I consumi delle famiglie sono aumentati nel 2015 nel Mezzogiorno dello 0,7% (-0,1% nel 2014), meno che nel resto del Paese (1,2% rispetto all’incremento dello 0,9% registrato l’anno precedente). Questi alcuni dati che emergono dalle anticipazioni dei principali andamenti economici e sociali dal "Rapporto Svimez 2016 sull'economia del Mezzogiorno". La migliore performance registrata dal Mezzogiorno in termini di prodotto e di occupazione, cresciuta il doppio di quanto avvenuto nel resto del Paese (0,8% rispetto allo 0,4% del Centro-Nord), e un miglioramento della dinamica del reddito disponibile, accresciutosi dello 0,9% come nel resto del Paese, non si sono riflessi sui consumi delle famiglie che sono comunque risultati frenati. Nel 2015 i consumi pro capite delle famiglie del Mezzogiorno sono risultati pari solo al 67,9% di quelli del Centro-Nord (71,5% nel 2007). Un sensibile allargamento del divario si è avuto in particolare, a testimonianza dell’ulteriore impoverimento di larga parte della popolazione meridionale, per i consumi pro capite di “altri beni e servizi”, che comprendono anche spese per la salute e per la cultura, risultati pari nel 2015 al 56,6% di quelli del resto del Paese, a fronte del 63,5% del 2007.
Tutte le regioni meridionali interrompono la recessione con la Basilicata, l'Abruzzo e il Molise che guidano la ripresa. Secondo i dati che emergono dalle anticipazioni dei principali andamenti economici e sociali dal "Rapporto Svimez 2016 sull'economia del Mezzogiorno", la Basilicata registra il piu' intenso ritmo di crescita (+5,5%), grazie soprattutto al
contributo dell'automotive, un risultato che non trova riscontro in nessun'altra regione italiana e che fa seguito ai modesti segnali di ripresa rilevati l'anno precedente (+0,5%). Analogo percorso segue il Molise, sia pur con un ritmo piu' moderato (+2,9%); l'Abruzzo cresce del 2,5% grazie all'industria, cancellando cosi' il risultato deludente del 2014 (-2,0%); la Sicilia e la Calabria (per l'eccezionale performance nella regione dell'agricoltura) crescono rispettivamente dell'1,5 % e dell'1,1%. molto piu' contenuta (solo lo 0,2%) appare la partecipazione alla ripresa della Campania, della Puglia e della Sardegna, per la persistenza di alcune crisi industriali.
Nel 2015 la dinamica positiva dell'occupazione e' stata senz'altro il maggiore punto di forza della ripartenza del Sud. Nella media del 2015, nelle regioni meridionali gli
occupati aumentano di 94.000 unita', pari al +1,6%, mentre in quelle del Centro-Nord si registra una crescita di 91.000 unita', pari allo 0,6%. Uun elemento di persistente
preoccupazione e' dato dal fatto che, a livello nazionale, rallenta ma non si arresta il calo dell'occupazione giovanile. E' proprio il Mezzogiorno, invece, che anche sul versante dell'occupazione giovanile fa registrare una sensibile inversione di tendenza (+24.000 unita' pari al +1,8%), benche' molto moderata se si considera che su questa fascia anagrafica si era concentrato il crollo drammatico nella crisi (tra il 2008 e il 2014, al Sud, l'occupazione tra i 15 e i 34 anni si era ridotta di 622.000 unita'). Il dato positivo del 2015, in ogni caso, non deve far perdere di vista la voragine che si e' aperta con la crisi nel mercato del lavoro meridionale. Mentre il Centro-Nord, infatti, con questo andamento dell'anno passato ha recuperato quasi completamente i livelli occupazionali pre-crisi, il Sud resta assai distante, di quasi mezzo milione (482.000) di occupati sotto il livello del 2008 (quasi sette punti percentuali in meno), che peraltro faceva segnare un rilevantissimo divario con il resto del Paese e dell'Europa. Malgrado la marcata inversione di tendenza del 2015 la criticita' strutturale resta comunque forte.
