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Lotus: le anime di Aoroa di Roberta Dieci




Roberta Dieci presenta “Lotus. Le anime di Aoroa”, il primo volume di una saga YA Fantasy. Un’intensa storia d’avventura e d’amore in una terra che appartiene al mito; la visione utopica di un mondo ai confini del sogno in cui la passione per la vita arde nei cuori dei suoi abitanti, in cui si è liberi di scoprire sé stessi e di esprimersi senza riserve. Dopo il pluripremiato “I sogni non fanno rumore”, l’autrice torna al suo amato mondo classico raccontando una storia che diventa leggenda, ambientata in un luogo fuori dal tempo e dallo spazio a cui i due giovani protagonisti scopriranno di appartenere, e per cui varrà la pena combattere.


TRAMA. Lotus. Le anime di Aoroa, primo capitolo di una saga YA fantasy, è la storia di Bianca e Marco, due giovani che non si sopportano ma che scopriranno di essere legati da un sottile e misterioso filo rosso, che ne intreccia indissolubilmente i destini. Quando ai due ragazzi viene chiesto di partecipare alla competizione “Mens sana in corpore sano”, che li metterà alla prova sia a livello sportivo che intellettuale, si ritrovano catapultati in un mondo sconosciuto, dove vengono accolti dal mitico popolo degli Aoroi. Considerandolo all’inizio solo un sogno più reale di altri, ben presto Bianca si renderà conto che anche Marco sta vivendo un’esperienza simile, ipotizzando che si tratti di un sogno condiviso. Ma la verità è molto più complessa, e i due ragazzi vedranno stravolta la loro vita: dovranno combattere con coraggio per la propria terra d’origine e il proprio popolo, ma saranno poi divisi dal succo del fiore di Loto, che crea l’oblio su Aoroa e costringerà Bianca a tornare alla realtà.


BIOGRAFIA. Roberta Dieci è un’insegnante e scrittrice. È inoltre una calciatrice, e adora i tacchi a spillo, ama il latino e lo shopping compulsivo, è fan delle serate in famiglia e degli aperitivi con le amiche. Da quelli che lei stessa definisce "gli ossimori della sua vita" ha tratto storie eccentriche, vivaci, piene di personaggi passionali e contrastati. Pubblica nel 2017 per Bookabook Edizioni il romanzo rosa I sogni non fanno rumore. Il fantasy YA Lotus. Le anime di Aoroa (Reverdito, 2019) è il suo secondo romanzo.

Mauro Mogliani presenta il thriller psicologico ''Cerco te''




Mauro Mogliani presenta “Cerco te”, un thriller psicologico che indaga a fondo nelle relazioni interpersonali, nel bisogno di amore e attenzioni che, se non appagato, lascia cicatrici che possono portare a compiere i gesti più inconsulti. Un romanzo che analizza le motivazioni che spingono anche l’essere umano più insospettabile alla vendetta e alla violenza, mentre racconta il dissidio interiore dell’ispettore Nardi, un uomo dilaniato dai sensi di colpa, gettato suo malgrado in un gioco perverso in cui il tempo è il suo peggiore alleato. Un thriller avvincente vincitore del premio speciale al concorso nazionale di narrativa gialla-thriller-noir “Premio Tettuccio 2019”.

TRAMA. L’ispettore Piero Nardi riceve una lettera misteriosa firmata “Nessuno” che annuncia un gioco perverso: quattro donne verranno sequestrate in successione e liberate dopo sette giorni. La quinta vittima, questa volta un uomo, non sopravviverà. Il potenziale rapitore assicura che le donne, una volta rilasciate, staranno meglio di prima. Il gioco ha effettivamente inizio; la cittadina marchigiana di Tolentino è nel panico. Le donne vengono rapite e rilasciate dopo una settimana in stato confusionale; non ricordano più nemmeno chi sono. Spetterà a Nardi, con l’aiuto dell’ispettore Gambuti, scoprire cosa lega le vittime per anticipare le mosse di Nessuno, capirne gli intenti e impedire che compia l’annunciato e drammatico finale.

BIOGRAFIA. Mauro Mogliani esordisce nel 2014 con il thriller psicologico Nessuno sa chi sono io, pubblicato da Italic&Pequod. Nel 2015 pubblica per la stessa casa editrice Racconti per insognia.  Nel 2016 esce in ebook La confessione, facente parte del progetto "FeelBook: il libro che segue le tue emozioni". Nel 2018 pubblica per Leone Editore il thriller Cerco te, vincitore del premio speciale al concorso nazionale di narrativa gialla-thriller-noir “Premio Tettuccio 2019” e del premio speciale al concorso internazionale di poesia e narrativa di Prato “Un Tessuto di Cultura 2019”.

Giovanni Capurso pubblica il romanzo ''Il sentiero dei figli orfani''




Giovanni Capurso presenta “Il sentiero dei figli orfani”, il suo terzo romanzo di formazione che racconta le memorie giovanili di Savino, un uomo che ripercorre il suo passato e rivive le fasi di quel delicato passaggio che dalla fanciullezza conduce all’adolescenza. Ambientato in un piccolo paese lucano, San Fele, un luogo “fuori dalla storia e dagli eventi”, il romanzo descrive i primi turbamenti d’amore e i primi schiaffi ricevuti da una realtà che opprime il desiderio di evasione del giovane, ansioso di conoscere il mondo. Da adulto tornerà nei luoghi che in un tempo lontano l’hanno lasciato orfano, e comprenderà infine il senso del suo viaggio.


