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Salute: intervista al dottor Militello, eletto miglior andrologo e urologo d’Italia

ROMA. Nei mesi scorsi è stata stilata la classifica per l’anno 2018 del "Mio Dottore Awards" che elegge i migliori dottori d'Italia. Per quel che riguarda "Il Mio Dottore Awards", è un riconoscimento che mette in gara tutti gli specialisti d’Italia che vede poi, sulla valutazione dei pazienti e dei colleghi, la nomination di circa 10 specialisti per ogni branca, premiando al termine delle votazioni i primi tre dottori.
Per la specializzazione di Urologia Andrologia è risultato vincitore ed è stato eletto come migliore medico d'Italia il Dottor Andrea Militello, che ha concorso per la città di Viterbo.
Da qui il nostro interesse intervistarlo, e sapere qualcosa, di più del "Miglior Andrologo e Urologo d'Italia".

D. Dottor Militello, innanzitutto complimenti per il prestigioso riconoscimento. Essere premiato come miglior Urologo e Andrologo d'Italia non è cosa di tutti i giorni. Ci dice qualcosa di più di lei?

R. Grazie, è per me un’emozione e un grosso onore essere intervistato. Sono un urologo andrologo perfezionato in fisiopatologia della riproduzione umana con la specialità in urologia e andrologia, 2 master di perfezionamento, revisore di due importanti riviste scientifiche internazionali e nell’ultimo anno, con grosso onore, libero docente presso l’ Università Federiciana di Cosenza.

D. Interessante. Nell'ambito della sua professione ci può dire quali sono le malattie e i disagi più frequenti per cui viene interpellato?

R. Sicuramente la disfunzione erettile, l’eiaculazione precoce e l’infertilità maschile.

D. Ci sono cure innovative che propone ai suoi pazienti ?

R. Sicuramente nel trattamento della disfunzione erettile oggi abbiamo delle interessanti proposte terapeutiche sino a poco tempo fa non conosciute. Per citarne alcune, l’uso delle onde d’urto a bassa intensità nel trattamento della disfunzione erettile, l’uso dei fattori di crescita e l’impianto delle protesi peniene, sempre nei casi disfunzione erettile non rispondente ai farmaci. Un altro argomento che viene spesso affrontato nella visita andrologica è l’eiaculazione precoce. Anche qui oggi abbiamo delle novità, oltre i classici farmaci ci sono anche possibilità di terapie omeopatiche. La fitoterapia e nutraceutica, che sfrutta i nutrienti contenuti negli alimenti per avere benefici sulla salute, vedono Infatti un loro utilizzo in questo ambito. Come ad esempio l’uso della griffonia, una pianta contenente 5 idrossitriptofano, aminoacido essenziale che il nostro cervello utilizza per sintetizzare la serotonina, l’ormone del benessere e che regola anche il riflesso eiaculatorio.

D. Andando a cercare qualcosa su di lei su internet l’abbiamo trovata molto presente nei social. Secondo lei hanno influito sulla conquista del riconoscimento di Miglior Andrologo urologo d'italia?

R. Si, effettivamente dedico tempo ai social e ho una presenza importante sia su Facebook, che su Instagram con il mio account @andrologiamilitello, oltre il canale su Youtube che ha più di 3.000 iscritti e circa 2 milioni di visualizzazioni. Probabilmente la mia divulgazione online, e il fatto di voler aiutare tanti uomini a capire meglio riguardo i loro problemi di salute e il loro corpo ha contribuito al risultato. Ed ho constatato che i social permettono un contatto più facile e anonimo da parte del paziente, spesso intimorito nel dovere esporre un problema sessuologico o andrologico ad un dottore che non conosce.

D. Bene dottore, la ringraziamo della sua disponibilità e le rinnoviamo i nostri auguri per il premio e tutte le sue attività.

Grazie e buon lavoro a voi!

Salute. Lorenzin: "Abbiamo curato 100mila malati italiani di epatite C"

ROMA - "Al momento abbiamo curato 100 mila malati di epatite C che altrimenti sarebbero morti" ha dichiarato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, durante la Conferenza programmatica di Alternativa Popolare a Roma.

"I successi sono stati ottenuti grazie allo stanziamento di due Fondi speciali per garantire l'accesso alle terapie innovative. In una situazione complicata in cui le risorse non c'erano le abbiamo stanziate per garantire farmaci ai malati di epatite C, servizi ai malati di cancro. Stiamo garantendo terapie innovative che non ci sono in altre parti d'Europa tant'è vero che in questo momento metà dei Paesi europei, quelli piccoli, stanno chiedendo a me e a Mauro Melazzini, direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco-Aifa, di aiutarli ad avere farmaci che nel loro Paese non ci sono. Questa è un'Italia solidale, un'Italia capace, un'Italia che ha fatto della ricerca scientifica e dell'innovazione il suo know-how. Questo sistema, con quello che vi ruota intorno non è un costo, ma è un grandissimo investimento sociale, culturale, demografico sul Paese, e spesso è stato un collante per la popolazione. Se quando siamo arrivati si parlava di dissesto, di fallimento del Servizio sanitario nazionale oggi si parla di manutenzione, di nuove sfide globali che abbiamo gli strumenti per poter affrontare. C'era il crac sanitario di più della metà della Regioni italiane, ma noi abbiamo fatto il Patto della Salute e stanziato risorse per l'accesso alle terapie innovative. Se non smettiamo di parlare di alleanze e alchimie, e non ci mettiamo a parlare delle persone, la gente non ci capisce. Questo abbiamo fatto in questi anni: abbiamo parlato delle persone alle persone".

Salute. Gorga: "I primi medicinali omeopatici entrano nel Prontuario farmaceutico"

ROMA - "I primi medicinali omeopatici entrano nel Prontuario farmaceutico. Da Aifa stanno arrivando i primi degli oltre 3.000 codici di Autorizzazione all'immissione in commercio che verranno rilasciati entro la fine del 2018" ha dichiarato il presidente di Omeoimprese, Giovanni Gorga.

