Legge elettorale, la maggioranza va sotto alla Camera: bocciato l’emendamento sulle preferenze


Roma - È iniziato alla Camera l’esame della riforma della legge elettorale, ma il primo passaggio in Aula ha già evidenziato tensioni all’interno della maggioranza. Un emendamento presentato da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc, che puntava a introdurre un sistema misto con capilista bloccati e preferenze, è stato bocciato per un solo voto.

Il risultato dello scrutinio segreto ha visto prevalere i contrari: 187 voti favorevoli e 188 contrari. Dopo il voto, dai banchi delle opposizioni si sono levati cori di “Elezioni” e “Dimissioni”, mentre il centrodestra ha dovuto prendere atto della spaccatura sul tema delle preferenze.

La riforma: proporzionale con premio di maggioranza

Il testo in discussione prevede un sistema proporzionale con un premio di maggioranza assegnato alla coalizione che raggiunge almeno il 42% dei consensi. Il premio consiste in 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, fino a un limite massimo di 220 eletti a Montecitorio e 113 a Palazzo Madama.

Se nessuna coalizione raggiunge la soglia prevista, oppure se Camera e Senato restituiscono risultati differenti, si tornerebbe a un sistema proporzionale puro.

La proposta mantiene inoltre le liste bloccate nei collegi plurinominali, mentre il premio di maggioranza verrebbe distribuito attraverso listini circoscrizionali.

Il nodo delle preferenze divide il centrodestra

La questione più delicata resta quella delle preferenze. Fratelli d’Italia sostiene da tempo la necessità di restituire agli elettori la possibilità di scegliere direttamente i candidati, mentre gli alleati hanno espresso posizioni differenti.

L’emendamento bocciato prevedeva un meccanismo misto: una parte degli eletti attraverso capilista bloccati e una parte attraverso il voto di preferenza. La proposta non ha superato lo scrutinio segreto, nonostante il sostegno annunciato anche da Lega e Forza Italia.

Sul fronte favorevole alle preferenze si è schierato anche Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, secondo cui il sistema rappresenterebbe comunque un passo verso una maggiore partecipazione degli elettori.

Voto segreto su numerosi emendamenti

La presidenza della Camera ha autorizzato il voto segreto su circa un centinaio dei 200 emendamenti presentati, oltre che sugli articoli 1, 2 e 3 del provvedimento e sul voto finale.

La decisione è stata contestata dalla maggioranza, mentre le opposizioni avevano chiesto che l’intera riforma fosse votata con scrutinio segreto.

Il presidente di turno Fabio Rampelli ha spiegato che la richiesta poteva essere accolta per tutte le parti del testo che rispettavano i requisiti previsti dal regolamento della Camera.

Il percorso della riforma si annuncia quindi complesso: il confronto in Aula proseguirà tra modifiche al testo, equilibri interni alla maggioranza e possibili sorprese legate proprio al voto segreto.

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