In lieve aumento nel primo semestre del 2016 le retribuzioni in Italia. Lo rileva l'Istat, che ha diffuso i dati di giugno e dei primi sei mesi dell'anno.
Nel mese di giugno l'indice delle retribuzioni contrattuali orarie è aumentato dello 0,2% rispetto al mese precedente e dello 0,7% nei confronti di giugno 2015. Complessivamente, nei primi sei mesi del 2016 la retribuzione oraria media è cresciuta dello 0,7% rispetto al corrispondente periodo del 2015.
A giugno le retribuzioni contrattuali orarie registrano un incremento su base annua dello 0,9% per i dipendenti del settore privato (0,6% nell'industria e 1,1% nei servizi privati), mentre sono stabili quelli della pubblica amministrazione.
Questi i settori che a giugno presentano gli incrementi annui maggiori: tessili, abbigliamento e lavorazione pelli (3,4%); commercio (2,0%); energia elettrica e gas (1,9%). Retribuzioni invariate nei settori del legno, carta e stampa; della metalmeccanica; dei servizi di informazione e comunicazione; delle telecomunicazioni e in tutti i comparti della pubblica amministrazione. Inoltre, si è verificato un calo dello 0,1% nel settore dell'acqua e servizi di smaltimento rifiuti.
Alla fine di giugno 2016 i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica riguardano il 36,4% degli occupati dipendenti e corrispondono al 35,1% del monte retributivo osservato dall'Istituto di Statistica.
Sempre a giugno la quota di dipendenti in attesa di rinnovo per l'insieme dell'economia è pari al 63,6%, in lieve diminuzione rispetto al mese precedente. L'attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 40,1 mesi. L'attesa media calcolata sul totale dei dipendenti è di 25,5 mesi, in crescita rispetto a un anno prima (21,1).
Tra i contratti monitorati dall'indagine, nel mese di giugno è stato recepito un nuovo accordo e nessuno è venuto a scadenza. Complessivamente i contratti in attesa di rinnovo sono 50 (di cui 15 appartenenti alla pubblica amministrazione) relativi a circa 8,2 milioni di dipendenti (di cui circa 2,9 milioni nel pubblico impiego).
