Usa-Iran, decima notte consecutiva di attacchi: colpiti siti militari e sistemi di difesa


Teheran annuncia raid contro obiettivi militari statunitensi in Bahrein e Kuwait. Il Pentagono: quasi 100 militari americani feriti dal 7 luglio

Le forze armate statunitensi hanno condotto una nuova serie di attacchi contro l'Iran, arrivando alla decima notte consecutiva di operazioni militari. Secondo il Comando centrale Usa (Centcom), i raid hanno preso di mira centri di comando militare, capacità navali, siti di lancio di missili e droni e sistemi di difesa aerea iraniani, con l'obiettivo dichiarato di ridurre la capacità di Teheran di attaccare le navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz.

La risposta iraniana non si è fatta attendere. I Guardiani della Rivoluzione hanno annunciato di aver colpito obiettivi militari statunitensi in Bahrein e Kuwait, sostenendo di aver preso di mira sistemi di difesa aerea e radar. Le rivendicazioni di Teheran non risultano tuttavia verificate in modo indipendente.

Sul fronte americano, il Pentagono ha fatto sapere che quasi 100 militari statunitensi sono rimasti feriti dal 7 luglio negli attacchi iraniani contro basi americane nella regione. Secondo i dati diffusi dalle autorità Usa, il 96% dei militari feriti sarebbe già rientrato in servizio e la maggior parte degli infortuni sarebbe riconducibile a commozioni cerebrali di lieve entità.

La situazione resta particolarmente tesa attorno allo Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi per il traffico energetico mondiale. L'escalation militare ha infatti avuto ripercussioni anche sulla navigazione commerciale, mentre si moltiplicano gli episodi che coinvolgono le navi in transito nell'area.

Intanto, il Dipartimento di Stato americano ha diffuso un'allerta rivolta ai cittadini statunitensi in tutto il mondo, invitandoli a prestare particolare attenzione per il rischio di possibili attacchi in un contesto internazionale segnato dall'escalation del conflitto.

La nuova offensiva americana e la risposta iraniana alimentano così i timori per un ulteriore allargamento del conflitto in Medio Oriente, mentre resta alta la tensione nella regione del Golfo.

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