Di Giuseppe Anzalone. Calciatore basco dalla capigliatura bionda, molti non dovrebbero aver difficoltà a ricordarlo. Nato a Bilbao nel 1974, muove i suoi primi passi nel Castellon, squadra della città di Castellon della Plana, nella comunità Valenciana. Si trasferisce successivamente nelle giovanili della più quotata e conosciuta Valencia dove non tarda ad arrivare il suo esordio in Primiera Division nella stagione ’92-’93 alla tenerissima età di 19 anni. E’un Giovane promettente e di qualità e diventa ben presto capitano della squadra e punto di riferimento per i compagni in campo grazie alle sue ottime prestazioni che lo portano a raggiungere traguardi importanti.
La stagione stagione '99-'00, con l'arrivo sulla panchina il tecnico argentino Hector Cuper, ex Barcellona, e a noi noto per aver allenato l’Inter successivamente, rappresenta l’apice per la storia del Valencia. La dirigenza si affida totalmente al nuovo c.t. per costruire una squadra vincente. Il terreno è fertile, la rosa intorno a Mendieta è ampia e di primissima scelta, spiccano i nomi di giovani promettenti come Kily Gonazalez, Claudio Lopez e Pablo Aimar. Con Cuper alla guida in panchina, e Mendieta capitano in campo la squadra spagnola riesce ad arrivare per ben due stagioni consecutive alla finale di Uefa Champions Leaugue rispettivamente contro Real Madrid Nel 2000 e Bayern Monaco nel 2001. Purtroppo entrambe le volte i valenciani vedono vincere gli avversari ma l’essere arrivati a giocare per due volte, tra l’altro consecutivamente, sul tetto d’Europa con squadre molto più ricche e blasonate rappresenta un risultato storico e con pochi eguali. Mendieta, seppur con l’amaro in bocca per le due finali perse, a riconoscenza delle sue grandi doti, riceve il premio di “consolazione” come miglior calciatore della Champions nel 2001.
Avendo il basco fino a quel punto costruito un curriculum di tutto rispetto, i tempi diventano per lui maturi e le grandi d’Europa non stanno certo a guardare. Un trascinatore ventisettenne con due finali di Champions da protagonista fa gola a tutti. Gli si aprono vetrine importanti, le offerte per accaparrarsi il basco fioccano. Alla fine a spuntarla è la Lazio del Patron Sergio Cragnotti che per portare a Roma il biondo spagnolo nell’estate 2001 stacca un assegno di circa 90 miliardi di Lire, che tradotto ai giorni d’oggi, fanno 45 milioni di euro.
Vista anche la cifra sborsata, gli occhi a questo punto sono tutti puntati su di lui, e i laziali sognano per l’arrivo del nuovo “campione”. La gente non fa che parlare del grande Mendieta, la capitale è in fermento. Ovunque si parla del nuovo acquisto, in Tv, tra la gente al bar, tra i ragazzini a scuola, mentre figurine e magliette vanno a ruba e c’è anche chi litiga per averlo nella sua rosa di fantacalcio. Scoppia quasi una Mendieta-mania, che porta persino i romanisti freschi di uno scudetto da poco conquistato, a iniziare a temere il nuovo arrivato dei loro rivali.