Il sentiero dei figli orfani di Giovanni Capurso è un romanzo che accompagna per mano il lettore in una storia semplice e poetica, in una vicenda di vita vissuta in cui in tanti si potranno rispecchiare. Nel racconto della gioventù di Savino Chieco vi è infatti tutta la forza e la bellezza di quel luminoso periodo della vita, ma anche tutta l’incertezza di chi è in bilico tra due fasi dell’esistenza, di chi ha da poco sperimentato la crudezza della realtà ma non ha ancora gli strumenti per fronteggiarla. Savino ormai adulto ripensa con nostalgia al suo passato, a quella “curiosa creatura” dickinsoniana che lo aggredisce con la sua vividezza, con le sue domande senza risposte, con il suo carico di dolore non ancora metabolizzato. Ricorda la semplicità del suo paese, San Fele, in cui la vita scorreva al ritmo della natura, e ripercorre un’estate fondamentale per la sua crescita, un’estate in cui per la prima volta conosce da vicino la morte, e l’amore. La soglia che la madre lo spinge ad attraversare, per entrare nella stanza in cui riposa la salma della nonna, è infatti il confine che di lì a poco Savino supererà per iniziare a costruire la propria identità. La morte è per i bambini qualcosa di troppo lontano, un evento che non può toccarli personalmente; rendersi conto che invece fa parte della vita di tutti è il primo trauma che permette di crescere. Il primo amore è una devastazione dei sensi, e al pari della morte porta nella vita un senso di precarietà che confonde le labili certezze di Savino. Il romanzo è il racconto del passaggio, non privo di conseguenze, che dalla fanciullezza porta all’adolescenza, vissuto da un ragazzo che si sente imprigionato in un’esistenza che non gli appartiene, in un luogo in cui non c’è futuro. Savino vuole conoscere il mondo, vuole vedere il mare, quella distesa sterminata in cui sfocia il fiume sulle cui rive ha giocato fin da bambino, lo stesso fiume che rappresenta il limite dei suoi sogni di libertà. Una libertà incarnata nel personaggio di Adamo, che, come il suo illustre omonimo, non ha più una casa ed è in continuo viaggio alla ricerca di un posto a cui appartenere. Il sentiero dei figli orfani è un romanzo che ricorda agli adulti quali sogni splendevano nei loro giovani cuori; un’opera che riflette sulla situazione ancora attuale dei ragazzi che sono costretti ad emigrare dai loro paesi per potersi costruire un futuro dignitoso. Una delicata riflessione sul tempo che passa, sui desideri sfumati e sull’importanza di ritornare sui propri passi per chiudere un cerchio, per comprendere il proprio percorso e non sentirsi più orfani della propria terra.


TRAMA. In un’estate torbida agli inizi degli anni Novanta, il giovane Savino si affaccia all’età acerba dell’adolescenza come si affrontano i sentieri in salita del suo paese, San Fele, in Lucania, tanto in alto che gli altri sembrano “presepi accartocciati”. Da “principiante della vita” scruta senza troppa curiosità il carattere malinconico del padre Michele, quello un po’ bizzarro dello zio Gaetano, da cui ha ereditato il “demone del dubbio”, e si lascia rasserenare dai modi placidi della madre Carmela; un ménage familiare, il suo, animato da duelli verbali con il fratello Aldo, dal ricordo di antenati sconosciuti e dalle scorribande con Radu, detto l’Anguilla. L’idillio verrà spezzato dalla frequentazione di Adamo, forestiero con alle spalle una figlia perduta e il buio della galera, che concretizzerà un processo di crescita assieme all’infatuazione per la bella Miriam, ragazza di città audace solo in apparenza. Su uno sfondo pietroso ma vivido e tra atmosfere ancestrali, si apre uno scorcio di vita che è quella degli orfani della Lucania, di coloro, cioè – e Savino non farà eccezione – che dopo un’adolescenza passata a chiedersi cosa sia il futuro lasciano la propria terra ma non abbandonano le loro radici.


Giovanni Capurso (Molfetta, 1978) è docente di Filosofia e Storia, giornalista e scrittore. Ha pubblicato i romanzi di formazione Nessun giorno è l’ultimo (Curcio Editore, 2015), La vita dei pesci (Manni Editori, 2017) e Il sentiero dei figli orfani (Alter Ego Edizioni, 2019). Scrive regolarmente per numerosi periodici e blog.


Marco Carta: dopo la bufera mediatica torna alla musica


MILANO - Dopo la bufera mediatica che lo ha travolto in questi giorni, Marco Carta torna alla musica. 'I giorni migliori' è il suo nuovo singolo estratto dal disco “Bagagli leggeri”, in uscita il 21 giugno con etichetta The Saifam Group. Il brano è stato scritto da Marco Rettani, Gabriele Oggiano e Giovanni Pastorino, e sarà in radio e nei digital stores a partire dal 7 giugno. Parlando del suo nuovo orgoglio musicale, il cantante sardo rivela: «I giorni migliori sono quelli in cui anche le piccole cose hanno un peso fondamentale nella nostra vita. Sono quei giorni che ci segnano, positivamente parlando, e che rimangono impressi nella nostra esistenza. Sono i giorni di cui abbiamo fortemente bisogno per vivere, quelli di cui non possiamo fare a meno. Perché i giorni migliori, quando tornano, sono i giorni migliori che restano».

Testo della canzone “I Giorni Migliori” di Marco Carta

Spegni la tv,
Chiudi tutte le porte,
Esci fuori di casa con le maniche corte
Sono sulla panchina, mi troverai lì

Dimentichi la borsa
Ti capita sempre, fai in fretta, di corsa
Semplicemente, non riesco a star fermo
Son fatto così

Ho aspettato il mio giorno migliore
Quello giusto per ricominciare
E mentre scendi le scale sorridi
Ora so che potremmo iniziare

Perché i giorni migliori ci cambiano
Vanno avanti, ma quando ritornano
Anche le piccole cose
Hanno un verso e non trovi più scuse
È l’intero universo che segna i confini per noi, per noi
Perché giorni migliori, sì arrivano,
Per due come noi che si cercano
E si trovano al centro di tutto
Come un capitolo di un libro già scritto
Con la certezza che non può cambiare mai

Senti guida tu, facciamo un po’ un giro in centro
C’è festa stanotte, guarda fuori dal vetro
È il nostro locale, entriamo lì.
Tutto intorno a noi, ha un sapore diverso
Un Bacardi, l’estate, il mio sguardo deciso, l’amore che provo
Meglio così

Non andare via troppo di fretta
È il giorno giusto per ricominciare
E mentre incrocio il tuo sguardo sorridi
Rifletto e capisco che potremmo iniziare

Perché i giorni migliori ci cambiano
Vanno avanti, ma quando ritornano
Anche le piccole cose
Hanno un verso e non trovi più scuse
È l’intero universo che segna i confini per noi, per noi
Perché giorni migliori sì arrivano,
Per due come noi che si cercano
E si trovano al centro di tutto
Come un capitolo di un libro già scritto
Con la certezza che non può cambiare mai

I giorni migliori
I giorni migliori
I giorni migliori
I giorni migliori

Sono i giorni migliori che insegnano
A due come noi che si amano
Che i cuori vicini non mentono
Perché i giorni migliori sì tornano
Sono i giorni migliori che restano
Che restano
Così

Oscar alla carriera per Lina Wertmuller


LOS ANGELES - E' Lina Wertmuller l'Oscar alla carriera 2019. L'Academy of Motion Picture Arts & Sciences ha annunciato infatti che tra gli Oscar alla carriera assegnati quest'anno c'è anche la statuetta per la regista italiana. Novant'anni, la Wertmuller è stata la prima donna candidata all'Oscar come migliore regista, per il film Pasqualino Settebellezze nella cerimonia del 1977. I quattro premiati - oltre alla Wertmuller ci sono David Lynch, Wes Studi e Geena Davis - saranno presentati il 27 ottobre agli 11/i Annual Governors Awards dell'Academy.

