Stefàno, "Sono onorato, lavorerò con impegno e serietà"

dal nostro inviato Francesco Greco. 
ROMA – Dario Stefàno da Otranto, dopo la canonizzazione degli 800 Martiri. Un segno degli astri, per chi crede alle loro suggestioni. Da qualche giorno è presidente della Commissione parlamentare per le autorizzazioni a procedere, una delle tre (con Copasir e Vigilanza Rai) che per una convenzione sottintesa tocca alle opposizioni.

   In politica il vuoto non esiste: quello lasciato dal triste crepuscolo di Raffaele Fitto (che ha casa proprio a Otranto) e di Rocco Palese dopo l’incidente Merryl-Lynch, è subito riempito dall’ascesa di questo 50enne molto elegante, col baffetto sottile e l’eloquio pacato, che cerca di convincerti con la forza degli argomenti, che irrompe sulla ribalta politica nazionale dove devi subito trovare una password comunicativa, una modulazione adeguata per sedere nei salotti tv e i talk-show (da “L’Arena” a “Porta a porta”) e spiegare il proprio pensiero, scansare trappole e polpette avvelenate, evitando di farsi sovrastare dai conduttori tosti e surclassare dall’avversario. Sinora il politico pugliese ci è riuscito.

   In Puglia ha lasciato un buon segno. Da assessore ha portato i prodotti della terra nel mondo (sul rosato, per esempio, ha fatto un ottimo lavoro elevandolo a vino con lo stesso pedigree degli altri).

Abile pr di se stesso (Vendola è stato padrino di battesimo del suo bambino due anni fa),  sa ascoltare la gente. Raccontava giorni fa una ristoratrice di Taviano (Lecce) che sotto campagna  elettorale non ha fatto mordi e fuggi come tanti, ma s’è fermato a lungo a parlare, e alla fine ha salutato gli addetti alla cucina.

   In questa intervista esclusiva ecco lo Stefàno-pensiero.

Domanda: Senatore, dall'agricoltura in Puglia, olio, vino e dieta mediterranea, alla presidenza di una giunta che ha un ruolo molto delicato. Uno step considerevole: soddisfatto?

Risposta: “Sono  onorato di fare una esperienza, che non capita a tutti, nel cuore delle Istituzioni e alla presidenza di una Commissione che affronta temi molto delicati. Sento il peso di questa responsabilità che però condurrò, come sempre, con il massimo dell’impegno e con serenità”.

D. Lei deve essere ben introdotto nel Pd, perché il suo partito indicava, per questa carica, Claudio Fava...

R. L'on. Claudio Fava era candidato da Sel a presiedere il Copasir, che è un organismo bilaterale di cui non faccio parte. La mia giunta è invece organo del Senato. Questioni ed ambiti diversi”.

D. Se sul suo tavolo dovesse arrivare la richiesta di autorizzazione a procedere per qualche eccellente, diciamo Berlusconi, come si comporterà?

R. “Con rigore e serietà. Innanzitutto con la convinzione che su certe questioni, anche se non riguardassero Berlusconi ma un senatore ‘qualunque’, sia indispensabile tenere fuori dalla porta ogni possibile approccio o tentazione di lotta politica. La decisione va sempre ricondotta al merito, ed il mio impegno sarà sempre quello di porre nelle miglior condizioni possibili, ogni volta e tutti i membri della giunta, per agevolare gli approfondimenti necessari, anche rispetto a pronunciamenti precedenti o su fattispecie analoghe”.
Il presidente della Commissione Parlamentare per le Autorizzazioni a Procedere Dariò Stefano con il governatore Nichi Vendola

D. Non crede che l'immunità parlamentare andrebbe abolita? E' un retaggio medievale di cui spesso godono persone indegne... 

R. “Io credo che il vero problema non siano le immunità parlamentari, che costituiscono una garanzia funzionale importante per la democrazia parlamentare, quanto l'uso distorto che ne è stato fatto e che ha finito per stravolgere tali baluardi del regime parlamentare, trasformandoli in veri e propri privilegi, del tutto ingiustificati e quindi divenuti, paradossalmente e per certi versi, del tutto antidemocratici. Occorre oggi recuperare la originaria essenza di tali misure, esercitando i poteri previsti dall'articolo 68 della Costituzione secondo i nobili valori e i fondamentali principi che ispirarono la creazione delle prerogative in questione. Peraltro, anche la Corte Europea dei diritti dell'uomo ha sancito la legittimità in astratto delle immunità, fissando tuttavia in concreto i limiti ed i canoni per il corretto esercizio di tale prerogativa, specie dell'insindacabilità, che secondo la Corte stessa deve essere ispirata a rigorosi canoni di proporzionalità rispetto agli obiettivi perseguiti”.

D. In questi anni di II Repubblica, più forse della prima, l'etica è stata piegata a interessi di parte, provocando disaffezione verso la politica e le istituzioni da parte dei cittadini, qualunquismo, populismo: come pensa si possa recuperare questa caduta di percezione e di immagine?

R. “Più che di percezione e di immagine, parlerei proprio di sostanza. C’è  bisogno che in Parlamento vadano persone per bene e qualificate. Per questo occorre una legge elettorale diversa dall’attuale. Oggi anche buone ragioni espongono al rischio di eleggere parlamentari poco inclini al ruolo di legislatori”.

D. Dicono che sia Berlusconi a dettare l'agenda del governessimo e che incubano altre leggi ad personam: legittimo impedimento, falso in bilancio, ecc.: è vero?

R. “È un governo certamente anomalo, in cui le due principali parti muovono da interessi e visioni politiche che sono -  o almeno dovrebbero essere – diverse e che  oggi sono accomunate dal solo obiettivo di rimanere al governo. Io spero che la sensibilità di centrosinistra nella maggioranza non si pieghi ad interessi diversi da quelli realmente utili alla collettività”.

D. Pensa che il Parlamento sia davvero una ‘scatola vuota’ come dice Grillo e che il grillismo, come fenomeno di protesta, crescerà o ha già toccato il top alle politiche di febbraio?

R. “Già con Berlusconi a capo del governo si è operato, più volte, il tentativo di svuotare il Parlamento delle sue prerogative legislative. Pensiamo a quante volte si è ricorsi al voto di fiducia accompagnando tale scelta con una costante e mirata campagna mediatica sul ‘Parlamento che blocca l’attività del governo’. Ora Grillo, con obiettivi diversi, parla di scatoletta di tonno. Mi sembrano entrambi approcci populistici, irrispettosi di quello che deve restare il luogo centrale della nostra democrazia”.

D. Sostiene Grillo che l’unica opposizione è il M5S e che il Sel è addomesticato: che ne pensa?

R. “Grillo ha perso un’occasione storica, che probabilmente non tornerà più. A che è servito aver saputo incanalare la protesta diffusa se poi non si è in grado di proporre, discutere, provare a cambiare veramente le cose, "sporcandosi" le mani? Ha mortificato, a mio avviso, lo slancio e l’entusiasmo dei suoi eletti e deluso anche gli elettori. Ma forse ha tutto l’interesse a rimanere in questa posizione, a fare l’urlatore ed a parlare male di tutto e di tutti. È la posizione meno impegnativa”.