Si è concluso a Palazzo Chigi l'incontro tra Silvio Berlusconi e il premier Matteo Renzi. La riunione sulle modifiche alla legge elettorale è durata quasi tre ore. Oltre al cavaliere erano presenti Gianni Letta e Denis Verdini.
Nell'incontro tra il premier e Silvio Berlusconi "si è stabilita la possibilità di modifiche che saranno oggetto di un ampio confronto" sulle soglie di accesso mentre "sulle preferenze andrei cauto": così il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini al termine dell'incontro. "E' stato un incontro positivo", prosegue il vicesegretario del Pd che insieme al premier Matteo Renzi e a sottosegretario Luca Lotti ha incontrato Silvio Berlusconi, Gianni Letta e Denis Verdini. "Continuiamo - spiega - con l'impianto stabilito e su quell'impianto possono esserci modifiche nell'ambito di un confronto aperto a tutte le forze politiche". Guerini spiega anche che il "metodo" rimane lo stesso e cioè "quello adottato nel primo passaggio alla Camera fatto con l'accordo di tutti i contraenti". "I punti sul tavolo - sottolinea ancora - sono il tema delle soglie per accedere al premio di maggioranza e mi pare che ci siano le condizioni per arrivare ad una convergenza così come per le soglie più basse. Sulle preferenze andrei molto cauto, c'è la disponibilità a confrontarci nelle prossime settimane". Parlando poi del Patto del Nazareno, Guerini ha aggiunto: "ha portato il risultato che è sotto gli occhi di tutti. Dopo tanti anni al Paese vengono date le riforme di cui ha bisogno".
La riunione, allargata agli ambasciatori di Fi e Pd, serviva soprattutto per chiarire definitivamente i punti di incontro in merito alle modifiche da apportare alla legge elettorale che da settembre riprenderà il suo cammino al Senato. Al Cavaliere, dopo i contatti tra gli sherpa dei due partiti, dichiarare fino a che punto Forza Italia è disposta ad accettare le modifiche al testo licenziato dalla Camera. Argomenti che l'ex premier ha discusso per tutto il giorno in una serie di riunioni a palazzo Grazioli.
Con Denis Verdini e Gianni Letta, i due 'registi' della trattativa con i renziani e poi a via del Plebiscito sono arrivati anche Paolo Romani, capogruppo Fi al Senato con cui fare il punto sullo status delle votazioni a palazzo Madama. Riunioni anche con Niccolò Ghedini, Giovanni Toti e Deborah Bergamini. Le premesse per siglare un nuovo patto ci sono tutte, ma l'intenzione del Cavaliere è quella innanzitutto di andare a palazzo Chigi ed ascoltare le proposte di Renzi: Vedrò quello che mi dice - sarebbe la linea - mi prenderò del tempo per riflettere e poi se ne riparla. Come a dire che a settembre, quando si entrerà nel vivo della trattativa, non è escluso un nuovo faccia a faccia.
L'atteggiamento prudente, spiegano gli uomini vicini a Berlusconi, è dettato dal fatto di non dare l'impressione di voler accettare tutto senza discutere sapendo bene che nelle file azzurre sulle modifiche proposte ci sono molti malumori. L'intenzione infatti è quella di aprire alla possibilità di modificare le soglie della legge elettorale, ma frenare sull'introduzione delle preferenze, un tema che tra l'altro non ha mai appassionato lo stesso Berlusconi. Un'opzione che sembra non convincere del tutto neanche Renzi, consapevole dei mal di pancia anche dentro il Pd ma anche del forte pressing, a favore, che viene dai piccoli partiti rappresentati, in queste ore, dal leader di Ncd Angelino Alfano.
Su questo punto, il presidente del Consiglio, nel massimo sforzo di chiudere velocemente la partita riforme, dovrà per forza trovare una mediazione che accontenti tutti in vista della nuova kermesse di settembre. A fare da sfondo ai giochi tattico-strategici sulla legge elettorale di queste ore, è l'atteggiamento che Forza Italia continuerà a tenere nei confronti dell'esecutivo in prospettiva dell'autunno 'caldo' sul fronte economico. Oggi sono attesi i nuovi dati (non ottimistici) sulla crescita interna e l'intenzione degli azzurri è quella di dare risonanza all'ipotesi, sempre smentita peraltro dalla maggioranza, che il governo debba ricorrere ad una manovra correttiva in autunno. Ecco perchè l'idea che Berlusconi possa garantire un appoggio esterno al governo appare molto complicata, quasi impossibile: se Renzi ci proponesse delle misure su cui da sempre Fi si batte - è il ragionamento che fa chi è di casa a palazzo Grazioli -non potremmo dire di no. Ma su tutto il resto non possiamo permetterci di spaccare il partito.