondo la possibile assenza dei governativi al Consiglio Nazionale. Anche se i due - Berlusconi e Alfano - da quello che viene riferito, non vogliono rompere ma comunque capiscono che la rottura resta sempre ad un passo.

Berlusconi: "Club di Fi si chiameranno Forza Silvio"

ROMA. I club di Forza Italia si chiameranno 'Forza Silvio'. Lo ha annunciato Silvio Berlusconi nell'incontro con i giovani falchi, nella sede del partito. Il Cavaliere, viene riferito, avrebbe anche citato l'obiettivo di raggiungere mille circoli di Fi entro l'8 dicembre.
Oggi mi ha contattato il nuovo presidente del Partito Popolare Europeo e mi ha chiesto di non togliere il sostegno al governo Letta perché si rischierebbero danni in Italia e in Europa. Lo avrebbe detto Silvio Berlusconi nel corso dell'incontro con i giovani falchi, secondo quanto riferiscono alcuni dei presenti.
"Alla bella età che ho, dovrei essere in pensione già da tredici anni: pensavo di sedermi sulle panchine dei giardinetti pubblici ma sono ancora qui, giovane nel cuore e nei propositi e determinato ancora una volta a scendere in campo per questa meravigliosa parola laica che è la difesa della libertà". Lo ha detto Silvio Berlusconi ai giovani falchi del Pdl, nella sede del partito. "Siamo in campo, siamo qui a combattere per un Paese che amiamo, un Paese che vorremmo diverso da quello che è oggi, da quello che potrebbe essere se dovesse vincere la sinistra", ha aggiunto, secondo quanto si apprende.

Dell'Utri: figli Berlusconi hanno chiesto grazia. Ma Ghedini smentisce

ROMA. "Tutti e 5 i figli di Berlusconi, in modo compatto, hanno chiesto la grazia" per il cavaliere: la notizia l'ha data Marcello Dell'Utri ospite della trasmissione Virus su Raidue. Sono stati compatti i figli nel chiedere la grazia? "Certo - ha risposto Marcello Dell'Utri a Virus su Raidue - nel momento in cui è stato deciso e gli è stato chiesto di farla chiedere ai figli, i figli l'hanno chiesta, mi sembra ovvio, solo che è brutto il discorso: i figli la chiedono e non gliela danno". Non è arrivata al Quirinale? "E che ci vuole per farla arrivare". Le risulta che è arrivata al Quirinale e si è persa in qualche ufficio? "Evidentemente non gliela vogliono dare. Vogliono che Berlusconi si arrenda... si deve arrendere", ha concluso Dell'Utri.
Fonti del Quirinale interpellate sulla notizia diffusa da Dell'Utri precisano che alla presidenza della Repubblica "non è arrivato nulla".
"La notizia che i figli del presidente Silvio Berlusconi avrebbero presentato domanda di grazia è destituita totalmente di ogni fondamento". E' quanto afferma l'avvocato di Silvio Berlusconi. Niccolò Ghedini.

Berlusconi: Commissione Csm, archiviare caso Esposito

ROMA. La pratica aperta al Csm sul giudice di cassazione Antonio Esposito va archiviata. A proporlo la Prima Commissione di palazzo dei Marescialli ha deciso di avanzare al plenum.
La pratica era stata aperta a seguito dell'intervista che il magistrato, presidente del collegio della sezione feriale della Suprema Corte che il primo agosto scorso ha condannato l'ex premier Silvio Berlusconi nell'ambito del processo Mediaset, aveva rilasciato al quotidiano "Il Mattino".

Berlusconi: Ghedini, mai presentata domanda di grazia

ROMA. "La notizia apparsa sul quotidiano "Il Tempo" riguardante l'asserita presentazione di una domanda di grazia al Presidente della Repubblica da parte dei figli del Presidente Berlusconi, è destituita di ogni fondamento. Nessuna istanza in tal senso è stata mai presentata e tutte le ricostruzioni e i retroscena sono palesemente frutto di fantasia".
E' quanto afferma l'avvocato di Berlusconi Niccolò Ghedini.

Berlusconi: "Miei figli come ebrei con Hitler"

