Addio a Piera Smeriglio, la ricercatrice del Sannio che studiava le malattie neuromuscolari


Roma - È morta a 43 anni Piera Smeriglio, ricercatrice di fama internazionale originaria di Guardia Sanframondi, nel Sannio, che aveva dedicato la sua vita allo studio delle malattie neuromuscolari, in particolare della sclerosi laterale amiotrofica (SLA) e dell’atrofia muscolare spinale (SMA).

La sua ricerca era concentrata sui meccanismi che determinano la progressione di queste patologie e sulle ragioni per cui alcune terapie risultano efficaci solo su una parte dei pazienti. L’obiettivo era individuare nuovi bersagli terapeutici per rallentare o fermare il decorso di malattie che colpiscono progressivamente la funzionalità muscolare.

La sua carriera rappresenta una delle storie di talento scientifico italiano affermatosi a livello internazionale. Dopo il dottorato in Scienze e Salute alla Sapienza di Roma, tra il 2012 e il 2018 aveva svolto attività di ricerca alla Stanford University School of Medicine, negli Stati Uniti, occupandosi di epigenetica e dei meccanismi molecolari alla base delle patologie neuromuscolari.

Nel 2019 era rientrata in Europa grazie alla Marie Skłodowska-Curie Fellowship, uno dei programmi di finanziamento alla ricerca più prestigiosi dell’Unione Europea, avviando un progetto al Centre de Recherche en Myologie dell’Inserm di Parigi. Dal 2022 era ricercatrice permanente dell’Inserm e guidava un gruppo internazionale composto da giovani ricercatori, dottorandi e assegnisti.

Alla Sorbona aveva inoltre conseguito l’Habilitation à Diriger des Recherches, il titolo accademico francese che consente di dirigere attività di ricerca.

Negli ultimi quattordici mesi della sua vita aveva affrontato la malattia che l’aveva colpita senza interrompere il proprio impegno scientifico. Anche durante il percorso di cura aveva continuato a seguire il lavoro delle sue équipe, partecipando alle discussioni delle tesi, preparando nuovi progetti e lavorando alle richieste di finanziamento.

Chi ha lavorato con lei la ricorda come una persona elegante nei modi, disponibile e capace di trasmettere entusiasmo soprattutto ai giovani che si avvicinavano alla ricerca. Accanto alla passione scientifica coltivava anche un lato creativo: amava cucire e realizzare abiti e accessori.

Con la sua scomparsa il Sannio perde una delle sue eccellenze più riconosciute e il mondo della ricerca una studiosa che aveva raggiunto i più importanti centri internazionali senza mai perdere il legame con le proprie origini.

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