"Le aziende hanno dovuto sostenere onerosi investimenti per adeguarsi alle richieste di Aifa e da gennaio 2019 tutti i medicinali omeopatici in commercio avranno ottenuto l'Aic, proprio come avviene per i farmaci allopatici. Vi sono, però, sostanziali differenze che rischiano di mettere in ginocchio il settore. Pensare di trattare l'omeopatia alla stessa stregua della medicina tradizionale implica un errore di valutazione. Le aziende omeopatiche, infatti, hanno dimensioni inferiori rispetto alle aziende farmaceutiche e non possono permettersi di affrontare gli stessi costi di registrazione. Il decreto Tariffe del ministro Lorenzin dello scorso febbraio 2016 stabilisce importi tariffari assolutamente improponibili. Si tratta di cifre insostenibili per un settore che comunque non può né vuole pensare di competere con le big pharma. Una mossa, l'ennesima purtroppo, che va a penalizzare l'industria nazionale, lasciando invece carta bianca alle aziende straniere che, in Europa, sottostanno a regole e condizioni economiche meno stringenti. Le tariffe legate alla registrazione dei medicinali omeopatici e ad altre procedure, come ad esempio la variazione di un componente all’interno del farmaco, non possono essere le stesse che si applicano ai medicinali tradizionali. Se a un prodotto che mediamente fattura 10-20 mila euro all'anno viene chiesto di sostenere un importo tariffario quantificabile in migliaia di euro per una 'variazione' di composizione o di tipo amministrativo, è evidente che l'azienda alla lunga non riuscirà più a sostenere questi costi. La conseguenza sarà il ritiro del farmaco dal commercio, chiusura della produzione e perdita di posti di lavoro. Siamo felici che anche l'Aifa e il ministero abbiamo riconosciuto a tutti gli effetti il valore dell'omeopatia rispetto alla medicina tradizionale ma occorre che ogni settore venga considerato in base alle singole peculiarità. In Italia sono oltre 8 milioni le persone che si rivolgono all'omeopatia e, se non troveranno medicine italiane in vendita, compreranno preparati stranieri. Il settore in Italia morirà a favore delle aziende estere che hanno obblighi e costi inferiori da sostenere. L'obiettivo per i prossimi mesi è dunque di lavorare con le Istituzioni per rivedere il decreto Tariffe, in particolare per gli importi che toccano i medicinali attualmente in commercio e che sono oggetto di regolamentazione".

Salute: scoperta l'area in cui vive la gelosia nel cervello

LOS ANGELES - "Il 'mostro dagli occhi verdi' è forse una delle emozioni più comuni in una relazione. E quando si indaga sulle specie monogame di primati, le cose cambiano solo un po'" hanno dichiarato un team di ricercatori del California National Primate Research Center che ha mappato l'area della gelosia e della monogamia nel cervello, per ora in quello delle scimmie Titi.

"Le scimmie Titi fanno parte del 3-5% di animali caratterizzate da legami monogami e permanenti. Un po' come nel caso degli esseri umani, queste scimmiette formano un legame speciale con il partner, mostrano comportamenti guardinghi e si stressano se vengono separati dal compagno di vita. Hanno atteggiamenti ed emozioni che riconosciamo come vicine a come ci sentiamo noi. L'idea alla base di tutto questo è che dobbiamo capire come funziona normalmente la neurobiologia del legame sociale, prima di capire cosa succede in situazioni in cui questo è compromesso. Ad esempio, nei disordini come l'autismo o la schizofrenia. Quando una scimmia Titi è gelosa, solitamente inarca la schiena, spingendo la coda avanti e indietro, e appare agitata. I maschi gelosi sono noti anche per aver impedito alle compagne di interagire con altri maschi. Anche le femmine manifestano la propria gelosia, ma in modo meno evidente e questo le rendeva meno adatte per lo studio. Gli animali coinvolti nella ricerca presentavano segni endocrini di stress sociale. In particolare, un aumento dei livelli di testosterone e cortisolo. Non solo: le scansioni del cervello delle scimmie costrette a fissare l'amata con un rivale hanno mostrato una maggiore attività nella corteccia cingolata, una zona del cervello associata all'esclusione sociale negli esseri umani. La gelosia mostrata dalle scimmiette non è un fatto del tutto negativo: cercare di tenere il tuo partner lontano da un rivale dal punto di vista evoluzionistico è un sistema per preservale la relazione".

Salute: stanziati 500 milioni per i farmaci e gli oncologici innovativi

ROMA - "La legge di Bilancio 2017 ha stanziato 500 milioni di euro l'anno sia per i farmaci innovativi, sia per gli oncologici innovativi, subordinando l'erogazione di tali risorse agli elenchi pubblicati periodicamente dall'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), sulla base di nuove regole stabilite dalla stessa agenzia, pubblicate il 31 marzo 2017 e aggiornate il 19 settembre scorso" ha dichiarato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe.

"Senza un report trasparente e completo, è impossibile risalire alle motivazioni con cui l'Aifa, previa valutazione di bisogno terapeutico, valore terapeutico aggiunto e qualità delle evidenze scientifiche, non ha confermato l'innovatività a 8 farmaci, ha confermato l'innovatività a 14 farmaci, ha assegnato l'innovatività a 4 nuovi farmaci. Il modello proposto dall’Aifa ha basi scientifiche e metodologiche ineccepibili perché vincola l’assegnazione dell’innovatività di un farmaco, e i relativi fondi, ai tre elementi fondamentali. A seguito delle richieste arrivate da società scientifiche, associazioni di pazienti e industria farmaceutica abbiamo effettuato una valutazione indipendente della determina Aifa, oltre che monitorato la sua applicazione rispetto al riconoscimento dell’innovatività e al conseguente accesso ai fondi per l’innovazione. Senza un report trasparente e completo è impossibile risalire alle motivazioni con cui l’Aifa, rispetto all’ultimo elenco pre-determina del 21 dicembre 2016 non ha confermato l’innovatività a 8 farmaci, ha confermato l’innovatività a 14 farmaci, ha assegnato l’innovatività a 4 nuovi farmaci. Auspichiamo che l’Aifa accolga la nostra richiesta quale elemento indispensabile di trasparenza a beneficio di aziende farmaceutiche, decisori, professionisti sanitari, pazienti e contribuenti tutti, ma soprattutto di se stessa. Infatti, considerato che in tutti i processi decisionali sui farmaci l’Aifa mantiene sia la funzione di agenzia regolatoria, sia quella di Health Technology Assessment, solo processi decisionali espliciti e trasparenti possono spazzare via qualsiasi dubbio su questa 'insolita' doppia veste di un ente che gestisce ogni anno quasi 30 miliardi di euro di spesa pubblica".

