"Prima di adottare misure d’emergenza che abbiano impatto anche su chi non ha nulla a che fare con il crimine sarebbe meglio collegare in modo efficace le banche dati, intensificare la condivisione e l’analisi delle informazioni, quindi migliorare le capacità tecnologiche degli inquirenti" ha dichiarato il garante Ue, Giovanni Buttarelli, in un'intervista a La Stampa "Possiamo installare tutte le telecamere del mondo e monitorare ogni chiamata o messaggio, ma se poi non siamo in grado di capire e studiare insieme gli elementi raccolti, lo sforzo diventa inutile. Senza contare che rischia di minare la fiducia dei singoli nell’integrità delle comunicazione e dei sistemi. Le banche dati Ue sono piattaforme pensate in tempi diversi che hanno creato un mondo in cui le interconnessioni, e i soggetti legittimati a controllarle, sono disomogenei. Spesso sono nate come intese intergovernative e il tempo le ha comunitarizzate. Se il crimine parla una sola lingua, dobbiamo fare altrettanto. Bisogna ragionare sull’interoperabilità delle piattaforme, su come costruirne una sola. La lotta al terrorismo impone una risposta tecnologica che parte dall’uniformità d’accesso ai dati raccolti dalla collettività. L’Italia è un esempio virtuoso. E’ stata efficiente nella valutazione umana delle informazioni. Ci differenziamo dagli anglosassoni che raccolgono il più possibile in vista di un utilizzo successivo. Sarebbe importante che in Europa si avesse una capacità diffusa di leggere i segnali di cui si viene in possesso. In merito a una possibile limitazione della privacy, la Corte di Giustizia ha bocciato diverse misure che hanno violato i dati personali perché non erano necessarie, l’ultima volta è stata con lo Scudo americano. I garanti della privacy non sono dei «Signor no» però sulla base dell’esperienza possiamo dire che ci sono altre soluzioni. Abbiamo tutti gli strumenti per fare un salto in avanti, è su questi che possiamo fare la differenza. A cominciare dalle banche dati".
