Medio Oriente, Trump: la firma dell'accordo con l'Iran "è prevista per domani e, subito dopo, lo Stretto di Hormuz sarà APERTO A TUTTI"

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Teheran - Le trattative tra Stati Uniti e Iran tornano al centro della scena internazionale tra annunci contraddittori, tensioni militari e sviluppi diplomatici ancora incerti.

Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato sul suo social Truth Social Truth Social che la firma dell’accordo con Teheran sarebbe “prevista per domani” e che, immediatamente dopo, lo Stretto di Hormuz sarebbe “aperto a tutti”. L’affermazione ha alimentato aspettative su un possibile imminente passo avanti nei negoziati.

Di segno diverso la posizione di Teheran. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Ismail Baghaei ha smentito che la firma del memorandum d’intesa sia imminente, precisando che “non sarà firmato domani” e che, allo stato attuale, il documento non affronta la questione nucleare. Baghaei ha inoltre sottolineato che non esiste ancora una data fissata per la firma, pur lasciando aperta la possibilità che un’intesa possa essere raggiunta nei prossimi giorni.

Sul fronte regionale, il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha annunciato su X che i negoziati sarebbero “più vicini a un accordo di pace che mai”, con una possibile finalizzazione entro le prossime 24 ore e successiva firma elettronica, seguita da colloqui tecnici nella settimana successiva. Tuttavia, secondo una fonte di alto livello citata da Al Arabiya, il memorandum tra Stati Uniti e Iran verrebbe firmato a distanza, mentre gli incontri previsti a Ginevra sarebbero stati rinviati a data da destinarsi.

Nel frattempo, il quadro di sicurezza nello Stretto di Hormuz resta critico. Il United States Central Command (CENTCOM) ha riferito che l’Iran avrebbe lanciato diversi droni d’attacco nel tentativo di colpire navi commerciali in transito. Le forze statunitensi affermano di aver abbattuto tutti i velivoli, aggiungendo che il traffico marittimo continua senza interruzioni.

L’agenzia britannica UK Maritime Trade Operations (UKMTO) ha inoltre segnalato che una petroliera è stata colpita da un “proiettile non identificato” nello Stretto di Hormuz, a circa nove chilometri dalla costa dell’Oman, riaccendendo le preoccupazioni sulla sicurezza delle rotte energetiche globali.

Parallelamente, fonti riportate da CNN riferiscono che l’Iran avrebbe intensificato le operazioni per mettere in sicurezza le proprie riserve di uranio, anche attraverso il crollo controllato di tunnel e la possibile minatura degli accessi. Secondo queste ricostruzioni, l’accesso a circa mezza tonnellata di uranio altamente arricchito sarebbe diventato più difficile e pericoloso, anche per operatori esterni.

Le stesse fonti indicano che gli Stati Uniti starebbero valutando opzioni operative sul terreno per il recupero del materiale nucleare, anche se, secondo le indiscrezioni, lo stesso Trump starebbe frenando su un’azione diretta.

Il quadro complessivo resta quindi estremamente fluido: tra annunci politici discordanti, tensioni militari nello Stretto di Hormuz e un processo negoziale ancora privo di conferme ufficiali sui tempi, la situazione appare lontana da una definizione stabile.

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