Salute: circa 19mila i casi segnalati di morbillo in Europa

MILANO - "Il morbillo continua a colpire non solo in Italia, ma anche in Europa" ha dichiarato l'ultimo report dell'Ecdc, il Centro europeo per il controllo delle malattie.

 "Tra gennaio 2016 e ottobre 2017 sono stati circa 19mila i casi segnalati nel vecchio continente, con 44 i morti. Tre i Paesi più colpiti: Romania (primo Paese a registrare l'impennata da ottobre 2016), Italia (dove l'aumento è iniziato a gennaio 2017) e Germania (da febbraio 2017). In Romania i casi sono stati 7.570 nel periodo esaminato, contro 4.617 per l'Italia e 891 in Germania. La diffusione del morbillo in Europa è dovuta a una copertura vaccinale sub-ottimale in molti Paesi Ue. L'obiettivo da raggiungere è almeno il 95% di copertura".

Salute. Ricciardi: "Preoccupato per la nuova stagione dell'influenza"

ROMA - "Oltre 18mila morti, quasi il doppio delle stagioni precedenti. E' il numero che indica un aumento impressionate dei morti per complicanze da influenza nella scorsa stagione" ha dichiarato il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, Walter Ricciardi, preoccupato che il trend si confermi quest'anno "se le coperture vaccinali non cresceranno. Si tratta di stime e non abbiamo, ovviamente, 18mila certificati di morte 'per influenza'. Ma sono stime estremamente ponderate, affidabili. Partiamo dal fatto che ogni anno, sistematicamente, abbiamo una stima di 8 mila morti l'anno per complicanza da influenza. Ma gli eventi sentinella che noi abbiamo registrato nelle città italiane nella scorsa stagione, precisamente tra il novembre del 2016 e febbraio del 2017, hanno indicato che i dati erano estremamente superiore alla media, in modo abnorme. Un fenomeno che abbiamo analizzato e studiato per capire a cosa fosse dovuto. Abbiamo quindi potuto appurare che l'eccesso di mortalità tra gli anziani che si è registrato in tutto lo scorso anno è stato causato da due fattori. Il primo è il caldo. Il 2016 sia stato l'anno più caldo della storia, con temperature elevate costanti, non limitate alle ondate di calore. E questo ha debilitato gli anziani. Per quanto riguarda specificamente l'influenza il problema è, invece, la copertura vaccinale. In certe aree del Paese non andiamo oltre il 30% della vaccinazione antinfluenzale".

Salute: nel mondo una ragazza su 10 è vittima di violenza sessuale

ROMA - "Nel mondo una ragazza su 10 al di sotto dei 20 anni ha subito un atto di violenza sessuale, mentre sono circa 16 milioni le giovani tra i 15 e i 19 anni e circa 1 milione le bambine under 15 che ogni anno danno alla luce un bambino. Le complicazioni durante la gravidanza e al momento del parto rappresentano la seconda causa di morte per le adolescenti di tutto il mondo" si legge nelle stime dell'Organizzazione mondiale della sanità evidenziate da Flavia Bustreo, vice direttore generale dell'Oms per la Salute della famiglia, delle donne e dei bambini.

"Nel mondo circa 120 milioni di ragazze con meno di 20 anni sono vittime di rapporti forzati o altri atti sessuali forzati, mentre ogni giorno, stima l'Oms a proposito dei matrimoni precoci, 39mila ragazze tra i 15 e i 19 anni sono costrette a sposarsi: tra il 2011 e il 2020 saranno 140 milioni. Attualmente si calcola che circa 32 milioni di donne e ragazze in età riproduttiva vivano in contesti di emergenza. E' questa la popolazione di donne e adolescenti che hanno bisogno di maggior attenzione perché la gravidanza e il parto sono fra le principali cause di morte per le ragazze fra i 15 e i 19 anni, e in contesti di emergenza questo fattore rischia di aumentare. Gli adolescenti rappresentano un sesto della popolazione mondiale e hanno bisogni specifici che devono essere rispettati e adeguati ai contesti in cui vivono. Per anni questo è stato ignorato, è arrivato il momento di porre gli adolescenti al centro dell'agenda di sviluppo nazionale e globale. Gli ultimi dati dimostrano che ogni giorno 3.000 adolescenti muoiono nella maggior parte dei casi per cause prevenibili, e che molti dei fattori di rischio che determinano malattie nell'età adulta si sviluppano e consolidano proprio durante l'adolescenza. Investire e garantire per loro il diritto alla salute, all'educazione e alla piena partecipazione alla società può rappresentare una preziosa risorsa di sviluppo a livello nazionale e globale. E' innanzitutto una responsabilità degli Stati che definiscono le priorità globali inclusi i membri del G7, proteggere e favorire lo sviluppo e la salute degli adolescenti, quale fascia fondamentale della popolazione, a partire da azioni che garantiscano l'accesso ai servizi sanitari, e che comprendano anche coloro che vivono in contesti di emergenza umanitaria, migranti e rifugiati".

