Lele Mora ha depositato all'udienza del processo di secondo grado 'Ruby bis' un atto di rinuncia parziale ai motivi di appello, tranne a quelli sulla determinazione della pena e sulla continuazione dei reati. Si tratta, in sostanza, di una sorta di patteggiamento.
''Questa è l'uscita di scena di Mora da questo processo, lui ha recuperato dignità in questi anni''. Così l'avvocato Gianluca Maris, che difende l'ex talent scout assieme al legale Nicola Avanzi, ha spiegato la ''scelta fortemente voluta dal nostro assistito'' di rinunciare ai motivi d'appello nel processo cosiddetto 'Ruby bis' tranne che per la parte riguardante la determinazione della pena.
Con questa scelta, in sostanza, Mora, condannato in primo grado nel luglio del 2013 a 7 anni per i reati di induzione e favoreggiamento della prostituzione anche minorile per i presunti festini ad Arcore, non contesta ipotesi accusatorie, rinuncia ai motivi d'appello sul merito del procedimento e chiede ai giudici soltanto di rideterminare al ribasso la pena.
L'ex talent scout, attraverso i suoi legali, chiede anche che i reati per cui è stato condannato vadano ''in continuazione'' con la condanna a lui inflitta nel 2011 per bancarotta. In sostanza, secondo la difesa di Mora, infatti, l'ex impresario dei vip quando avrebbe indotto alla prostituzione alcune ragazze ad Arcore, lo avrebbe fatto per sanare, attraverso un prestito da parte di Berlusconi e con l'aiuto di Emilio Fede, i conti della sua società, anche se poi quei soldi furono distratti dalla stessa società, la LM Management.
L'avvocato Gianluca Maris ha chiarito che Mora aveva già anticipato questa scelta ''a noi e al pg prima della sentenza dell'Appello sul caso Ruby a carico di Berlusconi nel luglio scorso''. La scelta di Mora ha avuto il consenso del sostituto pg Piero De Petris e dovrà essere valutata dai giudici della terza sezione della Corte d'Appello, davanti ai quali sono imputati anche Emilio Fede e Nicole Minetti. Per oggi è prevista la requisitoria del sostituto pg.
