Tragedia alle Maldive, al via le autopsie sui cinque sub italiani: indagini su immersione e autorizzazioni scientifiche


Roma - La settimana che si apre domani, 25 maggio, sarà decisiva per fare luce sulla tragedia avvenuta nelle profondità marine dell’atollo di Vaavu, alle Maldive, dove hanno perso la vita cinque sub italiani. Le salme si trovano all’obitorio dell’ospedale di Gallarate, dove lunedì inizieranno le autopsie disposte dalla Procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta per omicidio colposo coordinata dal pubblico ministero di Busto Arsizio Nadia Calcaterra.

Il primo esame autoptico sarà eseguito sul corpo di Gianluca Benedetti, capobarca di 44 anni e primo dei sub dispersi a essere recuperato. Nei giorni successivi verranno effettuate le autopsie anche sugli altri quattro corpi rientrati sabato a Malpensa dalle Maldive: Monica Montefalcone, docente dell’Università di Genova, sua figlia Giorgia Sommacal, la ricercatrice Muriel Oddenino e Federico Gualtieri, neolaureato dell’ateneo ligure.

Le salme restano sotto sequestro giudiziario e all’arrivo all’aeroporto di Malpensa non erano presenti familiari delle vittime. Carlo Sommacal, marito di Monica Montefalcone e padre di Giorgia, è rimasto a Genova con il figlio minore in attesa della conclusione degli accertamenti. Nei giorni scorsi ha voluto difendere pubblicamente l’esperienza della moglie, respingendo le polemiche sulla preparazione tecnica del gruppo: “Aveva tutte le specializzazioni e i brevetti necessari”, ha dichiarato, dicendosi però ormai “esausto” per le continue discussioni sulla vicenda.

Secondo le prime ricostruzioni, quattro dei cinque corpi sarebbero stati individuati in un anfratto della grotta di Hekunu Kandu dal rescue team finlandese di Dan Europe. Le immagini diffuse mostrano cunicoli marini particolarmente insidiosi, caratterizzati da scarsa visibilità e presenza di sedimenti corallini, elementi che potrebbero aver contribuito all’incidente. Gli investigatori stanno valutando anche l’adeguatezza delle attrezzature utilizzate durante l’immersione.

Fondamentale per chiarire la dinamica sarà l’analisi delle go-pro e della strumentazione subacquea indossata dalle vittime. Parallelamente la squadra mobile di Genova, su delega della Procura di Roma, sta acquisendo documentazione e mail intercorse tra Monica Montefalcone e il Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita dell’Università di Genova. Gli inquirenti puntano a verificare eventuali autorizzazioni alle attività scientifiche previste durante la spedizione.

Tra i documenti acquisiti ci sarebbe anche il cosiddetto “documento di missione”, contenente gli obiettivi di ricerca del gruppo. Se dovessero emergere autorizzazioni ufficiali, la morte della docente e della ricercatrice Muriel Oddenino potrebbe essere inquadrata come infortunio sul lavoro. L’Università di Genova, tuttavia, ha ribadito fin dal primo momento che “l’attività di immersione subacquea non rientrava in alcun modo nelle attività previste dalla missione scientifica ed è stata svolta a titolo personale”.

Nelle ultime ore gli investigatori hanno ascoltato la direttrice del Dipartimento, la professoressa Elisabetta Rampone, oltre ad altre venti persone presenti sulla nave Duke of York durante la spedizione. Già sentito anche Stefano Vanin, entomologo forense dell’Università di Genova, che si trovava sulla stessa imbarcazione. Vanin avrebbe confermato che lui e Montefalcone avevano richiesto il riconoscimento della missione all’ateneo, ma senza alcuna autorizzazione relativa alle immersioni subacquee.

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