Tumori: nasce a Siena il primo centro in Europa di immuno-oncologia

È la prima struttura in Europa interamente dedicata alla cura dei tumori con l’immunoterapia. Si chiama CIO (Centro di Immuno-Oncologia), a regime occuperà una superficie complessiva di circa 1.250 metri quadri ed è presentata ufficialmente a Siena: l’obiettivo è unire i ricercatori pre-clinici e clinici in un’unica realtà operativa per dare vita a nuove strategie nella lotta contro il cancro. Solo nel 2017 si prevede che al CIO afferiranno circa 3.000 nuovi pazienti e il 75% di quelli in terapia verrà inserito in studi clinici (negli Usa meno del 5% dei malati oncologici è incluso in sperimentazioni); al momento sono attive presso il CIO circa 40 sperimentazioni di immunoterapia in tumori di tipo diverso, dagli studi di Fase I alle Fasi III. Il CIO ha quattro anime fondamentali: un reparto clinico di Immunoterapia Oncologica, un laboratorio traslazionale ottimizzato per svolgere tutte le attività indispensabili a supporto dei programmi di sperimentazione clinica, laboratori destinati alla ricerca di base (pre-clinica) e una sezione dedicata alle sperimentazioni di fase I/II. 
"Queste quattro realtà devono essere in costante comunicazione fra loro" ha dichiarato il professor Michele Maio, Direttore del Centro di Immuno-Oncologia e dell’Unità Operativa Complessa di Immunoterapia Oncologica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese "Il CIO nasce dalla volontà di rendere sempre più competitivo a livello internazionale il programma di immunoterapia del cancro voluto e sostenuto dalla Regione Toscana a Siena già a partire dal 2004, quando fu istituito il reparto di Immunoterapia Oncologica, il primo in Italia interamente dedicato al trattamento immunologico dei tumori. In quel momento questo nuovo approccio era una vera scommessa, oggi è una realtà consolidata e rappresenta il trattamento standard nel melanoma e nei tumori del polmone e del rene in fase avanzata. Gli studi hanno dimostrato come l’immunoterapia sia in grado di migliorare non solo la sopravvivenza a lungo termine, ma anche la qualità di vita dei pazienti. La forte attrattività del CIO, legata all’alto livello delle cure raggiunto in 13 anni di attività, è dimostrata anche dal fatto che il 70% dei nostri pazienti viene da altre regioni del nostro Paese e dall’estero". 
Al CIO lavorano oltre 40 persone: sette medici oncologi, un team di infermieri e infermieri di ricerca, psico-oncologi e nutrizionisti, senior scientist, post-dottorandi, dottorandi di ricerca, tecnici di laboratorio e borsisti. Completano il team lo study coordinator, i data manager e il personale amministrativo. Il CIO è presentato nell’ambito del XV congresso internazionale del NIBIT (Network Italiano per la Bioterapia dei Tumori) in corso fino al 7 ottobre a Siena con la partecipazione dei più importanti esperti dell’immunoterapia del cancro al mondo. 
"Il 50% dei pazienti risponde all’immunoterapia" continua il professor Maio "Vogliamo capire perché nell’altra metà questo approccio non risulti efficace ed aumentare quindi la percentuale di pazienti che rispondono alla terapia immunologica. Una delle vie più promettenti su cui il CIO è fortemente impegnato, oltre all’utilizzo di nuovi farmaci immunoterapici che stanno iniziando il loro sviluppo clinico nell’uomo, è rappresentata dall’epigenetica, con un progetto che nasce dai laboratori di ricerca del CIO e finanziato in parte dalla Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro. La rivoluzione genomica ha permesso di realizzare l’identikit del tumore. Oggi i farmaci epigenetici ci consentono di indurre cambiamenti immunologici non solo della neoplasia ma anche del microambiente in cui il tumore vive. Infatti il microambiente tumorale si sta dimostrando fondamentale per l’efficacia dell’immunoterapia in quanto costituito da cellule in grado di rendere il tumore ‘irraggiungibile’ dal sistema immunitario stimolato dal trattamento con farmaci immunoterapici. L’obiettivo della combinazione delle terapie epigenetiche e immunoterapiche è proprio quello di aumentare la risposta immunitaria contro le cellule tumorali che sono state modificate dal trattamento con farmaci epigenetici per combattere meglio e in maniera più specifica la malattia". 
"È importante da un lato comprendere cosa succede a livello del tumore, con le modificazioni indotte con l’epigenetica, dall’altro studiare la risposta del sistema immunitario che può ‘vedere’ meglio la malattia" ha sottolineato il professor Maio "Se riusciremo a facilitare questa interazione, ci troveremo sulla strada giusta per ottenere risultati importantissimi, anche in pazienti che oggi non rispondono all’immunoterapia". 
"Proprio l’epigenetica è alla base dello studio NIBIT-M4, unico al mondo, condotto dal CIO e sostenuto anche dalla Fondazione NIBIT, una onlus generata nel 2012 dal NIBIT e finalizzata allo sviluppo di studi no-profit mirati a portare in clinica nuove modalità terapeutiche che ha in corso altre importanti sperimentazioni cliniche di immunoterapia nel mesotelioma e nelle metastasi cerebrali" afferma il professor Maio, che è anche presidente della Fondazione "L’arruolamento dei pazienti terminerà nella primavera del 2018 e questa ricerca è disegnata per valutare per la prima volta la combinazione di un farmaco immuno-oncologico, ipilimumab, e di una molecola epigenetica, la guadecitabina, che agisce sul DNA delle cellule malate provocando modificazioni chimiche, nel trattamento del melanoma metastatico. Il farmaco epigenetico ‘smaschera’ alcune caratteristiche immunologiche delle cellule tumorali che diventano riconoscibili da parte del sistema immunitario. L’idea alla base di questo studio è che, usando questa sequenza di farmaci, si possa ottenere un miglior controllo della malattia. I pazienti coinvolti saranno sottoposti a una serie di biopsie per analizzare nel dettaglio i cambiamenti del tumore". 
Il CIO collabora attivamente con le principali Istituzioni e network scientifici internazionali che si interessano di ricerca clinica e pre-clinica nell’ambito dell’immunoterapia. Ad esempio è strutturata la partnership con il Parker Institute for Cancer Immunotherapy di San Francisco (USA): il CIO è l’unico centro europeo coinvolto attivamente nel progetto TESLA mirato a sviluppare vaccini personalizzati per la cura del cancro. Molte sono anche le connessioni scientifiche e operative del CIO a livello nazionale, nell’ambito di progetti collaborativi con importanti Istituzioni e centri di ricerca pubblici e privati. Una forte interazione operativa esiste anche a livello nazionale ed internazionale con aziende farmaceutiche che, sempre più numerose, sostengono programmi di ricerca clinica in questo campo. 
"C’è anche una forte interazione del CIO" spiega Stefania Saccardi, assessore al Diritto alla Salute della Regione Toscana "con la rete oncologica dell’Istituto Toscano Tumori (ITT), una realtà operativa consolidata in Toscana che coinvolge tutte le aziende sanitarie. Molti pazienti che accedono al CIO sono infatti segnalati dai centri che fanno parte della rete ITT con una piena collaborazione tra tutti i professionisti". A chiudere il Congresso NIBIT domani a Siena è prevista una riunione fra i più importanti esperti al mondo sull’immuno-oncologia. “Abbiamo voluto riunire allo stesso tavolo in maniera paritetica le tre componenti fondamentali coinvolte in questo campo: i network scientifici internazionali (Cancer Research Institute di New York, Parker Institute for Cancer Immunotherapy di San Francisco - PICI, World Immunotherapy Council, NIBIT), i ricercatori clinici e pre-clinici di importanti istituzioni internazionali (Memorial Sloan Kettering di New York, INSERM di Parigi, University Hospital di Losanna e Innsbruck, Massachusett General Hospital di Boston) più impegnati in questo campo e i rappresentanti delle industrie farmaceutiche – conclude il prof. Maio -. In questo think tank, co-organizzato con il dott. Ramy Ibrahim, vicepresidente dello Sviluppo Clinico presso il Parker Institute for Cancer Immunotherapy, discuteremo argomenti chiave per l’immediato futuro dell’immuno-oncologia e dal confronto nascerà un documento scientifico che condividerà la vision dei partecipanti sul futuro dell’Immuno-Oncologia. Tra due anni ci riuniremo di nuovo allo stesso tavolo per interrogarci su cosa effettivamente sia stato realizzato e su quali nuove sfide ci attenderanno".

