ROMA - "Per la prima volta dopo il fallimento della Ced, nel 1954, credo che si sia aperta una finestra di opportunità per dare vita ad una Difesa europea" ha dichiarato in un'intervista al quotidiano 'La Repubblica', Federica Mogherini, Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Unione Europea.
"È bene chiarire che non parliamo di esercito europeo, ma di Difesa europea: qualcosa che possiamo davvero fare, concretamente, da subito. A giugno, all’indomani del referendum britannico favorevole alla Brexit, ho presentato ai leader europei la mia proposta di 'Global Strategy', che va dalla politica estera a quella di sicurezza e di difesa. È stata una scelta di tempi consapevole. Volevo mandare il messaggio che, nonostante la defezione britannica, l’Europa può e deve andare ancora più avanti nel processo di integrazione. Nel dibattito che la proposta ha aperto nelle capitali è emerso un consenso generalizzato sulla necessità di avanzare in questo campo. Mi sembra un cambiamento epocale. Dopo che negli anni Cinquanta era fallito il progetto della Ced, la Comunità europea di difesa, molti governi si erano convinti che quello militare fosse uno degli ultimi baluardi della sovranità nazionale. Invece, se si guarda ai sondaggi di opinione, le preoccupazioni principali degli europei sono due: economia e sicurezza. Ma la sicurezza interna implica anche una dimensione esterna, una capacità di difesa. Molti hanno pensato che la prospettiva della Brexit offrisse l’opportunità di non essere più frenati dal Paese che si è sempre opposto con maggiore determinazione all’idea di mettere in comune gli strumenti di Difesa. La mia sensazione è che la futura uscita della Gran Bretagna dalla Ue abbia tolto un comodo alibi dietro cui molti si nascondevano. Quando nel corso della storia europea Londra ha messo veti all’integrazione militare, non si è mai trovata da sola. Londra è sicuramente un 'peso massimo' in Europa in termini di difesa, sicurezza, politica estera e aiuti allo sviluppo. Ma proprio per questo è chiaro a tutti che, senza il Regno Unito, il ruolo dell’Europa nel mondo può essere efficace solo con una maggiore integrazione proprio in questi campi".
"È bene chiarire che non parliamo di esercito europeo, ma di Difesa europea: qualcosa che possiamo davvero fare, concretamente, da subito. A giugno, all’indomani del referendum britannico favorevole alla Brexit, ho presentato ai leader europei la mia proposta di 'Global Strategy', che va dalla politica estera a quella di sicurezza e di difesa. È stata una scelta di tempi consapevole. Volevo mandare il messaggio che, nonostante la defezione britannica, l’Europa può e deve andare ancora più avanti nel processo di integrazione. Nel dibattito che la proposta ha aperto nelle capitali è emerso un consenso generalizzato sulla necessità di avanzare in questo campo. Mi sembra un cambiamento epocale. Dopo che negli anni Cinquanta era fallito il progetto della Ced, la Comunità europea di difesa, molti governi si erano convinti che quello militare fosse uno degli ultimi baluardi della sovranità nazionale. Invece, se si guarda ai sondaggi di opinione, le preoccupazioni principali degli europei sono due: economia e sicurezza. Ma la sicurezza interna implica anche una dimensione esterna, una capacità di difesa. Molti hanno pensato che la prospettiva della Brexit offrisse l’opportunità di non essere più frenati dal Paese che si è sempre opposto con maggiore determinazione all’idea di mettere in comune gli strumenti di Difesa. La mia sensazione è che la futura uscita della Gran Bretagna dalla Ue abbia tolto un comodo alibi dietro cui molti si nascondevano. Quando nel corso della storia europea Londra ha messo veti all’integrazione militare, non si è mai trovata da sola. Londra è sicuramente un 'peso massimo' in Europa in termini di difesa, sicurezza, politica estera e aiuti allo sviluppo. Ma proprio per questo è chiaro a tutti che, senza il Regno Unito, il ruolo dell’Europa nel mondo può essere efficace solo con una maggiore integrazione proprio in questi campi".
