Beirut - La situazione in Medio Oriente resta altamente instabile, con un intreccio di operazioni militari, dichiarazioni politiche e tentativi diplomatici che non hanno ancora prodotto una svolta concreta.
Secondo Channel 12, soldati israeliani avrebbero iniziato operazioni terrestri oltre la cosiddetta “linea gialla” della tregua armata in Libano. Parallelamente, il ministero della Salute libanese riferisce un bilancio aggiornato delle ultime 24 ore: 28 morti e 104 feriti a causa degli attacchi israeliani su diverse aree del Paese. Dall’inizio della ripresa delle ostilità, il 2 marzo, il bilancio complessivo riportato è di 3.213 morti e 9.737 feriti.
Sul fronte iraniano, il portavoce delle Forze Armate Abolfazl Shekarchi ha avvertito che qualsiasi nuova aggressione contro l’Iran riceverà una risposta “molto più severa”, estesa oltre i confini regionali.
Le tensioni si inseriscono in un contesto diplomatico ancora bloccato. Teheran sostiene che i negoziati abbiano fatto alcuni progressi, ma precisa che un accordo non è imminente. Anche il presidente statunitense Donald Trump ha ribadito che l’intesa con l’Iran sarà “grandiosa oppure non ci sarà”, mentre Washington continua a condurre operazioni militari che definisce di autodifesa.
Secondo fonti internazionali, gli Stati Uniti avrebbero colpito un sito per il lancio di missili e imbarcazioni iraniane sospettate di preparare attività offensive. Intanto proseguono i contatti diplomatici con mediazioni regionali, inclusi colloqui a Doha tra rappresentanti iraniani, qatarioti e delegazioni internazionali, nel tentativo di riaprire il canale negoziale.
Il quadro complessivo resta quindi segnato da un forte rischio di escalation, con la diplomazia che procede su binari fragili e ancora lontani da una soluzione condivisa.