Corte dei Conti: "Nodi irrisolti nella Legge di Stabilità"

"Nel complesso, le misure proposte con la legge di stabilità sembrano rispondere a un disegno preciso: potenziare i segnali di ripresa riconducibili a una crescita della domanda interna, concentrando l’utilizzo delle limitate risorse disponibili sul rafforzamento della domanda delle famiglie e sulla riduzione degli oneri che gravano sul mondo delle imprese dando, per questa via, impulso alla ripresa dell’occupazione". Così la Corte dei Conti in audizione presso le commissioni congiunte Bilancio di Camera e Senato.

"In tema di investimenti infrastrutturali si mira a interromperne il progressivo calo, orientando le risorse su quelli su cui è possibile attivare il concorso europeo. Una scelta di politica economica che utilizza al massimo gli spazi di flessibilità disponibili riducendo esplicitamente i margini di protezione dei conti pubblici e lascia sullo sfondo nodi irrisolti (clausole, contratti pubblici, pensioni) e questioni importanti (quali un definitivo riassetto del sistema di finanziamento delle autonomie territoriali). Ciò - osserva la Corte - viene fatto puntando sull’efficacia di specifici canali di trasmissione dell’intervento pubblico. Nel percorso programmatico di finanza pubblica permangono, tuttavia, aspetti critici che attengono innanzitutto alla tenuta del quadro di riferimento per i prossimi anni. L’allentamento della correzione di bilancio secondo il Governo non pregiudicherebbe, infatti, un rientro del disavanzo di dimensioni significative, con un indebitamento che a fine 2016 risulterebbe comunque più vicino al 2 che al 3%. Un contenimento che consentirebbe una messa in sicurezza dei conti rispetto all’originale parametro di Maastricht e rappresenterebbe, per questa ragione, un elemento rassicurante per i mercati. Un risultato che trova conferma anche nelle previsioni di finanza pubblica dei centri di ricerca, ma che sconta il carattere temporaneo di alcune coperture e il permanere di clausole di salvaguardia rinviate al futuro. Un loro riassorbimento nel 2017 e nel 2018 richiederà la individuazione di consistenti tagli di bilancio o aumenti di entrate sia pur resi meno onerosi dai benefici di una maggiore crescita. Nonostante la riduzione della spesa già scontata nel tendenziale sia impegnativa, le condizioni economiche avrebbero potuto consigliare l’adozione di interventi sulla spesa fiscale (riguardanti ad esempio un articolato intervento sulle aliquote Iva agevolate o sulla stessa struttura delle aliquote Iva) eventualmente attutiti (ma non annullati) con misure di sgravio. Il rinvio - secondo la Corte - pur trovando la propria ragione nella opportunità di un ridisegno organico o nella necessità di non indebolire l’impulso che può venire da una riduzione fiscale, non consente di avvantaggiarsi di un momento favorevole anche alla luce della limitata dinamica dei prezzi che potrebbe permettere di contenere la spesa. L’onere dell’aggiustamento verrebbe a gravare, prevalentemente, sulle Amministrazioni locali, con ripercussioni negative sulla qualità dei servizi".

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