Washington - Continuano le tensioni sul fronte internazionale tra Stati Uniti, Iran e Israele, mentre emergono nuovi sviluppi diplomatici e dichiarazioni incrociate sul fragile cessate il fuoco.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato sul suo social Truth che i negoziatori americani si stanno recando a Islamabad per nuovi colloqui, previsti già per il giorno successivo. Trump ha inoltre dichiarato ad ABC che l’Iran avrebbe commesso una “grave violazione” dell’accordo di cessate il fuoco, pur ribadendo che un’intesa di pace “accadrà, in un modo o nell’altro”.
Sul fronte iraniano, il portavoce del Ministero degli Esteri Saeed Khatibzadeh ha respinto le accuse americane, sostenendo che non è stata fissata alcuna data per nuovi negoziati con Washington. Il vicepresidente iraniano Masoud Pezeshkian ha inoltre riaffermato il “diritto del popolo iraniano” a sviluppare e utilizzare il nucleare.
Parallelamente, il leader politico iraniano Ghalibaf ha affermato che un accordo resta ancora “lontano”.
Tensioni anche sul piano strategico: Teheran ha definito illegale un presunto blocco dello Stretto di Hormuz, accusando gli Stati Uniti di violare il cessate il fuoco mediato dal Pakistan. Il portavoce iraniano ha parlato di una violazione della Carta delle Nazioni Unite, definendo eventuali blocchi navali come un “atto di aggressione” e una “punizione collettiva” nei confronti della popolazione iraniana.
In Israele, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha convocato una riunione ristretta del gabinetto per valutare i possibili scenari legati a una possibile interruzione della tregua con l’Iran.
Sul fronte americano, il vicepresidente JD Vance ha commentato positivamente le parole del Pontefice, ringraziandolo per aver evitato uno scontro diretto con Trump.
Il quadro complessivo resta quindi altamente instabile, con negoziati in corso, accuse reciproche e il rischio di una nuova escalation ancora sul tavolo.
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