"Stiamo mettendo più denari di sempre sulla cultura. Questo settore non è uno sfizio, ma un investimento chiave per il Paese, soprattutto in questa fase storica in cui accade che un sacerdote venga ucciso in chiesa. Dobbiamo ripartire dall'identità, non come chiusura, ma come dialogo, e questo museo ne è la dimostrazione" ha dichiarato il premier Matteo Renzi, in visita istituzionale venerdì 29 luglio 2016 a Taranto per inaugurare, insieme al ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, i nuovi allestimenti del MarTa, il Museo archeologico nazionale, e per firmare, con il ministro Graziano Delrio e il governatore pugliese Michele Emiliano, il 'Contratto di sviluppo di Taranto' "Vogliamo guardare con gli occhi della speranza questa terra. Taranto riparte da qui, sono 57 mila i visitatori passati dal Marta, ma non basta. Puntiamo a fine del percorso a 200 mila visitatori. Ribadisco il sacrosanto diritto alla salute e al lavoro. Troppo spesso la politica a Taranto ha pagato con assegni a vuoto. Abbiamo voluto per scelta passare dal 'MarTa', questo non toglie niente all'importanza del porto e dell'Ilva, ma la cultura non è uno sfizio. Io me li prendo tutti gli insulti, ma quello che mi sta a cuore è che Taranto tenga insieme il sacrosanto diritto alla salute con l'altrettanto sacrosanto diritto al lavoro".
Centinaia di manifestanti hanno accolto il presidente del Consiglio con fischi, striscioni e cori contro "l'emergenza ambientale" e "il deserto economico e culturale di una città che sta morendo". "Taranto libera, il suo futuro lo decidiamo noi, non venire a fare propaganda qua", hanno gridato. Con loro anche ambientalisti, rappresentanti di movimenti e associazioni e i Cobas.
