Morte di Abderrahim Fakir a Bologna, applicata la norma dello “scudo” per gli operatori coinvolti


La Procura indaga per omicidio colposo. Sei le persone iscritte nel registro “modello 45 bis”: due poliziotti e quattro sanitari

La norma dello “scudo”, introdotta dall'ultimo decreto sicurezza, è stata applicata tra i primi casi in Italia nell'inchiesta sulla morte di Abderrahim Fakir, il 42enne di origini marocchine deceduto domenica al Pilastro, a Bologna, durante un intervento della polizia, mentre si trovava ammanettato a terra.

Mentre proseguono le indagini per chiarire le circostanze del decesso, ieri sera a Bologna si sono verificati violenti scontri tra manifestanti e forze dell'ordine, con un bilancio di 11 feriti.

Il “modello 45 bis”

Per accertare le cause della morte di Fakir, la Procura di Bologna ha aperto un procedimento nel registro “modello 45 bis”, previsto dalla nuova normativa, nei confronti di quanti avrebbero preso parte alle diverse fasi del prolungato intervento.

Sono complessivamente sei le persone coinvolte nel procedimento: i due poliziotti e i quattro operatori sanitari che compaiono nelle immagini dell'intervento diventate virali, nelle quali Fakir appare a terra, ammanettato, mentre gli agenti lo tengono fermo.

Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha precisato che la norma applicata agli agenti «non è uno scudo penale», ma rappresenta, a suo giudizio, «la giusta collocazione di un caso all'interno di un'iscrizione in un registro apposito», previsto da una legge del governo Meloni e riguardante persone che «sembrano aver partecipato a un fatto con la presenza di una causa di giustificazione».

Piantedosi: «L'Italia non è uno Stato di polizia»

Intervenendo sulla vicenda, Piantedosi ha respinto l'ipotesi che l'Italia sia diventata uno Stato di polizia. «In Italia nessuno è al di sopra della legge. Sostenere il contrario è una becera strumentalizzazione di una tragedia come questa», ha dichiarato in un'intervista a Il Messaggero.

Il ministro ha sottolineato la necessità di attendere l'esito degli accertamenti: «Quella di Bologna è una vicenda dolorosa che impone anzitutto rispetto per la persona deceduta e per i suoi familiari. Proprio per questo ritengo doveroso attendere l'esito degli accertamenti. La magistratura sta lavorando e avrà tutta la collaborazione delle istituzioni».

Piantedosi ha inoltre evidenziato la collaborazione della Questura di Bologna con gli inquirenti, spiegando che sono stati messi a disposizione tutti gli elementi utili, comprese le immagini delle bodycam, «a riprova della piena trasparenza con cui si sta agendo».

L'inchiesta per omicidio colposo

L'ipotesi di reato al momento contestata è quella di omicidio colposo. Le indagini sono state affidate alla Squadra Mobile, che sta ricostruendo l'intera sequenza degli eventi.

Nel video diffuso sui social e rilanciato da numerosi media si vedono anche alcuni cittadini, tra cui una persona che avrebbe aiutato gli agenti a bloccare le gambe di Fakir. Al momento, tuttavia, non risultano iscrizioni nei confronti di queste persone.

La Procura ha precisato che gli accertamenti terranno conto dell'intero sviluppo dei fatti, che avrebbe avuto una durata maggiore rispetto alla sequenza mostrata nel video diffuso online, acquisito dagli investigatori, e dell'intervento sia degli operatori delle forze dell'ordine sia del personale sanitario.

Gli inquirenti analizzeranno inoltre le immagini registrate dalla bodycam indossata dal capopattuglia. La Squadra Mobile sta acquisendo anche le telefonate effettuate dagli agenti, le comunicazioni radio e le testimonianze delle persone che hanno assistito alle concitate fasi dell'intervento culminato nella morte di Fakir.

L'obiettivo degli accertamenti è ricostruire con precisione ogni momento dell'operazione e stabilire le cause e le eventuali responsabilità connesse al decesso del 42enne.

Posta un commento

Nuova Vecchia

Modulo di contatto