Medicina: il Premio Nobel 2017 a Hall, Rosbash e Young per le scoperte sul ritmo circadiano

STOCCOLMA - Parliamo oggi del premio Nobel per la Medicina 2017 che va a Jeffrey C. Hall, Michael Rosbash e Michael W. Young per la scoperta del meccanismo molecolare che controlla il ritmo circadiano.

"Quest'anno a Stoccolma hanno premiato un meccanismo bellissimo, che può sembrare complesso ma in realtà è alla base di malattie croniche come diabete e obesità. Malattie legate ai geni, ma anche all'ambiente. Un meccanismo che, in modo più semplice, spiega il diverso effetto di una pizza mangiata a mezzogiorno rispetto a una consumata a mezzanotte" ha dichiarato il genetista Giuseppe Novelli, rettore dell'Università degli Studi di Roma Tor Vergata.

"Mi preme sottolineare che questi tre scienziati sono stati premiati per i loro lavori pionieristici, ma oggi uno dei massimi studiosi in questo campo è italiano: Paolo Sassone-Corsi dell'Uci. Oggi sappiamo che, se alteriamo o invertiamo i ritmi circadiani si hanno effetti non solo a livello psicologico, ma anche fisico. Una cascata di eventi che possono aumentare il rischio di alcune malattie. Ebbene, questa scoperta è importante anche per le ricerche mirate a prevenire una serie di malattie 'del benessere', come diabete e obesità. Non solo: potremmo arrivare a un'alimentazione intelligente, basata su dati molecolari. Ma in che consiste l''effetto pizza'? Se la mangiamo a mezzogiorno, il nostro organismo è 'settato' per trarne il meglio, se invece lo facciamo a mezzanotte, quando il corpo si sta preparando al sonno, interrompiamo una cascata di eventi importanti per l'organismo. Con un'alterazione metabolica che finisce per avere degli effetti visibili e non: in conclusione è decisamente meglio mangiare la pizza a mezzogiorno".

Medicina: circa 17 milioni di ipertesi sono stati normalizzati di pressione

ROMA - "In Italia ci sono circa 17 milioni di ipertesi e circa la metà non sono stati normalizzati, cioè non riescono a ritrovare corretti valori di pressione" ha dichiarato il dottor Giovanni Vincenzo Gaudio, specialista di medicina interna.

"L'ipertensione arteriosa colpisce 17 milioni di italiani e ogni anno ne uccide 7 milioni e mezzo. Ma adesso un nuovo approccio terapeutico potrebbe consentire di salvaguardare il cuore, i vasi e i reni, gli organi bersaglio di questo 'killer silenzioso'. Il farmaco, inoltre, agisce immediatamente dopo l'assunzione e normalizza la pressione. I benefici per i pazienti sono quelli di avere la pressione normalizzata e quindi di ridurre il rischio cardiovascolare, ma anche quelli riguardanti la collettività. In particolare, la terapia è a basso costo: 8 euro per circa un mese di dosaggio, a differenza di altri farmaci antipertensivi che arrivano a costare anche 5 o 6 volte in più".

Medicina: scoperti nel cervello i neuroni che spengono l'appetito

ROMA - "Sono stati scoperti nel cervello i neuroni che 'spengono' l'appetito. Si attivano in presenza di alcuni cibi e fanno scattare il segnale di sazietà" hanno dichiarato i ricercatori dell'Università di Warwick (Gb).

"Questi neuroni, chiamati taniciti, sono localizzati al centro della regione cerebrale che controlla il peso corporeo e producono un senso di sazietà quando avvertono la presenza cibi ricchi di aminoacidi. Pollo, sgombro, avocado, albicocche, mandorle, lenticchie, spalla di maiale e lombata sono fra gli alimenti più ricchi di questi aminoacidi: mangiandoli, spiegano i ricercatori, ci si sente pieni prima. I livelli di aminoacidi nel sangue e nel cervello dopo un pasto sono un segnale molto importante che fa scattare la sensazione di sazietà. Scoprire il ruolo dei taniciti ha importanti implicazioni per la ricerca di nuovi modi per aiutare le persone a controllare il peso".