Italia seconda all'Eurovision

(Reuters)
TEL AVIV - E' 'Arcade' dell'olandese Duncan Laurence a trionfare nell'edizione 2019 dell'Eurovision Song Contest a Tel Aviv. Al secondo posto l'Italia con 'Soldi' di Mahmood che è stata battuta per pochi voti dopo essere stata per una buona parte della gara in testa. Al terzo posto la Russia con 'Scream' interpretata da Sergey Lazarev. L'Olanda ha guadagnato 492 punti, l'Italia 465 mentre la Russia 369. 

Durante l'attesissima esibizione di Madonna, due ballerini della star si sono presentati sul palco uno con la bandiera israeliana l'altro con quella palestinese e si sono abbracciati al termine della canzone. L'Unione europea di radiodiffusione (Ebu) ha precisato di non aver approvato preventivamente l'esposizione delle bandiere.

Capolavoro di Monet venduto all'asta per 110 milioni


A battere il dipinto, pagato una cifra tra le 10 piu' alte al mondo, la casa d'aste Sotheby's di New York. Non si conosce l'identità del nuovo proprietario.

Cecilia Gayle canta il successo di Mina 'L'importante è finire'


MILANO - Cecilia Gayle, la cantante de El pam pam ed El tipitipitero torna con un brano al ritmo di bachata, sensuale, intenso, coinvolgente. Le origini della sua carriera artistica partono nel 1997 quando prende parte alle sue prime trasmissioni televisive presentando la sua versione di El talisman, canzone il cui sound era del tutto simile a quello della bachata. Questo genere musicale nasce negli anni ‘20 del secolo scorso nelle feste campesine della Repubblica Dominicana, per poi evolversi negli anni successivi dapprima a livello nazionale e poi internazionale.

«Sono molto soddisfatta d'aver realizzato questo progetto - spiega Cecilia - perché è la prima volta che torno a dedicarmi completamente a me stessa coltivando la mia grande passione per la musica, dopo la fine degli studi di mio figlio».

Tra gli stili della bachata, quello più in voga attualmente in Europa è il cosiddetto “sensual”,che contamina proprio la reinterpretazione di Cecilia. La cantante costaricana, in questo suo singolo interamente prodotto da lei, ha voluto rendere omaggio a un classico della canzone italiana, “L’importante è Finire”,portato al successo nel 1975 da Mina con il testo di Cristiano Malgioglio. La canzone fece molto scalpore all’epoca, in quanto era una delle prime in assoluto a parlare di un amplesso, tanto da venire censurata nelle radio e nella popolarissima trasmissione Hit Parade. La grande interpretazione di Mina, però fece sì che il brano rimanesse per diciannove settimane in classifica, dieci delle quali sempre nelle prime tre posizioni.

C’è poi anche una ragione affettiva che ha spinto Cecilia a cimentarsi con questa canzone: Cristiano Malgioglio le è stato vicino agli inizi della sua carriera qui in Italia, dandole i giusti consigli e credendo sempre nel suo talento, per cui cantare la sua “L’Importante è Finire” è anche un modo per dirgli grazie. Altre collaborazioni sono quella con l’arrangiatore Luis Javier, di Blue Sound Colombia, il quale ha contribuito a rendere il sound molto accattivante; e il featuring di Gino Latino Miami, Producer e Dj di musica latina premiato al Miami Salsa Congress per essere entrato nelle classifiche Usa.

Il videoclip ufficiale ha come co-protagonista la special guest Luigi Mario Favoloso, ex concorrente del Grande Fratello VIP.

Mirko Orlando pubblica l'opera ''Paradiso Italia''




DI REDAZIONE - Il fotografo e illustratore Mirko Orlando presenta “Paradiso Italia”, un’opera di graphic journalism in uscita a maggio 2019 per la casa editrice italo-cilena Edicola Ediciones. Temi portanti del reportage sono l’accoglienza e l’integrazione dei migranti che giungono ogni giorno nel nostro Paese, con il loro carico di dolore e di speranze presto infrante sulle coste italiane. Una lucida cronaca che espone il punto di vista di chi vive clandestino in terra straniera, condotta attraverso la suggestiva commistione di fotografia e fumetto. Con obiettività e profondo rispetto per una realtà che non può e non deve essere ignorata, Mirko Orlando invita il lettore a non tollerare il silenzio, perché il silenzio uccide la dignità, i diritti umani e la libertà.

Paradiso Italia si apre sulla raffigurazione di un Eden che ha perso la sua valenza salvifica, che ha fallito il suo compito; è infatti lo stesso autore, il fotografo e illustratore Mirko Orlando, a ricordarci come l’etimologia della parola “paradiso” sia riconducibile al termine “recinto”. Ancora una volta c’è un muro a tenere separati tra di loro gli esseri umani, il muro originario, primo esempio di esclusione. E dalle parole “la storia è la versione profana di questo fallimento” ha inizio la cronaca che racconterà l’esperienza dell’autore con i migranti clandestini nel nostro Paese, con i quali ha vissuto, ha condiviso il cibo, gli sguardi e le vicende di vita. Mirko Orlando restituisce la voce a chi ha tanto da raccontare ma soffoca nell’indifferenza, e lo fa senza scadere nella retorica buonista, senza dimenticare che tutti gli esseri umani hanno le loro luci e le loro ombre. Paradiso Italia è una potente opera grafica e un acuto pezzo di giornalismo; un testo che miscela scrittura, disegno e fotografia, aggiungendo un profondo valore simbolico alla realtà più cruda e sfrontata. Lo si vede nella mattanza dei cani all’inizio dell’opera: la morte dell’innocenza, della fiducia, della speranza di una vita dignitosa; lo si vede nelle grandi e sproporzionate mani che disegna l’illustratore, mani grandi quanto vuote, metafora del senso di impotenza che attraversa tutta la narrazione.