ROMA. "I miei figli dicono di sentirsi come dovevano sentirsi le famiglie ebree in Germania durante il regime di Hitler. Abbiamo davvero tutti addosso". Così Berlusconi risponde a Bruno Vespa per il suo prossimo libro alla domanda se sia vero che i figli gli hanno chiesto di vendere e di andare via. "Sono italiano al 100 per cento. In Italia ho le mie radici. In Italia sono diventato quello che sono. Ho fatto qui l'imprenditore, l'uomo di sport, il leader politico. Questo è il mio paese, il paese che amo, il paese in cui ho tutto: la mia famiglia, i miei amici, le aziende, la mia casa, e dove ho avuto successo come studente, come imprenditore, come uomo di sport e come uomo di Stato. Non prendo neppure in considerazione la possibilità di lasciare l'Italia": così Berlusconi, in un passaggio del prossimo libro di Bruno Vespa.
"Il primo sentimento è stato di non volerci credere, che fosse impossibile che capitasse a me tutto questo, e da lì il rifiuto di prendere in considerazione qualsiasi ipotesi, perché tutte sarebbero comunque ingiuste. Sono stato assalito da una profonda indignazione, che da allora non mi ha lasciato mai. Ho molto pensato a quanto soffrirebbero mio padre e mia madre se fossero qui. E mi sono chiesto come avrebbero voluto che mi comportassi. Credo con la stessa dignità che mi hanno sempre insegnato". Così Silvio Berlusconi, in un passaggio del libro di Bruno Vespa, parlando della sua situazione.

Decadenza Berlusconi, convocata Giunta: voto sarà palese

ROMA. La decisione di votare a scrutinio palese sulla decadenza perché non sarebbe un voto sulla persona, ma sull'integrità del Plenum del Senato è passato con 7 voti a favore e 6 contrari. Il deputato Karl Zeller (Svp) ha votato a favore del voto segreto.
"Quello sulla decadenza di Berlusconi non sarà un voto sulla persona, ma sul suo status di parlamentare. Pertanto non sarà necessario il voto segreto". Lo ha detto Linda Lanzillotta (Sc) in una pausa dei lavori della Giunta per il regolamento. "Non reinterpretiamo regolamento perché è la prima volta che si applica legge Severino".
Battute finali per la seduta della Giunta per il regolamento convocata per decidere sul voto palese per la decadenza dal mandato di parlamentare di Silvio Berlusconi. Ora tocca al presidente del Senato e della Giunta Piero Grasso concludere. Dopo l'intervento di Grasso si dovrebbe passare al voto e se le previsioni fatte finora verranno confermate la decisione di votare con scrutinio palese passerebbe con 7 voti a favore e 6 contrari. Grasso, in quanto presidente, per prassi non vota.
E' scontro campale in Giunta per il Regolamento del Senato convocata per stabilire se sulla decadenza di Berlusconi si deciderà con voto palese o segreto. La Giunta per il regolamento che deve decidere come si voterà sulla decadenza di Berlusconi dal mandato di parlamentare si riconvoca per le 9. Il Pdl aveva proposto una nuova seduta per il 4 novembre, ma il capogruppo del Pd al Senato, Luigi Zanda, ha minacciato di andare avanti ad oltranza finché non si arrivava al voto.
"Non c'è stato nessuno scontro con Zanda in giunta per il Regolamento. Semplicemente avevo avvertito che per domani avevo una visita medica da fare. Così avevo chiesto un breve rinvio". Il senatore del Pdl Francesco Nitto Palma smentisce così che ci sia stato uno scontro con il capogruppo del Pdl Luigi Zanda sulla data di nuova convocazione della giunta per il Regolamento che deve decidere su come debba essere il voto per la decadenza di Berlusconi.
"Io invece avevo chiesto di biasimare la frase di Grillo secondo cui il Parlamento è come un vespasiano - aggiunge - ma nessuno ha voluto esprimersi a riguardo". 

Pdl verso big bang: Berlusconi rilancia Forza Italia

ROMA. Pdl verso la rottura. Il documento che segna, tra le altre cose, il ritorno a Forza Italia "è stato votato all'unanimità" dall'ufficio di presidenza del Pdl. Lo ha detto Silvio Berlusconi in conferenza stampa. 'Alfano gode mia stima; confermo suo ruolo. L'ho proposto due anni fa come segretario'. Ha anche detto Berlusconi "I nostri rappresentanti di governo, governo a cui continueremo a dare il nostro sostegno, nel rispetto degli impegni programmatici assunti al momento dell'insediamento, i nostri deputati e i nostri senatori sono impegnati a contrastare ogni iniziativa" contro la ripresa dell'economia. E' quanto afferma il Pdl in una nota.
"A Berlusconi è affidato pieno mandato politico e giuridico per attivare le necessarie procedure, anche attraverso le convocazioni degli organi statutari, e gli conferisce le responsabilità connesse alla guida del Movimento per definire obiettivi, tempi e modi della nuova fase di attività secondo lo Statuto di "FI". E' quanto si legge nel documento approvato all'Ufficio di presidenza. L'Ufficio di presidenza del Popolo della liberta' ha sospeso l'attivita' del Pdl per convergere sul rilancio di Fi. e' quanto spiegato nella lunga nota diffusa al termine della riunione. Questo comporta di conseguenza anche la sospensione delle attuali cariche.
"Nel ribadire la mia piena condivisione del passaggio dal Pdl a Forza Italia, piú volte ed in piú sedi manifestata pubblicamente,ritengo opportuno non prendere parte ai lavori pomeridiani dell'Ufficio di Presidenza". Lo afferma il capogruppo al Senato, Renato Schifani, spiegando che lavorerà all'unità del partito.
L'ex premier - raccontano i fedelissimi - appare determinato ad andare fino in fondo chiamando il vertice del suo partito ad un gesto di lealtà: o con me o contro di me.
"Il mio contributo all'unità del nostro movimento politico, che mai ostacolerò per ragioni attinenti i miei ruoli personali, è di non partecipare, come faranno altri, all'ufficio di presidenza che deve proporre decisioni che il CN dovrà assumere. Il tempo che ci separa dal CN consentirà a Berlusconi di lavorare per ottenere l'unità". A riferirlo è Angelino Alfano.

