Teheran - La crisi tra Iran e Stati Uniti torna ad aggravarsi con una nuova escalation militare. Teheran ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz e, secondo quanto riferito, avrebbe colpito due navi commerciali che tentavano di attraversare il passaggio strategico per il traffico energetico mondiale.
La risposta americana non si è fatta attendere. Washington ha comunicato di aver condotto una terza ondata di attacchi contro l’Iran, dichiarando di aver colpito almeno 140 obiettivi militari sul territorio iraniano.
Nel frattempo, Teheran avrebbe lanciato missili contro alcuni Paesi del Golfo, tra cui Emirati Arabi Uniti, Qatar e Bahrein. La Giordania ha riferito di aver intercettato tre missili provenienti dall’Iran.
Tensione sullo Stretto di Hormuz
Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei punti strategici più importanti al mondo per il commercio energetico, poiché attraverso quest’area transita una quota significativa delle esportazioni di petrolio e gas.
L’Oman ha assicurato che proseguiranno i colloqui con l’Iran dopo la riunione tecnico-politica svolta ieri a Muscat, dedicata proprio al futuro della gestione dello Stretto. All’incontro avrebbe preso parte, almeno in parte, anche una delegazione del Qatar.
Il capo negoziatore iraniano ha lanciato un avvertimento agli Stati Uniti: “Mantenete la parola data o ne pagherete le conseguenze”, ribadendo la posizione dura di Teheran nei confronti di Washington.
Khamenei promette vendetta
Intanto la Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha nuovamente promesso vendetta per la morte del padre, affermando che la risposta sarà inevitabile.
Sul fronte politico-mediatico, il quotidiano iraniano Hamshari ha pubblicato un’immagine in cui compare anche la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, insieme al presidente statunitense Donald Trump e al premier israeliano Benjamin Netanyahu, raffigurati con un bersaglio sul volto. La pubblicazione è stata collegata alla campagna di accuse contro i Paesi considerati vicini agli Stati Uniti e a Israele.
La situazione resta quindi estremamente instabile, con il rischio di un ulteriore allargamento del conflitto mentre proseguono i tentativi diplomatici per evitare una nuova escalation nella regione.