Trump attacca il sistema elettorale Usa: “Vulnerabile ai brogli”. Scontro con Newsom e i media

Washington - In un discorso alla Nazione il presidente americano denuncia “scioccanti debolezze” del voto statunitense e annuncia nuove misure di sicurezza in vista delle elezioni di metà mandato. Democratici e alcuni media contestano le sue affermazioni.

Un discorso alla Nazione incentrato sulle presunte vulnerabilità del sistema elettorale americano. Donald Trump ha puntato il dito contro il modello di voto degli Stati Uniti, sostenendo che le elezioni sarebbero esposte al rischio di frodi e interferenze.

«Le elezioni americane sono vulnerabili ai brogli e al rischio che vengano rubate», ha dichiarato il presidente, assicurando però che collaborerà con le autorità locali per rafforzare la sicurezza del voto in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.

Secondo Trump, per garantire la stabilità del Paese è necessario un sistema elettorale «sicuro e affidabile», mentre quello attuale sarebbe «debole e ben lontano dagli standard di sicurezza richiesti». Il presidente ha annunciato anche la possibilità di rendere pubblici nuovi documenti sulle presunte vulnerabilità del sistema, comprese eventuali interferenze straniere.

Iran ed economia: pochi riferimenti prima dell’affondo sul voto

Nel suo intervento Trump ha dedicato soltanto brevi passaggi alla politica estera e all’economia.

Parlando dei mercati ha sottolineato che Wall Street starebbe «avanzando di record in record» e ha citato l’ultimo dato sull’inflazione come «il migliore da sei anni».

Sulla situazione internazionale si è limitato ad affermare: «Abbiamo vinto in Venezuela. Stiamo vincendo in Iran e presto vedrete i frutti di questo lavoro».

Gran parte del discorso è stata invece concentrata sulla questione elettorale, con particolare riferimento alle presunte minacce provenienti dall’estero.

Le accuse a Cina e Venezuela

Trump ha citato il Venezuela e la Cina come esempi di possibili interferenze straniere.

Secondo il presidente, la Cia avrebbe raccolto informazioni su un presunto piano legato al governo di Nicolás Maduro per alterare le elezioni americane del 2020.

Più pesanti le accuse rivolte a Pechino. Trump ha sostenuto che la Cina sarebbe responsabile della «più vasta violazione di dati elettorali della storia», affermando che sarebbero stati acquisiti illegalmente i dati di circa 220 milioni di elettori statunitensi.

Secondo il presidente americano, Pechino non avrebbe voluto una sua vittoria nel 2020 e avrebbe cercato di favorire Joe Biden, arrivando – secondo le sue accuse – a tentare di «fabbricare schede illegali».

Trump ha inoltre affermato che alcune informazioni sarebbero state nascoste dal cosiddetto “Deep State” e ha annunciato l’avvio di verifiche su presunti tentativi di insabbiamento delle interferenze straniere.

Nel mirino macchine elettorali e registri dei votanti

Durante il discorso il presidente ha criticato anche le macchine utilizzate per il conteggio dei voti, definite vulnerabili agli attacchi informatici.

Ha inoltre contestato la presenza nei registri elettorali di oltre 278 mila persone non cittadine americane, sostenendo che ciò rappresenterebbe una falla del sistema.

Trump ha fatto più volte riferimento alle elezioni presidenziali del 2020, contestate da lui per anni con accuse di irregolarità mai dimostrate su larga scala.

Le sue affermazioni sul voto del 2020 sono state tra gli elementi che hanno alimentato il clima politico culminato nell’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. Le nuove accuse al sistema elettorale, a pochi mesi dal voto di novembre, hanno riaperto il dibattito sulle possibili conseguenze politiche delle sue posizioni.

La replica di Gavin Newsom: “Le frodi elettorali sono rare”

La risposta democratica è arrivata rapidamente dal governatore della California Gavin Newsom, che ha contestato la ricostruzione del presidente.

«Le frodi elettorali sono estremamente rare e quasi sempre commesse da cittadini americani», ha dichiarato Newsom, respingendo l’idea di una vulnerabilità sistemica del voto negli Stati Uniti.

Perplessità sono state espresse anche da alcuni giornalisti di Fox, emittente che ha trasmesso il discorso in diretta. I reporter hanno spiegato di non essere in grado di verificare le dichiarazioni del presidente.

Altri network hanno scelto di non mandare integralmente il discorso in televisione, preferendo altre piattaforme, motivando la decisione con dubbi sulla rilevanza dell’intervento e sul rischio di diffondere affermazioni non verificate.

Lo scontro con i media

Trump ha attaccato duramente le emittenti che hanno deciso di non trasmettere il suo intervento, citando in particolare ABC e NBC.

Secondo il presidente, la scelta sarebbe legata al fatto che i media «sanno quanto è corrotto il sistema» e farebbero parte di un presunto complotto contro di lui.

Trump ha inoltre minacciato possibili conseguenze sulle licenze delle emittenti, alimentando un nuovo scontro con il mondo dell’informazione.

Il discorso sulla sicurezza del voto apre così una nuova fase del confronto politico americano, con le elezioni di metà mandato ormai al centro della battaglia tra la Casa Bianca e le opposizioni.

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