La volatilità nei mercati finanziari dopo il referendum britannico sull’appartenenza all’Unione europea è stata di breve durata. Tuttavia, l’incertezza riguardo alle prospettive mondiali è aumentata e le statistiche più recenti relative al secondo trimestre segnalano, una dinamica modesta dell’attività e del commercio mondiale. Così la Bce nel Bollettino economico mensile. Al tempo stesso l’inflazione complessiva a livello internazionale si è mantenuta bassa, riflettendo soprattutto i precedenti cali dei prezzi dell’energia. I rischi per le prospettive dell’attività mondiale, e in particolare delle economie emergenti, restano orientati verso il basso e sono connessi principalmente alle incertezze sul piano delle politiche e alla volatilità finanziaria.
I mercati finanziari dell’area dell’euro hanno mostrato un’incoraggiante capacità di tenuta di fronte al picco di incertezza e volatilità successivo al referendum nel Regno Unito. Di conseguenza, le condizioni finanziarie complessive restano estremamente favorevoli. In particolare, mentre la curva a termine dell’Eonia si è spostata verso il basso, specie sulle scadenze più lunghe, riflettendo forse attese sia di una minore crescita sia di ulteriori azioni di politica monetaria, seguita dai rendimenti sulle obbligazioni sovrane a basso rischio, i differenziali di rendimento dei titoli di Stato rispetto ai titoli pubblici tedeschi a dieci anni si sono ristretti e quelli delle obbligazioni societarie hanno continuato a ridursi.
Al tempo stesso le quotazioni azionarie delle banche dell’area dell’euro sono diminuite ulteriormente. La ripresa economica nell’area dell’euro sta proseguendo, sorretta dalla domanda interna, mentre la crescita delle esportazioni rimane modesta. In prospettiva, il recupero dell’economia dovrebbe procedere a un ritmo moderato. La domanda interna continua a essere sostenuta dalla trasmissione delle misure di politica monetaria della BCE all’economia reale.
Le favorevoli condizioni finanziarie e il miglioramento della redditività delle imprese seguitano a promuovere la ripresa degli investimenti. I sostenuti incrementi dell’occupazione favoriti anche dalle passate riforme strutturali e i prezzi ancora relativamente bassi del petrolio forniscono un ulteriore sostegno al reddito disponibile reale delle famiglie e di conseguenza ai consumi privati.
In aggiunta, si prevede che l’orientamento fiscale nell’area dell’euro sia lievemente espansivo nel 2016 e che diventi sostanzialmente neutro nel 2017 e nel 2018. Al tempo stesso gli andamenti sfavorevoli per la ripresa economica nell’area dell’euro includono l’esito del referendum nel Regno Unito e altre incertezze geopolitiche, le prospettive di crescita contenuta nei mercati emergenti, i necessari aggiustamenti dei bilanci in diversi settori e la lenta attuazione delle riforme strutturali.
Su questo sfondo, i rischi per le prospettive di crescita dell’area dell’euro restano orientati verso il basso.