Berlusconi, Pdl contro Grasso: "E' fazioso"

ROMA. Pietro Grasso, presidente del Senato, non esclude l'ipotesi di voto palese sulla decadenza di Silvio Berlusconi, e il Pdl lo attacca definendolo "fazioso".
"E' molto grave - scrive il capogruppo al Senato Renato Schifani - che il presidente Grasso ipotizzi il voto palese sulla decadenza, essendo il Regolamento sul punto chiaro ed inequivocabile. Un'eventuale  interpretazione diversa in Giunta per il Regolamento, a colpi di maggioranza, sarebbe inaccettabile e noi ci opporremmo strenuamente ad una simile forzatura.  Sospettare, poi, che attraverso il voto segreto i senatori possano perseguire interessi diversi rispetto alla propria coscienza - conclude Schifani - é incredibile, e ci auguriamo che si sia trattato di un malaugurato fraintendimento. Un chiarimento sarebbe quantomeno opportuno".
Tranchant il commento di Renato Brunetta: "Le dichiarazioni del presidente del Senato, Pietro Grasso, sul voto segreto o palese non sono da presidente del Senato, ma da uomo di parte, anzi di fazione". Il presidente dei deputati Pdl aggiunge che "ritenere, come dice Grasso, che i senatori col voto segreto possano rispondere a 'interessi diversi' dalla coscienza é una insinuazione gravissima, che va contro il ruolo di garante della dignità dei parlamentari". "Ricordo all'ex procuratore Grasso una frase di Falcone 'il sospetto é l'anticamera della calunnia'. Cerchi - conclude - di far valere le regole, il presidente Grasso, invece che inventarne di nuove ad uso delle sue attitudini inquisitorie".

Berlusconi: interdizione 2 anni da pubblici uffici

MILANO. La Corte d'Appello di Milano ha determinato in due anni l'interdizione ai pubblici uffici per Silvio Berlusconi condannato definitivamente a 4 anni di reclusione per la frode fiscale nel processo Mediaset. La sentenza giunge dopo il rinvio per ricalcolare la pena accessoria deciso dalla Cassazione lo scorso primo agosto. La terza Corte d'Appello di Milano, nel determinare in due anni di interdizione dai pubblici uffici la pena accessoria per Berlusconi, ha accolto in pieno la richiesta dell'avvocato generale Laura Bertolè Viale. I giudici, che depositeranno le loro motivazioni entro 15 giorni, nel riquantificare l'interdizione hanno ridotto di un anno il massimo della pena prevista dalla legge speciale relativa ai reati fiscali. In primo e secondo grado il Cavaliere, oltre ai quattro anni di carcere per frode fiscale, si era visto infliggere 5 anni di pena accessoria in quanto era stata applicata la legge ordinaria. Ma lo scorso primo agosto la Cassazione, pur avendo confermato la pena principale, aveva rinviato alla Corte d' Appello il procedimento solo per la parte relativa alla rideterminazione della pena accessoria, ritenendo appunto si dovesse applicare la legge speciale.
Ghedini, impugneremo sentenza 2 anni interdizione - La difesa di Silvio Berlusconi ricorrerà per chiedere l'annullamento dei due anni di interdizione dai pubblici uffici decisi oggi dalla Corte d'appello di Milano nell'ambito del processo Mediaset. L'avvocato Niccolò Ghedini ha spiegato: "non avrebbe dovuto trovare ragione la pena interdittiva per le due questioni di legittimità costituzionale da noi sollevate", in particolare quella relativa al contenzioso fiscale "essendo stato fatto un accertamento con adesione - ha proseguito Ghedini - e avendo Mediaset versato a settembre circa 11 milioni" per le due annualità, 2002 e 2003, relative alla frode fiscale contestata al Cavaliere. Il legale ha anche affermato di voler ricorrere in Cassazione in quanto la Corte d'appello ha rigettato le eccezioni di legittimità costituzionali eccepite oggi in aula.

