Furto delle opere di Antonello da Messina, sotto esame anche i sistemi di sicurezza del museo


MESSINA
– Proseguono le indagini sul clamoroso furto di quattro opere di Antonello da Messina dal MuMe, il Museo regionale di Messina. Gli investigatori stanno concentrando l'attenzione anche sul personale della struttura e sulle possibili falle nei sistemi di sicurezza che avrebbero consentito ai ladri di portare a termine il colpo in appena due o tre minuti, approfittando della confusione legata alla processione della Vara di Ferragosto.

Tra gli aspetti da chiarire c'è soprattutto la gestione dell'allarme. Il sistema avrebbe funzionato, ma non sarebbe scattata immediatamente una segnalazione alle forze dell'ordine. Gli inquirenti vogliono quindi ricostruire con precisione dove si trovassero i custodi al momento del furto, chi stesse controllando i monitor e perché non sia stato dato subito l'allarme.

Secondo alcune indiscrezioni, i quattro addetti alla sicurezza presenti al museo sarebbero stati impegnati a seguire in televisione la processione della Vara. Si tratta però di una circostanza che non è stata ufficialmente confermata. I custodi, inoltre, avrebbero appreso del furto soltanto quando le forze dell'ordine si sono presentate al museo. A segnalare quanto accaduto sarebbero state infatti due persone che avevano notato due delle opere trafugate sul muretto esterno della struttura.

L'ipotesi del basista interno

La Procura di Messina ha aperto un'inchiesta per furto pluriaggravato di opere d'arte, al momento a carico di ignoti. Tra le piste investigative c'è anche quella di un possibile basista interno, una persona che avrebbe potuto fornire alla banda informazioni sugli ambienti del museo, sui turni del personale e sui sistemi di sicurezza.

Il personale della struttura è stato ascoltato dalla polizia come persona informata sui fatti. Intanto è stato escluso che il furgone sottoposto nei giorni scorsi a verifiche investigative sia quello utilizzato dai responsabili del colpo.

Schifani: «Nessun capro espiatorio»

Sul caso è intervenuto il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, che ha disposto un'ispezione interna. «A Messina si è aperta una falla e dobbiamo spiegarla», ha dichiarato, assicurando che non ci saranno coperture per eventuali responsabilità.

Schifani ha annunciato verifiche su turni, postazioni, segnali d'allarme e tempi di reazione, sottolineando che i quattro custodi sono stati posti temporaneamente in ferie d'ufficio in attesa che i fatti vengano chiariti.

Il governatore ha inoltre evidenziato una criticità strutturale: il museo, fin dalla sua apertura parziale nel 2016 e completa nel 2017, non avrebbe avuto un collegamento diretto con le forze di polizia. Un elemento che ora sarà inevitabilmente al centro degli accertamenti.

L'obiettivo degli investigatori è ricostruire minuto per minuto quanto accaduto e capire se il colpo sia stato favorito soltanto da una serie di coincidenze o se, dietro il furto delle preziose opere, possa esserci stata una preparazione più accurata con l'eventuale collaborazione di qualcuno che conosceva dall'interno il funzionamento del museo.

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