Le aspettative dei biancocelesti salgono alle stelle, anche perché oltre al basco, la squadra vanta una rosa composta da nomi come Alessandro Nesta, Jaap Stam ed Hernan Crespo, solo per citarne alcuni. I tifosi sognano già, ma purtroppo, come spesso accade, il solo sognare resta pura fantasia perché arriva sempre la realtà con cui fare i conti. Infatti il calcio giocato è tutt’altra cosa rispetto alle chiacchiere dei tifosi… soprattutto il campionato italiano è tutt’altra cosa rispetto a quello spagnolo, c’è più tatticismo e meno fantasia, più difesa e meno azioni d’attacco, trasferte toste e le squadre cosiddette “piccole” che se la giocano per 90 minuti. Il famoso calcio catenacciaro italiano mette in serie difficoltà il miglior
giocatore della Champions 2001 che prima ritarda a farsi notare, poi stenta e alla fine stecca. Le troppe differenze rispetto al funambolico gioco valenciano gli creano fatiche enormi nel trovare gli spazi e le giocate sopraffine che gli avevano reso successo e vita facile in Spagna. Partita dopo partita l’assist è latente e il gol diventa un miraggio. Ben presto Mendieta diventa oggetto di critica sempre più pesante da parte del mondo calcistico e dei media e da campione finisce con il ritrovarsi un gregario difficile da collocare nei meccanismi della Lazio. I tifosi che tanto lo avevano osannato, criticano aspramente la dirigenza per aver acquistato un calciatore inutile. In pochi mesi passa da adone bello e forte a “meteora” bella e buona.
A fine stagione il suo score in serie A conta 20 presenze (solo 12 da titolare) e nessun gol. La sua chioma bionda e lucente ben presto si sbiadisce e il divorzio con la squadra capitolina è inevitabile. Nell’estate del mondiale Nippo-Coreano viene ceduto in prestito prima al Barca, nella speranza che il ritorno nel suo amato campionato spagnolo possa rilanciarlo, ma anche qui stenta non poco. Poi un nuovo prestito al Middlesbrough, squadra non di primissimo livello della premier League Inglese. Qui verrà definitivamente ceduto nella stagione 2004-05. A questo punto la parabola discendente del basco è già iniziata, e a 30 anni l’estro dei tempi del Valencia è cosa lontana. Tirerà calci al pallone nelle fila della squadra inglese fino al termine della sua carriera, annunciando il ritiro dal calcio giocato il 7 dicembre 2007 all’età di 33 anni.
Giocatore difficile da giudicare per i suoi alti e bassi, rimarrà comunque nella storia per aver guidato il Valencia in due finali di Champions consecutive e per aver fatto sborsare alla Lazio ben 90 Miliardi di lire, rappresentando, di conseguenza, una delle cessioni più onerose ed infruttuose della storia calcistica. Sarà difficile da dimenticare soprattutto per tutti quei i tifosi laziali rimasti con il ricordo della bella estate passata a sognare le giocate del grande campione!
La stagione stagione '99-'00, con l'arrivo sulla panchina il tecnico argentino Hector Cuper, ex Barcellona, e a noi noto per aver allenato l’Inter successivamente, rappresenta l’apice per la storia del Valencia. La dirigenza si affida totalmente al nuovo c.t. per costruire una squadra vincente. Il terreno è fertile, la rosa intorno a Mendieta è ampia e di primissima scelta, spiccano i nomi di giovani promettenti come Kily Gonazalez, Claudio Lopez e Pablo Aimar. Con Cuper alla guida in panchina, e Mendieta capitano in campo la squadra spagnola riesce ad arrivare per ben due stagioni consecutive alla finale di Uefa Champions Leaugue rispettivamente contro Real Madrid Nel 2000 e Bayern Monaco nel 2001. Purtroppo entrambe le volte i valenciani vedono vincere gli avversari ma l’essere arrivati a giocare per due volte, tra l’altro consecutivamente, sul tetto d’Europa con squadre molto più ricche e blasonate rappresenta un risultato storico e con pochi eguali. Mendieta, seppur con l’amaro in bocca per le due finali perse, a riconoscenza delle sue grandi doti, riceve il premio di “consolazione” come miglior calciatore della Champions nel 2001.
Avendo il basco fino a quel punto costruito un curriculum di tutto rispetto, i tempi diventano per lui maturi e le grandi d’Europa non stanno certo a guardare. Un trascinatore ventisettenne con due finali di Champions da protagonista fa gola a tutti. Gli si aprono vetrine importanti, le offerte per accaparrarsi il basco fioccano. Alla fine a spuntarla è la Lazio del Patron Sergio Cragnotti che per portare a Roma il biondo spagnolo nell’estate 2001 stacca un assegno di circa 90 miliardi di Lire, che tradotto ai giorni d’oggi, fanno 45 milioni di euro.
