ROMA – “Questa è una riforma che porta il mio nome e me ne assumo quindi la responsabilità politica. Se ci sono stati difetti di comunicazione o di impostazione, sono stati anche miei”: con queste parole il ministro della Giustizia Carlo Nordio, ospite di Sky TG24 Start condotto da Giovanna Pancheri, ha commentato l’esito del referendum costituzionale sulla riforma della giustizia promossa dal governo Giorgia Meloni, che ha visto la vittoria del No con oltre il 53% dei voti.
Secondo Nordio, il quesito era “estremamente tecnico” ma è stato trasformato in uno strumento politico. “Tutta la campagna del centrosinistra è stata impostata sull’emotività e ha colpito l’immaginazione degli italiani”, ha spiegato il Guardasigilli.
Comunicazione e polemiche
“Ammetto vari errori nella comunicazione, ma la frase più contestata sul ‘sistema mafioso’ non l’ho mai detta: era una citazione di un pubblico ministero”, ha precisato. Bilanciando le dichiarazioni tra le parti, ha aggiunto, “non credo che l’eccesso di polemica abbia influito più di tanto”. Rispondendo a una domanda sulla possibile sostituzione della capo di gabinetto del ministero, Giusi Bartolozzi, Nordio ha chiarito: “No, assolutamente”.
Ritorsioni e ruolo dell’ANM
Sul rischio di eventuali ritorsioni da parte della magistratura, il ministro ha escluso categoricamente qualsiasi strumentalizzazione: “Sarebbe sacrilego pensare che la magistratura usi il suo potere per infierire sui vinti. È una concezione irrealistica”.
Nordio ha poi sottolineato il ruolo politico che, a suo avviso, uscirà rafforzato dall’esito del referendum: “È una vittoria dell’ANM, che diventa un soggetto politico. Questo darà all’Associazione un potere contrattuale significativo, con cui dovranno fare i conti anche le future amministrazioni”.
Futuro e piano carceri
Tra gli obiettivi per l’anno rimanente di legislatura, Nordio ha citato il piano carceri, puntando a ridurre la popolazione detenuta tramite riduzione della carcerazione preventiva, espiazione della pena degli stranieri nei loro Paesi d’origine e detenzione alternativa per i tossicodipendenti.
Infine, sul futuro personale, il ministro ha dichiarato: “Il prossimo anno compirò 80 anni e penso di avere diritto a un po’ di riposo. Sono stato chiamato a questo incarico per realizzare una serie di riforme, la più importante delle quali non è andata come previsto, probabilmente anche per colpa mia. Credo che potrò tornare ai miei studi e ai miei hobby”.

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