Il consiglio di amministrazione della Rai ha approvato, a maggioranza, le nuove nomine dei direttori dei Tg, che il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto aveva formalizzato ieri nel pre-consiglio di amministrazione. Mario Orfeo resta al Tg1, Vincenzo Morgante alla Tgr, Luca Mazzà sostituirà Bianca Berlinguer al Tg3, Ida Colucci andrà alla guida del Tg2 al posto di Masi, Andrea Montanari andrà al Gr e Nicoletta Manzione a Rai Parlamento. Ida Colucci, la nuova direttrice del Tg2, classe 1960, è vicedirettrice del Tg2 dal 2009, è entrata in Rai nel 1991 al Giornale Radio, e prima ha lavorato nell'agenzia stampa Asca, a Legambiente; Luca Mazzà, il nuovo direttore del Tg3, classe 1962, entra in Rai nel 1991, al Gr1, dal 1994 lavora nella redazione economica del Tg3, di cui poi diventa caporedattore, dal 1999 al 2005, nel 2009 passa a Raisport come caporedattore centrale, nel febbraio 2013 viene nominato vice direttore di Rai3; Andrea Montanari, entra in Rai nel 1991, in radio dove conduce il programma Radio anch’io, dal1997 è al Tg1. Sei i voti favorevoli e tre contrari (quelli dei consiglieri Freccero, Diaconale e Mazzuca).
I senatori della minoranza dem, Miguel Gotor e Federico Fornaro, hanno annunciato in una nota la loro intenzione di dimettersi dalla commisione di Vigilanza. "Le nomine - spiegano - sono state fatte in modo non trasparente penalizzando competenze e professionalità interne, come ad esempio nel caso di una giornalista autorevole quale Bianca Berlinguer, senza che emergano un profilo e una visione di un moderno servizio pubblico. Il Partito democratico non è nato per
riprodurre i vizi del passato, ma per cambiare l'Italia e, convinti che un altro Pd sia possibile, ci dissociamo da uno stile e da un costume politico che non ci appartiene e coerentemente rassegniamo le nostre dimissioni dalla Commissione di vigilanza Rai".
Nomine precedute da due giorni di scontri e polemiche politiche, scontri arrivati ieri anche nella seduta notturna della commissione di Vigilanza che aveva all’ordine del giorno, l’audizione di presidente e direttore generale della Rai, Maggioni e Dall’Orto, non sulle nomine però ma sul progetto del piano d’offerta informativa di viale Mazzini. Una commissione finita a notte fonda, e iniziata con la protesta di molti membri sull’ordine dei lavori. La presidente Maggioni aveva cercato di smorzare le polemiche spiegando che la Rai non doveva "votare un piano di informazione", ma il cda doveva iniziare a discutere su "un piano di cambiamento" che "continuera' ad essere discusso da tutti i soggetti coinvolti".
Gli attacchi più duri arrivano dal vicepresidente del Senato e membro della commissione di Vigilanza, Maurizio Gasparri che dice che "dopo aver offeso e preso in giro la commissione parlamentare di Vigilanza, alla quale non hanno sottoposto alcun piano per l'informazione, i vertici Rai hanno proceduto alle nomine per accontentare Renzi, irritato per l'incapacità di Campo Dall'Orto". Il senatore di Forza Italia non entra nel merito della scelta dei direttori "al di là del giudizio sulle singole persone, tutte quante interne alla Rai" ma critica il metodo : "appare evidente, come hanno registrato liberi e autorevoli commentatori, il carattere di queste nomine. Tra testate e reti viene meno quel pluralismo che deve essere caratteristica essenziale del servizio pubblico radiotelevisivo". Stesso tono del collega in commissione di Vigilanza, il deputato di Si, Nicola Fratoianni " quello che avevamo previsto e' avvenuto come da copione : di fronte alle crescenti difficoltà' del governo Renzi nel Paese, si e' voluto 'blindare' i Tg Rai. Al di la' delle singole professionalita' , si è voluto imporre (con un atto d'imperio) un metodo inaccettabile, di lottizzazione vecchio stile di controllo dell'esecutivo verso l'informazione pubblica radiotelevisiva. Il tutto naturalmente senza uno straccio credibile di un piano informativo. Palazzo Chigi non si illuda tuttavia di avere il controllo totale dell'informazione". L'ex segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani, difende il collega Fornaro: "il gesto di Fornaro e Gotor è forte e coerente e deve far prendere coscienza della serietà del problema. Sulla vicenda Rai in questi giorni c'è chi giustifica dicendo: così fan tutti, così hanno sempre fatto tutti. Vorrei ricordare che chi governa il Pd ha ereditato un partito che, da minoranza che era, rifiutò di partecipare alle nomine Rai e sostenne la libera scelta di libere associazioni, senza mai interferire su nulla" scrive il deputato dem su Facebook. E ancora: "la Rai è un'azienda che ha un drammatico bisogno di un serio piano industriale , di questo deve occuparsi e preoccuparsi l'azionista pubblico, una politica che pensasse di garantirsi lo storytelling per via di informazione sarebbe patetica". A protestare sul metodo scelto dalla nuova dirigenza Rai sono anche i sindacati dei giornalisti, Fnsi e Usigrai che in una nota congiunta scrivono "è ormai evidente che non esiste nessun piano. Così come è chiaro che esisteva solo la necessità di occupare nuove poltrone. Non cadremo certo nella trappola di parlare di questo o quel direttore. Quello che ci interessa è che si chiamino le cose con il loro nome: occupazione di posti e pura lottizzazione".
