Renzi: "Futuro premier? Lo decide il parlamento"

ROMA - Matteo Renzi non si ferma alla cocente sconfitta siciliano e si dichiara pronto a discutere con “tutti, senza veti”, ma non è disposto ad accettare che il veto sia posto su di lui. Parlando a ‘di martedì’, Renzi ha spiegato: “Noi abbiamo dato il messaggio a tutti gli sherpa, ai pontieri, di lavorare. Però parlando di cose concrete”.

Il conduttore Floris gli ricorda che D’Alema non considera possibile un confronto con il leader Pd: “Non ho capito, D’Alema mi sta dicendo che mi devo dare fuoco in piazza? L’accontenterei, ma mi sembra eccessivo… Siccome hanno scelto un altro partito, ognuno pensi al proprio partito. Dove io sono non mi ci ha messo D’Alema o Bersani e non mi ci sono messo da solo, ma due milioni di persone”. Anche quella sul candidato premier è “una discussione sterile. Il potenziale premier lo decide il Parlamento, il presidente della Repubblica che darà un incarico”. In Sicilia “è andata male, abbiamo perso”.

E “non è vero” che il segretario Pd ha scelto di non metterci la faccia. Spiega lo stesso Renzi: “Sul referendum mi hanno detto che ho esagerato con la personalizzazione, quando c’è un’elezione locale io cerco di non mettere la mia faccia davanti a quella del candidato. Secondo lei in Sicilia hanno votato su di me? Siete ossessionati voi giornalisti. È noto che non mi manca l’autostima, ma come si fa a dire che in Sicilia si vota su di me, o su Berlusconi?”. E porta ad esempio la sconfitta al Comune di Livorno, “nello stesso giorno in cui ci sono state le Europee del 40,8%”. “Sì, mi dispiace” che Luigi Di Maio abbia annullato il confronto in tv, perché “l’aveva chiesto lui, ma si è comportato in modo strano. Non è un modo serio”.

“Di Maio è il leader di un partito importante, ed è importante che non scappi. Potrebbe essere il premier: io mi auguro che non accada, ma se fai il premier non puoi usare questi metodi. Se ti chiama il presidente degli Stati Uniti, e mi è successo, e ti chiede 400 militari a Mosul, il presidente del Consiglio non può fare lo spaccone”, dice Renzi. “O è una barzelletta, o ha fatto una figuraccia”. Se fosse stato presente in studio anche Di Maio, “gli avrei chiesto perché, visto che costantemente imperversa negli studi televisivi, ha partecipato al 30% delle votazioni: gli darei il 30% dello stipendio”.

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