“Basta coprirsi gli occhi e ignorare la massa di disperati che ti gira intorno”, si dice nel testo, eppure Mirko Orlando non vuole farlo, e nonostante si chieda lucidamente se l’interesse per i diritti umani mascheri il suo narcisismo, decide di attivarsi concretamente per comprendere una realtà che non può neanche essere immaginata, e che non è quella patetica o maledetta raccontata dalla televisione e dalla politica. L’autore riporta il punto di vista di chi è in fuga da guerre, fame, violenze, morte certa e dolorosa. Lo racconta dall’interno, vivendo con i migranti, registrando il bello e il brutto di loro, non negando che la diversità spaventa, che occorre impegno e consapevolezza per capirla e accettarla. L’autore narra tragiche storie di vita vissuta, storie che “semplicemente accadono”, che non hanno inizio né fine, che spesso non hanno neanche un senso. Focalizzando la sua attenzione sugli occhi dei migranti, sui sentimenti di disperazione e fierezza che attraversano le loro iridi, l’artista si interroga e li interroga sulla loro sopravvivenza sul suolo italico, sulla loro esistenza spesa a protestare, fuggire e sopportare.

TRAMA. Un fotografo italiano decide di dar voce ai migranti che vivono clandestinamente nel nostro paese. Si accampa con loro, raccoglie le loro storie, fotografa la loro quotidianità, nel tentativo di scavare più a fondo nel cuore del tema immigrazione. Chi sono queste persone? Cosa pensano di noi? Che visione hanno di uno stato di “emergenza” che dura ormai da troppo tempo? Dagli occupanti delle palazzine dell’ex Moia di Torino ai rifugiati delle baracche nella periferia di Ventimiglia, passando da chi tenta una fuga disperata tra le nevi della Val di Susa, fino ai braccianti del ghetto Borgo Mezzanone, in provincia di Foggia, le storie di N, di J, di L raccontate in Paradiso Italia ci permettono di guardare l’immigrazione con occhi diversi, i loro. Attraverso una contaminazione di linguaggi, dove il fumetto dilata il tempo e lo spazio della fotografia, Mirko Orlando firma una potente opera di graphic journalism per raccontare una realtà che va oltre gli slogan sulla chiusura dei porti. Un libro senza falsa retorica né sconti, che ci mostra chiaramente le sbarre di una prigione che si chiama Italia, nella quale può essere terribile restare ma da cui, paradossalmente, è impossibile fuggire.


Mirko Orlando è nato a Napoli nel 1981. Diplomatosi all’Accademia delle Belle Arti di Roma, abbandona la pittura e l’illustrazione per dedicarsi alla fotografia sotto la guida di Roberto Bossaglia e Nicola Smerilli. Per un periodo frequenta le gallerie d’arte della capitale, dove scopre che l’arte significa ben poco senza i discorsi che l’accompagnano. Accantona la fotografia per un periodo e si dedica all’approfondimento teorico della sociologia, della filosofia e dell’antropologia. Scrive per Gente di fotografia, L’aperitivo illustrato, Illuminazioni, Fotoinfo, Storia e futuro. Pubblica i saggi di antropologia visiva Fotografia post mortem (Castelvecchi, 2013) e Per una teoria generale della fotografia post mortem (Il Mulino, 2014). Dopo aver conosciuto il fotografo situazionista Pino Bertelli (che gli insegna a scattare fotografie come si tirano sanpietrini), riprende la macchina fotografica e decide di dedicarsi alla documentazione dei fenomeni di marginalità sociale. Lavora per la stampa periodica nazionale e pubblica alcuni reportage su Barricate, A, Domus, Tracce, e il libro fotografico Il volto (e la voce) della strada (Lindau, 2012). Poi gira l’Europa, passa per il Marocco, e trascorre un intero anno a girovagare per il Sud-est asiatico: India, Cambogia, Laos, Tailandia, dove impara a vivere e ad arrangiarsi negli Slum. Tornato in Italia non trova meno ghetti, meno emarginazione, meno disperazione, ed è per dar voce a questo dolore che continua a far scattare l’otturatore della sua macchina fotografica. Nella graphic novel Paradiso Italia (Edicola Ediciones, 2019), finalmente, trova un equilibrio tra le sue molte “personalità”: un’opera di graphic journalism dove fotografia, illustrazione e scrittura si fondono e collaborano affinché si possano narrare le trame che definiscono il nostro tempo.


Dopo la pioggia (The Hope Fault) di Tracy Farr



DI REDAZIONE - Dopo il successo ottenuto con romanzo d’esordio The life and loves of Lena Gaunt, la scrittrice Tracy Farr presenta Dopo la pioggia (The Hope Fault), una storia famigliare che riflette sulla natura delle relazioni interpersonali, e sull’importanza di accettare la vita anche nei momenti di buio, anche nelle difficili fasi in cui si deve disfare la trama della propria esistenza. L’autrice australiana naturalizzata neozelandese arriva per la prima volta in Italia con una sua opera grazie a Parallelo45 Edizioni, confermando il suo talento e la forza evocativa della sua scrittura.


