In una nota diffusa dal Quirinale si ricostruisce l’iter del provvedimento, precisando che il capo dello Stato aveva richiesto al Ministero della Giustizia ulteriori accertamenti sul caso, successivamente svolti dagli organismi competenti anche tramite polizia e Interpol.
Dalle verifiche, come riportato dalla Procura generale di Milano, non sono emersi elementi in contrasto con il quadro probatorio già acquisito e le notizie di stampa che avevano originato gli approfondimenti sono risultate non corrispondenti al vero. Per questo motivo è stato confermato il parere favorevole alla concessione della grazia.
Il Quirinale ha inoltre sottolineato che l’atto di clemenza è stato adottato secondo le procedure ordinarie, ribadendo che il Presidente della Repubblica concede grazie sulla base dei pareri degli organi giudiziari competenti e senza condizionamenti esterni. È stata inoltre respinta l’ipotesi di “inconsueta segretezza”, chiarendo che nella maggior parte dei casi analoghi non vengono diffusi comunicati ufficiali per tutelare dati sensibili e situazioni personali.
Il decreto di grazia era stato firmato il 18 febbraio 2026, mentre la sua diffusione pubblica è avvenuta alcuni mesi dopo. Il provvedimento si inserisce nel percorso relativo a due condanne definitive: quella nel processo Ruby bis per favoreggiamento della prostituzione e quella per peculato legata ai rimborsi quando Minetti era consigliera regionale in Lombardia.
Al centro delle verifiche anche alcuni elementi emersi da un’inchiesta giornalistica riguardanti l’autenticità di atti relativi a una vicenda familiare, sui quali tuttavia non sono state riscontrate criticità tali da incidere sulla decisione finale.