Politica. Berlusconi e Alfano: la nuova FI

ROMA. L'ex premier Silvio Berlusconi presidente e Angelino Alfano vicepresidente della nuova Forza Italia. E' l'ipotesi che emerge al termine delle quasi tre ore di incontro a Palazzo Grazioli tra l'ex premier e il segretario del Pdl. Secondo quanto si apprende da fonti del partito, sarebbe questa la soluzione per superare la fasi di crisi apertasi nel partito dopo la spaccatura sulla fiducia al governo Letta. Si procederebbe dunque nel percorso avviato di passaggio dal Pdl a nuova rinnovata Forza Italia.
Berlusconi smentisce una serie di dichiarazioni che gli vengono attribuite dalla stampa in merito al suo movimento e ribadisce che il suo "unico obiettivo" è quello di lavorare per "la coesione e l'unità". E, in questa cornice, continuerà a "impegnarsi a fondo" per non deludere gli elettori. "Leggo sui giornali di stamane - afferma Berlusconi - una serie di dichiarazioni che mi vengono attribuite in merito al mio movimento e che non ho pronunciato. Al di la del malvezzo giornalistico di riportare sempre più spesso frasi nella migliore delle ipotesi distorte nessuno può far finta di ignorare che sto lavorando proprio per la coesione e l'unità del movimento".
"Questo è il mio unico obiettivo ed è certamente condiviso - prosegue - dai milioni di italiani che ci hanno votato e da tutti gli esponenti del Pdl. Nessuno vuol sentire parlare di contrasti e frizioni, se non i nostri avversari. Continuerò a impegnarmi a fondo per non deludere i nostri elettori".

Amnistia e indulto: "Cav è escluso"

ROMA. "Penso proprio di no". Così il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri intervistata da Giovanni Minoli a Mix24, su Radio24, rispondendo alla domanda se una sua eventuale proposta di amnistia e indulto riguarderà anche Silvio Berlusconi. Il ministro ha anche assicurato di non aver avuto "nessuna pressione dal Quirinale".
"Berlusconi è fuori?", ha chiesto Minoli. "Sì, penso proprio di si", ha detto il ministro. Ma Napolitano ha troppo potere?, ha chiesto ancora Minoli.
"No, Napolitano non ha troppo potere", aggiunto Cancellieri, assicurando di non aver ricevuto pressioni dal Colle. "Il Presidente - ha detto - vuole la forza di ragionare insieme, come accadde per il terrorismo, di ritrovare unità di intenti". Un intento di pacificazione che richiama l'amnistia che fece Togliatti. "Allora - ha osservato il Guardasigilli - il Paese doveva ripartire, la situazione era estremamente dolorosa. Ora è meno dolorosa", ma se un provvedimento di clemenza "serve per il Paese, va fatto. Quella di Togliatti è una linea: ho una sua foto nel mio ufficio", ha detto inoltre il Guardasigilli. Con l'amnistia di Togliatti, però, uscirono dal carcere anche assassini, stupratori, ladri. "No - ha assicurato Cancellieri - assassini, stupratori, ladri non lasceranno mai il carcere".
"Ho idee chiare" sulla legge da proporre su amnistia e indulto. Cancellieri ha sottolineato che un target potrebbe essere quello che tocchi 20 mila detenuti, come avvenuto in casi precedenti. Il termine dei "quattro anni potrebbe essere una traccia", ha aggiunto.
La riforma della giustizia riguarderà "carceri, processo civile e velocizzazione processo penale. Su questi temi faremo molto presto, un mese, due mesi per approntare alcuni provvedimenti e alcune leggi delega nel settore".

Berlusconi: sì a servizi sociali

ROMA. L'ex premier Silvio Berlusconi, attraverso i suoi legali, ha depositato in procura a Milano l'istanza per chiedere l'affidamento in prova ai servizi sociali per scontare la pena definitiva del processo Mediaset.
I legali dell'ex premier, da quanto si è saputo, hanno fatto pervenire in mattinata la richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali all'ufficio esecuzione della Procura di Milano, coordinato dal procuratore aggiunto Nunzia Gatto. Istanza che è stata poi già trasmessa al Tribunale di Sorveglianza.
Il Cavaliere, lo scorso primo agosto, è stato condannato a 4 anni di reclusione dalla Cassazione nel processo sui diritti tv Mediaset per l'accusa di frode fiscale. Tre dei quattro anni di pena sono coperti dall'indulto e quindi per l'ex premier resta da scontare un anno, per il quale ha chiesto l'affidamento in prova.
Ora il fascicolo sarà istruito dal Tribunale di Sorveglianza che seguirà tutti i passaggi fino all'udienza per decidere sulla richiesta di affidamento in prova e sulla proposta da parte dell'ex premier di quale servizio sociale svolgere. Udienza che dovrebbe svolgersi nei prossimi mesi e forse non prima della prossima primavera.