Una celebrazione della famiglia non intesa nel senso tradizionale, un invito ad abbandonare le riserve e ad abbracciare i legami che la vita ci fa intrecciare, volenti o nolenti, scoprendo che l’amore e l’accettazione possono nascere anche da situazioni impreviste. Tutto questo e molto altro è racchiuso tra le pagine di Dopo la pioggia (The Hope Fault), il secondo romanzo della scrittrice australiana Tracy Farr. Una storia divisa in tre parti: “Pioggia”, in cui si racconta il complicato presente di un gruppo di personaggi facenti parte di una famiglia allargata, che si ritrovano in un piovoso weekend invernale nella vecchia casa delle vacanze ormai venduta per impacchettare beni e ricordi; “Rosa”, in cui l’autrice gioca col tempo partendo da quello stesso presente e andando a ritroso fino a cento anni prima, raccontando la vita della matriarca della famiglia; “Speranza”, un ritorno al presente, la conclusione di un fine settimana intimo e intenso, che lascerà un segno nelle vite di tutti i personaggi. Ambientato a Cassetown, immaginaria città di mare australiana, il romanzo propone una riflessione sui concetti di casa e di famiglia, sulla necessità di disfare per ricominciare, e sul coraggio di accettare che si è sempre in precario equilibrio su una frattura del terreno, anche quando si è circondati dalla solidità degli affetti. Tracy Farr propone un’idea delle relazioni famigliari in analogia con la creazione delle mappe geografiche: in entrambe si cerca l’orientamento, una guida nel mare burrascoso della vita, in una si connettono persone, nell’altra luoghi per definire la realtà, per bloccarla e tramandarla nel tempo. La casa nel romanzo diventa un microcosmo chiuso in cui i personaggi, come gli attori di una pièce teatrale, mettono in scena le loro ansie, i loro dolori, i loro complessi sentimenti d’amore. Una casa “che respira” in cui convivono non solo i personaggi ma anche il passato e il presente, una casa che contiene i ricordi di una vita, come il libro di Rosa “Le favole di Miss Fortune”, che diventa un espediente per ripensare e rileggere il valore dei legami famigliari, il valore del tempo trascorso e di quello che verrà. La pioggia incessante è nell’opera simbolo di purificazione, di rinascita dopo una svolta importante, ed è infatti quando finalmente smette di cadere che la famiglia si riunirà per dare un nuovo nome all’ultima nata, un nome che diventa la chiave di volta per cominciare una nuova storia, un nome che, come il paziente ricamo di Iris, come i disegni di Kurt, o le parole nei libri di Rosa e Zigmund, assume il significato di eternità, di determinazione di un punto fisso nel continuum spazio temporale.



TRAMA. A Cassetown Iris e la sua famiglia allargata - l’ex marito, sua moglie e la loro bambina, suo figlio e la figlia della sua migliore amica - si riuniscono in un lungo fine settimana per impacchettare i propri averi nella casa di vacanza ormai venduta. Si ritrovano assieme per un’ultima volta, per un ultimo fine settimana, per un ultimo party. Dopo la pioggia celebra le complessità famigliari quotidiane: zie e fratellastri ed ex, e una bambina che attende ancora di ricevere un nome; genitori e partner che mancano, e coloro che li rimpiazzano. Parla delle faglie che corrono sotto la superficie e dell’angoscia e dell’incertezza - del fatto che la terra potrebbe slittare, letteralmente o metaforicamente, sotto i nostri piedi in qualsiasi momento. È un romanzo dei giorni nostri che gioca con il tempo e con il modo di raccontare le storie, un’opera che ritrova la poesia e la bellezza nella scienza, ma anche la magia nei paesaggi.

BIOGRAFIA. Un tempo dedita alle scienze, Tracy Farr è un’autrice di romanzi e racconti. Cresciuta in Australia, vive da vent’anni in Nuova Zelanda; considera entrambi i posti come la sua casa. Il suo romanzo d’esordio, The Life and Loves of Lena Gaunt (Fremantle Press, 2014), è stato inserito nella lista preliminare per il Miles Franklin Literary Award del 2014, e incluso nella rosa dei candidati per i WA Premier’s Book Award e Barbara Jefferis Award del 2014, e in seguito pubblicato nel Regno Unito e negli USA. Dopo la pioggia (The Hope Fault) è il suo secondo romanzo.


Le cose che ho scritto di te (mentre ti aspettavo) di Guido Paolo De Felice


BOLOGNA - Guido Paolo De Felice presenta la sua raccolta di poesie e di brevi racconti “Le cose che ho scritto di te (mentre ti aspettavo)”, vincitrice del Premio Self publishing 2018 - Categoria Poesia- nel concorso letterario “Il mio esordio” promosso da IlMioLibro.it. Un’opera che parla d’amore e di ricerca interiore, che rapisce il lettore con la semplicità e la profondità delle sue liriche. Dopo la raccolta poetica “Quella notte a Parigi”, un nuovo, emozionante lavoro dell’autore campano molto amato e seguito sui social network, che solo su Instagram vanta più di 38.000 follower.

Le cose che ho scritto di te (mentre ti aspettavo) è una raccolta di poesie e di brevi racconti, che ha come nucleo pulsante il sentimento bramato, bistrattato, celebrato e sottovalutato dell’amore. Guido Paolo De Felice presenta liriche che toccano l’anima, e che raccontano con semplicità di un sentimento universale, declinato nelle sue infinite manifestazioni. Semplicità che mai come in quest’opera non significa banalità, perché nella leggerezza apparente delle poesie è racchiuso un complesso mondo di sensazioni e di sentimenti, di immagini, odori e sapori. Nel suo stile diretto e asciutto l’autore sa parlare d’amore raccontandolo nel suo potere di mettere le ali ai piedi degli innamorati, così come in quello di incatenare a terra i cuori più tormentati. Un amore per cui vale la pena vivere e morire, per cui vale la pena alzarsi al mattino e addormentarsi di notte fiduciosi del futuro; un amore che riesce ad elevare anche l’anima di chi non è corrisposto, che consuma e rigenera, che porta sorrisi e lacrime. Un sentimento che ha ispirato nei secoli poeti e musicisti, e che come una bussola non smetterà mai di orientare la vita umana, al pari delle stelle per i vecchi lupi di mare. De Felice decide di raccontare l’amore senza filtri e simbolismi, andando dritto al punto; nella raccolta sono presenti poesie che trasudano romanticismo, e altre che con lucidità disarmante raccontano di nostalgia e di mancanza: “E invece noi fummo così bravi a perderci, per sempre”. Ma ciò che conta, alla fine, è aver scelto di tentare nonostante la possibilità concreta del fallimento, piuttosto che non provare, non sentire, non buttarsi nel vasto mare che sa accogliere e cullare così come sommergere: “Non smettere di credere che ogni caduta, ogni livido, ogni bastonata un giorno avrà un senso”. Le cose che ho scritto di te (mentre ti aspettavo) è un’opera coraggiosa in tempi in cui l’amore è spesso visto come un sentimento riservato ai deboli; una raccolta che ha riscosso notevole successo e che ha permesso all’autore di vincere il Premio Self Publishing (categoria Poesia) al concorso letterario nazionale “Il mio esordio”.

