Gaza, cortei in Italia e in Europa per chiedere la fine del genocidio: tensioni a Torino


Roma - Manifestazioni per la Palestina in diverse città italiane ed europee nella giornata di sabato 10 ottobre. La mobilitazione nazionale, intitolata “La fine del genocidio”, è stata promossa dai Movimenti Studenti Palestinesi, dai Giovani Palestinesi d’Italia, dall’Associazione dei Palestinesi in Italia e dall’Unione Democratica Arabo-Palestinese per esprimere solidarietà al popolo palestinese nella Striscia di Gaza.

Nel pomeriggio i cortei hanno attraversato diverse città, da Roma a Milano, Napoli, Bologna e Torino. Iniziative analoghe si sono svolte anche in altre città europee, tra cui Londra, Parigi e Zurigo.

A Roma il corteo, partito dal Colosseo, si è diretto verso piazzale Aldo Moro, dove ha sede l’Università La Sapienza. A Milano la manifestazione ha preso il via da piazza Repubblica, con destinazione San Babila. A Napoli ha partecipato per la prima volta l’attivista svedese Greta Thunberg.

Le richieste dei promotori

Tra le principali rivendicazioni dei manifestanti figurano la fine immediata di quello che definiscono genocidio, lo sblocco degli aiuti umanitari destinati a Gaza e il ritiro dell’esercito israeliano dai territori interessati. Alla mobilitazione hanno aderito centinaia di associazioni, sindacati, collettivi studenteschi e organizzazioni politiche, tra cui il Movimento 5 Stelle Milano e Potere al Popolo.

Le manifestazioni si sono svolte all’indomani dell’assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2026 alla giurista sudafricana Navi Pillay, già a capo della Commissione d’inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite sul territorio palestinese occupato, che nel 2025 aveva accusato Israele di genocidio a Gaza.

Torino, tensioni davanti a piazza Castello

La situazione più delicata si è registrata a Torino, dove le autorità avevano predisposto specifiche misure di sicurezza. La Prefettura, con un provvedimento firmato dal prefetto Donato Cafagna, aveva vietato la vendita per asporto di bevande in bottiglie di vetro e lattine e la detenzione, senza giustificato motivo, di caschi, maschere, fumogeni e materiale esplodente.

Le restrizioni riguardavano esercizi pubblici, negozi e ambulanti e comprendevano anche il consumo e la detenzione in luoghi pubblici di bevande in contenitori potenzialmente pericolosi. Le misure erano state adottate per tutelare l’incolumità delle persone e proteggere i beni pubblici e privati.

Il corteo, partito poco dopo le 14.30 da viale I Maggio, ha attraversato diverse strade cittadine, dirigendosi verso piazza della Repubblica. La testa della manifestazione si è avvicinata al cordone delle forze dell’ordine in piazza Castello, dove si sono verificati momenti di tensione, con spinte, pugni e calci. Dopo un primo respingimento, durante il quale sono stati utilizzati anche i manganelli, la situazione è stata parzialmente riportata alla calma consentendo a quasi un migliaio di manifestanti di entrare nella piazza, sotto i portici nei pressi del Teatro Regio.

Al corteo hanno aderito, tra gli altri, sindacati, movimento No Tav e Anpi. I partecipanti hanno scandito lo slogan «Siamo un popolo libero e vogliamo la Palestina libera», sostenendo di essere in 10mila.

I messaggi sul 7 ottobre e i cartonati di Trump e Netanyahu

La manifestazione torinese si è conclusa a piazza Vittorio, dove alcuni partecipanti hanno preso di mira cartonati raffiguranti il presidente statunitense Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Le sagome sono state colpite con lanci di pomodori, calpestate e infine date alle fiamme.

Durante il corteo sono comparsi anche messaggi dedicati al 7 ottobre, a tre anni dall’attacco di Hamas contro Israele.

«Per noi il 7 ottobre rappresenta una giornata di resistenza», ha dichiarato Sara, portavoce del coordinamento “Torino per Gaza”. L’attivista ha precisato che, secondo il movimento, quella data non dovrebbe essere interpretata come una giustificazione, ma inserita nel contesto storico del conflitto israelo-palestinese e della storia della resistenza palestinese.

Nel suo intervento, Sara ha richiamato anche le intifade e la situazione dei palestinesi, descrivendo il 7 ottobre come un momento che, nella lettura del coordinamento, avrebbe contribuito a portare la questione palestinese al centro del dibattito internazionale.

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