Crisi del jet fuel e tensioni nel Golfo Persico: Europa a rischio carenze e rincari nei trasporti aerei


Roma - La crescente instabilità nel Golfo Persico continua a produrre effetti significativi sui mercati energetici globali, con ripercussioni dirette sul settore dei trasporti aerei e sull’approvvigionamento di carburante in Europa.

Il protrarsi delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, insieme alle difficoltà nello Stretto di Hormuz, sta mettendo sotto pressione le catene di distribuzione del jet fuel. L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha segnalato che diversi Paesi europei potrebbero trovarsi ad affrontare carenze di carburante per aerei nell’arco di circa sei settimane, a seconda della capacità di compensare le minori importazioni dal Medio Oriente.

Secondo le stime dell’Agenzia, in precedenza circa il 75% delle importazioni nette europee di carburante per aviazione proveniva da quell’area, oggi fortemente condizionata dalle tensioni geopolitiche. Il direttore esecutivo Fatih Birol ha avvertito che un eventuale blocco prolungato dello Stretto di Hormuz potrebbe innescare una delle più gravi crisi energetiche mai affrontate, con effetti a catena su prezzi di carburanti, gas ed elettricità.

A livello europeo, la Commissione Europea ha fatto sapere che al momento non esistono segnali di una carenza sistemica tale da causare cancellazioni di voli su larga scala, ma non esclude la possibilità di un’azione coordinata sul jet fuel qualora la crisi dovesse prolungarsi.

Il problema principale riguarda la forte dipendenza dalle importazioni: circa il 30% del fabbisogno europeo di carburante per aviazione viene coperto dall’estero, mentre il resto proviene dalle raffinerie interne. La riduzione dell’offerta globale sta inoltre provocando un aumento significativo dei prezzi.

Secondo analisi di settore, il costo del cherosene ha registrato un’impennata nel 2026, passando da una media di circa 90 dollari al barile a quasi 200 dollari nei primi mesi dell’anno. Questo incremento si traduce in centinaia di milioni di dollari di costi aggiuntivi giornalieri per le compagnie aeree, con un’incidenza crescente sui bilanci.

Il peso del carburante, che in condizioni normali rappresentava circa un quarto dei costi operativi del settore, è arrivato a sfiorare il 40%, mettendo sotto forte pressione la redditività delle compagnie. Gli analisti non escludono che, in assenza di un riequilibrio del mercato, alcune compagnie possano trovarsi in difficoltà economiche rilevanti nei prossimi mesi.

Il quadro resta quindi altamente instabile, con un intreccio tra fattori geopolitici e dinamiche energetiche che continua a incidere direttamente sulla mobilità e sull’economia europea.

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