TARANTO. Giornata cruciale per il futuro dell'Ilva di Taranto. Il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, ha convocato stamattina a Roma il custode e ammnistratore giudiziario dei beni e dei conti del gruppo Riva finiti sotto sequestro, Mario Tagarelli, i rappresentanti di Riva Acciaio e delle banche che intrattengono rapporti con lo stesso gruppo siderurgico. Obiettivo dell'incontro, trovare una soluzione al problema dell'accesso e del relativo uso della liquidità esistente sui conti del gruppo - circa 56 milioni di euro secondo l'ultimo aggiornamento - oggi bloccata dal sequestro. Questo per consentire alle aziende di Riva Acciaio di ripartire dopo oltre una settimana di fermo con 1300 lavoratori inattivi.
In attesa di vedere se il Consiglio dei ministri convocato oggi approverà o meno il decreto legge sul gruppo Riva e sulle società controllate dall'Ilva, il vertice promosso dal ministro Zanonato potrebbe già porre un primo punto fermo e determinare una schiarita in una situazione che in questi giorni ha determinato molte tensioni. Più volte l'autorità giudiziaria di Taranto - Procura e gip, titolari dell'inchiesta sull'Ilva che ha portato al sequestro su beni e conti del gruppo Riva - ha affermato che la titolarità ad usare la liquidità rinvenuta sui conti è competenza del custode-amministratore, il commercialista di Taranto Mario Tagarelli, nominato dal gip Patrizia Todisco già all'avvio del sequestro stesso (fine maggio scorso). Tagarelli, poi, ha ulteriormente precisato che sulla liquidità usata dal custode-amministratore per le necessità aziendali deve "essere assicurata la restituzione all'amministrazione giudiziaria a mezzo di idonee garanzie": la fideiussione o altri strumenti.
In attesa di vedere se il Consiglio dei ministri convocato oggi approverà o meno il decreto legge sul gruppo Riva e sulle società controllate dall'Ilva, il vertice promosso dal ministro Zanonato potrebbe già porre un primo punto fermo e determinare una schiarita in una situazione che in questi giorni ha determinato molte tensioni. Più volte l'autorità giudiziaria di Taranto - Procura e gip, titolari dell'inchiesta sull'Ilva che ha portato al sequestro su beni e conti del gruppo Riva - ha affermato che la titolarità ad usare la liquidità rinvenuta sui conti è competenza del custode-amministratore, il commercialista di Taranto Mario Tagarelli, nominato dal gip Patrizia Todisco già all'avvio del sequestro stesso (fine maggio scorso). Tagarelli, poi, ha ulteriormente precisato che sulla liquidità usata dal custode-amministratore per le necessità aziendali deve "essere assicurata la restituzione all'amministrazione giudiziaria a mezzo di idonee garanzie": la fideiussione o altri strumenti.