Vista anche la cifra sborsata, gli occhi a questo punto sono tutti puntati su di lui, e i laziali sognano per l’arrivo del nuovo “campione”. La gente non fa che parlare del grande Mendieta, la capitale è in fermento. Ovunque si parla del nuovo acquisto, in Tv, tra la gente al bar, tra i ragazzini a scuola, mentre figurine e magliette vanno a ruba e c’è anche chi litiga per averlo nella sua rosa di fantacalcio. Scoppia quasi una Mendieta-mania, che porta persino i romanisti freschi di uno scudetto da poco conquistato, a iniziare a temere il nuovo arrivato dei loro rivali.
Le aspettative dei biancocelesti salgono alle stelle, anche perché oltre al basco, la squadra vanta una rosa composta da nomi come Alessandro Nesta, Jaap Stam ed Hernan Crespo, solo per citarne alcuni. I tifosi sognano già, ma purtroppo, come spesso accade, il solo sognare resta pura fantasia perché arriva sempre la realtà con cui fare i conti. Infatti il calcio giocato è tutt’altra cosa rispetto alle chiacchiere dei tifosi… soprattutto il campionato italiano è tutt’altra cosa rispetto a quello spagnolo, c’è più tatticismo e meno fantasia, più difesa e meno azioni d’attacco, trasferte toste e le squadre cosiddette “piccole” che se la giocano per 90 minuti. Il famoso calcio catenacciaro italiano mette in serie difficoltà il miglior
giocatore della Champions 2001 che prima ritarda a farsi notare, poi stenta e alla fine stecca. Le troppe differenze rispetto al funambolico gioco valenciano gli creano fatiche enormi nel trovare gli spazi e le giocate sopraffine che gli avevano reso successo e vita facile in Spagna. Partita dopo partita l’assist è latente e il gol diventa un miraggio. Ben presto Mendieta diventa oggetto di critica sempre più pesante da parte del mondo calcistico e dei media e da campione finisce con il ritrovarsi un gregario difficile da collocare nei meccanismi della Lazio. I tifosi che tanto lo avevano osannato, criticano aspramente la dirigenza per aver acquistato un calciatore inutile. In pochi mesi passa da adone bello e forte a “meteora” bella e buona.
A fine stagione il suo score in serie A conta 20 presenze (solo 12 da titolare) e nessun gol. La sua chioma bionda e lucente ben presto si sbiadisce e il divorzio con la squadra capitolina è inevitabile. Nell’estate del mondiale Nippo-Coreano viene ceduto in prestito prima al Barca, nella speranza che il ritorno nel suo amato campionato spagnolo possa rilanciarlo, ma anche qui stenta non poco. Poi un nuovo prestito al Middlesbrough, squadra non di primissimo livello della premier League Inglese. Qui verrà definitivamente ceduto nella stagione 2004-05. A questo punto la parabola discendente del basco è già iniziata, e a 30 anni l’estro dei tempi del Valencia è cosa lontana. Tirerà calci al pallone nelle fila della squadra inglese fino al termine della sua carriera, annunciando il ritiro dal calcio giocato il 7 dicembre 2007 all’età di 33 anni.
Giocatore difficile da giudicare per i suoi alti e bassi, rimarrà comunque nella storia per aver guidato il Valencia in due finali di Champions consecutive e per aver fatto sborsare alla Lazio ben 90 Miliardi di lire, rappresentando, di conseguenza, una delle cessioni più onerose ed infruttuose della storia calcistica. Sarà difficile da dimenticare soprattutto per tutti quei i tifosi laziali rimasti con il ricordo della bella estate passata a sognare le giocate del grande campione!

Bell'articolo, complimenti !
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