Nepal, sale a 469 il bilancio delle vittime delle inondazioni: rischio di una nuova ondata

Nepal, 28 agosto 2026 – Sale a 469 morti il bilancio delle devastanti inondazioni che mercoledì hanno colpito il Nepal, dopo il collasso glaciale verificatosi nell’area himalayana al confine con il Tibet. Il dato è stato comunicato dalla polizia nepalese e riguarda le vittime recuperate in diverse zone del Paese.

La situazione resta estremamente critica, soprattutto nelle aree più colpite del nord del Nepal. Tra le zone maggiormente devastate c’è il distretto di Rasuwa, dove la violenta piena ha travolto villaggi, strade, ponti e infrastrutture. Ingenti i danni anche nel distretto di Chitwan, dove si contano 178 vittime secondo gli ultimi dati riportati dalle autorità locali.

Il timore di una nuova ondata

A rendere ancora più complessi i soccorsi è il rischio di una nuova ondata di piena. Nell’area si sono infatti formati bacini d’acqua e fango a seguito dell’accumulo di detriti che ha ostruito il corso dei fiumi. Uno dei due bacini si è già riversato a valle, mentre le autorità mantengono alta l’allerta per il possibile cedimento dell’altro.

Il rischio di nuove inondazioni sta complicando ulteriormente le operazioni di ricerca e soccorso, già rese difficili dalla distruzione di ponti e strade e dalle condizioni meteorologiche.

Cento persone intrappolate nel tunnel

Intanto l’esercito nepalese è impegnato in una delicata operazione per raggiungere circa 100 persone rimaste intrappolate nel tunnel dell’impianto idroelettrico Trishuli 3A, sommerso dalla piena due giorni fa.

Secondo l’ufficio del primo ministro nepalese, circa 350 persone sono già state tratte in salvo, mentre altre cento risultano ancora bloccate all’interno della struttura. L’esercito sta impiegando anche elicotteri per le operazioni di soccorso, ma individuare gli ingressi del tunnel è particolarmente difficile a causa del fango e dei detriti accumulati.

Il bilancio della catastrofe potrebbe dunque aggravarsi ulteriormente nelle prossime ore. Le operazioni di ricerca continuano mentre le autorità monitorano attentamente i bacini formatisi a monte, nel timore che un nuovo cedimento possa provocare un’altra devastante ondata di acqua, fango e detriti.

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