Infine, la scoperta potrebbe essere cruciale per sviluppare sostanze che sopprimono l'appetito, in grado di agire proprio sull'interruttore della sazietà. 

Medicina: obbligo vaccini nelle scuole applicato già nel 2017

"L'obbligo vaccinale per l'accesso alla scuola dell'infanzia va applicato già quest'anno" ha dichiarato il Consiglio di Stato in risposta a un quesito del presidente della Regione Veneto Luca Zaia, in merito all'applicazione del decreto Lorenzin "Già a decorrere dall'anno scolastico in corso, trova applicazione la regola secondo cui, per accedere ai servizi educativi per l'infanzia e alle scuole dell'infanzia, occorre presentare la documentazione che provi l'avvenuta vaccinazione".
"Il parere al Consiglio di Stato sulle modalità di applicazione della legge nazionale sui vaccini lo avevamo chiesto noi, quindi ne rispettiamo totalmente le conclusioni. Ci riserviamo peraltro di leggerne integralmente i contenuti, al di là delle anticipazioni avute tramite le Agenzie" ha dichiarato Luca Zaia "Resta in piedi il nostro ricorso alla Corte Costituzionale, che è anche stato aggiornato sulla base della conversione nella legge 119 del Decreto Lorenzin sull'obbligatorietà dei vaccini, la cui discussione è stata proprio oggi fissata dalla Consulta per il 21 novembre 2017 in udienza pubblica".

Medicina: le staminali spengono la sclerosi multipla

"E' una proteina-farmaco liberata dalle staminali del cervello l'ingrediente segreto che fa di queste cellule neurali una promessa contro la sclerosi multipla: Si chiama TGF-β2" hanno dichiarato il team dell'Irccs ospedale San Raffaele di Milano guidato da Gianvito Martino, direttore scientifico dell'Istituto e a capo dell'Unità di Neuroimmunologia, in uno studio pubblicato sul 'The Journal of Clinical Investigation' "Alla fine del maggio scorso i ricercatori di via Olgettina hanno avviato il primo trial clinico al mondo per il trattamento della sclerosi multipla progressiva con infusione di cellule staminali del cervello: la cosiddetta terapia Stems. La sperimentazione procede 'senza complicazioni', con un primo gruppo di 3 pazienti che è già stato trapiantato. Le staminali utilizzate, una volta infuse, riducono l'infiammazione cerebrale causata dalla sclerosi multipla attraverso il rilascio di una proteina poco conosciuta, TGF-β2, in grado di interferire con l'attivazione aberrante del sistema immunitario tipica della malattia. La strategia adottata da queste cellule per 'spegnere' l'infiammazione del sistema nervoso era ancora poco chiara, mentre comprenderla può migliorare il loro utilizzo e potenzialmente aprire la strada a nuove terapie. L'azione della proteina TGF-β2 rilasciata dalle staminali, è capace di trasformare cellule nemiche in amiche, modificando il comportamento di alcuni 'soldati' del sistema immunitario da pro-infiammatorio ad anti-infiammatorio. Uno 'switch' fondamentale perché nella sclerosi multipla sono proprio queste cellule ad attivare i linfociti T, diretti responsabili del danno cerebrale. In conclusione, tramite TGF-β2 le staminali interferiscono nella catena di comando che porta all'aggressione del tessuto nervoso. L'azione delle cellule staminali è indotta dai segnali rilasciati dal tessuto danneggiato in cui vengono trapiantate ed è dovuta al rilascio di varie molecole tra cui quella da noi identificata". In altre parole, "le staminali sono paragonabili a cavalli di Troia che rilasciano le giuste molecole nella giusta quantità a seconda di dove si trovano e del tipo di danno che devono affrontare. Nello studio dimostriamo tuttavia che TGF-β2 ha un ruolo fondamentale e necessario: senza di lei tutta l'azione terapeutica sarebbe certo indebolita. Mentre stiamo verificando la sicurezza della terapia con cellule staminali nelle persone con sclerosi multipla dobbiamo continuare lo studio in laboratorio per poter sfruttare al meglio il loro potenziale curativo".

Salute: fare le pulizie di casa può allungare la vita

ROMA - "Mezz'ora di esercizio fisico quotidiano per 5 giorni a settimana basterebbe a prevenire una morte su 12. Un effetto salvavita che non vale solo per lo sport vero e proprio, ma anche per i mestieri di casa: passare l'aspirapolvere o lavare i pavimenti, come pure andare a piedi al lavoro, potrebbero garantire la giusta dose giornaliera di movimento necessaria a proteggere il cuore e guadagnare longevità" ha dichiarato uno studio pubblicato su 'The Lancet'.

"150 minuti di esercizio fisico alla settimana riducono del 28% le probabilità di morte per tutte le cause e di un quinto le patologie cardiache. Ancora superiori i vantaggi per i più attivi: camminare velocemente per oltre 750 minuti a settimana abbatte del 36% il pericolo di morire prematuramente. Non è necessario correre, nuotare o sudare in palestra: vanno bene anche i lavori domestici o la strada fatta a piedi per recarsi in ufficio. Andare in palestra è meglio, anche se non abbiamo molto tempo da trascorrere fra step e tapis roulant. Se possiamo camminare per andare al lavoro oppure a pranzo, anche questo ci aiuterà. I nuovi dati rafforzano il messaggio secondo cui l'esercizio fisico è la medicina migliore che abbiamo a disposizione per ridurre il rischio di morte precoce. Se un'azienda avesse un farmaco efficace tanto quanto l'attività fisica, avrebbe fra le mani un blockbuster da miliardi di dollari e meriterebbe il premio Nobel".