TRAMA. Questo libro nasce con l'idea di voler raccontare l'amore, in tutte le sue forme e in tutte le sue modalità: c'è l'amore desiderato, l'amore non corrisposto, l'amore che ti consuma, l'amore che ti toglie il sonno e quello che invece ti permette di sognare. C'è amore dalla prima lettera, fino all'ultimo capoverso. È un libro scritto per chi, anche affannosamente, ma cocciutamente, non smette di credere nel lieto fine e non saprà mai accontentarsi di un "quasi" amore.


Guido Paolo De Felice (Caserta, 1985) è un chirurgo specializzato in Odontostomatologia e scrittore di poesie e aforismi. Pubblica nel 2018 per Edizioni PensieriParole, nella collana “I migliori 100”, la raccolta di frasi e aforismi Quella notte a Parigi, e sempre nel 2018 pubblica in self publishing la raccolta di poesie e di brevi brani in prosa Le cose che ho scritto di te, vincitrice del premio Self Publishing 2018 categoria Poesia del concorso “Il Mio Esordio 2018”, indetto dal sito IlMioLibro.it. Pubblica inoltre per Pagine Editore alcune poesie in due differenti raccolte: “Le tue parole” (vol. 1) ed “Emozioni”.

Serenella: Gioie e dolori di una donna di Antonettore Maury




DI REDAZIONE -  Serenella. Gioie e dolori di una donna di Antonettore Maury è una toccante dichiarazione d’amore, un delicato omaggio alla donna della sua vita che ha lasciato questa Terra ma mai il suo cuore. Lo scrittore e saggista presta la voce alla moglie defunta e ne scrive le memorie in prima persona, come se fossero narrate da lei stessa. Serenella racconta del suo passato, delle sue gioie e dei tanti dolori, fa un bilancio della sua vita e osserva dall’esterno i giorni successivi al suo trapasso, attraverso gli occhi dell’uomo che le è stato accanto per cinquant’anni. Un commovente racconto d’amore e di perdita, un romanzo intimo e personale che per l’autenticità della sua storia si fa universale, coinvolgendo il lettore con la sua disarmante semplicità.


TRAMA. Una barella entra nell’Hospice di Perugia con una paziente in fin di vita che lamenta dolori insopportabili: è Serenella, una donna forte e coraggiosa che non vuole arrendersi al tumore in fase terminale che la sta distruggendo. Quando i dolori si attenuano un po’, lei comincia a ripercorrere la storia della sua vita, una vita semplice e felice. Ha sposato Toty, l’uomo che l’ha assistita fino all’ultimo e che ha deciso di prestarle la sua penna per scriverne la storia. Ha avuto due bei figli, ora ultraquarantenni, e tre nipoti. Prima che il tumore la colpisse, aveva sofferto per anni di sclerosi multipla. È stata un’esperienza molto felice, nonostante tutte le dure prove che ha dovuto affrontare, fatta di tanti piccoli e grandi ricordi, che insegnano come la felicità sia alla nostra portata, anche nelle circostanze più dolorose: essa è fatta della capacità di godere delle piccole cose, di un tramonto, di una vacanza in montagna, del ricordo della prima volta che si fa l’amore, di un gesto di tenerezza, di un bagno al largo col salvagente… Ma è fatta anche della capacità di sopportare il dolore, facendosi scudo della fede e della speranza di guarire, fino all’ultimo respiro, contro tutte le prognosi infauste, perché rimanere aggrappati alla vita è ciò che conta di più, per il rispetto che si deve a questo dono di Dio. E lei, in Lui, credeva semplicemente e fermamente. Ora Serenella riposa in pace, nella sua cappellina di Agello, accompagnata nel suo ultimo viaggio da chi l’ha tanto amata e dalle note struggenti della canzone di Edith Piaf, Inno all’amore.





BIOGRAFIA. Antonettore Maury è nato a Cagliari nel 1949 e vive a Perugia. Ha pubblicato nel 2013 per l’editore Nulla Die il saggio Ma che vita di m…anager! e nel 2014 il romanzo L’impero di carta. Pubblica nel 2018 in self publishing Serenella, gioie e dolori di una donna.

Le reliquie di sangue di San Francesco d'Assisi e il prodigio della liquefazione di Massimo Santilli




MILANO - “Il sangue di Francesco” è il titolo di un’inchiesta condotta da Massimo Santilli che ha consentito di raccogliere interessanti materiali sulla reliquia più importante di S. Francesco d’Assisi: il suo sangue stimmatizzato. Un appassionante viaggio nell'Italia delle reliquie francescane, dal Santuario della Verna ad Assisi, da Padova a Bologna e Castel Bolognese, da Ascoli Piceno a Castelvecchio Subequo in provincia dell’Aquila, passando per Piedimonte Matese in provincia di Caserta e quindi da Napoli a Roma. Così facendo, si ha modo di osservare veri capolavori d’arte in cui trova sede la memoria e la potenza spirituale del Poverello di Assisi, e di cogliere la percezione che si è avuta dei sacri resti dai secoli passati fino ai giorni nostri.

Trama. Il saggio svela la seduzione di uno studio che, colmando un vuoto di ricerca, ha raccolto interessanti materiali, anche inediti, sulla reliquia più importante del Santo Patrono d’Italia: il suo sangue stimmatizzato. L’avvincente viaggio sulle tracce dei sacri resti ematici di S. Francesco d’Assisi ci conduce in importanti centri come La Verna, Assisi, Roma, Napoli, Bologna, Padova, Ascoli Piceno, Piedimonte Matese in provincia di Caserta, Castel Bolognese in provincia di Ravenna e in un piccolo paese dell’Abruzzo montano qual è, appunto, Castelvecchio Subequo in provincia dell'Aquila. Attraverso la lettura del libro, si ottiene una singolare visione d’insieme sulle reliquie di sangue del Santo dei santi e ci si imbatte nel fenomeno mistico della liquefazione, entrando nella complessità di un simbolismo che interroga i vari contesti ambientali, dove l’evento si manifesta, e interpella gli indirizzi dell’analisi storico-religiosa e socio-antropologica di un percorso di conoscenza coinvolgente, che stimola profonde riflessioni personali e collettive.

