Caso Minetti, tensione tra Palazzo Chigi e Quirinale sulla grazia: Meloni difende Nordio ma non esclude sviluppi


Roma, 27 aprile 2026 – Nel pieno della bufera sul caso legato alla concessione della grazia a Nicole Minetti, si registra un nuovo fronte di tensione tra Palazzo Chigi e il Quirinale. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo sulla vicenda, ha escluso al momento le dimissioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio, pur lasciando aperta la possibilità di ulteriori valutazioni alla luce dei nuovi accertamenti: una formula, “ad oggi”, che viene interpretata come una clausola di cautela politica.

La premier ha scelto una linea di difesa netta dell’operato del Guardasigilli, respingendo le richieste di dimissioni avanzate dalle opposizioni e sottolineando come, secondo i dati del ministero, la procedura delle domande di grazia segua un iter consolidato. Su oltre mille richieste esaminate negli ultimi anni, la maggior parte sarebbe stata trasmessa alle procure competenti, con solo una parte residuale giunta a parere favorevole.

Meloni ha inoltre ribadito che le indagini spettano alla magistratura e che il ruolo del ministro consiste nel raccogliere gli atti istruttori prima dell’invio al Quirinale, che normalmente si esprime in via finale. Una posizione che mira a circoscrivere la responsabilità politica di via Arenula nel procedimento.

La tensione istituzionale si è però accentuata dopo la lettera del Quirinale al ministero della Giustizia, con la richiesta di chiarimenti su presunte incongruenze nell’istruttoria che ha portato al provvedimento di clemenza. Secondo quanto trapela, il capo dello Stato avrebbe sollecitato ulteriori approfondimenti per verificare la completezza degli atti.

Sul piano politico, il caso ha innescato un rimpallo di responsabilità tra governo e apparati giudiziari. La Procura generale di Milano ha difeso l’operato svolto nell’ambito delle deleghe ministeriali, sostenendo la correttezza degli accertamenti effettuati e respingendo l’ipotesi di omissioni procedurali.

Ulteriori elementi di incertezza arrivano anche dalle verifiche su alcuni dettagli emersi nell’inchiesta giornalistica, tra cui la presunta esistenza di un minore coinvolto nel percorso indicato nella richiesta di grazia, circostanza su cui sono in corso accertamenti.

Nel frattempo, il ministro Nordio ha respinto con fermezza le ricostruzioni che lo vedrebbero coinvolto in contatti o visite non documentate, definendo tali ipotesi “prive di fondamento”. Ha inoltre ribadito la piena correttezza dell’operato del ministero, parlando di una gestione “conforme al 101% delle procedure”.

La vicenda resta dunque aperta e politicamente sensibile, con un equilibrio istituzionale che appare in fase di progressiva tensione. Gli esiti dei nuovi accertamenti potrebbero risultare decisivi non solo per la posizione del ministro della Giustizia, ma anche per gli equilibri tra governo e Presidenza della Repubblica.

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