CDV - A dieci anni dalla morte di San Giovanni Paolo II, vogliamo ricordare il Santo Padre attraverso un articolo, dal titolo "Propedeutica al sacramento del matrimonio", in cui spiega come prepararsi al matrimonio.
L'articolo in questione sottolinea come la propedeutica a questo sacramento, ovvero l'“educazione alla maturità morale richiesta dalla vita nel matrimonio”, “la preparazione del terreno per la morale coniugale nell’organismo, nella psiche e nella coscienza delle persone”, rivesta un’importanza particolare.
La crisi dell'istituzione matrimoniale, sottolineava Giovanni Paolo II vari decenni fa, indica che “è stata trascurata la propedeutica in questo campo oppure che i suoi soliti metodi si sono dimostrati insufficienti”.
Nella propedeutica al sacramento del matrimonio, scriveva, “si tratta non tanto di evitare il male che è la crisi dell’istituzione, quanto soprattutto di estrarre pienamente il bene che può essere realizzato nel matrimonio grazie al fatto che esso sia un’istituzione sacramentale”.
Il problema di base di questa propedeutica era per Wojtyła “la questione dell’educazione dell’amore dell’altro, dell’amore della persona”, dato che il matrimonio “deve costituirsi sul terreno preparato dall’amore di due persone, dell’uomo e della donna, e deve rimanere radicato in questo terreno anche grazie al fatto che l’amore di queste due persone si rafforza e si approfondisce”.
Bando quindi a ogni egoismo, così come serve “una certa purificazione della sensualità e dell’affettività”: la prima è rivolta piuttosto verso i valori vitali, la seconda verso i valori “psichici”. La purificazione dell’una e dell’altra, sottolineava il futuro pontefice, “non deve assolutamente significare la loro eliminazione – in questo modo né la castità, né l’amore non guadagnerebbero niente”. Il fine principale della purificazione dell’affettività e della sensualità è invece quello di “inserire questi valori, a volte spontanei, vissuti in maniera emozionale e sensuale, nell’amore completo e pieno della persona, sottomettendoli alla stessa persona quale suprema e principale”.
Questo valore, osservava, “deve essere inteso, compreso e vissuto con l’intelletto e la volontà – il suo sentimento verrà soltanto come conseguenza. E soltanto in tale configurazione, le energie emotivo-sensuali suoneranno con un tono 'accordato' e non falso”.
Per poter affrontare la crisi dell’istituzione e del sacramento, la propedeutica al matrimonio deve poi poggiarsi sulla formazione del contenuto religioso e del significato religioso della vita sessuale, dell’atto coniugale, educando anche alla paternità e alla maternità consapevoli.
Allo stesso modo, Karol Wojtyła sottolineava anche la necessità di lavorare sulla “formazione delle condizioni necessarie per garantire l’indissolubilità del matrimonio”, che “dice allo stesso tempo tutta la grandezza che dovrebbe caratterizzare l’amore umano nel matrimonio” ma anche tutta la fatica che l’amore racchiude in sé”, dovendo infatti tener sempre conto “della mobilità della psiche umana, dell’inquietudine dei sensi e dell’oscillazione dei sentimenti”.
Uno dei compiti principali della largamente intesa propedeutica al matrimonio deve essere quindi quello di “creare le condizioni indispensabili per una matura reciprocità tra le persone che decidono di sposarsi”.
La comunità nel bene spirituale quale base della reciprocità e, indirettamente, anche dell’indissolubilità, indicava Wojtyła, “sarà sempre in ultima analisi una comunità nell’ideale. L’ideale deve essere grande e reale allo stesso tempo, affinché si possa stabilire su di esso la reciprocità dell’amore umano. Il matrimonio cattolico, sacramentale, trova tale ideale nel mistero dell’Incarnazione e della Redenzione, ossia nel fecondo unirsi di Dio-Figlio all’umanità intera nella Chiesa. Questo ideale è senza dubbio grande, ma nello stesso tempo reale perché quest’unione – le nozze di Cristo e della Chiesa – è fondata sul sacrificio”.
“Se il matrimonio umano, il legame fecondo dell’uomo e della donna, riesce ad assimilare questo ideale, se riesce ad accogliere tutte le verità, nonché le energie e i valori che esso racchiude – questo è il problema di una fatica profonda, calma e continua: di una fatica di fede, di una fatica di riflessione, di una fatica di virtù” concludeva Giovanni Paolo II. “E tutta questa fatica che in seguito si trasforma in uno stile cristiano della vita coniugale può e deve essere abbracciata alla tappa precedente della propedeutica al sacramento del matrimonio”.