Massimo Santilli frequenta la Facoltà di Magistero dell’Università degli studi di L’Aquila e inizia la sua proficua attività di ricerca in ambito storico e antropologico con particolare riguardo alla Valle Subequana e all'Abruzzo montano. Ha collaborato con vari Enti pubblici e autorevoli istituti culturali privati. È autore di vari volumi e saggi riguardanti la ricerca storica, demologica ed etnografica. Ha svolto e svolge attività didattica a progetto presso istituti di scuola primaria e superiore. Ha realizzato diversi audiovisivi e mostre fotografiche - documentarie che hanno goduto del Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del Ministero dell’Ambiente e del Ministero delle Risorse Agricole e Forestali. Nell’agosto del 2008 gli è stato conferito il Premio “Lo storico del villaggio” dal Prof. Umberto Dante, Presidente dell’Istituto per la Storia della Resistenza Abruzzese e dell’Italia Contemporanea e Docente di Storia Moderna presso l’Università degli Studi di L’Aquila, e dal Dott. Giustino Parisse, Centro Culturale “Il Cespo” e Caporedattore de “Il Centro”. Il 25 novembre del 2014 ha ricevuto il “Premio Regionale Saturnino” per la sezione “Storia locale e tradizioni popolari”.È ideatore e curatore del “Premio Nazionale P. Mario Di Pasquale” giunto alla XXVIII edizione


Italia Libri: "Animali come noi" di Monica Pais

Parliamo oggi del libro dal titolo "Animali come noi" scritto da Monica Pais ed edito da Longanesi.
Ci sono passioni a cui non ci si può sottrarre e Monica, che sin da bambina è una calamita vivente per gli animali in difficoltà di ogni tipo, dai pipistrelli, ai cani, ai passerotti, se ne accorge presto. Finché un giorno, ormai adulta, incontra un paziente speciale. Sul tavolo operatorio della clinica veterinaria che dirige a Oristano insieme al marito arriva una piccola randagia malridotta. È una pitbull ma è quasi irriconoscibile: a causa di un laccio di nylon troppo stretto attorno al collo, la testa le si è gonfiata a dismisura, dandole l'aspetto grottesco di un cartone animato. Negli anni Monica ha curato centinaia di «rottami», come lei stessa li definisce: animali abbandonati, maltrattati, torturati. Eppure non ha mai visto niente di simile. Per esorcizzare la violenza di cui la cagnetta è stata vittima la battezza Palla, la opera e decide di condividere la sua storia con quante più persone possibile. Affida il racconto alla pagina Facebook della clinica e, mentre Palla guarisce e diventa la sua ombra inseparabile, il numero di persone che seguono la loro storia cresce innescando una valanga di solidarietà. Monica decide di intitolare al suo cane una onlus e inizia così – o meglio, continua – una incredibile avventura in difesa di tutte le creature, grandi e piccole. Queste pagine raccontano la storia vera di Monica e dei suoi "rottami": cani, gatti, volpi, ricci, daini, perfino fenicotteri e tartarughe marine. Gli animali come noi.

Italia Libri: "Il filo infinito" di Paolo Rumiz

Parliamo oggi del libro dal titolo "Il filo infinito" scritto da Paolo Rumiz ed edito da Feltrinelli.
"Che uomini erano quelli. Riuscirono a salvare l'Europa con la sola forza della fede. Con l'efficacia di una formula semplicissima, 'ora et labora'. Lo fecero nel momento peggiore, negli anni di violenza e anarchia che seguirono la caduta dell'Impero romano, quando le invasioni erano una cosa seria, non una migrazione di diseredati. Ondate violente, spietate, pagane. Unni, Vandali, Visigoti, Longobardi, Slavi e i ferocissimi Ungari. Li cristianizzarono e li resero europei con la sola forza dell'esempio. Salvarono una cultura millenaria, rimisero in ordine un territorio devastato e in preda all'abbandono. Costruirono, con i monasteri, dei formidabili presidi di resistenza alla dissoluzione. Sono i discepoli di Benedetto da Norcia, il santo protettore d'Europa. Li ho cercati nelle loro abbazie, dall'Atlantico fino alle sponde del Danubio. Luoghi più forti delle invasioni e delle guerre. Gli uomini che le abitano vivono secondo una 'regola' più che mai valida oggi, in un momento in cui i seminatori di zizzania cercano di fare a pezzi l'utopia dei loro padri: quelle nere tonache monacali ci dicono che l'Europa è, prima di tutto, uno spazio millenario di migrazioni. Una terra 'lavorata', dove - a differenza dell'Asia o dell'Africa - è quasi impossibile distinguere fra l'opera della natura e quella dell'uomo. Un paradiso che è insensato blindare con reticolati. Da dove se non dall'Appennino, un mondo duro, abituato da millenni a risorgere dopo ogni terremoto, poteva venire questa formidabile spinta alla ricostruzione dell'Europa? Quanto è conscia l'Italia di questa sua centralità se, per la prima volta dopo secoli, lascia in macerie le terre pastorali da dove venne il segno della rinascita di un intero continente? Quanto c'è ancora di autenticamente cristiano in un Occidente travolto dal materialismo? Sapremo risollevarci senza bisogno di altre guerre e catastrofi?". All'urgenza di questi interrogativi Paolo Rumiz cerca una risposta nei fortini dove resistono i valori perduti, in un viaggio che è prima di tutto una navigazione interiore. I guardiani dell'arca costituisce, insieme al canto epico "Evropa", un dittico dedicato all'Europa, alle sue origini, al suo futuro.

Italia Libri: "Km 123" di Andrea Camilleri

Parliamo oggi del libro dal titolo "Km 123" scritto da Andrea Camilleri ed edito da Mondadori.
Andrea Camilleri, maestro indiscusso del giallo d'autore italiano, ci regala un pasticciaccio pieno di humour e altrettanto mistero, in cui tutti i personaggi, indizio dopo indizio, si convincono di aver indovinato la verità.
Tutto inizia con un cellulare spento. A telefonare è Ester, a non rispondere è Giulio, finito in ospedale a causa di un brutto tamponamento sulla via Aurelia. A riaccendere il telefonino, invece, è Giuditta, la moglie di Giulio, che ovviamente di Ester non sa nulla. Potrebbe essere l'inizio di una commedia rosa, ma il colore di questa storia è decisamente un altro: un testimone, infatti, sostiene che quello di Giulio non sia stato un incidente, ma un tentato omicidio, e la pratica passa dagli uffici dell'assicurazione a quelli del commissariato.

