Garlasco: Sempio intercettato, "Quando sono andato io... il sangue c'era"


Pavia - A diciotto anni dall'omicidio di Chiara Poggi, il caso di Garlasco torna a scuotere le fondamenta della giustizia italiana. Nuovi elementi, emersi da intercettazioni ambientali e da una dirompente informativa dei Carabinieri, mettono in discussione la verità processuale che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi, aprendo scenari finora rimasti nell'ombra.

Il soliloquio di Andrea Sempio

Il 12 maggio 2025, le ambientali registrano uno sfogo solitario di Andrea Sempio, oggi indagato nella nuova inchiesta. Le sue parole sembrano collocarlo direttamente nella villetta di via Pascoli la mattina del delitto: "Quando sono andato io... il sangue c'era". In questo soliloquio, Sempio analizza con freddezza chirurgica la posizione di Alberto Stasi, ipotizzando come l'ex bocconiano possa aver evitato le macchie di sangue senza nemmeno rendersene conto, definendo il suo comportamento del tutto inconsapevole. Queste affermazioni colpiscono al cuore uno dei pilastri dell'accusa: l'assenza di tracce ematiche sulle scarpe di Stasi, che i giudici avevano interpretato come prova della sua colpevolezza.

Sempio si sofferma anche sulla questione tecnica del sangue secco, un altro nervo scoperto della perizia originale. Riferendosi alla tesi difensiva secondo cui le macchie fossero già asciutte al momento del ritrovamento — rendendo quindi impossibile calpestarle e lasciare tracce — commenta tra sé e sé che tale spiegazione potrebbe essere plausibile, nonostante il caldo estivo.

L’informativa dei Carabinieri: "Prove incomprensibili"

Se le parole di Sempio aprono nuovi interrogativi, l'informativa firmata dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano risulta ancora più fragorosa. Gli investigatori dell'Arma non usano mezzi termini per descrivere l'iter che ha portato Stasi in cella, definendo le prove utilizzate come "incomprensibili" e "paradossali". Secondo i militari, l'intera impalcatura accusatoria sarebbe stata alimentata da una sorta di suggestione creata in fase processuale e cavalcata mediaticamente per quasi vent'anni, risultando oggi contraddittoria alla luce delle nuove evidenze raccolte.

"Ogni elemento utilizzato per chiudere Stasi in cella risulterebbe oggi contraddittorio alla luce delle nuove evidenze."

Verso la revisione del processo?

Il documento dei Carabinieri rappresenta un punto di rottura senza precedenti nella storia giudiziaria del caso. Da una parte, viene smontata la logica che ha sostenuto la condanna di Stasi; dall'altra, le intercettazioni di Sempio offrono una nuova pista che la magistratura dovrà ora vagliare con estrema urgenza. Quello di Garlasco non è più un caso chiuso, ma una ferita aperta che ripropone il drammatico interrogativo sulla giustizia di una condanna che oggi appare, agli occhi degli stessi investigatori, priva di fondamenta solide.

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