La leader Cgil, Susanna Camusso, insiste nel paragonare Renzi alla Thatcher. Siamo a metà del semestre europeo a guida italiana - dice al vertice dei sindacati Ue - "e non c'è stato ancora accenno di dialogo sociale da parte del presidente del Consiglio. Questa modalità si era vista in Europa una sola volta, con madame Thatcher"
Il sindacato italiano è sempre pronto al confronto ma anche al conflitto per contrastare scelte politiche non condivisibili. Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, parlando al vertice sindacale europeo 'Un nuovo corso per l'Europa'. Camusso, parlando dell'incontro previsto per domani con il governo, ha detto che con la convocazione si è avuto "un cambiamento di orientamento" nel governo, che comunque si era presentato all'insegna del "non confronto" con i sindacati.
Inizia una settimana decisiva per il Parlamento, ma incombe sempre lo stallo sulla Consulta. Si incrociano infatti Jobs Act, Vertice europeo e diciassettesima votazione per i due giudici della Corte Costituzionale. E intanto Renzi insiste sul Tfr in busta paga.
"Vorrei il Tfr in busta paga" già dal 2015 ma senza danneggiare le piccole e medie imprese. Per cui il provvedimento va studiato con attenzione anche sentendo i sindacati. A sorpresa Matteo Renzi torna sull'idea di rendere disponibili i soldi del Tfr ai cittadini nonostante il mare di critiche provenienti da destra e sinistra su un provvedimento che Confindustria vede come il fumo negli occhi. Quelli del Tfr "sono soldi dei lavoratori" e "come accade in tutto il mondo non può essere lo Stato a decidere per lui.
Ecco perché mi piacerebbe che dal prossimo anno i soldi del TFR andassero subito in busta paga. Questo si tradurrebbe in un raddoppio dell'operazione 80 euro", ha spiegato il premier su Enews. Il tutto proprio alla vigilia di una giornata chiave per il percorso del Jobs act. Renzi sembra proprio voler giocare a tutto campo e aprirà la settimana probabilmente con un incontro con il ministro dell'Economia Padoan; mentre al Senato il ministro Poletti cercherà affannosamente la quadratura del cerchio del Jobs act incontrando senatori della maggioranza e del Pd. La minoranza dem infatti non molla e insiste sulle modifiche al provvedimento paventando fuoco e fiamme nel caso il Governo scegliesse la via della fiducia. Al contrario gli alleati di Ncd puntano i piedi ad ogni modifica del testo iniziale. "Il lavoro è la nostra emergenza. Sui giornali grandi discussioni sul Jobs Act e sull'articolo 18.
"Il documento approvato in Direzione parla di tutele importanti, di un'agenzia del lavoro, di abolire tutti i contratti impropri, tutto questo è contenuto nei sette emendamenti presentati dalla minoranza democratica, quindi tocca a Renzi dire se li fa propri o meno". Lo ha detto Corradino Mineo, senatore del Partito Democratico a La Telefonata di Belpietro. "Se non lo fa dirà che avrà scherzato, se invece li prenderà in considerazione avrà dall'altro lato un Sacconi che non ne vuole sapere. Tocca a lui scegliere", ha concluso Mineo. 'No a delega in bianco'
''Siamo alla finestra'' e ''non credo che potremo votare la fiducia, soprattutto su un provvedimento che mi sembra un ennesimo compromesso al ribasso tra le componenti del Pd'': cosi' Giovanni Toti ha risposto, a margine di un'iniziativa per Malpensa, sull'atteggiamento che terra' Forza Italia sul Jobs Act in Parlamento. ''Non valuteremo sulla base del voto, ma sulla base del testo'', ha aggiunto, ma ''non siamo molto ottimisti''.
