Bankitalia, controlli deboli e banchieri forti: questa la polemica di Renzi

di ANTONIO GAZZILLO - Analizzando in maniera più dettagliata la polemica di Matteo Renzi nei confronti di Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, si possono comprendere quali siano state le ragioni che hanno portato alla sfiducia: un’azione di controllo poco efficace sugli istituti più deboli e un carisma decrescente per la moltiplicazione dei controllori.

Un dibattito, quello tra il governo e Banca d’Italia, che ha avuto dei precedenti. Infatti già nel 2005 il governo di Silvio Berlusconi aveva provato a limitare l’autonomia di Bankitalia riuscendo anche ad applicare misure importanti come la riduzione del mandato a sei anni.

Ma la situazione adesso  sembra aver preso una piega negativa perché da novembre 2015 sono saltate dieci banche per un costo totale di difetto che ammonta a 61 miliardi di euro, causando una spesa di 130 miliardi in ricapitalizzazioni.

I problemi sono emersi negli anni dei governi Renzi- Gentiloni in cui diversi istituti bancari come Mps, Carige, Veneto Banca, Etruria, sono entrati in crisi soprattutto a causa di un pessimo modello di gestione che vedeva un presidente forte da vent’anni al potere e che “comprava” i controlli interni offrendo rinnovi di poltrone o miliardi.

Invece Bankitalia si è sempre affidata alla moral suasion per affrontare i casi più critici, pratica che però richiedeva la presenza di banchieri forti. Ma a volte la scelta della persona è risultata errata come era accaduto con Giuseppe Mussari o con i due leader delle popolari in Veneto, causando così molte sventure e crediti dilapidati.

E anche per quanto riguarda Etruria, la banca che più interessa Renzi e Maria Elena Boschi, i controlli sono stati mal organizzati.

Di conseguenza si sta sempre di più diffondendo la sensazione che ormai l’istituzione bancaria si stia indebolendo. 

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