Garlasco, nuovi elementi contro Sempio: “Alle nove e mezza era sempre lì a casa”


Pavia - Emergono nuovi dettagli nell’inchiesta della Procura di Pavia su Andrea Sempio, unico indagato nella nuova indagine sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007.

Tra gli elementi al centro dell’attenzione degli inquirenti c’è la rilettura di un’intercettazione ambientale del 2017, nella quale Sempio, parlando tra sé e sé, “sembra riferirsi all’orario in cui si sarebbe presentato a casa della vittima il giorno dell’omicidio”, secondo quanto riportato negli atti della Procura.

Nella trascrizione dell’audio dell’8 febbraio 2017, il 38enne afferma: “È successo qualcosa quel giorno (…) era sempre lì a casa (…) però cazzo (…) alle nove e mezza”.

Intanto continua lo scontro tra le parti sul nuovo filone investigativo. Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi, ha accusato la Procura di Pavia di essersi “accanita nel cercare di sconfessare quanto già stabilito nelle aule di giustizia”, riferendosi alla condanna definitiva di Alberto Stasi per l’omicidio della fidanzata.

Di segno opposto la posizione della difesa di Stasi. Gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis sostengono che la nuova indagine abbia “letteralmente disintegrato la sentenza di condanna”, facendo emergere “una serie lunghissima di nuovi elementi di prova che dimostrano l’assoluta innocenza” del loro assistito.

Secondo quanto riportato da Il Messaggero, Sempio si sarebbe recato oggi a Roma per sottoporsi a una perizia psicologica.

Le accuse della Procura

Per i magistrati pavesi, i nuovi elementi raccolti “destituiscono di qualsiasi fondamento il movente pornografico in capo a Stasi” e rafforzano invece l’ipotesi di “un tentativo di approccio sessuale” da parte di Sempio.

Gli inquirenti ritengono inoltre che l’indagato abbia mentito per anni su diversi aspetti dell’inchiesta: dallo scontrino del parcheggio utilizzato come alibi — che secondo l’accusa gli sarebbe stato procurato dalla madre — fino alle telefonate notturne verso casa Poggi e alle chiamate effettuate al fratello della vittima, Marco, mentre quest’ultimo si trovava in vacanza in Trentino.

Il video intimo e la chiavetta usb

Tra i nuovi elementi investigativi emerge anche la vicenda di un video intimo tra Chiara Poggi e Alberto Stasi, custodito in una cartella criptata su una pen drive presente nella casa della famiglia Poggi.

Secondo l’ipotesi accusatoria, Sempio avrebbe potuto accedere al contenuto della chiavetta, forse approfittando della presenza dell’amico Marco Poggi oppure impossessandosene temporaneamente.

“Non mi so dare una spiegazione. Se la devo dare, l’unica plausibile, seppure assurda, è che Sempio abbia preso una penna usb che c’era in camera di Chiara e se l’è portata a casa”, avrebbe dichiarato Marco Poggi nel corso dell’ultimo interrogatorio.

Del video, sempre secondo gli atti, sarebbe stata a conoscenza anche Stefania Cappa, cugina di Chiara.

Il foglietto gettato nell’isola ecologica

Gli investigatori hanno inoltre inserito tra gli elementi dell’indagine un episodio avvenuto il 26 febbraio dello scorso anno. Sempio, pedinato dai carabinieri di Milano, avrebbe gettato in un’isola ecologica un foglio contenente appunti.

Per la Procura, da un lato del foglio vi sarebbero state annotazioni sulle modalità di approccio con le donne; sull’altro parole e frasi considerate sospette, tra cui: “da cucina a sala”, “cane”, “campanello”, “finestra da fuori” e “assassino”.

La difesa di Sempio respinge però ogni interpretazione accusatoria. L’avvocato Liborio Cataliotti sostiene che si trattasse semplicemente della “scaletta per un breve contenuto audio destinato a uno spettacolo teatrale”.

“Ho letto l’ennesimo travisamento dei fatti – ha dichiarato – e ogni singola prova dovrà essere vagliata razionalmente e sottoposta alle controdeduzioni della difesa”.

Il profilo psicologico delineato dai pm

Nelle carte depositate, i pm tracciano anche un profilo molto severo dell’indagato, basato sull’analisi dei materiali trovati nei suoi dispositivi elettronici.

Secondo gli inquirenti, alcuni file dimostrerebbero che Sempio “non abbia alcuna remora alla possibilità di prendere una donna con la forza perché la desidera, considerando la morte della vittima come un eventuale effetto collaterale”.

La Procura precisa comunque che tali elementi “non costituiscono prova diretta dell’omicidio”, ma potrebbero “rafforzare la lettura complessiva del fatto storico già delineato sulla base di elementi oggettivi e indipendenti”.

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