Milano - Scandalo a Milano dopo la scoperta di una chat di gruppo tra alcuni dipendenti Atm in cui venivano condivise fotografie di donne estrapolate dalle telecamere di sorveglianza dei mezzi pubblici e accompagnate da commenti sessisti e a sfondo erotico. La vicenda è emersa grazie alla segnalazione di una passeggera che, a bordo del tram 15, avrebbe notato sul telefono di un autista in pausa le conversazioni di un gruppo WhatsApp denominato “Staff Ticinese”.
Dopo la denuncia, Atm ha immediatamente avviato un’indagine interna e presentato una segnalazione alla Polizia Locale per l’utilizzo improprio delle immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza. L’azienda ha inoltre annunciato l’intenzione di rivolgersi al Garante per la Privacy per fare piena luce sull’accaduto.
Secondo quanto ricostruito, le immagini condivise sarebbero state ottenute dai filmati delle telecamere installate sui tram per garantire la sicurezza di passeggeri e conducenti. I fotogrammi ritraevano esclusivamente donne ignare di essere riprese e successivamente oggetto di commenti offensivi e sessualmente espliciti all’interno della chat.
In una nota, Atm ha ribadito il proprio impegno nel verificare eventuali responsabilità: «Ci siamo attivati con la massima attenzione per fare piena luce sull’episodio, tutelare i clienti e le migliaia di dipendenti che ogni giorno svolgono correttamente il proprio lavoro. Il rispetto è un valore fondante e non negoziabile».
Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che ha chiesto accertamenti approfonditi e provvedimenti severi qualora emergessero responsabilità. «Atm deve far luce e intervenire con decisione. Se saranno individuati dei responsabili, non dovranno essere messi nelle condizioni di nuocere ancora», ha dichiarato.
Il caso, inizialmente raccontato dall’attivista e scrittrice Carlotta Vagnoli nella newsletter Rassegna Stanca, è arrivato anche all’attenzione della magistratura. Il Codacons Lombardia ha infatti presentato un esposto alla Procura di Milano e al Garante per la Privacy chiedendo l’apertura di un’indagine per accertare eventuali reati e violazioni delle norme sulla tutela dei dati personali.
Secondo il presidente del Codacons Lombardia, Marco Maria Donzelli, qualora i fatti venissero confermati, le donne coinvolte potrebbero intraprendere azioni civili per ottenere il risarcimento dei danni subiti. Le indagini sono ora in corso per identificare gli autori della chat e verificare come siano state acquisite e diffuse le immagini.