“Civiltà dell’amore, civiltà della terra”: il Festival della Cooperazione Internazionale riparte dalla pace

La decima edizione affronterà guerre, solidarietà internazionale e nuove forme di convivenza. Tra gli scenari al centro del confronto Ucraina, Palestina e Sud Sudan

In un mondo nel quale guerre, crisi ambientali, disuguaglianze e tensioni geopolitiche sembrano moltiplicare le distanze, il Festival della Cooperazione Internazionale sceglie di ripartire da una domanda: che cosa può ancora unire l'umanità?

Sarà uno degli interrogativi centrali della decima edizione, in programma nell'autunno 2026 tra Ostuni, San Vito dei Normanni, Francavilla Fontana e Lucera, con il titolo “Civiltà dell’amore, civiltà della terra”.

Un anniversario importante per una manifestazione che dal 2017 prova a mettere in relazione cooperazione, diritti, inclusione e responsabilità collettiva.

La cooperazione di fronte alle guerre

Uno dei principali filoni dell'edizione sarà dedicato al rapporto tra cooperazione internazionale e costruzione della pace.

Lo sguardo sarà rivolto anche a Ucraina, Palestina e Sud Sudan, tre scenari differenti nei quali conflitti e violenze hanno conseguenze profonde sulla popolazione civile.

L'obiettivo sarà partire dalle crisi per interrogarsi sulle possibilità concrete della solidarietà internazionale, ponendo al centro la tutela della dignità umana.

Il tema della pace sarà affrontato anche sul terreno educativo, attraverso testimonianze ed esperienze che mostrino la possibilità di costruire percorsi di dialogo tra persone appartenenti a comunità divise.

Nascono i “Dialoghi di civiltà”

Tra le novità annunciate figurano i “Dialoghi di civiltà”, concepiti come uno spazio nel quale far incontrare differenti prospettive.

Filosofia, geopolitica, società e cooperazione saranno utilizzate per leggere una contemporaneità che i promotori definiscono caratterizzata dalla “policrisi”.

La sfida sarà andare oltre la semplice analisi dei problemi, cercando idee e prospettive capaci di trasformarsi in azione.

Dalla pace alla tutela delle persone fragili

Il concetto di pace sarà legato anche alla tutela di chi rischia maggiormente di essere lasciato ai margini.

La Rete Italiana Disabilità e Sviluppo e l'Associazione Italiana Amici di Follereau, promotrici della manifestazione, porteranno al centro del Festival i temi della disabilità, della salute e dell'inclusione.

A vent'anni dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, il convegno “Salute e Inclusione” farà il punto su riabilitazione, abilitazione e progetti di vita indipendente.

Uno spazio sarà inoltre dedicato alle Comunità Amiche delle Persone con Demenza, con il confronto tra le sette esperienze pugliesi.

Quattro città coinvolte

Gli appuntamenti interesseranno Ostuni, San Vito dei Normanni, Francavilla Fontana e Lucera, attraverso incontri, attività formative, teatro e momenti di condivisione.

Dal 7 all'11 ottobre Ostuni accoglierà anche il Campo studi AIFO.

A dieci anni dalla nascita, il Festival sceglie dunque di non celebrare semplicemente ciò che è stato, ma di utilizzare il proprio anniversario per rilanciare un messaggio che trova sintesi nelle parole di Raoul Follereau: «Amarsi o scomparire».

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