Italia Libri: "Noi siamo eclissi" di Adessoscrivo

Parliamo oggi del libro dal titolo "Noi siamo eclissi" scritto da Adessoscrivo ed edito da Rizzoli.
Questa la trama: per William, la vita aveva il sapore fresco della pelle di Sofia. Ma da quando lei se n’è andata, niente sembra avere senso: né le giornate alla clinica né le serate in quella casa dove tutto gli ricorda lei, bellissima e irresistibile sul divano del salotto. Non fa che ripensare alle cose che ha sbagliato nella loro relazione, al perché a un certo punto l’ha voluta allontanare, facendo male proprio a lei, che è la sua mezza luna. È deciso a riprendersela, e per ritrovarla non gli resta che seguire le tracce che Sofia gli ha lasciato sparendo nel nulla, in un viaggio che lo porterà lontano da sé e sempre più vicino a lei. Perché per l’amore, quello vero, bisogna saper lottare: e così William si fa guidare dai piccoli indizi che solo una persona innamorata è in grado di riconoscere, disseminati da Sofia in alcune lettere. Saranno le mani fidate delle donne che per lei sono state importanti a consegnarle al dottor William, e a insegnargli che non siamo niente senza l’amore, anche se è la cosa più incasinata che ci può capitare nella vita.

Italia Libri: "La mente inquieta. Saggio sull'Umanesimo" di Massimo Cacciari

Parliamo oggi del libro "La mente inquieta. Saggio sull'Umanesimo" scritto da Massimo Cacciari ed edito da Einaudi.
Predomina ancora una visione del periodo dell'Umanesimo che ne esalta, da un lato, i valori estetico-artistici, e tende a ridurne, dall'altro, il pensiero a elementi retorico-filologici. Massimo Cacciari ci fa capire come le cose siano piú complesse e meno schematiche, e come la stessa filologia umanistica vada in realtà inserita in un progetto culturale piú ampio nel quale l'attenzione al passato è complementare alla riflessione sul futuro, mondano e ultramondano. Dunque una filologia che è intimamente filosofia e teologia. E i nodi filosofici affrontati dagli umanisti (che in quest'ottica non iniziano con Petrarca o con i padovani, ma con lo stesso Dante) sono difficilmente ascrivibili a sistemi armonici o pacificanti, secondo una visione tradizionale del Rinascimento. C'è un nucleo tragico del pensiero umanistico, fortemente "anti-dialettico", in cui le polarità opposte non si armonizzano né vengono sintetizzate.

Italia Libri: "Il primo istante con te" di Jamie McGuire

Parliamo oggi del libro dal titolo "Il primo istante con te" scritto da Jamie McGuire ed edito da Garzanti Libri.
Dopo il successo planetario della trilogia "Uno splendido disastro", Jamie McGuire sorprende i lettori con un romanzo inatteso e toccante sulla forza del primo amore. Quello che resta attaccato addosso e segna nel profondo, regalando emozioni irripetibili e la sensazione che non ci sia nient’altro di così perfetto al mondo.
Questa la trama: la prima volta che Elliott si accorge di Catherine è solo un ragazzino. Seduto su un albero nel giardino degli zii, si diverte a scattare fotografie, quando l’obiettivo inquadra un viso dolce e due grandi occhi verdi. Occhi profondi, nei quali intravede l’ombra di una solitudine che vorrebbe scacciare. Ma non sa come. Finché, in un torrido pomeriggio d’estate, trova il coraggio di avvicinare la ragazzina cui non ha smesso di pensare neanche per un secondo. Catherine è sorpresa e diffidente: non crede di potersi fidare di quello sconosciuto, spettinato e un po’ sulle nuvole. Ma, con fare affettuoso e comprensivo, Elliott riesce a ritagliarsi un posto nel suo cuore e a regalarle il primo amore: uno di quelli di cui non si può fare a meno, ma che, a volte, sono destinati a non durare nel tempo. Perché proprio nel momento in cui Catherine affronta il periodo più difficile della sua vita, Elliott è costretto ad andarsene e a lasciarla sola. Da allora sono passati anni e Catherine non ha fatto altro che chiudersi in sé stessa, pensando di riuscire a proteggersi dalle delusioni che ha affrontato senza il sostegno di nessuno, nemmeno della madre, assente e distaccata. E quando Elliott decide di tornare per rimediare agli errori commessi, lei non sembra disposta a perdonarlo: entrambi sono cambiati, poco rimane dei due ragazzini che timidamente si tenevano per mano. Eppure una scintilla del vecchio legame resiste ancora, pronta a riaccendersi se solo Catherine riuscisse a fidarsi di nuovo. Ma questo significherebbe rivelare il suo più grande segreto, che, rimasto al sicuro tra le mura di casa, potrebbe distruggere l’unica possibilità che le resta di essere felice.

Italia Libri: "La corte di rose e spine" di Sarah J. Maas

Parliamo oggi del libro dal titolo "La corte di rose e spine" scritto da Sarah J. Maas ed edito da Mondadori.
Questa la trama: una volta tornata al suo villaggio dopo aver ucciso quel lupo spaventoso, però, la diciannovenne Feyre riceve la visita di una creatura bestiale che irrompe a casa sua per chiederle conto di ciò che ha appena fatto. L'animale che ha ucciso, infatti, non era un lupo comune ma un Fae e secondo la legge "ogni attacco ingiustificato da parte di un umano a un essere fatato può essere ripagato solo con una vita umana in cambio. Una vita per una vita". Ma non è la morte il destino di Feyre, bensì l'allontanamento dalla sua famiglia, dal suo villaggio, dal mondo degli umani, per finire nel Regno di Prythian, una terra magica e ingannevole di cui fino a quel momento aveva solamente sentito raccontare nelle leggende. Qui Feyre sarà libera di muoversi ma non di tornare a casa, e vivrà nel castello del suo rapitore, Tamlin, che, come ben presto scoprirà la ragazza, non è un animale mostruoso ma un essere immortale, costretto a nascondere il proprio volto dietro a una maschera. Una creatura nei confronti della quale, dopo la fredda ostilità iniziale, e nonostante i rischi che questo comporta, Feyre inizierà a provare un interesse via via più forte che si trasformerà ben presto in una passione dirompente. Quando poi un'ombra antica si allungherà minacciosa sul regno fatato, la ragazza si troverà di fronte a un bivio drammatico. Se non dovesse trovare il modo di fermarla, sancirà la condanna di Tamlin e del suo mondo.