Salute. Elisei: "Ascoltare Mozart può aiutare chi soffre di epilessia a prevenire nuove crisi"

ASSISI - "Ascoltare Mozart può aiutare chi soffre di epilessia a prevenire nuove crisi" ha dichiarato uno studio dell'Istituto Serafico di Assisi, centro specializzato nella riabilitazione, cura ed educazione di bambini e ragazzi con gravi disabilità fisiche e cognitivo comportamentale, realizzato dal direttore sanitario Sandro Elisei.

"L'ascolto quotidiano indotto della Sonata K448 di Mozart riduce di quasi il 21% la frequenza delle crisi nella metà dei pazienti. Nei pazienti con epilessia farmacoresistente in aggiunta a una severa disabilità intellettiva, ascoltare la sonata di Mozart diminuisce il rischio di ricaduta. In un paziente su 2 la melodia del compositore austriaco riduce di circa un quinto le crisi, mentre nel 10% dei casi si è assistito alla loro scomparsa. La musica contribuisce inoltre a un miglioramento delle abilità comunicative, verbali, motorie, emotive e sociali. Ecco perché si parla di 'Effetto Mozart'. La partecipazione allo studio clinico ha interessato persone affette da una particolare forma di epilessia resistente ai farmaci, che hanno avuto almeno 2 crisi al mese nel semestre precedente l'inizio dell'indagine e con una grave disabilità cognitiva. I pazienti sono stati divisi in maniera casuale in 2 gruppi: al primo è stata fatta ascoltare per 30 minuti la sonata di Mozart, una volta al giorno per 6 mesi, mentre l'altro gruppo fungeva da controllo; al termine del semestre, il procedimento è stato ripetuto invertendo i ruoli. Oltre alla riduzione o alla scomparsa delle crisi, l'ascolto della musica ha migliorato la qualità della vita dei malati che si sono dimostrati meno nervosi e agitati. Gli effetti benefici rilevati sui soggetti a seguito dell'ascolto della sonata sono temporanei. Infatti, a distanza di qualche mese la frequenza delle crisi epilettiche è tornata ai numeri iniziali. Per avere effetti positivi a lunga durata è consigliabile dunque 'prescrivere' l'ascolto della sonata a vita. Lo studio che abbiamo realizzato è un importante contributo a sostegno dell'indicazione di far ascoltare la musica come terapia aggiuntiva nella gestione clinica dell'epilessia in soggetti con una disabilità profonda, soprattutto quando i trattamenti farmacologici standard non si dimostrano particolarmente efficaci".

Salute. Colchicum Autumnale: nuovo caso di avvelenamento a Modena

ROMA - Un nuovo caso di avvelenamento da 'falso zafferano' o colchico autunnale (Colchicum Autumnale), è avvenuto a Modena. Una famiglia composta da padre, madre e il figlio di 26 anni, il 13 settembre è finita in pronto soccorso per un avvelenamento da colchicina, raccolta nei boschi di San Clemente, frazione di Monterenzio (Bo) e consumata in un risotto la sera prima.

"Tutti e tre sono stati ricoverati in osservazione breve intensiva, grazie alle cure, ora stanno bene e sono stati dimessi" hanno dichiarato i medici del policlinico modenese coadiuvati dal dottor Antonio Luciani.

"Il Colchicum autunnale è un'erba velenosa altamente tossica che, come dice il nome, è diffusa in questa stagione. Non bisogna toccare né il fiore né la pianta perché il solo contatto può causare danni alla pelle. Se viene ingerita provoca bruciore alle mucose, nausea, vomito, coliche, diarrea sanguinolenta fino al delirio e alla morte. L’avvelenamento colpisce l’apparato digerente, biliare, respiratorio, cardiovascolare, renale, sul sistema nervoso e sulle ghiandole endocrine. In seguito a un’intossicazione acuta la morte avviene tra le 7 e le 48 ore. Per la colchicina non esistono antidoti specifici e, a differenza di altri veleni non è possibile eliminarla con la dialisi In un caso come questo decisivo è stato l’intervento terapeutico precoce che abbiamo effettuato assieme ai colleghi della terapia intensiva. In particolare abbiamo effettuato gastrolusi, cioè la lavanda gastrica, abbiamo somministrato il carbone vegetale, che consente di assorbire la tossina dal tratto gastro enterico e forzato la diuresi per smaltire la tossina. Un’azione di forza, immediata, che ha consentito di invertire una prognosi che, purtroppo, è frequentemente infausta. Il consiglio è evitare di raccogliere piante, se non si conoscono alla perfezione. Anche se si sopravvive alla fase acuta dell’avvelenamento, gli effetti tossici della colchicina possono durare nel tempo e portare anche complicanze neurologiche o al sangue, causando forti anemie o calo di piastrine. Si tratta, insomma, di un rischio davvero eccessivo da correre. Non improvvisatevi esperti di piante, il rischio è enorme".

Salute. Gandolfo: "Aumentano nuovi casi di ictus giovanile per abuso di droghe e alcol"

GENOVA - "Abbiamo circa il doppio di nuovi casi di ictus giovanile rispetto, per esempio, ai nuovi casi di sclerosi multipla in chi ha meno di 45 anni, e un numero di ictus all’incirca eguale rispetto ai casi di epilessia nei soggetti della stessa fascia d’età" ha dichiarato Carlo Gandolfo, ordinario di Neurologia all’Università di Genova e membro del Comitato tecnico scientifico di Alice Italia Onlus (Associazione per la lotta all’ictus cerebrale).

