BRUXELLES - "L'Europa vive e attinge dalla sua diversità. Spesso si dice che la Commissione vuole sbarazzarsi degli stati; noi non vogliamo distruggere ma costruire, vogliamo un'Europa migliore" ha dichiarato il presidente della Commissione Europea, Claude Juncker, nel discorso sullo stato dell'Unione a Strasburgo.
"L'Europa non deve andare verso la nazionalizzazione, ma ci sono delle divisioni che portano a una frammentazione dove invece servono sforzi maggiori e questo lascia spazio al populismo che crea problemi. Ecco perchè dobbiamo essere coscienti di questo e proteggerci. Più che mai è giunto il momento di guardare alla situazione contingente: la disoccupazione è troppo alta, da qui al 2030 dobbiamo creare 8 milioni di posti. É necesario tornare a lavorare sulle basi della giustizia sociale, per il quale non dobbiamo interrompere il processo di crescita e dobbiamo guardare ai nostri partner. Siamo dispiaciuti dell'uscita della Gran Bretagna, ma l'Ue così com'è in quanto tale non è a rischio. Saremo felici se la Gran Bretagna potesse inoltrare al più presto la domanda per agevolare il processo e trovare una nuova forma di relazione, che non vuol dire accesso agevolato al mercato unico, ma ci saranno delle regole precise. I cittadini europei non dobbiamo più menarli per il naso, ma guardarli negli occhi. I cittadini si sono stufati di menzogne e si aspettano dei risultati. Quindi propongo un programma con una serie di azioni concrete per i prossimi 12 mesi che considero decisivi se vogliamo superare le divisioni fra Est e Ovest e penso che dovremmo essere veloci e determinati su alcune questioni, se vogliamo dimostrare che l'Ue è ancora forte e decisa su alcune azioni. Dobbiamo avere una nuova Europa che protegga il modello di vita europeo.
Ma essere europei significa anche l'euro che ci ha protetto nei momenti di crisi. Il rafforzamento dell'area euro è un obiettivo ambizioso ma la Commissione si attiene a questo scopo e dobbiamo fare in modo tale che i cittadini diventino protagonisti di questa economia".
"L'Europa non deve andare verso la nazionalizzazione, ma ci sono delle divisioni che portano a una frammentazione dove invece servono sforzi maggiori e questo lascia spazio al populismo che crea problemi. Ecco perchè dobbiamo essere coscienti di questo e proteggerci. Più che mai è giunto il momento di guardare alla situazione contingente: la disoccupazione è troppo alta, da qui al 2030 dobbiamo creare 8 milioni di posti. É necesario tornare a lavorare sulle basi della giustizia sociale, per il quale non dobbiamo interrompere il processo di crescita e dobbiamo guardare ai nostri partner. Siamo dispiaciuti dell'uscita della Gran Bretagna, ma l'Ue così com'è in quanto tale non è a rischio. Saremo felici se la Gran Bretagna potesse inoltrare al più presto la domanda per agevolare il processo e trovare una nuova forma di relazione, che non vuol dire accesso agevolato al mercato unico, ma ci saranno delle regole precise. I cittadini europei non dobbiamo più menarli per il naso, ma guardarli negli occhi. I cittadini si sono stufati di menzogne e si aspettano dei risultati. Quindi propongo un programma con una serie di azioni concrete per i prossimi 12 mesi che considero decisivi se vogliamo superare le divisioni fra Est e Ovest e penso che dovremmo essere veloci e determinati su alcune questioni, se vogliamo dimostrare che l'Ue è ancora forte e decisa su alcune azioni. Dobbiamo avere una nuova Europa che protegga il modello di vita europeo.
Ma essere europei significa anche l'euro che ci ha protetto nei momenti di crisi. Il rafforzamento dell'area euro è un obiettivo ambizioso ma la Commissione si attiene a questo scopo e dobbiamo fare in modo tale che i cittadini diventino protagonisti di questa economia".
