Confcommercio. Sangalli: "L'Italia cresce sempre meno: confermato il rallentamento nel 2018"

ROMA - "L'Italia cresce sempre meno e i primi mesi del 2018 confermano questo rallentamento" si legge in una ricerca effettuata dall’Ufficio Studi di Confcommercio, presentata nel corso del Forum dell'associazione di categoria a Cernobbio "Vi è al ribasso il Pil (+1,1% anziché il +1,2% previsto) e i soprattutto i consumi, che dovrebbero crescere solo dell’1% nel 2018 e dello 0,9% nel 2019, quando le previsioni parlavano di un +1,1%. La dinamica del Pil nel 2018 dovrebbe attestarsi su valori inferiori di circa tre decimi rispetto al 2017 e scendere ulteriormente all’1,1% nel 2019. Questa previsione sconta un rallentamento tanto dei consumi – crescerebbero solo dello 0,9% nel 2019 – quanto degli investimenti, che comunque si incrementerebbero del 2,6%. In rallentamento anche la dinamica delle esportazioni, piu` penalizzate dal riapprezzamento dell’euro sul dollaro, mentre il mercato del lavoro pur continuando nella fase di espansione, registrerebbe incrementi più contenuti: nell’intero periodo 2014-19 la crescita cumulata dell’occupazione sarebbe pari a poco meno di un milione e 200mila unità, ma non ancora in grado di recuperare appieno la flessione della fase recessiva. Sostanzialmente stabile l’inflazione nel 2018, all’1,1%, in progressivo incremento all’1,4% nel 2019.

"Serve un supplemento di responsabilità da parte di tutti: politica, governo, forze sociali. Lo ribadiamo oggi, nel momento di inizio della 18ma legislatura, perché pensiamo che sia più che mai necessaria la responsabilità del ‘collocare al centro l’interesse generale del paese e dei suoi cittadini’, opportunamente richiamata qualche giorno fa dal Presidente Sergio Mattarella" ha dichiarato il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, aprendo la 19ma edizione del Forum "Ribadiamo l’esigenza di una governabilità adeguata alle sfide che abbiamo di fronte. Imprese, famiglie, investitori, l’Europa, hanno bisogno di risposte tempestive e solide. Per offrirle in modo credibile, bisogna rendere più esplicita la via delle riforme e della modernizzazione del nostro Paese, cominciando ad aggredire e risolvere quei difetti strutturali della nostra economia, gli eccessi di tasse e burocrazia, i deficit di legalità, infrastrutture e capitale umano che, come abbiamo visto dall’analisi dell’Ufficio Studi, significano per il nostro Paese una perdita di 180 miliardi di Pil ogni anno. La prima cosa da fare è quella di evitare i già programmati aumenti delle aliquote Iva. Infatti, se le clausole non venissero disinnescate, dal primo gennaio 2019 avremmo 12,4 miliardi di euro di imposte aggiuntive. A quel punto potremo dire addio alla ripresa. Il rinvio, per motivi tecnici, di ogni decisione sulle clausole di salvaguardia non rassicura. Anzi, preoccupa per i potenziali effetti negativi che potrebbe avere sul clima di fiducia di famiglie e imprese".

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