"Vi è un sensibile aumento di casi nelle fasce più giovani d’età, purtroppo da attribuire in gran parte alla maggior diffusione dell’abuso di alcol e droghe, di cui è nota la capacità di determinare l’insorgenza di ictus o di aumentarne il rischio. L’insorgenza di ictus nei giovani adulti si associa, inoltre a un tasso maggiore di mortalità rispetto ai coetanei e, soprattutto, a un aumento di disabilità permanente, tanto più grave considerando la lunga aspettativa di vita di chi sopravvive all’ictus. Molti lavori scientifici comprovano, poi, la relazione tra ictus ischemico e l’uso di cannabis. Sono segnalati numerosi casi di ictus ischemico, con una stretta relazione temporale tra esposizione alla cannabis e insorgenza dell’ictus; in alcuni casi sono segnalate recidive di ictus, dopo un primo episodio legato alla cannabis, in occasione di una nuova esposizione alla sostanza. In circa metà dei casi segnalati, peraltro, non si può escludere del tutto il ruolo di cofattori favorenti come il fumo di tabacco e dell’alcol. Inoltre, sono segnalati numerosi casi di ictus, sia ischemico che emorragico, associati all’uso di oppiacei (eroina, in particolare). La patologia ischemica può essere legata a embolia cardiogena dovuta a endocardite settica (frequente negli eroinomani che usano la via endovenosa); gli emboli settici possono poi erodere vasi intracranici dando anche emorragie cerebrali".

Medicina. Sclerosi multipla: alterata espressione dei geni coinvolti nella risposta antivirale e controllati dall'interferone

ROMA - "Negli ultimi vent’anni l’uso dell’interferone beta ricombinante nel trattamento della sclerosi multipla (SM) ha cambiato la qualità di vita di chi soffre di questa  malattia. Il meccanismo d’azione di questa citochina, solitamente prodotta dal nostro organismo per organizzare la risposta immunitaria contro le infezioni virali, nel trattamento della SM è però poco chiaro, così come rimane poco chiaro il meccanismo alla base della malattia" si legge in una nota di uno studio pubblicato lo scorso 21 agosto 2017 su Scientific Reports.

"I ricercatori dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, una delle 18 strutture d’eccellenza del Gruppo ospedaliero San Donato, e dell’Istituto Superiore di Sanità hanno scoperto che in presenza della malattia numerosi geni regolati dagli interferoni prodotti normalmente dall’organismo (endogeni) risultano espressi in modo anomalo nelle cellule dei pazienti, ovvero sono sovraprodotti o sottoprodotti. Non solo, ma alcune anomalie riscontrate sono specifiche delle diverse fasi di malattia e vengono in parte corrette grazie alla somministrazione dell’interferone beta ricombinante. La ricerca, possibile grazie al sostegno della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM) a un progetto multicentrico che coinvolge i gruppi coordinati da Cinthia Farina presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele e da Eliana Marina Coccia presso l’Istituto Superiore di Sanità, oltre a descrivere un nuovo meccanismo alla base della malattia e a spiegare il funzionamento di uno dei farmaci di prima linea usati nella SM, getta le basi per lo sviluppo di nuovi approcci terapeutici e di nuovi marcatori predittivi della sua progressione.  I ricercatori del San Raffaele hanno analizzato in parallelo i campioni di sangue periferico di più di 500 pazienti con SM a diversi stati di progressione, prima che iniziassero i trattamenti o sotto trattamento con interferone beta, e i campioni di tessuto provenienti da topi affetti da encefalite autoimmune sperimentale, il modello sperimentale di questa malattia. Così facendo, hanno potuto misurare, sia nelle cellule umane che in quelle animali, i livelli di espressione dei geni regolati dagli interferoni, raccolti in maniera sistematica nel database Interferome sviluppato da Paul Herzog della Monash University in Australia, collaboratore dello studio. L’ipotesi dietro il lavoro è nata da una scoperta pubblicata di recente sempre dal gruppo di Cinthia Farina, capo unità di Immunobiologia delle Malattie Neurologiche, secondo cui singoli geni di suscettibilità alla SM coinvolti nella risposta agli interferoni, sono alterati nel sangue periferico dei pazienti, suggerendo la presenza, nella SM, di un’anomala risposta del sistema immunitario agli interferoni prodotti dall’organismo, e quindi un’anomala reazione antivirale. In effetti, la risposta ai virus risulta alterata in alcune popolazioni cellulari del sangue periferico dei pazienti con SM, come dimostrato dagli studi del gruppo di Eliana Coccia, da diversi anni focalizzati a definire perché una citochina, quale l’interferone beta, prodotta ed usata dal nostro organismo per combattere i virus possa risultare anche utile nella terapia di una malattia autoimmune quale la SM".
"Molti dei geni regolati dalle molecole che chiamiamo interferoni, sia nella malattia umana che in quella sperimentale, vengono in effetti trascritti in modo eccessivo, o al contrario in modo insufficiente" ha dichiarato Cinthia Farina "Non solo, ma, coerentemente con la nostra ipotesi, l’espressione di circa la metà di questi geni viene modificata con la somministrazione dell’interferone beta ricombinante. Inoltre, al di là di un gruppo abbastanza ridotto di geni (21) la cui espressione è alterata in modo indistinto in tutti i pazienti (ovvero indipendentemente dal tipo di SM) lo studio mostra come numerose altre anomalie siano specifiche per stadi diversi di malattia. Un risultato che apre nuove prospettive di ricerca su più fronti. Quanto ottenuto ci suggerisce la possibilità di utilizzare i profili di espressione genica nel sangue sia per la messa a punto di marcatori di progressione della malattia, sia per lo sviluppo di nuovi farmaci in grado di agire in modo complementare all’interferone beta, ovvero di regolare l’espressione dei geni su cui quest’ultimo non interviene".

Ue: "Gli Stati membri non possono adottare misure di emergenza sugli ogm"

ROMA - "Gli Stati membri non possono adottare misure di emergenza concernenti alimenti e mangimi geneticamente modificati, senza che sia evidente l'esistenza di un grave rischio per la salute o per l'ambiente", ha dichiarato la Corte di Giustizia dell'Unione europea, rimettendo in discussione i presupposti del decreto con cui l'Italia nel 2013 ha proibito la coltivazione del mais Mon 810, autorizzato dalla Commissione europea nel 1998.

"Se non è stabilito che un prodotto geneticamente modificato è suscettibile di presentare un rischio grave per la salute umana, animale o per l'ambiente né la Commissione né gli Stati membri hanno la facoltà di adottare misure urgenti come il divieto di coltura. Il principio di precauzione, che suppone un'incertezza scientifica sull'esistenza di un determinato rischio, non è sufficiente per adottare tali misure".