Roma – Andrea Pucci ha deciso di rinunciare alla partecipazione al Festival di Sanremo 2026, dove era stato annunciato come co-conduttore della terza serata. Il comico ha motivato la scelta parlando di un clima ostile nato dopo l’ufficializzazione della sua presenza e di una “onda mediatica negativa” segnata da insulti e minacce rivolte anche alla sua famiglia.
«Gli insulti, le minacce, gli epiteti ricevuti sono incomprensibili e inaccettabili – ha dichiarato –. Questa situazione altera il patto fondamentale tra me e il pubblico». Da qui la decisione di fare «un passo indietro», pur ringraziando Carlo Conti e la Rai per l’opportunità .
Pucci ha difeso il proprio percorso artistico, sottolineando di lavorare da oltre trent’anni con l’obiettivo di far ridere e portare leggerezza. «Non ho mai odiato nessuno», ha affermato, respingendo le accuse ricevute negli ultimi giorni e sostenendo che termini come omofobia e razzismo indicano odio che non gli appartiene.
La posizione della Rai
Attraverso una nota ufficiale, la Rai ha espresso «grande rammarico» per la rinuncia del comico, parlando di un «clima di intimidazione e violenza verbale» che avrebbe condizionato la decisione. L’azienda ha inoltre denunciato «una forma di censura» alimentata da odio e pregiudizi nei confronti di un artista.
Il caso diventa politico
La vicenda ha subito assunto una dimensione politica. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso solidarietà a Pucci, definendo «inaccettabile» che un artista debba rinunciare al proprio lavoro a causa di minacce e pressioni ideologiche.
Il Festival proseguirà dunque senza la presenza del comico nella squadra dei co-conduttori, mentre resta acceso il dibattito pubblico sul rapporto tra satira, libertà d’espressione e limiti del confronto mediatico.

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