Recchi: "Telecom resterà italiana"

Xavier Niel «mi ha detto che storicamente con i suoi interventi punta a creare uno stimolo per l’efficienza e per un business model vincente. Uno stile amichevole: nelle sue aziende opera solitamente come responsabile delle strategie e non come Ceo o presidente». Così Giuseppe Recchi, presidente di Telecom, in un'intervista al Corriere della Sera parla dell'imprenditore francese che tra opzioni e equity swap ha potenzialmente in mano il 15% della società.
«Tendo a separare il livello degli azionisti, che non mi compete, da quello del management - prosegue -. Noi dobbiamo mostrare la nostra capacità di ottenere risultati e il massimo dell’efficienza, e di portare a compimento un piano industriale. Direi che in questo anno e mezzo in cui si è insediato il nuovo board Telecom ci stiamo riuscendo abbastanza bene anche se, ovviamente, ci sono ancora molti margini di miglioramento su cui il consiglio si sta focalizzando. Siamo un società quotata e come azionisti e investitori decidono di muoversi è una loro decisione. Il percorso di Vivendi e di Bolloré è noto: sono entrati con l’operazione Gvt-Telefonica, e dopo aver stimato il potenziale della società, cosa che ci ha fatto piacere, hanno deciso di incrementare la loro presenza scommettendo sull’opportunità di crescita che offre oggi la distribuzione di contenuti media attraverso reti a banda ultra-larga».
Alla domanda se ritenga quello di Niel un ingresso amichevole, Recchi risponde così: «Sì, dal colloquio di sabato direi certamente sì. Abbiamo parlato delle opportunità che vede nel nostro settore, e sono le stesse che raccontiamo ai nostri investitori. L’Italia è un mercato dove la banda ultralarga è in grande sviluppo: Telecom ad oggi ha varato un piano che prevede 10 miliardi di investimenti in tre anni, il più grande in corso in qualunque settore industriale in Italia». 
E alla domanda su un possibile “concerto” con Vivendi, risponde:«Mi pare di poterlo escludere completamente viste le dichiarazioni dell’amministratore delegato di Vivendi e la conferma di Niel. Mi attengo a questo». 
«Dal punto di vista degli interessi del Paese - sottolinea il presidente -, Telecom resta e resterà una società italiana: italiane sono le sue competenze, il suo know how sviluppato in oltre 50 anni, le sue persone e infrastrutture. Ma a livello di azionariato, essendo quotati, sappiamo tutti che non c’è niente di più globale dei capitali. I capitali non hanno passaporto, l’importante è che arrivino da noi e che aiutino le nostre aziende a crescere». 

Posta un commento

Nuova Vecchia

Modulo di contatto