Catalogna: Camp Nou a porte chiuse per proteste. Piquè in lacrime: "Peggiore esperienza da calciatore"

di ANTONIO GAZZILLO - La tragica situazione che sta prendendo piede in Catalogna si sta riflettendo anche nel mondo dello sport, e in particolare in quello del calcio.

Infatti la vittoria del Barcellona per 3 a 0 sul Las Palmas è passata in secondo piano per far luce su vicende extracalcistiche.

La società blaugrana aveva chiesto di rinviare la partita per non intralciare il voto dei tifosi ma la Lega non è stata minimamente d’accordo, avvertendo che se la squadra non si fosse presentata avrebbe perso a tavolino. Così, per protesta, si è deciso di giocare a porte chiuse, senza pubblico; decisione che ha trovato la disapprovazione di molti dirigenti e che ha portato alle dimissioni del vicepresidente Villarubi.

Intanto sono arrivati segnali importanti dalle squadre, dai tifosi e dagli stessi giocatori: il Barcellona ha affrontato il match con la divisa della Catalogna, a strisce verticali gialle e rosse; il Las Palmas presentava una bandiera spagnola stampata sulla maglietta, con tanto di motto pronunciato dai dirigenti della stessa squadra: “ Crediamo ad una Spagna unita”.

In serata, poi, i tifosi del Real Madrid, squadra impegnata al Bernabeu contro l’Espanyol, secondo club di Barcellona, hanno sventolato per tutto lo stadio delle bandiere spagnole, per rivendicare l’unione della nazione.

“Non mi sono sentito mai così intontito” ha spiegato Sergio Busquets, centrocampista del Barcellona, così come Gerard Piquè che, in lacrime davanti alle telecamere, ha ammesso di vivere una delle sue peggiori esperienze da calciatore professionista. 

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